L'intervista alla band

L’intervista alla band

Dark Horizon

Dimostrare carattere e convinzione, persistendo nei propri intenti nonostante tutto sembra girare per il senso inverso, sono qualità e che in pochi possono permettersi di mostrare con orgoglio. I Dark Horizon sono gente di questa pasta, gente che non si è mai arresa alle avversità, e che oggi può finalmente vedere il frutto del proprio lavoro concretizzarsi in un disco appena uscito sul mercato. Un uscita che rischia di essere scambiata per l’ennesimo tentativo di approfittarsi del momento magico del power sinfonico made in Italy; in realtà, anche se qualcuno sembra esserselo dimenticato, tutti coloro che hanno visto nascere la scena sanno come questa band abbia saputo anticipare i tempi e, se la sorte avesse concesso loro qualche riguardo, probabilmente oggi li troveremo a rivaleggiare con i nomi sulla bocca di tutti. Così non è, almeno per il momento, ma non è detto che già dal prossimo futuro le cose possano cambiare per il meglio. Abbiamo infatti di fronte un gruppo rinnovato negli elementi e nell’entusiasmo, che non ha nessuna intenzione di rinunciare al meritato ruolo di prime mover.

Allora, dopo innumerevoli travagli finalmente questo disco è uscito. Quali sono le vostre sensazioni a proposito?

(Alessandro-tastiera) Beh, siamo contenti che finalmente sia fuori! Tieni conto che il disco è stato registrato oltre due anni e mezzo fa negli studio del qui presente Daniele Mandelli(il chitarrista) e autoprodotto da noi. Doveva uscire inizialmente sotto marchio Underground

Symphony, ma quando ci è stato chiaro che questa cosa non sarebbe mai successa a causa degli innumerevoli ritardi cui andavano incontro i progetti dell’etichetta, ci siamo messi a cercare qualcun’altro che fosse interessato a stampare il disco. L’abbiamo trovato nella Northwind che ha creduto nel gruppo, sia per questo disco, sia per le prospettive che intravede in noi e nel nostro nuovo progetto… Rispetto a quello che doveva inizialmente uscire per Underground Symphony ci sono alcune differenze: il disco è stato completamente ricantato, sono stati aggiunti alcuni arrangiamenti ed è stata effettuata una rimasterizzazione nei New Sin Studio da parte di Luigi Stefanini. Cambiati anche copertina e titolo, insomma volevamo fare il possibile per dare un taglio netto con il passato e vedere tutto questo come un nuovo inizio. Alla fine l’obbiettivo di questo disco è quello di fare conoscere il nome della band in giro e ovviamente di soddisfare le aspettative di chi ha finalmente creduto in noi. Questo per dare una base al prossimo lavoro, che comunque sarà quello decisivo per capire dove potremo effettivamente arrivare.

Avete parlato di ‘progetto nuovo’ e tra l’altro avete cambiati molti elementi della band. Quanto rimane quindi oggi dei Dark Horizon che hanno inciso e composto i pezzi che possiamo sentire su ‘Son Of God’?

(Daniele) Anche se questi pezzi risalgono a quattro anni fa come composizione, non posso assolutamente dire che non li sentiamo più no stri. Anzi credo che per quelle che erano nelle nostre possibilità allora, essi siano rappresentativi al cento per cento dello spirito della band. Ovviamente dopo tutto questo tempo siamo cresciuti, sia come musicisti che come persone, ma non rinnego nulla di quello che c’è su ‘Son Of Gods’, fa ancora parte di me.

Parlando in concreto del disco. La vostra musica viene presentata come power-metal sinfonico tipicamente italiano. Vi riconoscete in questa definizione?

(Alessandro) Indubbiamente il genere che suoniamo è quello. Più che altro dispiace vedere come non ci venga riconosciuto di essere tra quelli che questa definizione hanno contribuito a plasmarla, visto che il nostro demo risale a prima dell’uscita dei Rhapsody, con tutto quello che ne è seguito. Sentirsi dire ‘che palle un’altra band italiana che fa power-sinfonico’, quando sei stato uno dei primi a farlo… ti fa uno strano effetto. Credo comunque che certe scelte ci caratterizzino a fondo, come la lunghezza dei brani, la struttura degli assoli ed una certa influenza prog-rock anni settanta non assimilabile al power classico. Purtroppo dopo l’ondata di band simili che c’è stata negli ultimi anni, la gente tende a notare più quello che abbiamo in comune con gli altri che le nostre prerogative tipiche. Dopo tre note uno pensa subito ‘ecco la solita roba’ e non ci da quella chance che invece sentiamo ancora di meritarci.

