Nevermore: Intervista a Warrel Dane

Non ci sono dubbi, Warrel Dane è il prototipo del metallaro: nel look, nei modi di fare, nei gusti musicali, in tutto quanto. E’ un personaggio che ti sorprende, che risponde tranquillamente a tutte le domande, ma ama anche scherzare e fare battute, senza prendersi troppo sul serio come invece capita ad altri musicisti. E soprattutto è la voce dei Nevermore, ovvero la band che rappresenta quello che potrebbe (dovrebbe) essere il metal nel nuovo millennio: potente, melodico, mai scontato, originale e personale. Un bel biglietto da visita, non c’è che dire! E’ naturale che con un personaggio del genere sia nata una conversazione interessante che ha toccato moltissimi temi, eccone il resoconto!

Allora Warrel, prima di tutto volevo chiederti qualcosa riguardo alla line-up: i Nevermore continueranno come quartetto o avete intenzione di arruolare un secondo chitarrista?

“Sicuramente prenderemo un altro chitarrista per il tour: il suo nome è Curran Murphy, milita negli Aggression Core ed ha già suonato con noi dal vivo durante il tour di ‘Politics Of Ecstasy’, quindi è una vecchia conoscenza… non è stato difficile sceglierlo insomma!”

Come mai Tim Calvert ha deciso di abbandonare la band?

”Well… non sono sicuro di conoscere fino in fondo le sue motivazioni. Credo che la spiegazione più plausibile sia il fatto che recentemente si è sposato e a quel punto è divenuta più importante la vita familiare piuttosto che la band. Sì, credo sia il motivo principale, ma oltre a questo non so dirti molto altro. Sapevamo da un po’ di tempo che stava pensando di lasciare la band, quindi quando è successo veramente non ci ha sorpreso più di tanto. Comunque ci auguriamo che sia felice, perché rimane un nostro caro amico”

Avete scelto di affidare la produzione dell’album ad Andy Sneap, come mai? E’ una scelta che ha sorpreso molti, visto che Sneap ha lavorato in passato con gente come Stuck Mojo, Earth Crisis, Machine Head, tutte band che suonano in maniera molto differente dai Nevermore.

”La ragione principale per cui abbiamo deciso di lavorare con Andy è che volevamo ottenere un suono delle chitarre estremamente heavy e brutal…”

Mi pare proprio che l’abbiate ottenuto!!

”Sì, decisamente! Era decisamente lui l’uomo che faceva al caso nostro. Inoltre è anche un chitarrista, quindi sapeva esattamente cosa volevamo ottenere e sapeva perfettamente come rendere il suono delle chitarre estremamente pesante”

C’è qualche album in particolare prodotto da Andy che vi ha fatto decidere di puntare decisamente su di lui?

”Beh, ci è piaciuto molto il suo lavoro sull’album di Blaze Bailey, quel disco ha dei suoni ottimi, apprezzo anche il suo operato con i Cathedral e con gli Stuck Mojo, una band che ha sempre avuto un suono di chitarra fantastico”

Quanto tempo avete impiegato per scrivere i pezzi di ‘Dead Heart In A Dead World’?

”Abbiamo cominciato a lavorarci durante l’ultimo tour: avevamo un piccolo studio di registrazione nel nostro tour bus e quando avevamo tempo Jeff (Loomis, chitarrista della band, N.d.A.) ed io ci sedevamo lì e lavoravamo ai pezzi. Una volta terminato il tour la maggior parte del materiale era già stato composto, non ci è rimasto altro da fare che lavorarci sopra per altri due o tre mesi prima di entrare in studio e registrare il tutto.”

Dicevi che volevate ottenere un ‘big guitar sound’, in generale mi pare che tutto l’album sia più pesante dei vostri lavori precedenti; voglio dire, anche ‘Politics Of Ecstasy’ era un album estremamente duro, ma questo è allo stesso tempo più pesante e più diretto, mentre ‘Politics’ necessitava di parecchio tempo per poter essere assimilato completamente. E’ stata una decisione premeditata o è nato tutto spontaneamente?

”Il responsabile delle musiche dell’album è Jeff e non credo che lui prima di comporre i brani si sia imposto di seguire una determinata direzione per far sì che i pezzi fossero più diretti. Certo ‘Politics’ è un album particolare, volevamo dimostrare a tutti che potevamo raggiungere livelli impensabili, che potevamo suonare in maniera totalmente folle… non a caso è il nostro album che ha venduto meno, perché molta gente non ha capito dove volevamo andare a parare e non l’ha apprezzato. Quello che abbiamo ottenuto con quel disco è stato il rispetto di moltissimi musicisti, questo sì! E siamo molto fieri di questo! (risate, N.d.A) Ho sentito che secondo molte persone ‘Dead Heart’ può essere considerato il nostro miglior album di sempre e questo ci fa molto piacere, ma si tratta comunque di un lavoro spontanea, niente di premeditato, non credo che Jeff abbia pensato ‘Ok, adesso voglio che il disco suoni così’… e se lo facesse lo prenderei a calci! (risate N.d.A.)

