Magnus Karlsson’s Free Fall: “Kingdom Of Rock”- Intervista con Magnus Karlsson

Magnus Karlsson è uno di quei professionisti della musica che ormai da anni, e spesso senza veder messo il proprio nome in copertina, serpeggia tra le pieghe del hard & heavy. Molte sono state infatti le collaborazioni con la nostrana Frontiers Records e le sue doti di compositore/esecutore l’hanno portato ad essere fondamentale per il successo di progetti come il duo Allen/Lande o gli Starbreaker, ma anche a diventare, ormai da qualche anno, un membro stabile dei Primal Fear. Non ci stupiamo quindi che lo stesso Karlsson abbia sentito ad un certo punto l’esigenza di scrivere musica per se stesso e per un progetto che portasse interamente il suo nome (più la desinenza Free Fall). Una storia che con Kingdom Of Rock è arrivata ad un secondo, e davvero interessante, capitolo e che ci siamo fatti raccontare direttamente al buon Magnus…

Ciao Magnus, come stai? Sono contento di parlare di con te… il tuo nuovo disco mi è davvero molto piaciuto!

Tutto bene grazie! Sono contento che il disco ti sia piaciuto!

Ovviamente siamo qui proprio per parlare di questo nuovo disco e prima di tutto ti chiedo se mi puoi fare una breve introduzione a questo nuovo capitolo del tuo progetto solista.

Non so se lo definirei a “nuovo capitolo”, lo vedo più come una continuazione dell’album precedente… perché avrei voluto metterci più cantanti (ride,nda)! Avevo una bella lista di cantanti e non sarei riuscito a metterli tutti in un solo album e ho pensato che sarebbe stato bello farne un altro. Con qualcuno ho voluto bissare la collaborazione (come con Rick Altzi) perché sentivo di poter fare, se non meglio, almeno qualcosa in più. E questa è tutta la storia. Devo dire però che per me un album solista è più faticoso rispetto ai vari progetti o ai Primal Fear, perché ovviamente tutto il peso è caricato su di me e alla fine del primo disco ero veramente stanco e non avevo molta voglia di ricominciare. Ma poi è passato un anno e avevo ancora la mia lista di cantanti. E così mi sono rimesso al lavoro.

Ascoltando i tuoi dischi solisti e comparandoli con gli altri progetti sembra proprio che tu sia più libero di fare quello che vuoi veramente. È davvero così?

È esattamente quello che volevo fare sin dal primo disco. Mi è piaciuto molto lavorare con tutti i progetti a cui ho partecipato, ma in ogni situazione mi trovavo con la casa discografica o l’artista che mi chiedevano di muovermi in una certa direzione, più duro o più melodico, a seconda delle esigenza. E questo comunque mi è sempre piaciuto, ma sentivo che avrei voluto fare qualcosa di completamento mio e diverso. Pur restando ovviamente legato al mio stile. Non farei insomma un album death metal! (ride-nda).

Parlando sempre di questo nuovo disco, quali sono le principali differenze tra questo e il precedente, parlando sia di musica che di tipologia di suono.

Ho impiegato più tempo nella scrittura e anche la produzione… mi è costata di più (ride-nda). Jacob Hansen ha fatto davvero un ottimo lavoro! E penso si possa sentire nella produzione. Era già buona per il disco prima, ma qui è ancora migliore. Anche la scrittura dei brani è stata difficile, perché volevo che il secondo disco fosse migliore del primo e non volevo ripetere le stesse cose. Ho lavorato su ogni nota, ogni coro, ogni suono perché venisse fuori il meglio. E volevo fare qualcosa che fosse perfetto per i cantanti. Quando ad esempio Joe Lynn Tunrner mi ha detto che avrebbe cantato sul disco… quella notte non ho dormito! Volevo creare una canzone ideale per lui e continuavo a pensarci. Faticoso, ma divertente, in fondo è quello che mi piace fare.

Come hai appena detto hai lavorato con molti cantanti diversi, alcuni molto famosi come appunto Joe Lynn Turner o Tony Martin. Come ti sei trovato a lavorare con tali leggende?

È fantastico! Sono cresciuto ascoltando artisti come loro. Per questo è così importante per me fare del mio meglio. E devi anche sapere che non tutti i cantanti sono disposti a cantare ogni cosa. Prendi Tony Martin ad esempio, non che lui chieda di cantare solo canzoni in stile Sabbath, ma non potresti fargli cantare una canzone troppo “happy”, non rispetterebbe il suo stile. Detto così pare che io non sia stato completamente libero in effetti, ma la realtà è che se vuoi lavorare con lui è perché hai in mente un certo modo d’interpretare la musica…

Quindi quando scrivi una canzoni parti prima dal cantate per creare la canzone o hai già la canzone e poi cerchi il cantante adatto?

