Rob Halford: L’ex ugola dei Priest ci presenta il disco del suo ritorno al metal! Ecco la VERSIONE INTEGRALE dell’intervista, dopo il breve anticipo dei giorni del Gods

Quando ci si ritrova di fronte ad una leggenda, il rischio di lasciarsi sopraffare dall’emozione è sempre enorme! Per fortuna, però, ci sono artisti che fanno davvero di tutto per metterti a tuo agio… e Rob Halford è uno di questi: disponibilissimo e professionale nonostante l’evidente stanchezza, Rob si è dimostrato un vero e proprio gentleman, a dimostrazione del fatto che, spesso, proprio quelli che avrebbero più diritto di “tirarsela” sono invece i più modesti e umili. Rob è venuto in Italia, ospite speciale del backstage del Gods Of Metal, per presentare la sua nuova band (Halford, appunto) e il suo nuovo disco ‘Resurrection’, che segna il ritorno del leggendario screamer alle sonorità tipicamente Priestiane da cui si era allontanato negli ultimi dieci anni. Allora Rob, eccoci qua!

“Eccoci qua! Sono qui in Italia da un paio di giorni, e dopo aver passato una notte a Bolzano, sono finalmente arrivato qui a Monza. Ora e’ dalle 2 del pomeriggio che sto rilasciando interviste.”

Sarai sicuramente stanco (sono le 8 di sera, N.d.A.)…

“Beh, si… Ma tieni conto che ci sono due tipi di stanchezza, quella positiva e quella negativa… Di sicuro quello che sto facendo oggi, la promozione del mio nuovo CD ‘Resurrection’, porta ad una stanchezza positiva! Il feeling è quello giusto!”

Finalmente sono riuscito a sentire i tuoi nuovi pezzi e posso dire solo una cosa: Bentornato Rob!

“Ah! Ah! Grazie! E’ proprio quello che voglio sentire! Perché al di là della grande promozione ‘The Metal God Is Back’, io spero sinceramente che sia la gente a pensarlo, e a dire quello che hai detto tu… Sono tornato con la Metal Family, ora, dopo tanto tempo… ed è bello essere accolti così. Fin’ora, le reazioni di voi che avete ascoltato il nuovo disco sono state positive, e questo mi rincuora parecchio, mi fa davvero piacere.”

Hai rimpianti o rimorsi per quello che è successo negli anni passati?

“No… non direi. Io non credo nei rimpianti. Ma penso sia importante riflettere sul passato e poi andare avanti. Quando ripenso ai 10 anni da che ho lasciato i Priest, prima di arrivare al nuovo CD ‘Resurrection’, posso dire di avere avuto dei buoni momenti con i Fight… e poi tutto è diventato un po’ folle, e lì sono venuti i Two. Ma posso dire che quella esperienza mi è servita tantissimo, per capire quanto, in realtà, mi mancasse il metal. Quando suonavo con i Two, specialmente per i live-show, mi sentivo strano… incompleto. Mi rendevo conto che non era la cosa giusta per me, quindi ho interrotto tutto, sono tornato in America e mi sono messo a parlare di questo con amici… musicisti… e da qui è poi nata l’idea di ‘Resurrection’.

Non pensi di poter essere accusato di opportunismo, per aver voltato le spalle al metal quando questo era in crisi, ed esserci ritornato ora che i tuoi progetti alternativi sono falliti?

“Mi rendo conto di poter aver dato quest’impressione… Il fatto è che la ragione per cui ho lasciato i Priest è che mi sentivo completamente a pezzi, ero molto depresso… e forse è anche per questo il motivo per cui ho messo su una band aggressiva come i Fight. Ma in ogni caso non mi vedo assolutamente come un’opportunista: se fossi realmente una vittima delle mode musicali, adesso salterei in continuazione da un genere all’altro, alla ricerca di quello che vende di più. Comunque con i Fight ebbi un ritorno di entusiasmo, ero eccitatissimo dall’idea di avere un’altra opportunità, e sono convinto di aver scritto delle grandi canzoni con loro, anche se magari più vicine alla loro sensibilità che non alla mia. Ma in fondo i Fight facevano pur sempre heavy metal, di un tipo diverso ma sempre metal era. Con i Two il discorso era diverso: ero contento di poter sperimentare con delle nuove forme di rock, e mi sentivo onorato di poter lavorare con un musicista che avevo sempre ammirato, come Trent Raznor. Ma io ho sempre inteso i Two come un esperimento, anche se poi, sapendo che la gente è sempre interessata a sentire tutto quello che faccio, ho deciso di registrare un album e farlo uscire. Però da questo disco e dalla successiva esperienza live… E’ stato lì che si è riacceso il fuoco in me, e ho capito che dovevo tornare a fare quello che so fare meglio.”

Beh… visto che abbiamo parlato di esperimenti, cosa mi dici della tua collaborazione con i Queens Of The Stone Age (il gruppo di Josh Homme, già leader dei Kyuss – N.d.A.)?