Cosa ci dici dei testi? Quali sono i temi principali trattati nell’album? A prima vista sembra che abbiano un mood piuttosto oscuro…

”Le lyrics per me non sono nient’altro che poesia. Molta gente mi dice di essere stata colpita da ciò che scrivo, ma spesso le interpretazioni che danno loro non coincidono con quello che volevo esprimere io. Se chiedessi a dieci persone differenti quali sono i temi che tratto in certi testi, probabilmente otterrei dieci interpretazioni diverse e questo è ciò che voglio ottenere! Adoro quegli album i cui testi sono una vera e propria sfida per l’ascoltatore, che ti costringono a pensare seriamente per cercare di dare delle interpretazioni: questo è quello che cerco di fare coi testi dei Nevermore. Non mi piace spiegare esattamente quello che voglio dire, anche perché a volte non lo so neppure io! (risate di nuovo! N.d.A.) Seriamente, può sembrare strano, ma certe volte mi sembra che queste canzoni abbiano una coscienza propria, come se io stessi canalizzando dei messaggi che vengono da chissà dove, poi quando li rileggo mi stupisco io stesso! A volte comincio a scrivere e non so neppure io cosa sto dicendo! Mi piace comunque il fatto che ci possano essere differenti punti di vista riguardo a quello che scrivo, penso che sia più interessante che non spiegare tutto esattamente nei minimi particolari.”

Ci sono dei brani nel disco che parlano in modo specifico di qualche argomento o hanno tutte un approccio così aperto?

”No, ce ne sono alcune che trattano degli argomenti specifici. Il brano ‘Inside Four Walls’ per esempio parla di quello che è successo ad un mio amico che è finito in galera ed esprime la mia frustrazione e la mia rabbia di fronte a questa ingiustizia, frutto del sistema giudiziario americano. Dovrà stare in prigione a lungo perché lo hanno beccato con un bel po’ di droga addosso… ma non è uno spacciatore! Eppure per questo motivo dovrà passare buona aprte della sua vita in galera come può succedere ad un ladro o ad assassino… that’s so fucked up! Non è assolutamente giusto ed ho deciso di dirlo chiaramente in quel testo.”

Avete programmato un tour coi Fates Warning, come mai questa scelta?

”Oh, sarà fantastico! (già, peccato che pochi giorni dopo il tour sia stato cancellato! N.d.A.) Eravamo già andati in tour con i Fates Warning coi Sanctuary dieci anni fa, quindi per me sarà una sorta di deja vu! Sarà divertente, sono degli ottimi ragazzi, inoltre penso che Ray Alder sia uno dei migliori cantanti che ci siano in circolazione nella scena metal attuale.”

C’è qualche cantante in particolare che ti ha colpito tra quelli che ci sono attualmente in circolazione?

”Beh, devo confessare che quando ho sentito il nuovo album di Rob Halford me la sono fatta sotto!!! (risate generali, N.d.A.) Mi piace moltissimo poi l’ultimo album solista di Bruce Dickinson, ‘The Chemical Wedding’, veramente ottimo. In generale amo moltissimo i cantanti classici per così dire.”

Quali sono i tuoi ascolti preferiti ultimamente?

”Ascolto un po’ di tutto. Non moltissimo heavy metal, perché credo che ci sia troppa musica metal che suona tutta uguale. Inoltre se ascolti troppo certi dischi, finisci per suonare esattamente come le tue band preferite. Amo moltissimo Loreena McKennit ad esempio, è straordinaria, ha una voce fantastica. In campo metal invece adoro i Carcass e tutto quello che hanno fatto senza eccezioni, mi piace pure ‘Swansong’ che la maggior parte dei fans considerano un discodi merda, secondo me è bellissimo!”

Non sei l’unico a pensarla così, piace moltissimo anche a noi! Come avete scelto di registrare una cover di Simon And Garfunkel e di stravolgerla completamente? Se non sai che si trattad i una cover la puoi scambiare tranquillamente per un pezzo originale dei Nevermore!

”Ho sempre voluto fare una cover di quel pezzo, principalmente perché credo che i testi siano eccezionali, così come quelli degli altri brani contenuti in quell’album: sono tutte liriche oscure e depressive. Volevamo distruggere un classico e abbiamo pensato che il miglior modo per farlo fosse di smontarlo e ricrearlo da capo come se fosse un pezzo nostro! Immagino che se la sentisse Paul Simon sarebbe leggermente incazzato con noi! (risate, N.d.A.)

