LT’s Rhapsody: “The Atmos Experience” – Intervista a Luca Turilli

I Rhapsody sono sempre stati, nelle loro diverse evoluzioni, dei pionieri. Piaccia o non piaccia, difficilmente la band negli anni si è seduta sugli allori. E ancora una volta la band di Luca Turilli compie un nuovo passo in avanti, segnando di fatto anche un momento storico nel mondo della musica. Per la prima un album nella sua interezza viene remixato in formato Dolby Atmos, l’evoluzione di quello che conosciamo come Dolby Sourround. Parliamo di “Prometheus“, ultimo studio album della band. Viene quindi ripubblicato in questa nuova edizione a cui si accompagna un doppio live album dal titolo di “Cinematic And Live“, che raccoglie 5 anni di tour con classici delle varie ere dei Rhapsody, insieme a qualche chicca dalla discografia solista del chitarrista compositore. Abbiamo parlato di questo e dell’ormai nota farewell reunion con Fabio Lione.

Ciao Luca, ben ritrovato su Metallus.it. Siamo qui per parlare di questa nuova super edizione di “Prometheus”, ultimo album dei Luca Turilli’s Rhapsody. Puoi introdurci questa nuova release dell’album in formato Dolby Atmos?

Certamente. Parto col dirti che per me, a livello personale, questo è uno dei due momenti più importanti della mia carriera; l’altro fu la partecipazione di Christopher Lee con i Rhapsody. E’ un evento speciale e storico. Per me è stato come vincere la lotteria. Il Dolby Atmos è l’evoluzione del Dolby Sourround. E’ un modo per vivere l’esperienza tridimensionalmente; è un’esperienza incredibile che completa quello che ad esempio stiamo vedendo molto nel mondo dei videogiochi con Oculus e realtà aumentata e virtuale. Questo formato rappresenta il futuro dell’audio, che sta arrivando in tutti i cinema; anche in Italia iniziano ad esserci le prime sale attrezzate in questo senso. Ci sono tra l’altro anche le cuffie in lavorazione, pensate per l’intrattenimento a 360°. Il Dolby Atmos viene presentato ora in tutte le fiere internazionali tramite proprio la musica del nostro album Prometheus. E’ stato comunque un bel colpo di fortuna. E’ merito di Chris Heil, famoso produttore che ha lavorato con Bryan Adams, Scorpions e tanti altri.

Era agli MSM Studio di Monaco di Baviera e per caso ha sentito uno dei nostri brani, mentre stava lavorando con Dolby su altri progetti. L’album era in fase di mastering e Chris si è incuriosito ed è rimasto colpito dall’unione di rock e componenti orchestrali. A quel punto ha chiamato i suoi colleghi di Dolby e Yamaha e gli ha proposto uno dei nostri brani, “King Salomon and the 72 names of God”. Insieme hanno deciso di fare un esperimento e provare a remixarla in questo nuovo formato Dolby Atmos. Il risultato è stato fantastico a tal punto da decidere di ri-lavorare l’intero album e rendere Prometheus l’album rappresentativo di questa nuova tecnologia. In realtà avevano già lavorato su questa tecnologia con artisti come Metallica, Roger Waters e altri, ma mai a livello di album completo.

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Ma quando hai sentito per la prima volta l’album in questa versione, qual è stata la tua prima impressione?

C’è stato un lavoro incredibile. Neanche Chris si aspettava un lavoro tale. Da un progetto di tre settimane si è arrivati a oltre due mesi, con cifre importanti. Cinque settimane fa sono andato in questi studi e ho ascoltato questa versione per la prima volta. Considera che Chris non conosceva la musica dei Rhapsody, non conosceva il genere ma ne ha tratto il massimo. Ascoltando l’album in questa stanza attrezzato ai massimi livelli, è stata un’esperienza trascendentale perchè ho riscoperto sotto un altro aspetto l’album. Ho riscoperto ad esempio degli strumenti di cui non mi ricordavo l’esistenza. Nello stereo mix, causa i compromessi necessari che si devono fare, alla fine si perde sempre qualcosa. Ci si perde spesso tanto tempo perchè è difficile far sentire tutto, nel nostro caso a maggior ragione. Con Dolby Atmos questo problema è eliminato e addirittura puoi creare il tuo mix ad hoc mentre ascolti l’album! Avendo tanti speaker disposti i diversi punti, puoi camminare nella stanza e ti posizioni in diversi punti sentendo cose diverse. Nel nostro caso ad esempio, abbiamo la band davanti e l’orchestra dietro. Considera che per l’utilizzo a casa, la configurazione minima è quella del 5.1 a cui si aggiungono altri 4 speaker. Praticamente un 5.1.4 con due casse fronte e due retro che sparano o dall’alto verso il basso o viceversa. Ovviamente è godibile anche su un 5.1 ma… non diciamolo a Chris ahahah.

