Metal Allegiance: Let Darkness Fall – Intervista a Mike Menghi

Metal Allegiance è il sogno di ogni thrasher e amante dell’heavy in genere. Capitanato da nomi come Portnoy, Ellefson e Skolnick, il progetto in realtà nasce dall’idea di Mike Menghi, nome poco noto come musicista, ma da sempre nel music business americano. Prima come evento live, ora Metal Allegiance è anche uno studio album. Ne abbiamo parlato proprio con Menghi.

Ciao Mark! Come va? Innanzitutto grazie per il tempo che ci concedi e benvenuto su Metallus. Per chi ancora non ti conosce: chi è Mark Menghi?

Ciao man e grazie a voi! Ho lavorato per un sacco di tempo nella scena musicale, diciamo dietro le quinte: venire fuori con Metal Allegiance è stato naturale in quanto conosco grosso modo tutti i ragazzi presenti da un sacco di tempo. Il primo show è stato sulla Motorhead Boat Cruise, più di un anno fa. Sono anche un musicista e un compositore, quindi per chi lavora nel settore potrei risultare un “vecchio”, mentre per il grande pubblico sono un esordiente! Non mi aspettavo, un anno fa quando abbiamo cominciato il progetto, di arrivare a un CD e specialmente a un disco come questo! E’ stato fantastico lavorare in questi 12 mesi con tutte queste persone coinvolte.

Metal Allegiance è nato come live project e ho avuto la fortuna di vedervi dal vivo a Los Angeles a gennaio: come mai è cambiata la forma di questo progetto, arrivando a pubblicare uno studio CD?

A settembre di un anno fa eravamo su questa crociera che ti citavo prima, ci siamo trovati a parlare io, Dave (Ellefson) e Mike (Portnoy) e abbiamo pensato “Sarebbe figo incidere un disco!”, quindi abbiamo ingaggiato dei chitarristi che conoscevamo, come Alex (Skolnick), con cui abbiamo iniziato a jammare insieme, anche se in realtà era l’unica persona che non conoscevo personalmente. Da quel momento però siamo diventati molto amici, anche perché siamo entrambi di New York. Ci siamo riuniti praticamente un mese dopo a casa di Mike Portnoy e abbiamo iniziato a scrivere. Non c’era etichetta, non c’era niente: stavamo vedendo se c’era effettivamente chimica fra di noi, tre mesi dopo avevamo 5 canzoni; un mese dopo siamo tornati da Mike per lavorare su altri brani e a quel punto era nato il disco completo, organicamente, poi è venuto tutto il resto in termini di registrazione e pubblicazione. Non c’era nessun altro coinvolto, se non noi, ci siamo totalmente arrangiati: lo abbiamo fatto prima di tutto per noi stessi.

Il cuore del progetto è composto da te, Dave Ellefson, Alex Skolnick e Mike Portnoy: come mai hai scelto loro?

Guarda, sinceramente non è stato proprio uno scegliere ma il tutto è nato mentre eravamo in crociera e ci siamo trovati a parlare insieme (ride…). Niente era stato pianificato ed è la cosa più bella.

Cosa ti piace di questi tre musicisti?

Abbiamo background differenti, per esempio Alex è di impostazione classica e jazz, io e Dave abbiamo avuto il garage come scuola mentre Mike è stato a Berklee! Io per esempio sono andato a scuola di musica per strada e al CBGB’s, invece. Dave poi si è formato con i Megadeth… Portiamo influenze diverse e penso che questo sia proprio il bello, mescolando creatività, tecnica ed estro. Alex è un fantastico chitarrista, Mike un eccellente arrangiatore e di Dave amo la capacità di creare un groove mostruoso nella musica che compone.

Cosa farete ora live coi Metal Allegiance? Porterete tutto il progetto in tour o solo una parte selezionata?

Suoneremo il 17 settembre a New York, la sera prima dell’uscita ufficiale del disco: molti dei presenti su disco saranno al concerto, come Chuck Billy, Gary Holt, Alissa degli Arch Enemy, Mark dei Death Angel, Frank e Charlie degli Anthrax. Andremo anche in Messico e in Giappone al Loud Park a suonare quindi proveremo a portare un po’ ovunque la nostra voglia di fare musica. Speriamo di essere in Europa durante la prima metà del 2016.

