Meshiaak: “Alliance Of Thieves” – Intervista a John Dette

Ci hanno fatto penare, ma alla fine ce l’hanno fatta. “Alliance Of Thieves”, album di debutto dei Meshiaak, è finalmente stato pubblicato dopo una gestazione pluriennale e sta ricevendo riscontri positivi praticamente unanimi. Approfondiamo la conoscenza dell’album e della band in compagnia del batterista John Dette, con cui abbiamo parlato subito in corrispondenza con le ultime date italiane degli Anthrax insieme agli Slayer.

Innanzitutto, grazie per il tempo che dedichi a questa intervista, è un piacere avere una grande leggenda del thrash come te a Metallus.it.

Grazie a voi!

Come sta andando il tour con gli Anthrax?

Oh, sta andando alla grande, davvero. Gli show sono stati fantastici, o erano sold out o erano pieni al 95%, quindi è ovvio che il metal è ancora abbastanza vivo. Anche in Europa, in alcuni Paesi dove le economie sono in crisi e non sembra che molte persone possano permettersi di venire agli show, è andato tutto bene. Questo è un buon segno.

Com’è stato ieri a Milano?

Fantastico. Show sold out, 23.000 italiani [così tanti??? ndr] fuori di testa che vanno matti per Slayer e Anthrax, è stato bellissimo!

Sì, ho visto le foto, è stato bello!

Sì, sì, davvero un grande show. Amo Milano.

Oggi siamo qui per parlare del tuo nuovo progetto, di cui non conosco bene la pronuncia, Meshiaak.

Si pronuncia Meshìaak (come si scrive, ndr). Lo so, è successo anche a me, la prima volta che discutevamo del nome: “Che ne dite di questo?”. Io ho detto: “Cosa c’è scritto?”. Meshiaak, in realtà, significa “Messia” in ebraico. Ma la differenza dalla parola originale credo stia nel fatto che ha una “k” o una “a” extra alla fine, non so esattamente.

Questo è il nuovo progetto. Puoi farmi una breve introduzione a questa nuova band e a questo nuovo progetto?

I Meshiaak sono stati formati da Danny Camilleri e un altro chitarrista, Dean Wells, entrambi australiani, quindi tecnicamente è una band con base in Australia. Prima di questo Danny era in una band australiana chiamata 4ARM, con cui credo che abbia fatto qualche show con gli Slayer o qualcosa del genere. Ci siamo formati quando Danny ha lasciato il progetto 4ARM, un paio di anni fa. Io ero in Australia nel 2013, per il Soundwave Festival, dove suonavo con Anthrax e Slayer. Avevamo laggiù un amico comune che faceva l’addetto stampa e alle pubbliche relazioni per altre band, che ha messo me e Danny in contatto, circa 6-8 mesi dopo il Soundwave. Da  allora abbiamo fatto avanti e indietro per un po’ per parlare di questo progetto, cercando anche di capire il tempo che effettivamente potevo dedicargli. Ho sentito i demo dei brani e mi è piaciuta molto la musica, pensavo: “Devo farne parte”. Alla fine siamo riusciti ad avere un po’ di tempo e, quest’anno, a registrare la batteria e a procedere col disco. È stato un po’ un gioco dell’attesa: grazie mille ragazzi, se state ascoltando, perché so che hanno aspettato tanto tempo. Sai, l’anno scorso è stato un anno molto impegnativo con i tour per me, quindi sono stato un bel problema per loro, ma la musica… Ecco, una cosa riguardo la musica. Si tratta di una heavy metal band, ma ci sono così tanti elementi, che credo che quando la gente ascolterà questo CD sarà piacevolmente sorpresa per quello che sentirà. Infatti ci sono canzoni che sono prevalentemente rock, poi ci sono brani che sono semplicemente metal, dritti in faccia, e sarà quello che piacerà ai fan heavy metal più hardcore. Se ci sono anche fan della precedente band di Danny, i 4ARM, bisogna che sappiano che lui ha scoperto grazie a quest’album che ha una bella voce e che sa cantare, mentre prima faceva  soprattutto grunt e growl. Lui ha una bella voce mentre Dean, l’altro chitarrista, in Australia ha lavorato anche come produttore, quindi è riuscito a lavorare con Danny sulla voce e tirarla fuori al meglio. Il disco si chiama “Alliance of Thieves”, la release è programmata per il 25 marzo in Italia; sarà un grande album metal, con molti ingredienti extra.

Ho sentito il disco, e sono rimasto sorpreso, perché mi aspettavo un classico disco thrash, mentre già dalla prima canzone è stato…wow… aveva parti melodiche, metalcore… La mia opinione è che ci sia un vero focus sulle canzoni, più che sul “suona più velocemente e pesantemente che puoi”, ed è qualcosa che io apprezzo molto, perché il più delle volte le persone suonano il più velocemente e tecnicamente possibile, mentre in questo album credo che uno dei punti forti sia il fatto che si concentra sulle canzoni. Qual è la tua opinione a riguardo?

