Dammercide: “Link, omicidi e tramonti” – Intervista con Max, Fabio e Enrico

Il metal italiano pare stia godendo di ottima salute, in particolare la realtà che sta via via consolidandosi attraverso alcuni nomi famosi ed altre promettenti proposte che dal sottosuolo fanno breccia nell’autunno cariche d’interessanti novità. Vercelli ci consegna i Dammercide, la cui parabola nasce da molto lontano, ma con l’esposizione come demo del mese su Psycho prima e l’incidentale arrivo del demo tape ‘Compromise’ presso gli uffici della Negatron poi ha garantito loro la possibilità di incidere il disco di debutto. In questi uffici, trasudanti metallo e Giger, ecco il resoconto di una chiacchierata con gli artefici di un altro interessantissimo primo atto del metal ltaliano. Max Balanzino (batteria), Fabio Dechovich (basso) ed Enrico Benvenuto (chitarra e portavoce) si sottopongono al fuoco:

Chi sono i Dammercide?

“I Dammercide sono cinque individui che ascoltano musica metal, ma di genere completamente differente uno dall’altro. Coesistono all’interno del gruppo cinque individualità che si sono riunite per giungere ad un’unione che potesse rappresentare una proposta originale. Alla fine, cinque ubriaconi che suonano per fare del sano casino (ride). Il gruppo nasce nel 1994, un po’ per gioco. Eravamo tutti alle prese con un concerto di fine anno nella scuola che frequentavamo. Max ed io siamo stati invitati dall’attuale bassista, dal cantante e dall’altro chitarrista a formare un gruppo del tutto estemporaneo che sarebbe durato probabilmente lo spazio del concerto. Da quel giorno, io sono entrato nella loro formazione e sono nati i Dammercide con un altro batterista che ha lasciato il gruppo nel 1997, al termine del demo e così abbiamo preso Max, confermando la line up di oggi. Ci abbiamo guadagnato tantissimo, soprattutto perché Max è uno che beve molto (ride)”   Quali sono le differenti influenze musicali?

“Quasi tutti abbiamo iniziato dagli Slayer, ma con il tempo abbiamo sviluppato diverse affinità con il metal, tanto da poter dire oggi di avere una radice in comune, ma poco altro. Ti basti pensare che proprio oggi uno di noi si ascoltava Greg Howe, l’altro i Today Is The Day e un altro ancora Freestyle, per cui non ci capiamo più niente nemmeno noi in quello che ascoltiamo” Il disco, quindi, nasce da ‘Compromise’, il vostro demo… “Ci sono tre canzoni da quel demo, si, in effetti è così. Non abbiamo mai ragionato in termini di album, però. Abbiamo iniziato scrivendo riff su riff, poi di tutto il materiale composto è stato scelto quello che ci piaceva di più e che legava di più insieme per compilare la musica che c’è su ‘Link'”   Quindi da questo giunge l’estromissione di ‘Krieg Dam Krieg’ dal demo, secondo me una delle tracce più interessanti…

“L’abbiamo lasciata fuori perché non era ancora sufficientemente matura al pari degli altri pezzi, ma non è escluso che se un bel giorno ci rendessimo conto che quella canzone sia cresciuta effettivamente bene non finisca su un disco. Al momento non è ancora pronta come la vorremmo. Ci lavoriamo su costantemente, è un bel pezzo anche secondo noi, ma piuttosto slegato nella sua continuità, per cui ora non è adatto ad entrare in un disco.”   Come definireste ‘Link’, questo debutto? C’è una sorta di continuità dall’inizio alla fine del disco…

“C’è stata una lunga scelta della scaletta. Sentendo il disco volevamo che passasse il più velocemente possibile, la scelta dei pezzi è stata fatta in questo senso, una continuità musicale che abbracciasse tutte le tracce. Ad esempio la scelta di ‘Link’ la title track, messa a quel punto del disco, è arrivata per caso, almeno l’idea di partenza è nata in modo particolare. Inizialmente la title track era un intermezzo strumentale, poi è diventato un medley tra i riff di ‘Wall OF Hate’, ‘Entangled Sun’ e ‘Queen Of Diamonds’. Avrebbe potuto suonare bene come intro, ma ti dirò una cosa: i Dammercide sono un gruppo death, ci siamo stufati delle intro. Ascoltati i primi trenta secondi e via, questo è quello che suoniamo noi e questo è come lo suoniamo, così alla fine l’ipotetica intro è diventata il penultimo pezzo del disco.”   Con il disco nei negozi, cosa faranno i Dammercide?

