Merendine Atomiche: Intervista a Luca Cerardi

Per prima cosa ti invito a presentare ai nostri lettori i Merendine Atomiche, soffermandoti su quelle che ritieni essere le fasi più salienti della vostra carriera.

“I Merendine Atomiche nascono nel 1995 da un insieme di cinque compagni di classe delle scuole superiori. Nei primi cinque anni abbiamo avuto diverse difficoltà dovute alla costruzione di una line up solida. In questo periodo abbiamo registrato un primo demo tape nel 1997 e un tributo ai Metallica nel 1999. Dal 2000 la line up si è stabilizzata e siamo riusciti finalmente a concentrarci sulla nostra musica, facendo tesoro delle esperienze dei cinque anni precedenti sia live, sia musicali, che personali. Da qui è iniziata una seconda fase, quella più profonda e dedicata alla nostra voglia di suonare. E’ di questo anno il primo miniCD ‘The Holy Metal’ registrato ai No Brain Studios di Venezia con cinque canzoni thrash melodic metal. Un CD che ci ha permesso di essere conosciuti in Italia e all’estero. Alcune canzoni di questo mini album sono state inserite in diverse compilation e ci hanno fatto partecipare all’enciclopedia del Thrash Metal con la canzone ‘Mental Agony’. Con questo abbiamo fatto tre tour in tutta Italia suonando moltissimo. L’esperienza guadagnata e gli ottimi riscontri ci hanno portato nel 2002 a registrare il primo full lenght album ‘Walk Across Fire’ ai Sunlight Studios di Stoccolma in Svezia, assieme al producer Tomas Sokgsberg. Un disco di otto canzoni in stile thrash metal con venature hard rock. Hanno partecipato come ospiti Jeff Waters e Anders Lundemark con alcuni assoli e parti vocali. Il CD è uscito nel 2003 e i responsi sono stati molto positivi ancora un volta. In quel periodo siamo riusciti a firmare con la Promotion Agency per le radio americane Skatebmkt di New York che ci ha permesso, per la prima volta, di portare la musica in Usa e di avere delle ottime soddisfazioni. Il CD messo in radio nel settembre del 2003 è stato al secondo posto dei più richiesti con la canzone ‘Blood For Glory’ dietro ai Sepultura e, dopo l’entrata nella chart dell’heavy , siamo riusciti a salire fino al 37° posto. Il fatto di non avere alcun supporto di label dietro ha fatto si che molti magazines ci contattassero per delle interviste e a gennaio del 2004 siamo stati invitati a partecipare al Metal Meltdown Festival a New York. Nel frattempo avevamo già accumulato esperienze all’estero e molti show in Italia. La possibilità finalmente di suonare in Usa era il coronamento di un sogno, soprattutto dopo la notizia che avremmo suonato con Testament e Obituary. Tornati dagli Usa abbiamo voluto concentrarci solo sulla musica. Nei precedenti anni i live shows erano stati per noi il primo punto, ma adesso avevamo capito che dovevamo lavorare molto di più sul songwriting. Per questo ci siamo chiusi in casa a produrre il nuovo disco. Ad agosto del 2005 siamo entrati ai New Sin Studios di Loria (TV) assieme a Jack Frost come producer e abbiamo dato vita a ‘Raw’, un disco di 11 canzoni thrash metal con parti hardcore , hard rock e con alcune linee melodiche. A marzo di quest’anno abbiamo firmato per la Mausoleum, avendo per la prima volta la possibilità di vedere il disco distribuito in maniera efficace in Europa e Usa. Allo stesso tempo abbiamo firmato diversi contratti di promozione negli States con la Chipster Inc. e di nuovo con la Skatembkt che ci permetterà di avere pubblicità negli States per cinque mesi. Recente è anche l’accordo di endorsment con la D’Addario e Evans Drums che segue quello con la Vic Firth. Insomma un processo lungo che dura da 11 anni e che spero possa continuare, perché questo è il nostro sogno che, anche se quasi impossibile, continua a darci molte soddisfazioni, nonostante molte avversità.”