Dicevamo prima dei cambi di formazione che ci sono stati. Volete parlarci di questa situazione? Di come ci siete arrivati e delle prospettive che accompagnano i nuovi elementi?

(Daniele) Non è sicuramente stata una decisione. E’ successo e basta. Ad un certo punto si sono creati dei contrasti all’interno della band e chi è rimasto ha deciso di continuare comunque, arruolando altre persone. Tutto qui.

E cosa è cambiato da prima?

(Alessandro) Indubbiamente c’è più coinvolgimento da parte di tutti nella stesura dei brani, e poi si respira un’aria nuova, di voglia di fare, cosa che prima mancava un po’. Penso che sui pezzi nuovi questo si

farà sentire. Ed infatti è importante notare come lo spettro delle influenze si sia molto ampliato. Questo perché, prima ascoltavamo più o meno tutti lo stesso genere, adesso ci sono differenze importanti. Il nostro nuovo batterista(Luca Capelli) viene dal prog, non ama la doppia cassa e cerca di inserire passaggi più raffinati e vari. Il cantante(Roberto Quassolo) porta le sue influenze hard-rock e A.O.R, soprattutto nella ricerca delle melodie. E poi c’è la novità della seconda chitarra (Tiziano Ruggeri) che può dare un peso diverso alla potenza dei brani. E’ con noi da poco tempo anche un nuovo bassista, Davide Marino, così siamo nuovamente al completo. Sicuramente ci sono delle ottime prospettive per il futuro, tenendo conto che sei mesi fa eravamo sull’orlo dello scioglimento, non possiamo che dichiararci soddisfatti.

Parliamo quindi dei vostri progetti, sia immediati che futuri. Cosa bolle in pentola?

(Daniel e)Sicuramente stiamo già pensando ad un nuovo lavoro, mi

sembra normale, visto il tempo che è passato. Le nuove composizioni si allontano decisamente dal power canonico che ancora si può sentire su ‘Son Of Gods’ per indirizzarsi verso qualcosa di più arrangiato e pesante, sullo stile dei Savatage…

(Alessandro) …ad esempio per quanto riguarda le parti sinfoniche, la direzione è quella di evitare barocchismi con clavicembali e violini, ormai veramente troppo sfruttati e magari inserire passaggi prepotenti e incisivi, oppure suoni particolari e atmosferici con passaggi acustici e piano classico. Insomma vorremo evitare di dare quel taglio allegro tipico del genere per indugiare maggiormente su passaggi melodrammatici e decadenti. I nuovi pezzi stanno andando verso questa direzione… ed infatti abbiamo abbandonato il concept battagliero classico per dedicarci a testi più introspettivi e significativi…

(Daniele) …questo anche per non porci limitazioni. Ci siamo detti ‘ eliminiamo schemi prestabiliti e vediamo quello che ci va realmente di fare’. Ciò che sta nascendo parte da questo concetto di base: la libertà di esprimerci senza l’obbligo di soddisfare le aspettative altrui e senza dover necessariamente rispettare le regole del gioco.

Parlando di progetti più immediati, quando pensate si potrà finalmente apprezzare la nuova formazione almeno nella sua veste live?

(Alessandro) Chiedi a lui! (indica Roberto, il nuovo cantante- risate generali)

(Roberto) Dal mio punto di vista, solo quando i brani suoneranno come devono suonare. Forse sarò quello più precisino, ma credo che le possibilità di fare bella figura ci siano e mi sembrerebbe un peccato presentare prestazioni live scadenti per il solo fatto di non avere avuto abbastanza tempo. Sono fermamente convinto che si possa arrivare ad un ottimo livello, ma bisogna lavorare bene, soprattutto per quanto riguarda i pezzi nuovi. Mentre le vecchie songs sono ovviamente più facili da approcciare, anche se il radicale cambio di formazione sta lentamente trasformando queste composizioni seguendo le caratteristiche dei nuovi membri… alla fine non è facile… c’è molto da fare. E’ bello però vedere che tra di noi c’è sempre un dialogo aperto, un confronto educato che permette a tutti di avere un ruolo e un peso.

(Alessandro) Ovviamente qualche data per promozionare il disco l’abbiamo programmata, e qui potrete già sentire questi cambiamenti sui pezzi provenienti dal disco. Per quanto riguarda i brani nuovi ci sarà ancora da aspettare un po’ prima di ascoltarli nella loro veste definitiva…

Come si dice, porteremo pazienza.

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