Motley Crue: Intervista a Mick Mars

Rock’N’Roll is back! Adesso possiamo veramente dirlo senza timore di essere smentiti. Beh, almeno per i prossimi mesi! I Kiss hanno continuato a fare avanti e indietro, gli Hanoi Rocks sembrano tornati in pianta stabile a rallegrare le nostre notti e adesso anche i Motley Crue stanno portando in giro il loro carrozzone, tutti e quattro d’amore e d’accordo (almeno così sostengono) ad infuocare due generazioni di fan pronti a mettere mano al portafogli pur di vedere uno spettacolo incendiario, che sta per sbarcare anche nel vecchio continente, con data imperdibile al Gods Of Metal italico.

Oltre a questa rutilante realtà, c’è anche quella del tempo che passa per tutti, non risparmiando neppure quelle che erano autentiche icone di giovinezza. Non si può sottrarre all’inesorabile nemmeno il nostro interlocutore, quel Mick Mars che a dir la verità ha sempre avuto un’immagine meno trasgressiva di quella dei suoi compagni, anche perchè pesantemente condizionato dalla malattia all’anca che lo ha recentemente costretto ad un delicato intervento chirurgico. Le riflessioni di Mars, tuttavia, sono quelle di un uomo che guarda con assoluta tranquillità a quello che è stato. Chi ha di lui un’idea di persona di poche parole, a quanto pare, sembra essere nel giusto, anche se Mick è lapalissiano quanto cordiale: è davvero difficile capire, in effetti, fino a che punto non voglia sbottonarsi e fino a che punto, semplicemente, soppesi ogni sillaba.

Fra le cose che emergono, un suo interessante punto di vista sulla nocività di un eccessivo ascolto di musica altrui, tranne che…i Green Day (ancora loro, segno che erano stati liquidati troppo presto come gruppo per ragazzini)!

Allora, il vostro tour è cominciato un paio di mesi fa. Come ci si sente di nuovo tutti insieme davanti al pubblico?

“Ovviamente è una bellissima sensazione essere accettati di nuovo dai fan, penso che ogni gruppo abbia i suoi momenti buoni e cattivi, anche gli Stones! Noi abbiamo chiuso il cerchio, siamo tornati. Ci sono i fan della vecchia guardia, che sono cresciuti, ma c’è anche una categoria di fan che è molto più giovane, sulla ventina. Ma una delle cose più belle è che andiamo d’accordo fra noi, finalmente! (ride) Tutti i problemi che vengono fuori li risolviamo tra di noi, senza che ci sia bisogno di un intermediario. Appianiamo la cosa a parole.”

Nikki ha detto che un grande interesse per una vostra reunion è stato manifestato prima di tutto in Europa…

“Vero.”

Pensi che questo possa essere legato al fatto che il genere di musica che voi suonate stia diventando di nuovo popolare, almeno qui? Basta pensare ai gruppi scan rock o anche al garage rock tanto di moda in Inghilterra. Conosci qualcuno di questi nuovi gruppi?

“Non conosco i gruppi, ma sono molto onorato dal fatto che dicano di essersi ispirati a noi. E’ sempre un gran bel complimento essere citati come fonte d’ispirazione. Mi fa quasi restare senza parole…”

E poi c’è stato anche il ritorno degli Hanoi Rocks…

“Infatti.”

Il divertimento è sempre stata una delle caratteristiche principali della vostra musica e del vostro atteggiamento. Come vi è venuta l’idea di portare in tour con voi dei fenomeni da baraccone?

“C’è un’atmosfera da circo, in questo modo. Ci siamo basati su quegli spettacoli che trovi ai margini del circo, più o meno. E’ molto divertente. C’è la donna-ragno, e poi mangiafuoco, nani…succedono un sacco di cose.”

Porterete in Europa lo stesso spettacolo?

“Cercheremo. Alcuni posti in cui suoneremo sono più piccoli di quelli in cui suoniamo qui, in quei casi lo show non potrà essere della stessa grandezza.”

Rimanendo sul fronte dell’impatto visivo della vostra musica, ci puoi dire qualcosa sul film di animazione ‘Disaster!’, che vi vede protagonisti?

“Con quello apriamo il concerto. Parla di un asteroide che sta per colpire la terra…”

Ce ne sarà una versione lunga? So che sono coinvolti i creatori di ‘Celebrity Death Match’…

“No, ma ci sarà un film sui Motley Crue: ‘The Dirt’. La produzione, però, non è ancora iniziata, né so quando inizierà, perchè noi dovremo essere presenti, in modo che riporti fedelmente ciò che è successo. Hai visto ‘Rockstar?'”

Sì…

“Quello era una schifezza. E’ la cosa più mielosa e finta che abbia mai visto: non vogliamo fare una cosa del genere…quindi la nostra partecipazione al progetto sarà più che altro per dire: “No, aspetta un momento: non è così che è andata!” Si tratterà soprattutto di fare in modo che i dialoghi siano realistici. Non direi mai: “Ehi, per favore, potresti suonarmi quell’accordo”. Al limite direi: “Cosa c…o ti passa per la testa? Suonami quel dannato accordo, testa di c….!” Una cosa del genere, capito?”

