Michael Romeo: War Of The Worlds Pt. 1 – Intervista a Michael Romeo

Sono davvero felice di poter scambiare qualche parere con Michael Romeo, un artista che ha sempre mantenuto un basso profilo nonostante sia stato uno dei più grandi chitarristi heavy fuoriuscito dalla scena musicale degli anni ’90; anche grazie alla qualità di “War Of The Worlds Pt. 1”, album che avevo accolto con scetticismo ma che si è rivelato di pregevolissima fattura.

Ciao Michael come stai, che fai di bello in New Jersey in questo periodo?

È un giorno del tutto normale per me qui… sto lavorando in studio, sono appena stato al telefono a parlare con Mr. Lepond, e adesso mi dedico ad alcune interviste. Inoltre, stavo ascoltando degli stralci della seconda parte del materiale solista che avevo scritto e sto cercando di rifinirlo al meglio per renderlo un prodotto davvero “finito”. Quindi … è “solo” un altro giorno.

Seguo i Symphony X dai loro esordi “giapponesi” dei primi anni ’90 e li ritengo ancora oggi una delle band più rodate, anche in sede live; sei contento della traiettoria che ha percorso la band da te fondata?

Per la maggior parte, le cose sono andate bene come mi ero immaginato.

Non siamo però qui a parlare della band bensì del tuo esordio solista, davvero un lavoro coi controfiocchi: quando sono nate le prime idee di quello che nel 2018 è diventato “War Of The Worlds Pt. 1”?

Infatti… la fine del 2016 è stato il momento in cui ho iniziato a pensare a cosa avrei composto per un album solista, ma ho iniziato a scrivere e mettere insieme musica all’inizio del 2017. I Symphony X si stavano prendendo una pausa l’anno scorso, visto che alcuni dei ragazzi stavano facendo altre cose, quindi ho avuto il tempo di lavorare su questo album solista. Scrivo sempre qui nel mio studio e ho sempre pensato di fare una cosa del genere, ma il tempo è sempre stato un problema… ma ora ne avevo un po’. Ho scritto per circa 4 o 5 mesi. Avevo il desiderio che la musica fosse molto orchestrale e cinematografica, e mentre cercavo un titolo, ho semplicemente pensato che “La guerra dei mondi” si adeguasse alla perfezione dato che un sacco della musica che avevo scritto si prestava a quel tipo di atmosfera “fantascientifica”. Non mi ero reso conto di quanto materiale avevo fino a quando ho tirato le somme finali. Mi sono guardato indietro e c’era abbastanza musica per due album … ecco perché c’è una parte I e una parte II.

Pur non discostandosi eccessivamente da quanto proposto nella tua band madre si nota in questo lavoro una maggiore propensione agli arrangiamenti d’effetto e alcuni excursus elettronici; si continuerà in questo senso anche nella Pt. 2?

Quando ho iniziato a scrivere la musica, volevo che fosse un po ‘diversa da quella proposta con la band. Ci sarebbero stati i soliti riff pesanti e le parti progressive ma anche molti più elementi orchestrali ed elettronici. Volevo un album dal suono molto cinematografico e sapevo che anche lo stile orchestrale avesse un’atmosfera “sci-f’i” e un’epicità dai tratti “spaziali”. Quindi non posso negare di aver attinto dalla saga di Star Wars con alcune idee ispirate a John Williams e Hans Zimmer. Volevo anche delle parti elettroniche dentro le canzoni. Come ho detto, la musica per la Parte I e la Parte II è stata scritta nello stesso momento, così come la maggior parte della registrazione, quindi il materiale tematico è simile, ma naturalmente, le idee e le canzoni sono un po’ differenti su ciascun album.

A parte i già noti musicisti coinvolti per il loro passato artistico di altissimo livello (Macaluso e DeServio) dove hai scovato Rick Castellano?

Tutti questi ragazzi sono miei cari amici … ed è quello che volevo per questo progetto. Conosco John Macaluso e JD da anni. Per quanto riguarda Rick, ci siamo incontrati 7 o 8 anni fa. Stavo facendo delle jam con alcuni vecchi amici … sono uscito nel weekend, ho bevuto qualcosa, mi sono divertito. È qui che un amico comune mi ha presentato Rick. Abbiamo passato il giorno a fare jam su alcuni pezzi di Sabbath, Judas Priest e Rush … tutto quel genere di cose. Ho subito pensato che Rick fosse davvero eccezionale e siamo rimasti in contatto. Quando ho deciso di portare avanti questo progetto solista, ho subito pensato a Rick.

A tal proposito, poni da sempre un’estrema attenzione alle linee vocali; perdi molto tempo su questo aspetto?

Trascorro molto tempo su tutti i particolari… forse troppo (ahah). Ma certo, trascorro molto del mio tempo a stretto contatto con la musica e la melodia ha sempre un ruolo preponderante per me.

“F * cking Robots” e “Djinn” sono tra i pezzi più interessanti del lotto: ho trovato alcuni punti di contatto con “V – The New Mythology Suite”, ho sbagliato?

Non credo che una canzone come “F*cking Robots” sia qualcosa che Symphony X avrebbero mai incluso in un loro album. Ovviamente buona parte dei pezzi della band sono miei quindi, naturalmente, ci saranno alcune somiglianze qua e là.

Pensi di riuscire promuovere questo lavoro dal vivo o rimarrà un progetto in studio?

Quando ho iniziato a scrivere la musica, non pensavo neppur lontanamente di andare in tour. Si trattava più della creazione del paesaggio sonoro del disco. Con la band, sappiamo che dobbiamo esibirci dal vivo, quindi durante le sessioni di registrazione, ne sei consapevole e cerchi di non esagerare troppo. In questo caso è stato diverso: se una canzone aveva bisogno di 20 tracce di chitarra, dell’orchestra e un gruppo di synth che suonassero contemporaneamente, era ok. Anche se, a seconda di come verrà ricevuto l’album, credo che alcune date saranno possibili… sarà però necessario un po ‘di lavoro e qualche ritocco negli arrangiamenti.

Visto tutti (o quasi) i vostri cognomi di chiara origine italiana, hai qualcosa da dire ai fan del mio paese e di Metallus.it in particolare che ti segue da anni?

Sembra che noi italiani sappiamo una cosa o due sulla musica, no? (ride) Seriamente, vorrei solo dire che ho avuto la fortuna di fare ciò che amo per vivere… e ringrazio tutti i fan e gli amici per questo. Grazie a tutti e spero che vi piaccia l’album. Ciao!

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