Melvins : “Tres Cabrones” – Intervista a Dale Crover

Per celebrare i trent’anni di carriera, i Melvins hanno fatto uscire, un paio di mesi addietro, “Tres Cabrones”, album che ripropone la quasi prima incarnazione della band che Kurt Cobain ha definito “il passato, il presente ed il futuro della musica”. Abbiamo raggiunto il veterano Dale Crover, batterista per ventinove anni, ed ora anche bassista del trio dello stato di Washington, che, tra fraintendimenti su particolari stili ed influenze e citazioni prettamente extra musicali, ci ha fatto un po’ di chiarezza su questo particolare periodo storico della band, partendo dagli albori fino ad arrivare ai giorni nostri.

Ciao, in questo diciannovesimo album in studio, ritroviamo Mike Dillard (già nei Melvins nel 1983-84) alla batteria, mentre tu (Dale Crover) sei passato al basso. Come mai questa scelta particolare?

Stiamo facendo i Melvins del 1983 da un po’. Probabilmente da circa cinque o sei anni. Quando abbiamo ricominciato a suonare con Mike, abbiamo deciso che avremmo potuto e dovuto fare un nuovo disco con questa line up. Perché? Perché no? Perché suono il basso? Perché. Perché perché? Perché lo dico io!

Credi che la chimica tra voi tre sia rimasta inalterata, così com’era agli inizi dei Melvins, o qualcosa è inevitabilmente cambiato?

Questo disco non suona per niente come la band di trent’anni fa. Non cercavamo di fare un disco con un suono nostalgico. Se non avessimo detto a tutti che questa era, praticamente, la formazione originale della band, non credo che qualcuno se ne sarebbe accorto. L’unica cosa che non è per niente cambiata è il nostro humor da bagno di scuola elementare, che si vede anche in canzoni come “Tie My Pecker To A Tree”.

Siete originari di Aberdeen (stato di Washington) e siete diventati famosi nei primi anni ’90, con la scena grunge che dilagava dovunque. Sappiamo, però, che siete stati influenzati da Black Sabbath e Kiss e, si possono ascoltare echi di una forte componente stoner (ante-litteram). Come definisci tu il vostro stile musicale, ivece?

Sì, non saprei. Non sono molto sicuro di cosa intendi per componente stoner. Il songwriting di Buzz non è mai stato influenzato dall’erba, nella maniera più assoluta! In effetti odia l’erba e crede sia stupida! Detto questo, la nostra band preferita di stoner è Cheech & Chong (duo comico degli anni ’70, con un umorismo improntato sulla marijuana, NdR)! Una grande influenza!

Nel vostro ultimo album, “Tres Cabrones”, è contenuta anche una canzone tradizionale (“99 Bottles of Beer”). Chi ha voluto che questa canzone finisse nell’album? E come mai?

Fare quella canzone è stata un’idea di Buzz. Come mai? Giusto un’altra delle nostre sorprendentemente brillanti idee! Siamo stati sorpresi di sapere che nessuno aveva mai fatto una cover di quella canzone, eccetto Andy Kaufman (comico e showman statunitense, NdR).

In “I Told You I Was Crazy”, il cantato di Buzz assomiglia molto a quello di Ozzy Osbourne. E’ stata una scelta precisa, o qualcosa che è venuto fuori così, spontaneamente?

Dici che sembra come Ozzy? Non mi sembra. Comunque non stava cercando per niente di suonare come Ozzy.

Trent’anni di Melvins, sono un numero impressionante. Quando avete iniziato a fare musica, avreste mai immaginato (o desiderato) che dopo tutti questi anni sareste stati ancora in giro e conosciuti in tutto il mondo?

Quando abbiamo iniziato, non avevamo niente di pianificato. Siamo grati di piacere tutt’ora alla gente e che loro ci tengano alla nostra band.

State pianificando un tour a supporto di “Tres Cabrones”? E, se sì, che posti toccherete?

Probabilmente non andremo molto in giro con questa line up. Mike è lavoratore duro, con un lavoro da sindacalista. Suona con noi quando è in vacanza.

Avete dei progetti personali futuri, al di là della band?

Buzz sta facendo un album solista acustico ed un tour. I Big Business (band in cui Dale suona la chitarra, NdR) andranno in tour negli Stati Uniti, molto presto. L’altra mia band, Altamont, ha appena fatto uscire un nuovo singolo. C’è sempre qualcosa che bolle in pentola per noi.

Dale, ti ringrazio per la tua disponibilità e pazienza e vi auguro il meglio. Un’ultima cosa: puoi fare un saluto ai lettori di Metallus.it?

For those about to read, we salute you!!!!

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