Beh, spero che non abbia mai l’occasione di sentirla allora…

”Lo spero anch’io, penso che diversamente mi ucciderebbe!! Abbiamo violentato uno dei suoi classici!! (ride, N.d.A.)

Molti ritengono che i Nevermore possano essere considerati come ciò sarebbero divenuti i Queensryche se avessero continuato a suonare metal, cosa ne pensi?

”Non è la prima volta che me lo fanno notare, credo che sia un complimento! Sinceramente non so spiegarmi cosa sia successo ai Queensryche, credo che l’ultimo disco non sia così valido (e stavolta non siamo d’accordo! N.d.A.), credo che l’abbandono di Chris De Garmo sia stato deleterio da questo punto di vista.”

Ti interessi di Internet?

”Sì, sono un fanatico della rete! Quando sono a casa la sera mi collego spesso ed è fantastico perché puoi entrare in contatto con le persone più diverse e puoi fingere di essere chiunque tu voglia e nessuno saprà mai chi sei. Quando abbiamo registrato ‘Dreaming Neon Black’, una sera ci siamo seduti in compagnia di Neil Kernon il produttore, un altro fanatico della rete, ci siamo sbronzati e ci siamo messi a chattare in un canale di metal. Neil faceva finta di essere una ragazza italiana diciassettenne e si è messo a raccontare ad un ragazzo una storia assurda e totalmente inventata, dicendo che era arrivato in Texas per i funerali del padre, morto cadendo da una finestra in modo assurdo! E’ questo il bello, puoi essere chiunque tu voglia ed è divertente, non sai mai chi ci sia dall’altra parte dello schermo.”

Hai mai pensato di chiedere qualcosa dei Nevermore alla gente con cui chatti?

”No, ho paura di quello che potrebbero dirmi! (ride, N.d.A.)

Ti è piaciuto il concerto ieri sera (ci riferiamo al concerto di In Flames, Dark tranquillity, Sentenced e To Die For tenutosi al Palacquatica di Milano a cui Warrel ha assistito da spettatore)?

”Sì, è stato fantastico! Non ho visto tutto lo show degli In Flames perché ad un certo punto dovevo andare via, ma ho visto i Sentenced e mi sono piaciuti moltissimo. Avevo già visto uno show degli In Flames qualche settimana fa a Seattle ed è stato grande!”

Già, erano in tour con gli Earth Crisis, un abbinamento davvero strano…

”Infatti. C’è da dire però che dopo il concerto degli In Flames quasi tutto il pubblico se n’è andato… anch’io! (ride, N.d.A.) A dire la verità non ho mai sentito gli Earth Crisis e non conosco la loro musica. Era uno strano show, era un mix di stili diversi. Inoltre lo show si è tenuto in un club piccolissimo, che ha la capienza di 300 persone, ma ci saranno state almeno 500 ragazzi ammassati lì dentro e la maggior parte di loro era lì proprio per gli In Flames.”

E’ stato una grande occasione suonare negli USA per loro, immagino anche che abbiano avuto dei problemi visto che il pubblico degli Earth Crisis è più che altro straight edge, molto distante dallo stile di vita tipico delle band metal…

”Infatti c’era moltissima gente al bar durante il concerto degli Earth Crisis, tutti metallari! (risate, N.d.A.)

Qui in Europa abbiamo sempre l’immagine degli USA come un mercato totalmente chiuso nei confronti del metal, ma a quanto pare qualcosa sta cambiando, visto anche quello che ci racconti a proposito di questo tour!

”La situazione sta cambiando, cinque anni fa la situazione era totalmente diversa. Abbiamo fatto un tour l’anno scorso con i Mercyful Fate e ci ha fatto realizzare quanto sia viva ed attiva la scena metal underground negli USA. Abbiamo suonato ogni sera davanti ad un numero di persone che variava dalle 800 alle 1000, c’è di nuovo parecchio interesse attorno alla scena, non tutti i ragazzi ascoltano Korn, Limp Bizkit e schifezze del genere. Pensa che qualche tempo fa dopo uno show mi si è avvicinato un ragazzino che avrà avuto sedici anni e mi ha detto: ‘Wow, quel nuovo brano che avete suonato questa sera era fantastico! Quando lo pubblicherete?’, beh il ‘nuovo brano’ era un pezzo dei Sanctuary che abbiamo pubblicato nel 1988!! Ma è bello vedere questi ragazzi che si interessano di nuovo a questo tipo di musica e anche negli USA pian piano qualcosa sta cambiando e il metal sta tornando sugli scudi.”

A questo punto siamo costretti ad interrompere la nostra chiacchierata poiché Warrel deve prendere il taxi ed andare all’aeroporto. Beh, vorrà dire che serberemo le altre mille domande che avevamo in testa per la prossima occasione, sperando di poter incontrare di nuovo Warrel al più presto!

Fabio Rodighiero

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