Malevolent Creation: “Dead Man’s Path” – Intervista a Phil Fasciana

Il cambio di etichetta discografica e il ritorno dell’ex batterista Justin DiPinto hanno senza dubbio giovato ai Malevolent Creation, che con il nuovo album “Dead Man’s Path” si mostrano decisamente più ispirati rispetto al disco precedente. Il chitarrista e leader Phil Fasciana ci racconta tutto del nuovo corso della band.

Potresti fornirci innanzitutto una breve presentazione del nuovo disco dei Malevolent Creation?

Si tratta del nostro dodicesimo studio album e si intitola “Dead Man’s Path”. Siamo davvero felici del risultato e delle nuove canzoni, di quello che abbiamo ottenuto. Ci sono inoltre delle edizioni speciale, con un paio di brani extra, si tratta di due canzoni di “Stillborn” ri-registrate.

Qual è il significato che sta dietro il titolo dell’album?

Si fa riferimento al nostro percorso di vita, alle persone con cui siamo cresciuti a Buffalo, New York: a partire dall’adolescenza e per i successivi 30 anni siamo stati nel mondo dell’heavy metal, nel suo stile di vita; bevevamo birra, non ci importava d’altro… è da così tanti anni che siamo in questo mondo. Il titolo si riferisce poi nello specifico proprio a un episodio risalente al periodo in cui eravamo adolescenti. Andavamo spesso in questo posto chiamato “Dead Man Path”, dove qualche anno prima un uomo si era suicidato, impiccandosi. Questo luogo, in mezzo al bosco, era ritenuto infestato, proprio a causa di quell’episodio, ma noi eravamo un gruppo di ragazzetti che ascoltavano heavy metal quindi non ce ne fregava nulla di ciò che diceva la gente. Questo nome è sempre stato parte della nostra storia; io e Brett ci siamo sempre ripromessi di utilizzarlo  in qualche modo e ora, dopo quasi trent’anni dalla fondazione della band, ci è sembrato il momento giusto per usarlo.

La title track è un brano abbastanza atipico per il vostro genere, dal momento che viaggia su ritmi più lenti rispetto alla norma ed è quasi totalmente narrata: come mai l’avete scelta proprio come opener?

E’ un ritorno ai nostri primi album, quando aprivamo con questo tipo di tracce più lente, doomy e con parti vocali recitate. Riprende un po’ quello che fu “Memorial Arrangement” dal primo album “The Ten Commandments”. Funzionano come apertura all’album e si differenziano dal resto di quest’ultimo, molto più veloce e diretto; rappresentano qualcosa di diverso, anche dal punto di vista dei testi, le trovo dannatamente cool e spaventose!

Ultimamente vi hanno riguardato alcuni importanti cambiamenti, come il passaggio a una nuova etichetta discografica e il ritorno di Justin DiPinto alla batteria: cos’hanno significato queste novità per voi?

Avevamo reclutato Justin come nostro batterista ai tempi dell’album “The Will To Kill”, ma poi lui ha subito un incidente e sembrava che non sarebbe mai più stato in grado di suonare: aveva subito un intervento chirurgico al braccio e non gli è stato nemmeno possibile venire in tour con noi. Siamo sempre rimasti in contatto con lui, che è comunque rimasto nel mondo della musica e ha poi ripreso a suonare. In occasione della scrittura del nostro ultimo album, gli ho inviato un demo con cinque nuovi pezzi suonati dal nostro precedente batterista Gus: lui li ha sentiti e ha detto che erano davvero ottimi ma ci disse anche che secondo lui la batteria non era all’altezza della qualità di quei brani. Ci disse: “Fatemi tornare nella band e registriamo insieme un album mostruoso”. Il resto della band era d’accordo e decidemmo di ri-registrare i brani con Justin. Con Gus non funzionava bene. In sole due settimane abbiamo scritto altre cinque canzoni con Justin ed eravamo già pronti per registrare; in un anno eravamo invece riusciti a registrare solo le demo dei primi cinque brani. Se avessimo tenuto Gus, probabilmente non saremo ora qui a parlare insieme. Il suo ritorno è stato un fatto eccitante, siamo ottimi amici e siamo andati in tour insieme ed è stato fantastico. E’ stato proprio in quel momento che siamo entrati in contatto con Century Media. Devo dire che Century Media ha già fatto e sta facendo tantissimo per noi, sicuramente molto più di quanto fatto da Nuclear Blast. Nuclear Blast praticamente non ha fatto niente per i Malevolent Creation. Per l’ultimo album che abbiamo fatto con loro, “Invidious Dominion”, non abbiamo fatto quasi nessuna intervista, niente contatti con la stampa. Con Century Media invece siamo molto contenti di come stanno promuovendo il nuovo album e di come ogni cosa sta funzionando.

