Jag Panzer: Metal Machines - Intervista a Mark

Jag Panzer: Metal Machines – Intervista a Mark

Jag Panzer

Allora Mark, vuoi parlarci di ‘Decade Of The Nail-Spiked Bat’? Da quello che vedo è molto più di una semplice raccolta, non è così?

“Già! ‘Decade Of The Nail-Spiked Bat’ non è un tipico best of, ma una raccolta di brani inediti e di nostri vecchi cavalli da battaglia completamenti risuonati e remixati. Le nuove tecnologie ci hanno dato l’opportunità di dare una rinfrescata a quei pezzi e di presentarli al pubblico con un sound decisamente migliore rispetto all’epoca, almeno per quanto riguarda i brani del nostro repertorio anni ’80. Inoltre, possiamo vederlo come un omaggio ai nostri fans, che per noi sono importantissimi. Dopo il nostro album del 2001, ‘Mechanized Warfare’, siamo stati sommersi da richieste di ripubblicare il nostro vecchio materiale oramai difficile da recuperare. Ecco il perché di ‘Decade Of The Nail-Spiked Bat’, che contiene anche il nostro primissimo EP, ‘Tyrants’, una manciata di pezzi vecchi e di brani più recenti, tutti completamente rinnovati.”

Una curiosità: siete passati attraverso vent’anni di musica, di continui cambiamenti nel metal americano, avete affrontato una marea di alti e bassi eppure siete sempre qui! Qual’è il segreto della vostra eterna giovinezza?

“Beh, grazie per questo ‘eterna giovinezza’, ma purtroppo gli anni passano anche per noi, ah, ah, ah! Sai, noi fondamentalmente siamo inossidabili. Siamo sempre andati avanti con orgoglio sul nostro discorso musicale e non lo abbiamo mai cambiato, a prescindere dai trend e dal fatto che avessimo o meno un contratto. Forse la perseveranza è stata premiata un po’ troppo tardi, visto che Century Media ci ha offerto questa grande opportunità solo nel 1997, ma sono fiero della nostra costanza e delle nostre scelte.”

Posso avere il tuo commento su ogni release dei Jag Panzer?

“Certo! Nel 1983 esce ‘Tyrants’ un EP di quattro tracce. All’epoca eravamo giovanissimi, pensa che io non avevo nemmeno l’età per fare la patente! Il sound è grezzo e molto ingenuo, i pezzi sono veloci e ‘thrashy’, ma lo riascolto sempre volentieri anche a distanza di anni. Il 1984 è l’anno di ‘Ample Destruction’ il nostro primo full-lenght. Come disco non mi dispiace. Il nostro stile era ancora un po’ acerbo, ma conteneva già tante buone idee. ‘Decade Of The Nail-Spiked Bat’ contiene undici brani tratti da questi due dischi. Devo riconoscere che con i nuovi arrangiamenti e con dei suoni migliori i vecchi pezzi acquistano un feeling unico, impensabile per l’epoca. Tornando a noi…dopo l’uscita di ‘Ample Destruction’ c’è stato il crollo. I problemi all’interno della band, la rinuncia di alcuni membri, la mancanza di un contratto ci hanno portato più volte vicini allo scioglimento. Nonostante tutto, attorno al 1987 eravamo riusciti a incidere una decina di pezzi che sono tuttora inediti. Possiedo ancora i nastri e probabilmente la Century Media li pubblicherà nel 2004. Nel 1994 esce ‘Dissident Alliance’, il secondo full-lenght. Personalmente trovo che quel disco sia il peggiore dei Jag Panzer, non tanto per la qualità dei pezzi ma per la registrazione che era veramente da cantina. Tuttavia, quel disco ci valse una certa popolarità all’interno della scena underground e alcune etichette discografiche iniziarono ad interessarsi a noi. Nel 1997 arriva il contratto con Century Media, l’etichetta con la quale abbiamo pubblicato tutti gli album successivi. Il primo è ‘The Fourth Judgement’, un disco molto ‘dark’, dal groove lento e oscuro al quale è seguito ‘The Age Of Mastery’, un disco che adoro, sicuramente il migliore della nostra carriera. I brani sono splendidi e trovo che catturino fin da subito. Poi è arrivato ‘Thane To The Throne’, il nostro primo concept e nel 2001 ‘Mechanized Warfare’, un disco con il quale abbiamo riscoperto le nostre radici ‘power/thrash’ ed è quello che preferisco dopo ‘The Age Of Mastery’.”

Com’è la situazione per il metal classico negli Stati Uniti? Pensi che le generazioni più giovani si stiano riavvicinando al genere?

“Sai, il pubblico americano purtroppo si lascia influenzare facilmente dai trend a da MTV in particolare. Quello che trasmette MTV è la moda del momento e molti la seguono. E’ la legge del mercato. Però, devi considerare che gli U.S.A. sono composti da vari stati e la situazione cambia repentinamente da zona a zona. Qui in Colorado non ci possiamo lamentare, il metal classico sta riacquistando una forte popolarità tra i giovani e rimane stabile per le vecchie generazioni di metal fans. Il nostro recente concerto di Halloween è stato un successo, non credo che la situazione sia così negativa, anzi.”

Quali sono a tuo parere le band americane più importanti e gli album migliori di questo periodo?

“Adoro letteralmente i Savage Grace, il loro album ‘Master Of Disgrace’ è fantastico, peccato che la critica non lo abbia esaltato come sarebbe stato giusto fare. Poi adoro gli Warlord, ‘Deliver Us’ è un altro disco insuperabile. Tra i miei ascolti abituali rientrano anche i Manilla Road, grandissimi, e i Virgin Steele.”

Visto che avete degli splendidi testi, vorrei sapere quali sono le vostre principali fonti di ispirazione.

“Harry (Conklin, cantante della band N.d.a.) è il song writer principale e le sue influenze sono molto vaste. A volte prende spunto dalla sue esperienze personali o dai fatti di cronaca, altre volte dalla storia o dalla letteratura, come nel caso di Thane To The Throne, il cui concept è ispirato al Macbeth di Shakespeare.”

Levami una curiosità sulla canzone ‘The Crucifix’. Ho letto nel booklet che avreste dovuto registrarla addirittura per l’EP, ma foste costretti a rinunciare perché non ti potevi permettere di acquistare una chitarra acustica! E’ vero?

“Ah, ah! Sì è tutto vero! Lo so che può sembrare una storia buffa ma è la pura verità! Allora eravamo tutti dei ragazzini con pochi dollari in tasca e per acquistare qualcosa mettevamo da parte anche i centesimi. Quando sono entrato in quel negozio di strumenti musicali il gestore mi disse che la chitarra, l’unica, fottuta chitarra acustica che mi potevo permettere era appena stata venduta! Se ci penso adesso mi viene da ridere, ma all’epoca mi arrivò una bella mattonata sulla testa!”

E che effetto ti fa riascoltare quella canzone a vent’anni di distanza?

“Ne vado sempre molto fiero, è stato emozionante risentirla nelle nuove vesti dopo tutti questi anni. I nuovi arrangiamenti l’hanno resa spettacolare, o almeno questa è la mia impressione.”

Per concludere…ti va di rivelarci l’episodio più curioso che ti è capitato in vent’anni di carriera?

“E’ un domanda da un milione di dollari! Fammi pensare…ma, niente di particolare, noi siamo dei ragazzi tranquilli! Ti posso dire che in tour avrò perso la chitarra almeno quattro volte, ma che ci vuoi fare? Sono un tipo distratto!”

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