Una domanda che ti avranno fatto centinaia di volte, ma che ritengo abbastanza curiosa: quale significato si cela dietro a un moniker tanto fantasioso e forse inaspettato per un gruppo metal?

“Sì, in effetti è la domanda n.2 per eccellenza! Il nome è nato nel 1996 Avevamo perso un anno per trovare un nome adeguato, ma qualsiasi parola richiamava qualcos’altro. Alla fine abbiamo pensato di usare un nome in italiano perché, comunque, avremmo dovuto cantare in inglese e quindi avevamo deciso di mantenere le nostre radici almeno nel nome un po’ in stile Sepultura che ai tempi erano ovunque. Alla fine è capitato questo perché il significato ci rappresentava. Merendine ci ricorda l’infanzia e quindi una cosa dolce, atomiche, invece, ci rimanda a qualcosa di potente e di esplosivo. Il connubio ci intrigava perché ci rappresentava. Noi, al tempo ancora dei “bambini” che seguivano un sogno e che volevano diventare grandi, volevamo farcela anche al di là delle difficoltà del territorio in cui siamo nati e cresciuti, del paese musicalmente arretrato e con poca cultura in questo settore, dei pregiudizi e delle difficoltà dell’ambiente (che avremmo scoperto dopo). In più era simpatico, non rappresentava un messaggio negativo e faceva ridere, ma allo stesso tempo era facile da ricordare. Diverse cose che ci hanno convinto ad adottarlo come nome. Col tempo sono piovute critiche di ogni tipo (solo in Italia) e questo ha rafforzato l’attaccamento al moniker. Non ci siamo mai spiegati perché Beatles o Rolling Stones (ma ce ne sono tanti altri di esempi) vanno bene e il nostro no…Il suo significato che resiste tutt’oggi era ancora più vero proprio nella “battaglia” verso il suo “riconoscimento” . Cambiare nome avrebbe significato gettare la spugna su uno dei principi base della band e quindi più è stato attaccato e più si è rinforzato. Insomma è nato per gioco, da cinque ragazzini con dei “sogni” e con un significato ben preciso. Ora siamo molto cresciuti, ma lo spirito resta e secondo noi, ci rappresenta ancora di più.”

Parliamo di ‘Raw’, il nuovo studio album. A mio avviso il disco segna un sentito distacco dal thrash classico per abbracciare sonorità più moderne, un po’ alla Pantera se vogliamo. Non mancano inoltre dei momenti squisitamente “rock” e scanzonati, per esempio la divertentissima ‘Roads And Beers’. Tu cosa ne pensi e come presenteresti l’album?