Credo che tu l’abbia detto perfettamente. È tutto concentrato sulla canzone, non sull’abilità tecnica di essere capaci di fare questo o quello. A mio parere, i musicisti che vengono ricordati, che sono più noti, non sono per forza i più veloci, ma quelli più creativi; quindi se suoni velocemente, credo che il modo di emergere dalle situazioni sia farlo in modo creativo. Se continui a suonare tutto velocemente per tutto il tempo, si finisce col fare della musica ipnotica, verrebbe fuori lo stesso ritmo per ogni canzone. Io volevo avere degli elementi veloci, ma volevo anche puntare molto sulla voce, riportarla in primo piano, perché rende le parti veloci ancor più d’impatto. Se lavori con la voce in questo modo, ne metti un po’ qui, un po’ lì, poi fondi tutto in modo che funzioni, si possono unire con le parti veloci, non solo soddisfacendo chi vuole sentire roba veloce; il risultato sarà fatto in modo che anche chi non vuole sentire roba veloce resti soddisfatto. Credo che se avessimo semplicemente suonato velocemente e basta, non ci saremmo messi in discussione. Saremmo stati semplicemente una metal band, con un sound paragonabile a questa band, a quest’altra band e a quest’altra band. Noi non volevamo questo. Volevamo avere un pubblico ampio e una base, ma al tempo stesso fare musica che venisse da qui, da dentro, dal cuore. Abbiamo iniziato a scrivere cercando di far piacere a tutti, ma i brani sono rimasti come ci sono usciti da dentro.

Una canzone che mi piace davvero molto è la titletrack. Secondo me c’è qualcosa di metalcore nell’assolo, qualcosa che finora ho sentito solo in un’altra band, i Wovenwar, la band degli ex As I Lay Dying, non so se voi avete sentito o scritto qualcosa di orientato al metalcore, ma volevo chiederti la tua opinione riguardo questo mix e questa influenza del metalcore, se c’è qualcosa.

Non ho molta familiarità con il metalcore, non ho una grande opinione al riguardo, a parte il fatto che… di che band parli, nello specifico?

Wovenwar, la band nata dopo lo scioglimento degli As I Lay Dying. Ci ho pensato perché ha un mix di thrash metal, straight metal, ma con un approccio melodico, vocals puliti, grandi cori… non è lo stesso, ma ha lo stesso mood.

Non posso darti un’opinione da esperto, ma sono d’accordo con il fatto che, se prendiamo una melodia e proviamo a inserirla in una parte più dura, credo che sicuramente si stia cercando di andare in una direzione in cui altre metal band non vanno molto, al momento. O magari ci stanno provando, ma alla fine, quanti ragazzi ci sono là fuori che cantano in growl? Se qualcuno cerca di cantare, prima di tutto deve avere una bella voce, poi quella voce sarà memorabile, ci sarà qualcosa in quella voce che salterà fuori.

So che hai lavorato con Jacob Hansen; cosa puoi dirmi riguardo al lavoro con lui, e come ha contribuito al disco?

Jacob ha lavorato con Dean, che ha un altro side project, i Teramaze, e hanno sviluppato un legame lavorando a quel disco. Tornando al disco dei Meshiaak, Jacob ha finito con i Teramaze e ha iniziato a lavorare con i Meshiaak. Loro due sapevano già da prima di cosa necessitavano l’uno per l’altro. Jacob non ha registrato la batteria con me, l’abbiamo fatto in California. L’approccio di Jacob è questo: prima fai i mix, poi ce li rimandava, e quasi non dovevamo cambiare niente. Era molto vicino a quello che volevamo noi, c’era giusto qualcosina da sistemare qua e là, ma lui ha davvero un grande orecchio per quella che doveva essere la musica. Quando ha sentito la musica la prima volta, ha pensato esattamente quello che hai pensato tu: “Pensavo dovesse essere un album metal, bla bla. Questo è molto di più”. È stato bello sentire la passione da parte sua. Ha centrato subito il bersaglio, non abbiamo dovuto dargli delle linee guida, sapeva già dove volevamo andare a parare e il processo è stato rapido e indolore.

Hai fatto parte del songwriting o no?