Insieme al remix in Dolby Atmos, c’è anche un vero e proprio live album “Cinematic And Live”. Ci sono un sacco di brani ma vorrei che mi spiegassi dove, come e quando sono stati registrati.

Ci tengo a dire che non è un bonus rispetto all’album in Atmos. Abbiamo voluto creare un prodotto veramente completo. Ci tenevamo tantissimo perchè non è solo il priomo live di questa incarnazione dei Rhapsody, ma lo reputo il primo live della mia intera carriera. Abbiamo rilasciato con i Rhapsody Of Fire “Live In Canada” ma era qualcosa di diverso, con pochi pezzi, numerosi spezzoni di documentari. Questo è invece un live vero e proprio, dove suoniamo il 90% dei pezzi che abbiamo proposto dal 2011 ad oggi. Abbiamo registrato sempre tutto, ogni concerto. Per cui avevamo tutte le registrazioni sia del tour del primo album che di Prometheus che conta da solo oltre 100 date. A quel punto abbiamo pensato che non tutti potessero godere dell’ascolto del Dolby Atmos e quindi abbiamo deciso con Nuclear Blast di creare un insieme che già solo per il live valesse l’acquisto. Il live è missato in analogico, quindi con un sound molto caldo. Pensa che addirittura molti mi hanno detto che le canzoni dell’ultimo album suonano meglio in sede live che non sul disco. Sono veramente contento. Ci sono dei vecchi classici ma comunque riarrangiati, poi in alcune occasioni abbiamo avuto un soprano e un tenore sul palco con noi, insieme ovviamente ai nuovi brani e ad alcuni estratti della mia discografia solista.


Volevo proprio arrivare a questo punto importante. Ci sono delle chicche non da poco, cos’hai provato a riproporre certi pezzi?

E’ stato fantastico anche perchè li ho modificati e riarrangiati. Ho sempre amato quando band e musicisti dal vivo cambiano un po’ gli assolo o alcune parti; mi ricordo i primi Dream Theater o Malmsteen dell’epoca d’oro. Ho voluto riproporre quindi dei vecchi pezzi ma in una nuova veste. Anche canzoni come Demonheart è incredibile come, a mio parere, suoni molto moderna in sede live; è un brano che avrei potuto comporre ora. Poi la cosa bella è che ci sono dei vecchi classici che non erano mai stati suonati dal vivo. Un esempio è Pride Of The Tyrant dei Rhapsody, una delle mie preferite in assoluto. Poterla proporre in oltre cento date è stato fantastico.


Vorrei chiudere con un paio di cose relative al prossimo tour Rhapsody Reunion con Fabio di nuovo alla voce. Ormai la cosa è stata annunciata e più o meno sappiamo i dettagli, andrei quindi più nello specifico sullo show. I fan si aspettano di ascoltare tanti brani che fondamentalmente non erano neanche mai stati eseguiti live, se non raramente. Come sarà strutturato lo show?

Dipenderà molto dalle durate dello show. Stiamo ricevendo molte richieste e ci saranno sicuramente concerti in grandi festival, ma anche in location più ridotte al chiuso. Di conseguenza la scaletta. Di base comunque avremo Symphony Of Enchanted Lands per intero ma vorremo unire insieme ai classici anche brani più rari, canzoni che non abbiamo mai proposto live. Sarà particolare. Per noi è il modo migliore per salutare Symphony. E’ il ventennale che vogliamo far coincidere con l’atto finale della band, almeno da parte mia, con un saluto a questo genere e sarà così anche per Fabio. Per cui è come chiudere il cerchio. Avevamo già chiuso i due cicli musicali e lirici con il decimo album a cui è seguito lo split con Alex. Molti si erano lamentati perchè non avevamo proposto un ultimo tour a seguito dell’album. Ora in occasione del ventennale sarà la giusta occasione. Il 2017 sarà perfetto, sarà un momento celebrativo e storico. Nessuna reunion tra 5-10-15 anni. Questo è un vero atto finale, dopodichè ognuno proseguirà con la propria musica e progetti, io con i Luca Turilli’s Rhapsody e altri importanti progetti che annuncerò a breve. Per me sarà di base un addio a un certo genere musicale che ha fatto parte a lungo della mia vita.

Grazie mille Luca, l’ultima parola la lascio a te!

Voglio veramente ringraziare i fan dei Rhapsody. Non faccio differenza, di qualsiasi formazione e versione di questa band. Abbiamo avuto la dimostrazione che facendo musica con il cuore e l’anima, il messaggio arriva alla gente. La gente ce l’ha sempre dimostrato, da 20 anni a questa parte. Tutto questo affetto è stato veramente emozionale. Ti ripaga di tutti gli anni investiti. Posso solo dire grazie, grazie, grazie. E’ stato un viaggio incredibile!

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tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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