“Verissimo. Quello che dici non fa una grinza. Però la scelta non è stata decisa a tavolino. Anche questa volta, quando ci siamo seduti per la prima volta per produrre il nuovo disco non abbiamo deciso cosa suonare. Avevamo deciso come produrlo a livello di suono, di potenza, di qualità e di come avremmo dovuto seguire i vari passi della produzione e post produzione, ma non avevamo pianificato il “genere”. Ognuno è sempre stato libero di portare quello che voleva e poi tutta la band avrebbe deciso se andava bene o meno. Il risultato è stato questo: ‘Raw’. Guardandolo da concluso in effetti c’è meno thrash classico e questo forse è dovuto al fatto che ne abbiamo suonato abbastanza su ‘The Holy Metal’ o su ‘Walk Across Fire’. Si cerca sempre di fare qualche cosa di diverso o di variegato rispetto al disco prima, quindi probabilmente questo ha influito nelle sonorità e sulla pesantezza del disco. Sicuramente i Pantera, poi, sono sempre stati un “mito” per noi, anche se non abbiamo mai cercato di riprodurre nulla, ma sempre e solo qualcosa di nostro. Il fattore “rock” invece è dovuto alla mano della chitarra ritmica di Luca Securo. Le sue esperienze pre Merendine Atomiche sono sempre state in band hard rock e le sue influenze sono chiare. Il suo stile si allontana dal thrash classico e si avvicina più appunto all’hard rock che evolve nel metal come Pantera o band con giri molto pesanti e non veloci, alla BLS o recenti band hardcore. Il suo stile, ha influenzato molte canzoni e sicuramente ha rappresentato un passo avanti che tutti hanno apprezzato. Pensiamo non solo a ‘Roads And Beers’ ma anche a ‘We Dind’t Know’ squisitamente più hard rock che metal. In mezzo a questi pezzi penso si possa ritrovare un’ampia gamma di sonorità. Oltre al thrash classico di ‘Shake For Me’o alle canzoni hard rock citate sopra possiamo trovare pezzi più hardcore come ‘Breathe The Big Apple’ o la title track ‘Raw’ per passare a un thrash melodico come ‘I Want To Be A Man’ o a un mix di percussioni, acustiche e hardcore di ‘Peace Means War?’ fino alla ballad ‘Ocean’s Shadows’ o alla Pantera style ‘In The Cage’ fino alla “scandinava” ‘Zero Degrees’. Ci sono molte cose all’interno di ‘Raw’, ma l’intento era quello di suonare ciò che ci veniva e al meglio, producendolo al massimo livello possibile e soprattutto, dando la possibilità all’ascoltatore di poter godere di un album che dalla prima all’ultima canzone presentasse buona musica. Una delle pecche di molte band è che dopo quattro canzoni sai già come finisce il disco. Noi abbiamo tentato di dare qualcosa di nuovo ad ogni pezzo in modo da incuriosire chi ascolta. A mio avviso ci siamo riusciti. Speriamo che venga, ora, apprezzato anche dalla gente.”

La registrazione e la produzione dell’album vedono la partecipazione di Luigi Stefanini, patron dei celebri New Sin Studios e di Jack Frost. Come avete vissuto questa esperienza?

“Benissimo. All’inizio è stata un po’ dura. L’esperienza in studio precedente non è stata così professionale come in questo caso. Questo ci ha creato un po’ di tensione e paura i primi giorni, ma poi ci ha fatto rendere conto che stavamo lavorando come non mai, stavamo imparando e creando qualcosa di veramente ben fatto. Una volta capito questo, la registrazione è stata una collaborazione straordinaria in cui abbiamo veramente imparato molto, ci siamo divertiti e siamo stati veramente bene. Il rapporto con Luigi è stato ottimo e Jack direi che ha dato quel tocco in più che ci sarebbe sicuramente mancato. La sintonia inoltre, tra Frost e Stefanini ha fatto sì che tutti lavorassimo al massimo e che il prodotto sia oggi di qualità, ciò che era il primo obiettivo della band. Andare oltre alla produzione di ‘Walk Across Fire’ e tentare di avere un disco veramente professionale. Tutti hanno messo del loro e per questo ringrazio la band , Luigi e Jack.”

Come mai la scelta è ricaduta su di un titolo così semplice e diretto come ‘Raw’?

“Perché già ci “rompevano le balle” per il nome lungo e per i nomi degli album lunghi come ‘Walk Across Fire’ e quindi abbiamo pescato dal mazzo! NO, SCHERZO, eh,eh!

Quand’eravamo negli Stati Uniti ci siamo divertiti molto sia a New York, sia nel New Jersey che a Boston però poi ci siamo presi un po’di pausa in Canada, dove vive parte della mia famiglia. A Montreal ci siamo rilassati e una mattina di un gelidissimo marzo siamo stati invitati a mangiare in un posto fuori città dove ci hanno presentato wurstel, frittata di cipolle, bistecche e succo d’acero alle 11 di mattina. Ora, la prima idea era quella di vomitare lì e sognavamo il cappuccio con la mitica merendina, ma potevamo rifiutare le usanze canadesi? No di certo e così Zanda, il nostro cantante, ha fatto fuori tutto bevendosi dietro oltre due litri di birra. Talmente ha mangiato che chi era li con noi ci ha battezzato “raw bad boys”. Appena sentito ci siamo guardati e abbiamo deciso di tenerlo come nome per il disco che sarebbe venuto. Arrivati a casa abbiamo optato per ‘Raw’ perché “bad boys” è stato abusato e usato in molte occasioni. Senza alcuna possibilità di cambiamento il titolo del disco era quello.”