Per quanto riguarda il mettere insieme i pezzi, in questo caso, no. Tutte le idee di batteria, per l’80-90% sono mie, Dean mi ha aiutato con qualche idea, ma sono stati molto chiari nel dirmi: “Non c’è bisogno che tu faccia questo, vorremmo che in queste parti la batteria suonasse piano, quasi come se non esistesse” e così via, che a me va bene. È stato interessante, perché ho ricevuto i demo in diversi momenti; credo che l’ultima traccia mi sia arrivata qualcosa come 3 mesi prima che registrassimo la batteria. Ho ascoltato i demo quasi tutti i giorni, non facevo altro che ascoltare le canzoni, ascoltare le canzoni, ascoltare le canzoni, ma alla fine non mi esercitavo a suonarle. Le ascoltavo e basta, in continuazione, perché non volevo arrivare con le canzoni idealizzate, e tre o quattro mesi dopo suonare in studio come se avessi un copione studiato. Volevo che ci fosse un’idea fresca, quindi sono arrivato per le registrazioni e non ho fatto altro che dire: “Fatemela suonare tre volte e vediamo cosa otteniamo”. E il nostro produttore ha colto l’energia, quindi è stato fantastico, c’è stato un miglioramento generale, e io volevo catturare l’energia e la freschezza della canzone. C’è una canzone per cui non avevo nemmeno preparato la parte di batteria, fino a quando non eravamo nello studio, era tipo il terzo giorno di registrazioni di batteria. Mi sono semplicemente messo le cuffie e ho suonato e risuonato per tipo 30 minuti. Poi mi è venuta un’idea improvvisa, sono rientrato in studio e ho registrato al primo colpo. Non ti dirò il titolo della canzone, ma è sicuramente la mia traccia preferita del disco, è più spontanea. Questo è stato uno degli aspetti divertenti durante la registrazione. Non sono stato molto coinvolto con i riff, niente del genere, ma la batteria è al 90% mia, oserei dire.

Quindi possiamo considerarla una band a tempo pieno, per te, o solo un side-project?

No no, full time, sono uno dei quattro membri dei Meshiaak ed è qualcosa che non vedo l’ora di portare alla luce.

Quindi avete pensato a qualcosa da portare live o in un tour mondiale?

Ci stiamo lavorando, anche nel momento in cui stiamo facendo questa intervista, ma dovremmo finire per la prima settimana di novembre; lo step finale è dare un artwork al nuovo album. Poi ci stanno già minacciando [ride ndr] perchè ci vogliono far fare dei concerti entro l’estate, comprendendo anche l’Europa. Ci concentreremo su questo nel prossimo anno. Mi aspetto che le persone che vogliono scoprirci possano venire a vederci live, magari a qualche festival d’estate.

Hai sempre suonato con band famose come Anthrax, Slayer, Testament, ecc. Come ti senti a iniziare una nuova band underground, come dalle fondamenta?

Ho aspettato molto per trovare una band da scoprire o che mi scoprisse, perché ci sono così tanti elementi, come per chiunque decida di iniziare una nuova band o abbia una band, che sia all’inizio della carriera o che riempia gli stadi. È più del semplice fare musica, è quasi come se ti sposassi con queste persone, partners o amici. Le cose devono cambiare su così tanti livelli perché questo succeda.  Ho solo aspettato che arrivasse la band giusta, o il giusto gruppo di persone, e sono felice di dire che finalmente li ho trovati in Dean, Danny e Nick, il nostro bassista. La musica è fantastica, è la prima cosa che ha colpito me riguardo la band. Una volta che eravamo tutti assieme nello studio, la chimica è stata semplicemente perfetta. E questo è fantastico, e siamo diventati un gruppo molto unito, che lavora insieme ma che si prende anche in giro a vicenda. Tutti gli elementi erano lì, la chimica, la musica, e quando ho sentito i demo la prima volta, è quello che è stato decisivo per me. Sapevo che dovevo farne parte. Ho visto questa piccola idea e ho deciso che dovevo farne parte. Sono molto contento per il tour mondiale che potremo fare il prossimo anno, sarà fantastico.

Hai anche altri progetti, a cui stai lavorando?

A momento solo gli Anthrax, mi tengono impegnato. Sfortunatamente Charlie soffre di sindrome del tunnel carpale e quindi ha bisogno di riposo. Il nuovo album uscirà a febbraio, e Charlie ha appena rilasciato una dichiarazione sul fatto che non riuscirà a seguire il tour. Quindi mi aspetto di essere impegnato con gli Anthrax anche l’anno prossimo. Dovrò capire come gestire la situazione con i Meshiaak, in realtà potrebbe essere un problema.

Era l’ultima domanda. Se vuoi puoi chiudere l’intervista con un messaggio finale per i tuoi fans italiani.

A tutti i fan degli Anthrax e a tutti i potenziali fan dei Meshiaak in Italia, grazie mille per il supporto. Sono molto contento di farvi sentire il lavoro dei Meshiaak, “Alliance of Thieves”, che sarà disponibile dal 25 marzo in Italia; spero che vi piaccia, sarà un grande album. Magari ci vedremo in qualche show l’anno prossimo!

Meshiaak

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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