Quindi sarete soprattutto attenti ai dialoghi?

“Sì, ma anche all’atteggiamento e cose del genere. In modo che suoni giusto.”

Passando ad altro, ho letto in una tua intervista che a questo punto della tua carriera ti piacerebbe che la gente ascoltasse la vostra musica, invece di fermarsi al vostro aspetto esteriore…

“Non si tratta tanto di ascoltare la musica, quanto di afferrare il senso delle nostre canzoni. Penso che un po’ di gente lo faccia, ma la maggior parte no. Ci sono state un sacco di persone che sono venute da noi a ringraziarci perchè abbiamo salvato loro la vita con i nostri pezzi, e questo perchè hanno colto il messaggio che cerchiamo di trasmettere.”

Pensi che avreste potuto presentarvi in maniera diversa, in modo che la gente ascoltasse di più la vostra musica e non si fermasse al livello più superficiale di quello che proponete?

“Credo che non avremmo potuto comportarci diversamente. Mi rendo conto che c’è un sacco di gente che non coglie il senso della cosa, ma in fondo penso che delle buone canzoni siano delle buone canzoni. Qualsiasi genere di musica può colpire una persona, nelle diverse situazioni.”

In Italia sarete headliner del Gods Of Metal, con gruppi heavy metal come Slayer, Megadeth, Iron Maiden: il fatto di essere nello stesso festival di band che fanno un genere di musica molto più duro ti impaurisce? Penso all’accoglienza riservata a suo tempo a Tommy Lee con i suoi Methods Of Mayhem, anche se in quel caso la differenza musicale era decisamente più palese…

“No, nessuna paura.”

Per quanto riguarda il futuro, c’è qualcosa di pianificato? Nikki ha dichiarato che questo tour potrebbe anche durare tre anni, dato che continuate ad aggiungere date ogni giorno…

“Questo è assolutamente vero, ma ci prenderemo un po’ di tempo per fare un nuovo album!”

Sai già la direzione che prenderete?

“Non esattamente, ma sia io che Nikki abbiamo composto un sacco di roba: quello che facciamo è collaborare, mettere la roba insieme e qualcosa vien fuori. Mi piace la direzione che abbiamo preso con ‘Sick Love Song’, ma non sono ancora in grado di dire come verrà fuori il nostro materiale in futuro…”

Passando alla tua storia personale e ai tuoi inizi, sei sempre stato convinto che quella di musicista sarebbe stata la tua “professione”?

“Assolutamente sì, da quando avevo sette anni.”

E pensi che la musica ti abbia aiutato ad affrontare la tua malattia all’anca?

“Non saprei. Il mio atteggiamento era semplicemente: “Me ne frego! Faccio musica e anche se sono su una carrozzella, finché le mie dita e le mie braccia funzionano quella è l’unica cosa di cui mi possa fregare.” Quindi vado avanti per la mia strada: vado in tour, suono, compongo, faccio tutto, perchè ho solo una possibilità nella vita.”

In ogni caso penso sia stato molto difficile…

“Sì, devi dedicare tutto te stesso a quello che vuoi raggiungere, perchè c’è un sacco di gente che ha la mia malattia e si arrende. Ne conosco personalmente alcuni che hanno mollato le loro carriere: dottori e altre persone. Ma io continuo a dire: “Non esiste! Non finirò in quel modo!” Quindi non è tanto un discorso di avere un gran forza di volontà, ma più di avere passione per quello che si fa. Amo quello che faccio: quando sono sul palco non ci penso, sono semplicemente un chitarrista.”

Fra i musicisti con cui hai collaborato al di fuori dei Motley Crue, quali sono quelli che ti hanno lasciato il più bel ricordo?

“Non è che abbia fatto molto al di fuori dei Motley Crue, a dir la verità: ci sono stati Alice Cooper e Glenn Hughes. Con tutti e due è stato molto divertente. Con Glenn Hughes ho suonato due pezzi sul suo album di blues.”

Queste esperienze hanno influenzato il tuo modo di suonare e comporre nei Motley Crue?

“Direi di no, anche se mi piace tantissimo Glenn Hughes.”

E c’è qualche gruppo contemporaneo che ti piace in particolare?

“Mi piacciono un casino i Green Day: sono cool. In realtà non è che ascolti tante band come gli altri ragazzi del gruppo: lo faccio per rimanere il più originale possibile. So come mantenermi al passo coi tempi e moderni: non siamo più nel 1980, non scrivo più in quel modo! Però cerco di non suonare quello che suona un’altra band: se ascolti troppa musica, ti capita senza che te ne accorga. Un po’ come era successo a George Harrison quando ha fatto ‘My Sweet Lord’: non si è accorto che suonava esattamente come ‘He’s So Fine’. Non voglio rischiare una cosa del genere! Così almeno funziona per me, non necessariamente per tutti. So che suona strano e la gente magari pensa: “Quello è un chitarrista e non ascolta musica. E’ fuori di testa!” “

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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