Metal Church: “XI” – Intervista a Mike Howe

Forse oggi i Metal Church non sono una tra le band che i fan del metal contemporaneo considerano più tra le top del genere, ma se c’è qualcuno che può aiutare il gruppo a tornare in alto, questo è di sicuro Mike Howe. Il cantante americano ha dalla sua una voce non solo potente e perfetta per l’american metal che la band propone, ma anche un timbro del tutto particolare che lo distingue da tutti gli altri possibili candidati. Sentire nuovamente la band di Seattle supportata dalla sua voce è già una soddisfazione, ma visto che anche il nuovo disco, “XI”, mostra senza dubbio una crescita rispetto alle ultime uscite, ci sono tutte le possibilità che da qui a poco i Metal Church tornino a rivestire quel ruolo di band di prima categoria che di deve ad un gruppo che ha pubblicato album imprescindibili come l’omonimo debutto o “Blessing In Disguise”. È quindi per noi un onore ospitare per un’intervista il mitico Mike. Sentiamo cosa ha da raccontarci…

Conduzione: Tommaso Dainese
Domande e traduzione: Riccardo Manazza

Ciao Mike, la prima domanda è scontata. Sei tornato ormai da un anno nella band, cosa mi puoi dire di questa nuova avventura con i Metal Church?

Tornare a lavorare con Kurdt è per me un’esperienza fantastica. Nell’ultimo anno abbiamo parlato molto del lavoro con la band, della casa discografica, del management… e ci siamo presi il nostro tempo per tornare a lavorare insieme alla musica, preparandoci per suonare dal vivo. Il tutto perché volevamo fare un disco così come avremmo sempre voluto fare, senza avere condizionamenti. Solo io e Kurdt, insieme in studio, come era stato per “The Human Factor”. È stato come avere nuovamente vent’anni. Ho sentito la stessa energia, la stessa eccitazione di allora. Ha funzionato molto bene per noi e abbiamo scritto questo nuovo album in modo del tutto spontaneo, senza pensarci troppo. Per me il risultato è potente come sempre, anzi, forse ancora più del solito. Una gran bella esperienza. La differenza più grossa rispetto al passato è che non avendo alle spalle una grossa etichetta discografica c’è meno pressione e abbiamo avuto molta più libertà per gestirci come volevamo. Anche suonare dal vivo con gli altri membri della band, per me è un’esperienza del tutto nuova ed emozionante. Ma io e Kurdt abbiamo fatto un patto: nel momento stesso in cui tutto questo non dovesse essere più un divertimento smetteremo di farlo. Per ora posso solo confermare che ci stiamo divertendo un sacco! (ride, Nda)

Avete quindi un disco in uscita e un tour che seguirà. Che aspettative hai su questa nuova avventura, come musicista, ma anche come uomo?

Abbiamo una serie di show che ci attende e come essere umano sono sicuramente più cosciente di come vanno le cose nella vita, rispetto a tanti anni fa. Ho capito che bisogna imparare a vivere il momento e goderselo il più possibile. Sono molto grato a tutti i nostri fan per il supporto che ci hanno sempre dimostrato e per noi venire a suonare in Europa sarà fantastico. Per me è stato il momento per tornare a suonare la musica che amo e poterlo fare davanti a dei fan che ci apprezzano, è il massimo che ci si possa aspettare dal nostro lavoro.

So che per questo nuovo disco avete due etichette diverse per l’Europa e gli Stati Uniti. Qui sarete distribuiti da Nuclear Blast, il che mi lascia pensare che ci sia ancora un nutrito seguito per la band nel nostro continente. Com’è invece la situazione in America? Esiste una base di fan o è ancora difficile per le classic metal bands trovare attenzione nel pubblico americano?