I cinque anni di distanza che separano l’uscita dei vostri ultimi due album sono correlati ai cambiamenti dei quali abbiamo appena parlato, oppure non c’è connessione fra le due cose?

In relazione al nostro precedente batterista sì, perché le cose tra noi non funzionavano, ci stavamo mettendo veramente troppo tempo. Quando Justin è tornato nella band, il processo di scrittura e il lavoro in studio sono ripartiti, i processi si sono velocizzati. Siamo andati in tour subito e abbiamo scritto l’album. Siamo davvero contenti del drumming presente nel nostro nuovo album: è esattamente come lo volevamo.

Avete già pianificato un tour in Europa, in particolare in Italia?

Sì, ci sto lavorando proprio ora. Saremo in tour in Europa, e in Italia, tra novembre e dicembre: si tratterà di un tour di 6 settimane e saremo in giro con gli svedesi Grave, più una band d’apertura ancora da definire.

Ho letto che avete fatto parte del progetto “Metalheads Against Racism”: potresti dirmi di più su questa attività?

Si tratta più che altro di una cosa gestita dalla nostra etichetta discografica. Ai tempi del nostro quarto album, in seguito a dei rumors, alcune persone avevano considerato razziste le nostre canzoni, in particolare “They Breed”; ma noi non siamo e non siamo mai stati una band razzista, siamo solo una fottuta band heavy metal! Nessuno di noi è razzista, sarebbe una cosa stupida e ridicola.

Siete ormai vicini al vostro trentesimo anniversario come band: quali sono le vostre sensazioni riguardo ciò?

E’ fottutamente incredibile, man! Abbiamo fondato i Malevolent Ceation quando avevamo 16-17 anni e nel 1987 abbiamo pubblicato il nostro primo demo: è passato tanto tempo ed è bello vedere come io e Brett siamo ancora qua che suoniamo musica insieme, siamo ancora amici e scriviamo ancora insieme, adoro lavorare con lui. Considera inoltre che il 2016 segnerà il 25esimo anniversario del nostro primo album “The Ten Commandments” e l’anno successivo sarà il turno di “Retribution”. Sicuramente organizzeremo alcune date ed eventi speciali per celebrarli entrambi il prossimo anno e quello successivo. Gireremo un sacco il Mondo nei prossimi anni. Faremo tantissima promozione a “Dead Man’s Path”, ma in mezzo lavoreremo anche su questi special shows. Ci vedrete spesso in Europa.

Bene Phil, questa era la mia ultima domanda: se vuoi puoi chiudere l’intervista con un messaggio ai vostri fan italiani!

Adoro l’Italia, fin dal nostro primo tour nel 1991 abbiamo suonato da voi e abbiamo un sacco di amici lì, io ho anche dei parenti. In questo tour poi, per la prima nella nostra storia, stiamo progettando di suonare in Sicilia: mia madre è siciliana e io ho ancora dei parenti lì, per me in particolare sarà un evento davvero speciale. In ogni tour che facciamo io mi assicuro sempre che ci siano degli show in Italia, davvero!

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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