In realtà io penso già al cantante quando scrivo la canzone. Può capitare che abbia già un riff in mente e che lo cambi o adatti in funzione di un cantante specifico. Cerco di ascoltare molto i cantanti con cui lavoro, in modo da scrivere poi in funzione di quelle che sono le loro doti migliori. Cambiando magari tonalità ai brani. Non avevo ad esempi mai lavorato prima con Joe Lynn Turner e ho ascoltato tutti i suoi ultimi lavori per trovare la chiave giusta nella composizione. Provo anche ad imitarli stilisticamente quando preparo i demo, questo perché non posso andare fino in America per essere in studio con lui ed è quindi il modo più efficace per spiegare esattamente cosa ho in mente. Metto molto lavoro e cura nella realizzazione di questi demo, perché ogni cantante lavora nel proprio paese e non è facile capirsi altrimenti.

Non deve essere agevole gestire una situazione come questa. Come ci riesci?

Chiaramente è sempre un po’ “rischioso” lavorare a distanza, ma ha funzionato sempre molto bene con il metodo che ti ho descritto Anche perché ho sempre lavorato con cantanti eccezionali che sanno esattamente cosa devono fare. Certo se mandassi loro un demo scadente sarebbe tutto più complicato e dovrei probabilmente andare con loro in studio per affiancarli, ma così, ti dico la verità, sono sempre stato soddisfatto del risultato. Non ho mai dovuto chiedere a qualcuno di ricantare il brano perché non mi piaceva com’era venuto.

Tornando a parlare del disco, non credo sia possibile dire che in questo lavoro ci sono canzoni deboli, ma te ne cito tre che mi sono invece particolarmente piaciute. Mi puoi dire qualcosa in più su queste? La prima è “Out Of The Dark”…

Ok. Non so se lo sai, ma io e Jacob (Samuels) suonavamo insieme in una band quindici anni fa chiamata Midnight Sun, dopoché lui si è dedicato alla sua band, The Poodles, ma io sono sempre stato un grande fan della sua voce. Ha una timbrica davvero particolare e può urlare come un disperato, ma anche essere più… non direi melodico perché non è il termine adatto… ma comunque modulare la propria voce con uno stile tutto suo. Erano insomma parecchi anni che volevo fare qualcosa con lui e anche se mi piacciono molto The Poodles volevo fargli cantare qualcosa di più duro. Non so se si può definire power metal, ma resta una delle canzoni più hard del disco e con il range incredibile che possiede Jacob potevo anche sparare le melodie su note altissime senza nessun problema…

La seconda è “When The Sky Falls”…

Questa è una delle canzoni che ascolto di più anch’io dal disco. Tony Martin ha cambiato qualcosa rispetto alla mia prima stesura. Ha riscritto alcune parti del testo e parte della melodia nei cori, mettendoci qualcosa del suo stile inimitabile. E sono stato molto contento del risultato, perché innanzitutto lui è inglese e quindi conosce molto meglio di me la lingua, e poi perché sono un fan sfegatato di dischi dei Sabbath su cui canta lui.

L’ultima è “Another Life”…

Volevo fare ancora qualcosa insieme a Rick Altzi, perché mi piace molto al sua voce e può cantare in modo molto aggressivo. L’introduzione del pezzo suona molto folk, molto irish… era qualcosa che volevo provare da anni. Per poi trasformarsi in una song con un gusto melodico nel coro che mi rimanda a qualcosa in stile vagament Nightwish nell’arrangiamento. Non ero sicuro che funzionasse così bene quando ho scritto il pezzo, ma alla fine sono molto soddisfatto del risultato. Sono contento sia piaciuta anche a te!

Parlando più in generale della tua carriera, sei uno dei pochi musicisti che ha lavorato così tanto come professionista in questo ambiente. Partecipando a molto progetti e collaborando con molte band diverse. Mi chiedevo, cosa ti ricordi dei tuoi primi passo in questo mondo del music business e quale consiglio ti sentiresti di dare ad un giovane musicista che volesse seguire una carriera come la tua?

