The Sign: Intervista a Mark Mangold

Touch, Kansas, Zebra, Rainbow, Strangeways… Nomi importanti nella storia dell’hard rock melodico (e non) che trovano un punto di contatto nei The Sign, ovvero un grande capitolo di musica magniloquente, tecnica e sfrontata nell’utilizzare il potenziale di voci e melodie scintillanti. Un disco d’altri tempi, verrebbe da dire, ma Mark Mangold, il catalizzatore del progetto, ha idee diverse sulle possibilità della band e del genere che essa rappresenta. Serietà di intenti, umorismo a volte spiazzante ed una filosofia di vita solare: questo (ed altro ancora) nelle parole di un tastierista/compositore dalla carriera invidiabile. Come è nata l’idea di assemblare un supergruppo A.O.R./Pomp di questo livello? Chi è il responsabile dell’input iniziale?

"L’idea è partita dalla Frontiers (etichetta discografica della band) e da me: fortunatamente gli altri ragazzi sono stati felici di partecipare." L’album è stato ripetutamente posticipato, creando un’enorme attesa tra i melodic fan: quale è stato il motivo principale dei ritardi?

"Il sole era nella posizione sbagliata rispetto alla luna e la Stella Polare era sull’asse del Toro ed opposta alla costellazione dell’Acquario, il quale era in opposizione alla configurazione dei messaggi subliminali incorporati nell’album, inoltre ci sono stati alcuni "problemi tecnici". Tutto questo per farti capire che in realtà l’album non è ancora stato completato!!!! Siamo in attesa del secondo avvento, abbiamo Il Segno (in inglese ‘The Sign’, ovvero il nome della band)" L’album è composto da materiale scritto appositamente per l’occasione o avete recuperato qualche vecchio brano dai vostri cassetti?

"Tutte le canzoni, eccetto ‘I Will Be There For You’, sono state scritte espressamente per questo progetto. E’ stato molto divertente comporle e, piuttosto stranamente, tutto si è svolto in tempi brevi, all’incirca in un mese di incontri più o meno programmati. Tutti i membri del gruppo hanno altre responsabilità da ‘bilanciare’. Guadagnarsi da vivere, per esempio!" La direzione musicale di ‘Signs Of Life’ è molto tradizionale, con chiari riferimenti alla storia del Pomp/A.O.R. ed a leggende dell’hard rock come i Led Zeppelin, ma la miscela è certamente personale, grazie alle grandi melodie ed all’enorme lavoro svolto dai cori. Uno dei vostri obbiettivi era quello di omaggiare il passato?

"Si, in un certo senso l’idea era quella di creare musica all’interno dei confini di quel genere, anche se abbiamo cercato di espandere un po’ tali confini. Non siamo stati ‘assunti’ per realizzare un disco alternative o thrash metal (anche se saremmo stati in grado di farlo, ha ha ha!). Ma quello che amiamo di più è la melodia, quindi è stato gratificante avere di nuovo la possibilità di lavorare ad un album di questo tipo. Molte delle idee che avevamo sviluppato, senza poterle concretizzare, hanno finalmente trovato una ‘casa’.

Ho voluto moltissimo che i The Sign suonassero come una vera band con uno stile peculiare e non troppo derivativo, anche se il pubblico, nel modo di veder le cose da parte delle etichette specializzate nel rock melodico, ha gusti molto definiti. Perciò abbiamo dovuto tenere conto di certi ‘parametri’… ma, piuttosto sorprendentemente e per la mia felicità, a raccogliere i maggiori consensi sono le canzoni che ritengo più moderne (ad esempio ‘Wine’, che potrebbe essere un brano della Dave Matthews Band, se registrato in maniera leggermente diversa). Mi piacerebbe realizzare un album di canzoni di quel tipo" E’ stato difficile gestire tutte le parti vocali e corali dell’album, in studio?