Luca, tu sei il principale autore delle liriche dell’album. Ci vuoi illustrare il loro contenuto?

“Questa volta abbiamo scelto di scrivere più di cose tranquille che non di temi seri come in ‘Walk Across Fire’ o ‘The Holy Metal’ anche se non abbiamo mancato di mettercene dentro qualcun altro. Ma per com’era nato il disco, soprattutto in Usa, abbiamo cercato stavolta di riproporre nelle liriche le nostre esperienze di vita che ci hanno reso felici o che ci danno dei ricordi forti. ‘In The Cage’ parla di quando eravamo costretti a stare chiusi in casa in Canada perché fuori c’erano 30 gradi sottozero e abbiamo perso ore della nostra vita a giocare a carte; ‘Roads And Beers’ è un testo scanzonato sulle nostre avventure on the road che penso possa riguardare tutti i musicisti e i fan che ascoltano heavy metal; ‘Raw’ parla appunto di come siamo, da dove veniamo, di come ci piace essere; ‘Peace Means War?’ è una canzone scritta molti anni fa e che segue la scia di ‘War Or Peace’ di ‘The Holy Metal’. È un testo serio in cui la domanda che pongo si basa su un testo letto all’università in cui durante la dittatura nazista alcuni cercavano di ottenere il cambiamento di regime attraverso la “pace”. La mia domanda è se seguire il pacifismo in certe situazioni non sia come accettare la dittatura e se reagire, certe volte, non sia doveroso. Mi immaginavo la seconda guerra mondiale vinta dai nazisti e come oggi sarebbe casa nostra se ciò fosse avvenuto, quindi mi chiedevo questo (sottolineerei che non c’entra nulla con i fatti contemporanei…che non si usino le mie parole per polemiche inutili. Si basa tutto su un libro sulla seconda guerra mondiale). La risposta ognuno se la darà da solo. Io non do risposte, ma pongo il quesito.

‘I Want To Be A Man’ mi riporta in Canada dove ho rivisto mio cugino, che alla mia età è già papà di due splendidi bambini. Vedere lui così, preso dalla sua famiglia mi ha dato enorme gioia. Mi ha fatto un po’ riflettere e mi ha portato a scrivere questo testo. Un risultato lo ho già ottenuto perché a novembre mi sono sposato! ‘Ocean’s Shadows’, essendo la ballad, parla di qualche cosa di serio e cioè della nostra generazione, della difficoltà del mondo d’oggi vissuto da diversi punti di vista in cui ognuno porta la sua croce. Non importa che un bambino nasca in Europa, Usa, Africa, Asia o altrove, ognuno di noi, a suo modo e in base al suo ambiente, vive delle angosce, delle paure, dei dolori…è una canzone dedicata alla nostra generazione e alle future perché non sarà facile per niente…

‘Zero Degrees’ ci riporta in Canada. È solo un omaggio al più maestoso freddo che abbia mai patito. ‘Breathe The Big Apple’ racconta della soddisfazione che tutti noi abbiamo provato il momento in cui siamo sbarcati a New York e abbiamo visto la statua della libertà. Un sogno si stava coronando. Mi ero sempre ripromesso, dal 1995, che non sarei mai entrato negli Stati Uniti se non da musicista. Nel 2001 quand’ero alla cascate del Niagara da turista, gli States li vedevo dall’altra parte del fiume, ma non ci sono andato. Volevo entrare in quel paese, la patria dell’Heavy da musicista a costo di non entrarci mai. L’aver coronato quel sogno, anche se fuggente, o anche se unico, è un’emozione che non dimenticherò mai. ‘We Didn’t Know’, essendo una hard rock song non può che non parlare di gnocca ragazzi! (si può scrivere? Si dai, non siamo metallari tutti?) E’ la storia di una ragazza che si è fatta 3/5 della band senza che nessuno dei tre lo sapesse. Tutti dicevano che era una brava e bella ragazza, sincera, buona…e invece…scoperto il tutto non poteva non esserle dedicata una canzone e “non lo sapevamo” era il titolo più azzeccato!