“Inizialmente abbiamo voglia di suonare dal vivo e nel frattempo stiamo scrivendo dei pezzi nuovi, ne abbiamo già pronti alcuni e altri stanno nascendo. Questa volta stiamo cercando di fare un corpo unico per un prossimo disco anche a livello compositivo. ‘Link’ è la summa di svariati anni, una sorta di raccolta del materiale che abbiamo scritto, quello che stilisticamente si avvicina di più a quello che siamo noi oggi, ma nessuna canzone è nata per finire su un album, per cui la continuità è un fatto del tutto casuale. In questo senso, con le canzoni che stanno nascendo, stiamo cambiando il tiro, impastando note e accordi che siano già il possibile scheletro di un album. Le canzoni contenute in ‘Link’ sono nate da porzioni apparentemente slegate e cucite insieme magari partendo da cose scritte in diversi anni. Ad esempio ‘Crimson Spring’ è del 97, ‘Entangled Sun’ risale al mio periodo di naja, come in tutti i primi dischi di un gruppo, ci si trova il meglio di quanto non sia stato composto dal gruppo sino a quel momento e il nostro disco non è di certo diverso dagli altri debutti. Il prossimo avrà un approccio diverso, sicuramente per quello che riguarda la stesura dei pezzi.”   Vogliamo dire qualcosa dei testi di ‘Link’?

“Dovremmo? (risate generali) Non abbiamo la pretesa di lanciare messaggi particolari con i nostri testi, lì c’è poca filosofia, in effetti.”   Quali sono i dischi che state ascoltando di più in questo periodo?

“Come gruppo è impossibile dare una playlist univoca! C’è chi ascolta fusion, chi i Fugees, chi Greg Howe, chi gli In Flames, insomma, cose che non c’entrano nulla tra di loro, io ad esempio ora sto ascoltando molto i Carcass… Ci sono stati, però,  dischi che abbiamo ascoltato tutti moltissimo, ad esempio ‘Destroy Erase Improve’ dei Messhugah, ‘Focus’ dei Cynic o cose del genere, ma sono episodi sporadici, come quello del periodo Dream Theater o del Rhythm And Blues.”   Perché una persona dovrebbe comprare il vostro disco?

“Guarda, il disco è lì, lo ascolti, lo guardi e poi te lo porti a casa. Che altro? Ciascuno di noi lo comprerebbe a scatola chiusa (ride). Dentro questo disco ci sono sei anni di Dammercide, per noi rappresenta tantissimo, crediamo alla fine che sia un disco onesto, ma ci sembra di pavoneggiarci parlandone bene, credo che alla fine ci adegueremo alla risposta del pubblico. La nostra parte crediamo di averla fatta, adesso vediamo se la gente là fuori la pensa come noi.”   Pensate di portare dal vivo le canzoni di ‘Link’?

“Abbiamo una grandissima voglia di suonare, ma sappiamo che nel metal in Italia ci sono sempre grossi problemi. Ci piace suonare ovunque perché ci divertiamo sul palco, ma ci rendiamo anche conto che promozionalmente sono molto importanti delle date nelle quali ci sia grande affluenza di pubblico, in modo da poter esporre la nostra musica a molta gente. In Italia, purtroppo, non sono molti i locali che ti permettono di suonare metal, è un’incognita, ma ci stiamo organizzando. Certo, ci piacerebbe moltissimo poter suonare molto, anche se ci rendiamo perfettamente conto che questa è una grossa incognita. Certamente valuteremo tutte le proposte e ne cercheremo noi stessi il maggior numero possibile.”   Come vi ponete nei confronti di internet, di link, di connessioni…

“Noi non avevamo assoultamente mai pensato ad un’interpretazione di questo tipo del titolo. Sembri più malato di noi nel trovare questi agganci (risate generali). Per quello che riguarda la rete, comunque, la stiamo scoprendo pian piano, stiamo lavorando ad un sito per il gruppo, quindi ci lanceremo, sicuramente”   Come nasce il nome Dammercide?

“Sono sei anni che ci penso (ride) al momento posso dirti che il nome del gruppo proviene dalla fusione di Dammerung (crepuscolo in tedesco) e Homicide. E’ molo suggestivo come figura, omicidio al crepuscolo, ci piace molto questa cosa che raffigura la notte, che raffigura il gruppo. Si, credo che questa sia l’interpretazione che ci soddisfa (ride). Nasce da un’idea dell’ex batterista che ha tirato fuori centinaia di nomi assurdi, un ammasso di vocaboli tedeschi e inglesi, e quello che suonava meglio era Dammercide, ci è piaciuto moltissimo. E’ stato in lizza con Hammerfall Death, ma ci è sembrato improponibile dopo qualche anno (risate generali).”

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