Ninefold: Intervista a Mattia

Infatti, credo che l’accostamento sia perfetto   Ninefold (band che è nata quasi per caso in treno, come è capitato poche volte nella vita) potrebbe seriamente candidarsi come rivelazione dell’anno in corso. Il merito più grande, ovviamente, va ad un capolavoro artistico e concettuale di immenso valore come ‘Motel’, un disco che dichiara quanto il Rock di casa nostra (di quello vero, libero e incondizionato) possa ancora fare la voce grossa. Credo che molti, ormai, si siano resi conto a proprie spese di quanto sia grande il disco di Ninefold; al contrario, è auspicabile pensare che ci vorrà ancora moltissimo tempo prima che qualcuno sia messo nelle condizioni di dare ordine logico ad un mosaico di significati tanto complesso. È un disco che verrebbe quasi naturale accostare ad un film di David Lynch. Infatti, credo che l’accostamento sia perfetto. Nella nostra musica c’è una sorta di ricerca della contraddizione e del paradossale, anche se allo stesso tempo, vogliamo mantenere una struttura ritmica e armonica ben definita, cercando di sviluppare la nostra estetica e rimanendo nella logica e nella struttura della canzone. Si parla di astrattismo, da qualche parte e forse potrebbe trarre in inganno qualcuno, perché non si tratta di pretenziosità: è semplicemente necessità di racchiudere cose enormi nello ristretto spazio della canzone, che porta, invevitabilmente, a sfocare contorni e ad ampliare il peso di musica e parole. L’astrattismo riferito a Ninefold è una sorta di fuga dai modelli che sono stati già ampiamente sfruttati da altri. Per noi è astratto qualcosa che si deve scoprire, che si deve ascoltare con molta attenzione. È una sorta di stratificazione di significati, che non sempre vengono fuori immediatamente e che quindi necessitano di tutto il tempo necessario. Liricamente, il fenomeno si sviluppa nella stessa maniera: fuga dallo scontato e da tutte le banalità del caso. I testi parlano essenzialmente di esperienza personali e sociali, e molto spesso si riferiscono a qualcosa di molto bizzarro, come scena da immaginare. Molto spesso si cerca di trovare una logica diversa dall’usuale, mantenendo sempre e comunque una buona dose di realismo. Radici: possono diventare determinanti per la tua personalità, se vengono metabolizzate attraverso un ottica di interpretazione individuale. Ecco che quindi, quando si parla di Ninefold, l’accostamento con i Tool non sa né di oltraggio, né tanto meno di citazionismo. Si, diciamo che è l’impressione più immediata e in fondo la cosa non ci dispiace affatto, perché i Tool riflettono, in un certo senso, il nostro gusto musicale. È un equilibrio molto delicato, in cui si riesce a sfruttare suoni retrò, con le debite influenze del caso, insieme ad un riflesso decisamente moderno. Per il resto, le influenze sono molto eterogenee, forse perché ascoltiamo tutti cose abbastanza diverse. Diciamo che il comune denominatore arriva da tutta la scena Giunge americana e dal rock di matrice settantiana. Comunque sia, diciamo che ci piace rimanere all’interno della semantica del Rock, anche perché è un linguaggio che ci rispecchia moltissimo. Una cosa che contraddistingue Ninefold da molte band della scena corrente è l’assoluta lontananza da NuMetal e affini. È un impressione che mi fa molto piacere. Non è bello quando i giornalisti ti definiscono Nu Metal anche quando la tua è musica lontana anni luce da quei suoni. Purtroppo è quello che accade oggi, in cui praticamente qualsiasi disco di successo viene direttamente etichettato con l’attuale trend di mercato. Qualche giorno fa, ascoltavamo un disco dei Faith No More uscito nel 1993 e abbiamo realizzato che, se quel disco fosse uscito oggi, tutti quanti lo definirebbero Nu Metal. Il Nu Metal oggi viene inserito praticamente in qualsiasi cosa: ad esempio, non si spiega il perché e il come alcuni siano riusciti ad accostare band come Queens Of The Stone Age al Nu Metal. È il problema più grande della stampa di massa, che ha la necessità di dare al pubblico ciò che vuole; per intenderci, oggi se un gruppo ha la chitarra distorta e un po’ di groove è un gruppo Nu Metal. Ninefold è la creatura più promettente di casa LoudBlast, etichetta di indipendenza sonora che, in quanto a standard qualitativi (Unwelcome, Full Effect e ora Ninefold) sa trattarsi molto bene. Sostanzialmente è nato tutto dall’amicizia con Lorenzo che con il tempo si è solidificata. Diciamo che guardando la cosa da un punto di vista strettamente tecnico, diciamo che uscire per LoudBlast comporta una certa libertà ma presenta anche qualche difficoltà, che poi sono tutte quelle in cui pui imbatterti quando ti muovi nel territorio della musica indipendente. Noi siamo i nostri manager e siamo i nostri promoter e per cui ci dobbiamo impegnare personalmente e moltissimo, se vogliamo fare qualcosa di concreto. Ninefold non è un nome nuovo in casa LoudBlast: ci si ricorda di uno split con Homer, uscito un paio di anni fa, rispetto al quale è cambiato il nostro atteggiamento generale e la nostra sensibilità musicale. Inoltre, lo split è stato un prodotto più grezzo e imperfetto di quanto avremmo fatto poi. La cosa fondamentale è che quel disco rappresenta per noi qualcosa di molto importante perché è stato grazie a quello che abbiamo conosciuto le persone che poi ci avrebbero aiutato in seguito, in particolare il nostro tecnico del suono, una presenza fondamentale per Ninefold, sempre capace di tirare fuori qualcosa di bellissimo da quello che fai. Si vocifera che c’è già in cantiere il successore di ‘Motel’. Si, è vero. Abbiamo già messo mano al materiale nuovo e ti posso dire che i nuovi pezzi saranno un attimo più fisici, aggressivi e tirati, pur comunque mantenendo una certa complessità di fondo, che poi è quello che vogliamo cercare. Quello che ci si deve aspettare è qualcosa che rimane sempre e comunque musica di Ninefold ma allo stesso tempo diversa rispetto a ‘Motel’. ‘Motel’ è un lavoro corale, di quelli in cui tutti i membri della band sanno donare il decisivo marchio di qualità al prodotto finale. Ovviamente, il fatto di avere un ottimo singer come Antonio non altro che avvalorare un’impressione del genere. Quando ci siamo formati era palese la necessità di trovare un cantato capace, vero e versatile. Credo che in Italia non vi sia una cultura adeguata della voce, almeno per quel che riguarda la semantica del Rock cantato in inglese. Noi, avendo trovato Antonio siamo stati molto fortunati, perché la sua voce sa essere molto malleabile. Ci aspettiamo tutti quanti di vederli dal vivo, ovviamente. A noi piace moltissimo suonare dal vivo; sabato scorso, ad esempio, abbiamo suonato al Velvet di Rimini e il riscontro è stato più che favorevole. Purtroppo, però, ci manca un po’ la faccia tosta di telefonare e chiedere in giro; inoltre siamo tutti molto occupati con quello che facciamo nella vita. Fai conto che io, ad esempio, sono molto impegnato con l’università. A volte, certamente, sentiamo l’esigenza di qualcuno che si operasse per metterci nelle condizioni di suonare dal vivo. Comunque sia, spero che per quest’inverno riusciremo ad organizzare un buon numero di date. E lo speriamo vivamente anche noi.        

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