Si chiude con ‘Shake For Me’ con la gnocca ancora in primo piano. Sempre Canada e se al freddo non si fa niente, come scaldarsi se non in un bello strip bar alla “Pantera”? Grande esperienza ragazzi! Meritava una canzone per le risate e per il divertimento. 0,4 l invece è una mini ballad che ci piaceva mettere. Basta che ora non ci dicano che scriviamo delle “solite cose frivole” perché sugli altri album ci dicevano che eravamo troppi seri…ma, come al solito, scriverò e scriveremo ciò che più in quel momento ci verrà dal cuore…”

Il nuovo disco esce per Mausoleum Records, una label piuttosto celebre tra gli headbangers. Come siete entrati in contatto con l’etichetta e quali colleghi di scuderia considerate particolarmente validi?

“Nel momento in cui Jack Frost ha ascoltato la musica e la sua potenzialità ha scommesso che era impossibile che non avremmo trovato un’etichetta con cui uscire. Sapeva benissimo dei nostri trascorsi, delle batoste che avevamo subito, dei secoli passati on the road senza che nessuno ci degnasse di uno sguardo, nonostante tanti sforzi. Per cui noi abbiamo accettato, tanto cosa ci perdevamo? Niente ce lo avevamo già, quindi, al massimo, ci guadagnavamo una label. Alla fine ci ha proposto diverse case discografiche a cui sottoporre il disco e la Mausoleum è quella che ci è parsa migliore per proposta, idea, interesse verso la nostra musica (che per noi era fondamentale). L’accordo è arrivato dopo mesi di trattative con diverse label e con non pochi momenti in cui stavamo per vincere noi…Jack ha vinto visto che la label belga alla fine ci dava un’opportunità che non solo era buona, ma riusciva a soddisfare le nostre poche, ma fondamentali esigenze. Abbiamo perso la scommessa ma ne siamo felici…speriamo di perderne ancora se sono così!”

Apprendo dal vostro sito che per l’uscita di ‘Raw’ state puntando sul mercato discografico americano e canadese, mi vuoi parlare di questa scelta?

“Ne Abbiamo altre di scelte?

Non posso non far notare come qui in Italia tutto sia maledettamente difficile. Avere anche una semplice riposta è come trovare un ago nell’Oceano Atlantico. Nemmeno un “no” o un semplice “fate schifo, andate a cagare”. Non siamo nemmeno capaci di farci insultare. L’Italia quindi è meno favorita. Suonare poi è diventato sempre più difficile, l’Euro ha ammazzato tutti, le nuove regole hanno segato le gambe, l’incompetenza dei gestori abbonda e i “furbi” sguazzano… L’Europa ascolta generi, o ascoltava, totalmente differenti rispetto al nostro e non abbiamo mai avuto alcun supporto dalle labels. Oggi con Mausoleum le cose sono diverse e in Germania e Benelux le cose stanno nettamente migliorando. Abbiamo molta più esposizione e i risultati sono veramente ottimi, ma siamo all’inizio. Di recente so che Rock Hard Germania ci ha dato 7 e Legacy 10. Speriamo che ciò aiuti finalmente a far girare ancora di più il nome e a poter puntare alla grande anche lì.