In realtà è tutto da capire. Ci sono in effetti un gruppo di die-hard fans per l’heavy metal anche qui in America, lo vediamo dalle reazioni dei video e dalle richieste di chi vuole vederci suonare dal vivo. Ma quanti siano e quanto forte possa essere la risposta del pubblico negli States è difficile da dire. Non è semplice capire cosa succederà… vedremo tra qualche mese come saranno andate le cose!

Parlando della scrittura delle canzoni per questo nuovo disco. Mi pare di aver capito che hai partecipato attivamente alla stesura dei brani?

Si, io Kurdt abbiamo scritto le canzoni insieme. In genere Kurdt arrivava anche in passato con i suoi demo e poi ci mettevamo mano insieme, ma ovviamente oggi è tutto più veloce e si può registrare e scambiarsi materiale tramite PC. Si risparmia un sacco di tempo e la nostra partnership ne ha giovato. Il sistema base è rimasto però per noi quello di un tempo: Kurdt porta la struttura basilare delle canzoni e poi lavoriamo insieme sulle melodie e la costruzione del brano finale. Solo con tutti gli strumenti che oggi si hanno a disposizione è diventato più facile modificare arrangiamenti e struttura e fare tutti gli aggiustamenti necessari, arrivando così con più semplicità al risultato voluto.

Ci sono alcune canzoni che mi hanno colpito e di cui vorrei parlare più nel dettaglio. La prima è “No Tomorrow”, un brano potente che ha delle liriche molto significative. Cosa mi puoi dire a proposito?

Questa canzone parla di come le situazioni nella vita possano diventare difficili. A volte la quotidianità ti mette a dura prova, ma bisogna sempre di guardare alle cose belle della vita, cercando di superare questi momenti. Abbiamo voluto scrivere su questo argomento un pezzo molto metal, potente e aggressivo. Con un’attitudine da “fanculo a tutti, non mi fermerete!” Il senso di vivere come se non ci fosse un domani è per noi questo: non permettere a nessuno e a niente di buttarti a terra, ma rialzati e combatti. Sempre al meglio delle tue possibilità.

C’è anche “Blow Your Mind” che mi ha molto impressionato. Una canzone che è forse la più oscura mai scritta dalla band…

Si! Ci siamo divertiti molto con questa canzone! Perché è davvero una canzone diversa per noi. C’è stato Kurdt che è arrivato con questo bellissimo riff che fa da introduzione e io l’ho guardato come per dire “che cos’è questo?”. Le prime parole che mi sono uscite dalla mia bocca quando ho ascoltato il brano sono stato appunto … “Going’ to blow your mind…”. Ho pensato che ci stesse benissimo e abbiamo scelto di tenerlo come parte del testo e titolo del brano! E questa è una modalità diversa da come facevamo in passato. Una volta ci mettevamo a tavolino con un’idea ben precisa su cosa volevamo trattare nei testi e cercavamo di far combaciare al meglio le liriche con la struttura della canzone. Questa volta abbiamo scelto più di far funzionare la melodia e poi di scrivere dei testi che si adattassero alla melodia in questione. Penso che la scrittura ne abbia guadagnato in spontaneità.

Un’altra canzone che suona indifferente dallo standard della band è “It Waits”, con una parte molto atmosferica e un coro potente. Cosa mi puoi dire su questa canzone?

Sicuramente! Si tratta di un discorso simile a quello di “Blow Your Mind”. Volevamo scrivere una canzone che fosse un po’ diversa, con questa introduzione e poi questo crescendo verso il coro. E mentre stavamo scrivendo la melodia mi è venuto spontaneo cantarci sopra parte del testo. Mi è parso che l’atmosfera della canzone fosse perfetta per quelle parole e così ho proseguito in quella direzione. Cosa ci aspetta domani? Si tratta infatti di una domanda a sfondo filosofico, che prima o poi tutti ci facciamo. È diverso per ognuno di noi, ma diventa un argomento comune a tutti, perché che sia qualcosa di bello, o di brutto, o una sfida da affrontare… qualcosa è lì che ti aspetta. La canzone secondo me ha il feeling giusto per esprimere questa sensazione di incertezza e riflessione, e così è venuta fuori “It Waits”. È il mistero della vita che ci affascina in fondo.

