Mastodon: The Hunter – Intervista alla band

In esclusiva su Metallus, l’intervista ai Mastodon!

Si ringrazia il Rock Mailorder EMP per la gentile concessione.
– Intervista a cura di: Roadrunner Records
– Traduzione in italiano a cura di: Elisa Brenna

Tutti i vostri album fino ad oggi sono stati costruiti attorno ad un concept specifico. Qual è quello che sta alla base di “The Hunter”?

La nostra idea iniziale era quella di non avere alcun tipo di concept proprio perché in passato tutti i nostri album ne avevano uno. Volevamo incidere come una band qualsiasi, creare un album e riempirlo di pezzi. Credo che il tema principale dell’album sia il legno, o meglio, gli alberi. La stessa copertina dell’album è di legno, così come il CD, una speciale tipologia di mogano. Poi vi sono molti altri temi che si intrecciano, come ad esempio l’idea di fare sesso nello spazio con Barbarella in “Stargasm”, l’idea di persone dipendenti dalle anfetamine che se ne vanno in giro correndo per la foresta con una motosega in mano e abbattono gli alberi in “Curl of the Burl” (“burl” è quella fase in cui un albero attraversa una fase di stress e genera un nuovo bulbo che cresce al di fuori di esso, una sorta di cancro che va crescendo, che si intreccia a rami e radici dando vita a forme molto particolari e molto ricercate dai falegnami). Liberarci dall’idea di creare un concept album ci ha permesso di sperimentare e di esprimere idee e concetti in modo più libero e meno legato

Raccontateci del processo di scrittura di “The Hunter”. Dov’è stato composto? Durante il tour o in uno studio vero e proprio?

La maggior parte della struttura dell’intero album è stata scritta ed imbastita lo scorso anno, mentre eravamo in tour con Deftones e Alice In Chains. Nei tempi morti del tour abbiamo lavorato ai suoni e ai set delle chitarre mentre Bill Kelliher e Brett Hinds passavano molto tempo facendo delle vere e proprie jam session. Abbiamo registrato qualcosina e una volta tornati dal tour abbiamo lasciato che le idee e gli spunti fermentassero nelle nostre menti. Ed eccoli lì, suoni, riff, atmosfere il tutto si è trasformato nello scheletro di quest’album, “The Hunter”. In pochi mesi poi abbiamo sviluppato tutto il resto, rifinendo l’album in ogni singola parte.

Durante il tour ci sono state delle vere e proprie sorprese che hanno portato alla nascita di pezzi come “Curl of the Burl”, “Bedazzled Fingernails” e “The Sparrow”.  Alcuni dei passaggi e dei riff principali sono stati registrati durante il tour con gli Alice in Chains. Una volta tornati a casa li abbiamo sistemati, abbiamo scritto I testi e l’album era pronto. È stato tutto molto naturale, un album nato d’istinto.

Avete lavorato con il produttore Mike Elizondo (oltre che con gli Avenged Sevenfold), il miglior produttore di album urban/pop. Perché avete deciso di lavorare con lui piuttosto che con un produttore di musica hard rock?

Abbiamo conosciuto Mike all’inizio del 2011, abbiamo messo sul tavolo qualche idea e ci siamo accorti di essere molto affini sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista del sound vero e proprio.

Mike Elizondo è un musicista a tutto tondo molto talentuoso, capace di capire e riconoscere ogni sorta di genere musicale. È cresciuto a suon di Metal suonando in diversi gruppi. Poi è andato al college, ha studiato teoria orchestrale e basso, è passato poi all’hip-hop producendo album che hanno avuto un enorme successo. È estremamente versatile e noi cercavamo proprio qualcuno che fosse in grado di apprezzare ogni stile musicale e  ci potesse aiutare ad ottenere il sound che stavamo cercando. È un tipo davvero in gamba.

L’edizione limitata dell’album conterrà un poster con la copertina dell’album. Quanta importanza ha quest’aspetto grafico? Qual è il concetto che sta alla base?