Sì invece per gli Usa e Canada dove il thrash, l’hardcore, l’hard rock sono sempre stati ben saldi. Le possibilità in quei paesi sono enormi anche se la quantità di band è un milione di volte più alta e anche se prima ci sono sempre le band di casa (giustamente) e perché alla fine abbiamo trovato una persona che crede in noi, il nostro manager di New York che nel 2003, ascoltando ‘Walk Across Fire’ ha visto qualche cosa di “importante” nel nostro gruppo e ha iniziato a supportarci negli States. La promozione radiofonica, lo show a New York, le interviste nei magazine, l’aiuto nello sponsorizzare la band e ora il contratto con la Chip Inc, o gli endorsment arrivati portano il marchio della nostra musica, degli anni di sacrifici e della capacità di un manager che sa fare il suo lavoro e che ha finalmente creduto in noi per ciò che siamo, prima come persone e poi per la musica che produciamo, semplicemente ha accettato di ascoltarci.

Una persona che non ci ha mai detto una bugia, ci ha spiegato sempre a cosa possiamo puntare e a cosa no, che ci sa dire “no”, “non va bene”, o “sì, andate avanti così”, che non promette nulla ma che ti sa consigliare la cosa più adeguata e se è il caso ti stronca. Un appoggio importante, l’unico trovato in questi 11 anni di attività. E trovare un amico in questo campo non è cosa da poco. La musica, poi, non è un fattore secondario. Già con ‘Walk Across Fire’ avevamo avuto degli ottimi responsi e con ‘Raw’ stanno arrivando in questi giorni e i giudizi sono super positivi.

Per cui non posso dire altro che siano gli States il futuro. Non mi dispiacerebbe fosse casa mia, l’Italia, ma per ora non lo posso dire, ma non perché io sia l’esterofilo di turno che vuole fare il figo con l’America, ma perché da musicista non ho altre chance oggi che andare fuori.

E’ già molto che finalmente con la Mausoleum il nostro disco sia reperibile nei negozi in Italia. Questo è un enorme passo avanti, ma sempre fatto tramite stranieri.

Io sono il primo a essere pro Italia, infatti non penso ci sia gruppo metal che abbia subito più critiche per un nome italiano e non metal (lo dicono loro) come Merendine Atomiche.

Ma se l’Italia non vuole, io non posso piangere e andare dalla mamma, mi posso solo rimboccare le maniche e andarmene come fanno in tanti in svariati settori della vita lavorativa. Un giorno saremo ascoltati anche qui? Non lo so, ci proviamo costantemente e non posso che ringraziare i giornalisti che ci danno voce, come voi di Metallus. Non tutti infatti sono uguali e ci sono anche tanti ragazzi che in questi anni ci hanno seguito in tutto il Paese e che lo fanno ancora e che mi chiedono perché non suoniamo qua, là, su e giù perché di qua e perché di là…e che ne so!

Noi ce la stiamo mettendo tutta da 11 anni in Italia in primis e all’estero per quello che possiamo. Ovvio che il paese che ti accoglie meglio diventa la tua nuova casa, cosa bisogna fare?

Spero che un giorno potrò dire che non c’è solo la speranza che vada benissimo in Usa e Canada ma anche in Europa ma soprattutto a casa mia e con la mia gente, l’Italia.”

Ci vuoi parlare degli impegni on-stage che interesseranno la band nei mesi estivi? A questo proposito sarei anche curioso di sapere qualcosa in più sulle vostre esperienze live, visto che avete suonato insieme a nomi di tutto rispetto, tra cui Testament, Obituary e Raven, solo per citarne alcuni.

“Niente di spettacolare, ma ci serve per promuovere ‘Raw’.