Quali sono le canzoni che rappresentano al meglio il vostro album?

Penso che ogni canzone rappresenti un genere diverso del metal e ognuna sia personale e diversa dalle altre. Non volevamo scrivere dei brani che fossero adatti a un particolare cantante o musicista. Ogni brano rappresenta qualcosa di speciale e molto personale. Se prendi due brani come “Wait Until Tomorrow” o “Gift Of Pain”, non potrebbero essere più diverse. Sono tutte speciali.

Avete scelto la cover di “We Rock” di Ronnie James Dio: perché questo pezzo?

Eravamo tutti legati a Ronnie, per aspetti differenti. Io ho lavorato con Ronnie quando era negli Heaven and Hell; parlavamo spesso, più di sport che di musica e devo dire che era una persona splendida che anche gli altri ragazzi coinvolti nel gruppo conoscevano. E’ un tributo a un pezzo di 30 anni fa perché alla fine lui è stato il primo a far aggregare intorno a sé tantissimi musicisti con il progetto “Hear N Aid” e il brano “Stars”. E’ stato lui il padre di “Metal Allegiance” se ci pensi. Questo era il modo migliore per rendergli tributo per tutto quello che ha fatto e in particolare per questo.

Facci dire con orgoglio che c’è un pezzo d’Italia nel CD grazie a Cristina Scabbia: cosa puoi dirmi dell’esperienza di lavorare con lei?

Cristina è grande e la conosco da una vita ma non è l’unica italianissima a partecipare all’album: ci sono anche io (sono di Napoli)! Lei comunque è grandiosa, io la chiamo “La voce angelica”: la abbiamo affiancata a Marc Osegueda dei Death Angel e il risultato è splendida. Avevano già cantato insieme qualche brano dei Maiden in uno dei nostri show ed il risultato fu fantastico, quindi abbiamo poi deciso di riproporre questa accoppiata anche sul disco.

Negli ultimi anni ci sono stati parecchi supergruppi come Metal All Stars, Kings Of Chaos, il vostro progetto e altri: quali sono le differenze fra Metal Allegiance e gli altri?

Guarda, penso che noi a differenza degli altri abbiamo registrato non per far concerti o guadagnare ma proprio perché è il nostro stile di vita, abbiamo altri progetti e lavori in altri contesti musicali e nonostante tutto ci siamo ritrovati qui. Vogliamo registrare molti altri dischi e il secondo è praticamente già scritto. E’ qualcosa che comunque è nato in maniera molto naturale, mentre altri progetti di questo tipo sono nati da un manager che ha assemblato diversi musicisti. Noi volevamo dire qualcosa, dichiarare qualcosa al mondo.

Avete in progetto di registrare live in audio o DVD?

Ogni show che abbiamo suonato è stato registrato e sicuramente potremo prima o poi pubblicare qualcosa. Al momento ci concentriamo su questo nuovo album e sul pubblicare nuova musica.

Qual è la tua opinione riguardo Spotify e il business dello straming in generale?

Se sei un fan è una cosa grandiosa, se sei un musicista non tanto. Personalmente non uso questi servizi ma vado al negozio di dischi settimanalmente e compro ciò che mi può piacere. Uso iTunes per comprare musica ma lo streaming non lo ho mai usato: fare arte, fare musica, richiede soldi ed energie e scaricarlo gratis non mi sembra giusto. Inoltre mi piace come ascoltatore vedere il booklet, leggere i testi e avere fisicamente il CD in mano.

OK Mark, grazie per l’intervista. Un saluto ai vostri fan italiani.

Speriamo di essere presto da voi. Grazie del supporto. Comprate il CD.

selene.farci

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La mistress del team news di Metallus.it. Ogni virgola fuori posto è una frustata ai poveri redattori che ormai implorano pietà. Dalla Sardegna con furore, ma al posto del tunz tunz del Billionarie il suo pensiero fisso è la Love Machine di Blackie Lawless. Si divide tra la macchina fotografica, matrimoni e metallo colante.

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