La copertina è un aspetto estremamente importante per noi. Amiamo l’arte visiva tanto quanto amiamo la musica e, dal nostro punto di vista, le due cose viaggiano in parallelo quando si tratta di un album. Facciamo parte di quella generazione che ancora stringeva tra le mani la copertina di un disco mentre lo ascoltava, studiandone la copertina, i colori, i disegni, i dettagli. Tutto questo si è perso con l’avvento della musica in formato digitale. Le persone scaricano pezzi e album interi perdendosi però copertine e libretti. Per noi l’aspetto visivo è tanto importante che quest’album uscirà in doppia versione, con una copertina alternativa e una manciata di altre opere tra cui un poster 3D con occhialini allegati. AJ Fosik ha disegnato per noi la copertina e l’ha poi intagliata in una tavoletta di legno. Ha creato una vera e propria scultura di legno. L’abbiamo vista all’opera qualche anno fa e da allora abbiamo voluto lavorare con lui. L’abbiamo contattato e lui in cambio ha creato un minotauro a tre testa per la nostra copertina. Questa sarà la copertina dell’edizione speciale dell’album con una speciale lavorazione che vi permetterà di specchiarvi nella testa del cacciatore. Insomma vi sembrerà di essere il cacciatore in prima persona. Non vedo l’ora di poterlo sperimentare io stesso.

Quest’anno vi siete esibiti al Sonisphere a Knebwoth. Com’è stato suonare di fronte ad una tale folla di persone? Avete sentito la pressione di suonare poco prima dei Motörhead?

Nessuna pressione nell’aprire le danze per i Motörhead , il vero problema sarebbe stato suonare dopo di loro. È sempre un piacere condividere il palco con loro; Ikkey D è uno dei miei batteristi preferiti. Abbiamo già suonato con i Motörhead al Sonisphere e ogni volta è un’esperienza incredibile. Suonare di fronte a così tante persone è incredibile e ogni volta il pubblico sa trasmettere emozioni uniche.

Avete condiviso anche alcune date con i Soundgarden quest’anno. Avete qualche aneddoto particolare da raccontarci?

Ci siamo esibiti una volta con loro e a breve replicheremo. Ogni volta che una band leggendaria e di cui siamo fan ci chiede di salire insieme sul palco ci sentiamo molto lusingati.

C’è qualche città che non avete mai visitato prima e che vi piacerebbe inserire nel tour di “The Hunter”?

Abbiamo in mente un tour pazzesco per promuovere “The Hunter” e le città che ci piacerebbe visitare sono moltissime.

Il mondo è tanto grande che ci sono troppi posti che ci piacerebbe visitare e nei quali ci piacerebbe riuscire a portare la nostra musica. Cina, Sud Africa giusto per elencarne un paio. Fino ad oggi ci siamo esibiti in 48 stati ma non abbiamo ancora conquistato Alaska e Hawaii. Ci sono tantissimi posti e luoghi incantevoli sulla nostra lista.

Se doveste mettere a paragone “The Hunter” e “Crack the Skye” direste di esservi evoluti da un disco all’altro?

Bé, non siamo di certo arrivati al polo opposto, ma di sicuro siamo cambiati. “Crack The Skye” ha un tema molto profondo, non che le altre tracce di “The Hunter” ne siano sprovviste, ma si tratta di qualcosa di vario e ci siamo davvero divertiti con questo album. Non avevamo in mente di creare un successore, niente cose del tipo “questo sarà meglio”; ci siamo semplicemente concentrati su quello che stavamo facendo e abbiamo iniziato a strimpellare raccogliendo le diverse ispirazioni, in modo del tutto naturale. “The Hunter” è il risultato di due anni di lavoro, due anni passati in tour per promuovere “Crack The Skye” a ripetere ogni sera gli stessi pezzi. Questo nuovo album è una vera e propria ventata di aria fresca.

Cosa succederà ai Mastodon nei 12 mesi che verranno?

Stiamo pensando sia ad un tour negli Stati Uniti che ad uno europeo.

Non vediamo l’ora di poter incontrare i nostri fan, vedere i vostri volti sorridenti e condividere con voi la nostra musica.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Margot Del Rei

    Che discone che han fatto! Esagerati!

    Margot
    penguinslovetorock.com

    Reply

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