Ci sono anche alcune canzoni che invece sono molto al suono dei vecchi album, di quando tu eri nella band. Tipo “Killing Your Time” o “Suffer Yor Soul”. C’è forse qualcosa che arriva da vecchie idee che qui è stato ripreso? O solo una mia impressione?

Non è che siano canzoni che vengono dal passato, è solo che questo fa parte della nostra personalità, di quello che siamo. È il nostro modo di intendere la musica. Puoi cambiare durante la vita, ma in sostanza quello che senti nel tuo profondo, quello che sei davvero, esce comunque. Penso che quando io e Kurdt lavoriamo insieme quello che ne viene fuori sia il suono dei Metal Church. Non ci siamo messi a pensare troppo su cose fare, su come volevamo che suonassero le canzoni, etc… non volevamo che il disco avesse qualcosa di “forzato”, abbiamo solo lasciato che tutto emergesse spontaneamente. Ci siamo chiusi in studio e abbiamo cominciato a comporre con in testa il solo scopo di divertirci… e quello che si sente è il risultato che ne è uscito. Con grande semplicità e onestà.

Una cosa che mi stupisce di questo nuovo disco è l’artwork della cover. Nonostante il disco suoni in effetti molto energico, la copertina lancia invece un messaggio completamente diverso. Più dark e in un certo senso atmosferico. Come mai avete scelto questa immagine?

A dire il vero non è stata una decisione molto ragionata. Kurdt voleva che la chitarra/croce, che è il simbolo dei Metal Church, fosse compresa nella cover, ma volevamo anche che la grafica avesse un taglio un pochino più moderno. Abbiamo quindi deciso di tenere il soggetto base, ma di renderlo molto semplice, perché ci interessa che l’album venga rappresentato solo dalla musica che contiene. Il messaggio è che non vogliamo avere un’immagine qualsiasi, noi siamo la musica che scriviamo e questa è diretta, sparata dritta in faccia, senza fronzoli. Non fa per noi aver un artwork troppo elaborato o un’immagine sofisticata. La nostra musica deve parlare per noi.

Spostando il discorso sul passato. Mi piacerebbe sapere se c’è in progetto una ristampa di un disco bellissimo e sottovalutato come “Hanging In The Balance”? Si tratta di un lavoro che ha sofferto la crisi del metal nel momento in cui è uscito, ma che meriterebbe di essere rivalutato e riproposto.

Mi piace la tua idea! Ma non so se sarà possibile. Non abbiamo avuto rapporti molto buoni con al casa discografica che avevamo all’epoca e non so se sarebbe possibile trovare la strada per un nuova release del disco, non so come siamo messi con la questione dei diritti sull’incisione, forse potrebbe essere più semplice registrarlo di nuovo. Ma sai, è tutto parte del business, e questo aspetto del music business è stato quello che mi ha allontanato la prima volta dai Metal Church. Apprezzo però quello che stai dicendo, anch’io amo molto quel disco e non ha ricevuto la giusta visibilità. Ma è stato quello che è stato e io non sono una persona che si guarda troppo alle spalle; preferisco guardare avanti. Ecco perché, ad esempio, tra le condizioni del mio ritorno nella band c’era il realizzare un nuovo disco, perché volevo qualcosa che fosse mio con la band oggi. Amo i dischi vecchi, quello che abbiamo pubblicato anni fa, ma io voglio vivere nel presente e pensare al futuro.

Ok Mike, questa era la mia ultima domanda. Se vuoi puoi chiudere l’intervista con un messaggio per tutti i vostri fan in Italia!

Posso solo dire che apprezzo moltissimo il supporto di tutti fan italiani e che non vedo l’ora di tornare dalle vostre parti per goderci il momento!!

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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