"E’ stato piuttosto naturale. Devo dire che tutti noi abbiamo spesso affrontato lavori del genere e quindi amiamo farlo: spesso la registrazione delle voci è la parte più divertente di un disco. Ci sono diverse parti che non sono finite sull’album, visto che in effetti il reparto vocale si stava un po’ sovraffollando. Forse un giorno o l’altro dovremmo pubblicare il mixing che le contiene tutte" Avere due cantanti solisti (Terry Brock e Randy Jackson) nella band può essere una risorsa preziosa, ma anche sorgente di attrito…

"Nel nostro caso, nessun attrito: sono ottimi amici e tutto è filato liscio. E non dimentichiamo che anche Billy (Greer, bassista) ha cantato qualcosa ed io mi sono occupato di alcune parti" Come descriveresti il carattere e l’attitudine dei tuoi compagni di avventura? Qual è il dono più importante che ognuno di loro ha portato nella band?

"Questa è un’ottima domanda. Musicalmente penso che l’influenza di ciascuno di noi sia evidente, anche se nel giro di poco tempo siamo arrivati a conoscerci talmente bene da poter interpretare le partiture altrui e scrivere nello stile l’uno dell’altro… Ad esempio, in una particolare occasione Randy (Jackson, chitarra e voce) non è potuto venire in studio ed avevamo bisogno di alcuni riff di chitarra: è bastato che ci chiedessimo "Cosa suonerebbe Randy in questo punto?" per trovare l’idea giusta.

Tutti noi abbiamo un carattere equilibrato e, più della musica, quello che che riteniamo davvero importante è l’aver lavorato insieme e terminato il disco sentendoci amici. Per questo motivo abbiamo cercato sempre il compromesso in maniera molto democratica, ma quando qualcuno ha dimostrato forte convinzione su qualche aspetto, di solito l’ha avuta vinta (tranne il sottoscritto, ovviamente. ha ha ha)." Uno degli aspetti che mi ha positivamente impressionato di ‘Signs Of Life’ è l’approccio pieno di speranza dei testi e del concept complessivo… Ti va di approfondire il discorso?

"Ho voluto cogliere l’opportunità per esprimere pensieri positivi che provenissero da un luogo spirituale, piuttosto che da un luogo carico di rabbia e disperazione. Molta della musica odierna viene proprio da luoghi oscuri del genere. Se si trattasse di personaggi dei fumetti, i miei testi sarebbero i ‘sacerdoti della vita’, in contrapposizione agli ’emissari della morte’ (che magari sarebbero i preferiti di gente come Cannibal Corpse o Slayer). Fondamentalmente si tratta di assumersi la responsabilità di quanto accade nella propria vita e di rendersi conto che siamo noi stessi a controllare e determinire tutti questi eventi, a seconda del nostro sistema di riferimenti e credenze e di quanto irradiamo verso l’Universo." Nel libretto del CD avete dedicato l’album a ‘ogni fan affamato che non ha più sentito un solo di chitarra o tastiere in un disco negli ultimi venti anni, compresi i nostri stessi dischi’. Il messaggio è chiaro, ma credo che dal 1980 siano usciti più di un paio di dischi con le caratteristiche elencate..:) Avete cercato di esprimere la vostra insoddisfazione per la scena rock attuale?

"Non si tratta di insoddisfazione, visto che mi piacciono molti elementi della ‘nuova’ musica.

Un sacco di quella musica possiede anima e feeling, aspetti che non sono separati dall’ascoltatore dagli strati della produzione o dalle tecniche di eco impiegate.: si tratta comunque di persone che cercano di raggiungerti ed emozionarti, anche se non sono molto interessato a tutti quei testi carichi di rabbia.

Ho cercato di infondere nei The Sign alcuni di questi elementi. D’altro canto, dal 1990 (ed anche prima) negli States non c’è stato molto interesse verso l’abilità strumentale, che è diventata poco appetibile per il grosso pubblico. L’attitudine si è spostata verso sentimenti depressi e violenti, mentre il suonare bene ha assunto i connotati di qualcosa fuori moda ed appartenente al passato, con l’eccezione di pochi grossi nomi. Nessuna nuova band nel nostro genere è stata accettata dalla nuova generazione… Penso che tutti noi riflettiamo l’epoca in cui siamo cresciuti. Una volta abituati ad un dato stile, probabilmente vi si rimane legati per tutta la vita, sia che si tratti di Frank Sinatra, Led Zeppelin, Journey o dei Green Day, ad esempio." La tua discografia è piena di grandi album: American Tears, Touch, Michael Bolton, Drive, She Said, Mystic Healer e molti altri: c’è un particolare disco o momento che consideri centrale nella tua evoluzione musicale?