Spendendo 18 mesi per la musica abbiamo perso di vista i live show, (il contrario di quello che avevamo fatto per i 9 anni precedenti) ed ora stiamo cercando di rifarci un po’ promuovendo il disco. Il mese di Luglio verrà speso in più palchi possibili del Veneto, poi un po’ di pausa ad Agosto e poi ricominceremo con un buon Settembre tra open air e primi locali ma sempre in Veneto. L’obiettivo è quello di tornare fuori, girare il paese, infatti stiamo cercando un tour manager o un management che si occupi dell’organizzazione delle date in Italia. Io me ne sono occupato assieme alla mia Legion Of Doom per dieci anni, ma adesso siamo veramente super impegnati nella produzione di musica e di pianificazione del futuro. Ci serve qualcuno che ci aiuti e quindi approfitto di questa intervista per vedere se riusciamo a trovare un tour manager o un management che ci dia una mano per i prossimi mesi. Ovvio che se non troveremo qualcuno entro settembre di certo non lasceremo perdere e riprenderemo in mano la situazione in qualche maniera, ma vogliamo vedere se c’è qualcuno che ci può aiutare. Fatevi avanti, l’ e-mail è info@merendineatomiche.com Stiamo cercando anche di organizzare un tour in Europa per ottobre con la Headbanging Agency, ma non so quanto facile sarà organizzarlo. Speriamo vada in porto così da poter vivere anche questa esperienza. Per gli Usa siamo in attesa. Anche qui le condizioni devono essere al meglio, soprattutto quelle economiche per cui intanto suoniamo in casa e speriamo che il CD venga pubblicizzato al meglio e che la gente lo apprezzi e poi, se riusciremo, torneremo ovunque on the road, anche perché ci manca un po’ di “roads and beers”!

Per le band con cui abbiamo suonato posso solo dire che è stato tutto meraviglioso. Sembrava di suonare con gli amici di sempre. Eravamo intimoriti all’inizio e impauriti anche a chiedere l’autografo invece, poi, ci siamo accorti che erano persone straordinarie. Alcuni ricordi che ho è di Peterson dei Testament con cui ho chiacchierato, mi ha abbracciato e fatto foto senza alcun problema. Joe Comeau che ci ha raccontato mezza sua vita, che ha parenti di Bari, una ex di Milano e ci parlava in barese. Oppure Metal Mike che gentilmente ha prestato la sua chitarra a David, il nostro chitarrista, perché si era rotta proprio il giorno del concerto e lui ci ha aiutato così…questi sono solo alcune delle persone con cui ci siamo divertiti. Tutti ci chiedevano che cacchio facevamo li, a migliaia di KM di distanza e tutti sapevano che eravamo italiani e venivano lì a parlare e a scherzare. Questa è stata la cosa che più ci ha sorpreso. Un ambiente rilassato e amichevole e poi nota che sdrammatizza ‘ste interviste…ma l’avete vista la fidanzata di Bostaph…mamma mia!!”

Per noi di Metallus è tutto! Grazie per l’intervista, concludi dando ai nostri lettori un buon motivo per non lasciarsi sfuggire ‘Raw’!

“Beh, grazie intanto per la possibilità di parlare. Poi volevo salutare tutti i fan che ci hanno supportato in questi anni e che abbiamo conosciuto in giro per l’Italia. Non posso non ricordare, per citarne uno, ma vale per tutti, quel ragazzo che veniva sempre a vederci nelle zone di Pavia, Pragone, un grande! Loro sono sempre stati la nostra forza e la nostra ispirazione, i ragazzi come noi amanti della musica. Per quel che riguarda ‘Raw’ posso dire che è un ottimo disco, variegato che non dovrebbe stancare perché ricco di spunti ad ogni pezzo. Un disco “godibile” rafforzato da una grande e potente produzione che assicura qualità al tutto, prodotto da gente di indubbio valore come Luigi Stefanini e Jack Frost, che sta ricevendo grandi recensioni e suonato da una band rompi coglioni con un nome di merda, ma che si dà da fare da 11 anni perché crede nella nostra musica e nostra intendo di tutti, di quella che ci fa sobbalzare, di quella che ci dà energia, gioia, felicità, che ci scarica nei momenti di tensione, che ci coccola nei momenti di dolore, che ci fa da soundtrack nella nostra vita sfuggente. Penso sia un buon mix da acquistare visto che lo si può trovare in negozio. Chissà quando avremo di nuovo questa possibilità!! Andateeeee! Eh, eh, eh, e se passate per Cittadella scriveteci: birra e cibo (anche gnocca se la troviamo!! Ah, ah, ah!) in puro stile ‘Raw’…tranquilli niente frittata alle 11 di mattina!”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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