L’errore che ho fatto quando ho cominciato è stato quello di pensare che se fossi diventato estremamente bravo con il mio strumento, se fossi stato il migliore come chitarrista, sarebbe andato tutto per il meglio. Ma la strada giusta è quella invece di trovare una buona band e avere belle canzoni. Di certo è una cosa buona saper suonare bene la chitarra, ma non è la cosa più importante. Se non sai scrivere canzoni e non sei in una band valida… tutto si vanifica. Ci sono una tonnellata di chitarristi bravissimi di cui nessuno a sentito parlare. Sai perché? Perché non suonano in una band interessante. Se potessi ricominciare da capo mi concentrerei molto di più fin da subito sul songwriting. Detto ciò, suonare veloce mi piace un sacco! (ride,nda) Ma non credo che sarei stato chiamato per tutti questi lavori nel corso degli anni se ad un certo punto non avessi deciso di concentrarmi soprattutto sulla scrittura delle canzoni. Se fossi stato solo un buon chitarrista non sarei dove sono adesso.

Che poi è più o meno la stessa cosa che mi hanno detto alcuni tuoi colleghi, come Joel Hoekstra o Dario Mollo. Se non hai le canzoni non puoi arrivare a nulla di buona, per quanto tu sia bravo sul tuo strumento.

Certo. Tu puoi avere le migliori chitarre del mondo, ma se le metti a suonare una canzone terribile… nessuno le vorrà sentire. Potresti invece avere una bella canzone, con un assolo terribile… e alla maggior parte della gente la cosa non interesserebbe minimamente. E te lo dice un chitarrista!

Pensi che ci sarà modo di vedere il progetto Free Fall dal vivo da qualche parte in Europa? Magari proprio al Frontiers Festival del prossimo anno.

Se questa cosa dovesse succedere devo ancora capire chi potrebbe essere il cantante. Perché ovviamente non posso portare tutti quanti… e per metter in programma la cosa non credo sarebbe sensato fare un solo un festival, ma almeno un paio di eventi o più. E questo potrà accadere solo se il disco vende bene e riceviamo qualche buona offerta. Ovviamente non sono contro all’idea, ma è complicato. Se prendi ad esempio il progetto Allen/Lande, abbiamo ricevuto offerte ottime per i grandi festival, anche per fare da headliner, ma è stato impossibile mettere insieme gli impegni di tutti con le rispettive band. Non è facile insomma, ma comunque mi piacerebbe!

Parlando dei progetti in cui sei coinvolto… so che il nuovo disco dei Primal Fear uscirà a gennaio… puoi anticiparci già qualcosa?

Sono tornato proprio ieri dalla Germania. Abbiamo girato due video promozionali per il disco… se hai ascoltato “Delivering The Black”, questo nuovo disco segue la scia perfettamente. Quasi fosse il secondo capitolo dello stesso album. Lo stile è quello e il sound ancora migliore, ma sempre simile, mixato sempre da Jakob (Hansen). Penso che ogni album che facciamo sia meglio del precedente, perché impariamo a conoscerci meglio e lavoriamo con più efficacia sulle singole canzoni. Ma non abbiamo intenzione di cambiare nulla nello stile e nel suono della band.

Ho letto che ci sarà un ritorno anche degli Strabreaker. Cosa mi puoi dire invece di questo futuro comeback?

A dire il vero sta andando tutto un po’ più lento di quanto avessi progettato! Perché Tony (Harnell, il cantante) è ora negli Skid Row ed è molto impegnato perché loro suonano tutte le settimane. Ho cominciato però a scrivere la canzoni e lui ha scritto le liriche, abbiamo condiviso musica e melodie, quindi al momento sto giusto aspettando che lui abbia la disponibilità di tempo per completare il lavoro ed incidere il disco. Credo però ci vorrà un po’ di tempo, spero di riuscire a metterci mano per la primavera e fare uscire il disco prima dell’estate.

Sai già dirmi chi farà parte della band?

A dire il vero non abbiamo ancora parlato molto della cosa al momento. Siamo fermi alla composizione delle canzoni… quando avremmo le canzoni, faremo il resto. Al momento non la definirei proriamente una band, ma più un progetto.

Ok, Magnus. Queste era la mia ultima domanda. Vuoi aggiungere qualcosa per tutti quelli che ti seguono on Italia?

Certo! Voglio ringraziare tutti quelli che mi vogliono bene, vi amo molto anch’io e spero che il disco nuovo piaccia a voi quanto è piaciuto a me registrarlo! E spero che in qualche modo quello ho scritto e pensato per questo nuovo lavoro, possa trovare la strada per raggiungervi, anche in Italia!

Conduzione: Tommaso Dainese

Domande e Traduzione: Riccardo Manazza

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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