Melvins, “Don’t Forget to Breathe” – Intervista a Dale Crover

Una chiacchierata preludio alla calata della leggenda States Melvins, prevista proprio per oggi, lunedì 24 giugno 2019 in quel di Milano. Ma a volte le ruote si inceppano e la marcia si arresta in maniera imprevista. Questo è quanto successo a Dale Crover, infortunato a pochi giorni dal tour ed impossibilitato a dare tutta la carica necessaria dietro le pelli.

Pochi giorni prima dell’annuncio però siamo stati in grado di scambiare quattro chiacchiere proprio con Dale, per cercare di capire come e quanto la “macchina” Melvins riesca ancora a mantenere alti i giri di un motore instancabile.

Nonostante tutto una storia da raccontare.

Nel 2018 il vostro ultimo album, “Pinkus Abortion Technician”: come è nato questo nuovo capitolo della vostra storia e soprattutto come si è sviluppato il processo di songwriting?

Conoscevamo Jeff (Pinkus) da almeno 20 anni ed è stato parte della band almeno del punto di vista live negli ultimi 5 anni. L’idea di “Pinkus…” è stata quella di registrare alcune cover che avevamo suonato con lui dal vivo. Ma sai, da una cosa ne può nascere sempre una differente, e quindi ecco arrivare un disco completo, pieno di musica e con due bassisti. Per quanto riguarda poi il processo di scrittura è stato piuttosto semplice, qualcosa del tipo: “Ehi, Senti qua!” o qualcosa di simile.

Non potevamo fare a meno di notare l’evidente riferimento ai Butthole Surfers album di “Locust Abortion Technician”: un titolo del genere vi ha creato dei problemi?

Voglio raccontare una storia, parte da Tulsa, in Oklahoma nel 2018. Stavamo andando verso il locale dove era previsto il nostro live show, e ci siamo trovati di fronte ad un gruppo di contestatori ad un nostro show. Erano dei cristiani evangelisti radicali, e non capivo il perché della loro protesta: non c’era Marylin Manson insieme a noi nel tour! Ci ho pensato mezz’ora e poi l’illuminazione: erano rimasti offesi dal titolo del disco! È chiaro che il titolo è uno scherzo che qualcuno non ha colto. Ma chi è davvero “Pinkus Abortion Technician”? È la musica stessa…

I Melvins rimangono sempre un progetto in costante evoluzione e crescita, un cammino partito sin dalla vostra Fondazione. Un prossimo passo nel futuro? Cosa ci dobbiamo aspettare?

Suonare con due bassisti è davvero divertente, qualcosa da “esplorare” per almeno un disco ed un tour. Abbiamo dei progetti future da discutere e sviluppare con Jeff, ne riparleremo.

Mi piacerebbe fare un tuffo nel tuo passato, per scoprire alcune cose della tua vita prima della musica: quando hai deciso di diventare un musicista a tempo pieno? C’è stato un momento preciso nella tua vita?

Avevo 12 anni, era il 1979 ed è stato quello il momento della scelta. Ma dalla consapevolezza alla realtà è passato del tempo, ed accaduto nel 1991, giusto di ritorno dal nostro tour europeo, poco prima dell’uscita di “Bullhead”.

Ci sono tante band che dopo anni insieme iniziano a sviluppare quello che possiamo chiamare “fattore nostalgia”, con quintali di re-release di questo o quell’album, cosa che voi ancora vi ostianate a non fare…

Vogliamo essere attuali, questo perché i nostri fan non hanno età. Quando noi abbiamo ristampato parte del nostro catalogo lo abbiamo fatto perché era fuori produzione da tempo. Abbiamo quasi sempre qualcosa di nuovo da proporre al nostro pubblico.

Inutile negare che il vostro nome e la vostra fama siano legate anche all’esplosione di un certo sound proveniente da Seattle nei primi anni ’90…

Quando ci fu l’esplosione quelle band facevano decisamente qualcosa di nuovo e fresco, anche perché quel tipo di sound era la risposta diretta ad un sound tipicamente hair metal, e la gente era stanca dell’hair metal. Ma è tutta una ruota che gira visto per come è andata a finire per il movimento grunge…

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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