"Ce ne sono stati molti, ma recentemente direi che è stato fondamentale il momento in cui ho iniziato a scrivere musica per i miei dischi solisti, occupandomi anche di cantarla. Per molti anni, in parte a causa dello stile che era ‘in’ all’epoca (ovvero GRANDI CANTANTI), mi sono dedicato a valorizzare il talento dei vocalist con i quali stavo suonando. Sentivo le loro voci nella mia mente e scrivevo basandomi su di esse. Quando gli standard sono cambiati (cioè quando non è stato più necessario possedere un’estensione vocale mostruosa per interpretare una canzone), ho iniziato a scrivere, per la mia voce, canzoni che esprimessero me stesso. Non essendo nato con una voce incredibile, uso le emozioni e l’energia in modo personale per trasmettere le mie sensazioni ed i miei pensieri. L’unica domanda che mi pongo è "è credibile?", piuttosto che tutte le altre cose che erano importanti per giudicare le parti vocali negli anni ’80. Nonostante questo, è stata una GRANDE gioia incidere il disco con i The Sign e ritornare ad un certo stile. Devo ammetterlo: amiamo questa roba e sappiamo farla bene. NON ME NE VERGOGNO." Tutti i musicisti coinvolti nel progetto hanno molti impegni professionali con i rispettivi gruppi: c’è la possibilità di vedervi tutti insieme in tour, o almeno in alcune occasioni speciali?

"Per ora abbiamo suonato al Gods Of A.O.R. in Inghilterra e vorremmo ripetere al più presto l’esperienza. Se ci sarà l’occasione, in qualche modo riusciremo a liberarci dai nostri impegni per dedicarci a questa band" Negli ultimi anni la scena del rock melodico è ritornata abbastanza vitale, anche se solo a livello underground. Pensi che ci sia un artista o gruppo pronto a fare il salto verso il grosso pubblico?

"The Sign, se ce ne verrà data l’opportunità. Si tratta di applicare alcune tecniche di registrazione moderne (e qualche accorgimento stilistico attuale) al nostro genere di musica, cosa che comporta l’apprezzare il ‘nuovo’. Se i gruppi o le case discografiche rimarranno ancorati al passato, rimarranno anche limitati nei risultati, secondo me. E questo solo per la paura di cambiare o di progredire.

SI PUO’ FARE, bisogna andare avanti e puntare in alto. Bisogna pensare IN GRANDE." Cosa ascolti nel tempo libero? Cosa ti ispira di più?

"In realtà ascolto moltissima musica dei generi più diversi. Davvero di tutto. Per quanto riguarda la mia ispirazione, direi che viene da me stesso, qualche volta semplicemente sedendomi a suonare la sento arrivare da un altro luogo, un luogo spirituale.

Ieri, in effetti, ho completato un album di sole improvvisazioni pianistiche e mi mancano poche canzoni per completare il mio secondo album solista vero e proprio.

La notte scorsa ho fatto il sogno più incredibile che mi sia capitato negli ultimi anni… Ho sentito un gruppo suonare una musica meravigliosa. Il gruppo aveva un nome, e ad un certo punto del sogno mi sono reso conto che la musica non proveniva dal gruppo… ma da me, che pensavo a quella band e la creavo. A quel punto o ci si gode il sogno o si prova a svegliarsi per cercare di ricordare la musica. Spero di sognarla nuovamente e di poter ascoltare tutti i pezzi di quel disco, perché sarebbe molto più facile che dovermi sedere al piano per scrivere una canzone. Questo genere di cose capita spesso quando si completa un progetto: il vuoto deve essere colmato e la tua mente potrebbe non permetterlo fino a quando non si eliminano le cose vecchie per far spazio alle nuove…Tutto questo suona strano?!?!?!" Possiamo sperare in un secondo album dei The Sign?

"Spero di si, Vedremo. Io sono pronto."

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