“Ah ah! E’ un gran pezzo! Io canto cose del tipo: ‘Caffeine… Ecstasy… Cocaine…’. Di sicuro è una canzone malata! Penso che quando tornerò negli States sarà un hit, lì! C’eravamo ritrovati per caso nello stesso studio, e allora fra una parola e un caffè, mi hanno detto: ‘Abbiamo una canzone, ti va di cantarci?’. Quindi sono andato e ho fatto le backing… La band era eccitatissima, perché è il primo singolo dell’album, e io sono convinto che scalerà le charts in America. Non faccio questo tipo di cose molto spesso, ma è venuta fuori in maniera spontanea, ed è stato divertente lavorare con una band che si allontana dal mondo del true metal.”

D’altronde avete le stesse radici, visto che vi accomuna lo stesso amore per i Sabbath…

“Già, questo è vero!”

Tornando a parlare di ‘Resurrection”, perché hai scelto Roy Z. Come produttore?

“Perchè mi ha detto le cose giuste! Stavamo parlando al telefono e mi ha detto: ‘Rob, tu sei il Metal God… Questo è quello che hai fatto… Questo è ciò che la gente si aspetta da te… E questo è quello che dovresti fare! Lascia che sia io a produrti!’… Ok Roy! Molto semplice, no?”

Ti è piaciuto quello che aveva fatto con Bruce Dickinson?

“Si, anche se prima non conoscevo i dischi di Bruce… Comunque sapevo che Roy aveva fatto un ottimo lavoro con lui. Lui è un gran produttore, e conosce molto bene come funziona il metal.”

Ha suonato parti di chitarra sul disco?

“No, hanno fatto tutto Mike Chlasciak e Patrick Lachman”

E cosa ci dici invece della canzone che hai registrato con Bruce Dickinson?

“E’ un po’ come per i Queens Of The Stone Age… è una cosa che è venuta fuori in maniera spontanea. Bruce era a Parigi per registrare ‘Brave New World’, e dopo aver sentito la canzone ha detto: ‘Hey, Rob è tornato!’… Da cosa è nata cosa, e abbiamo finito per completarla con Roy e Bruce. Ancora non sappiamo cosa farci, ma più la ascolto e più mi convinco che la dobbiamo pubblicare… E’ un fantastico metal moment, perchè non capita così spesso che due cantanti di due metal band così importanti si mettano a cantare insieme sulla stessa canzone.”

Beh… a proposito di collaborazioni illustri, cosa ricordi di ‘Stars’ e del progetto ‘Hear An’ Aid’?

“Fu una gran cosa, una grande canzone registrata per aiutare i bambini dell’Etiopia. Sai, c’era appena stata ‘We Are The World’ e penso che Ronnie Dio ebbe una grande idea quando decise di coinvolgere la comunità metal in qualcosa di simile… Fu davvero un gran momento: se poi hai visto il video, è stupefacente vedere come ci potesse essere così tanta gente riunita contemporaneamente nello stesso posto!”

Okay… Adesso facciamo un salto indietro nel tempo… ‘Sad Wings Of Destiny’ è ora considerato come il primo album heavy metal della storia, il vero e proprio punto di transizione fra l’hard rock e il metal. Ma voi, mentre lo stavate registrando, nel 1976, vi rendevate conto di ciò e di cosa avrebbe rappresentato quel disco?

“Ah ah! No, ovviamente! Eravamo solo una band che era eccitata di essere in uno studio, a registrare le sue canzoni… Anzi, eravamo proprio eccitatissimi, perché era il nostro secondo disco, e il primo era passato così di fretta che non avevamo avuto neanche il tempo di pensarci. Per il secondo album invece era stato concepito con più calma ma… no, nessuna band è mai conscia veramente di quello che sta realizzando nel momento che lo registra. Semplicemente volevamo registrare un disco, uno buono, perché un disco ti permette di crescere, conquistando nuovi fan… ma comunque ‘Sad Wings’ è uno dei miei album preferiti di tutti i tempi, un disco con un suono meraviglioso.”

Cosa pensi, dopo tutti questi anni, di ‘Rocka Rolla’, il primo album?

“Penso che ci siano dei grandi momenti… E che l’artwork sia orribile! Poi dopo lo hanno reintitolato ‘Hero Hero’ e ci hanno messo qualcosa di spaventevole sulla copertina. Quando riascolto ‘Never Satisfied’, ‘Dying To Meet You’ e ‘Run Of The Mill’, le sensazioni sono buone, c’è nostalgia… Poi il suono fa schifo, e io mi rendo conto di non cantare come avrei voluto, perchè non c’era tempo… Dovevamo lasciare lo studio per far posto alla band dopo di noi. Ma penso che abbia comunque un feeling magico… Se tu ascolti ‘Rocka Rolla’, ‘Sad Wings’, ‘Sin After Sin’, ‘Stained Class’, ‘Killing Machine’… ogni volta senti una sensazione crescente, la musica cresce, le idee crescono album dopo album. E’ un feeling molto positivo!”

Quanto fu importante, per voi, lavorare con Roger Glover su ‘Sin After Sin’? Voi eravate una band emergente ed affamate e lui era famosissimo perché era stato il bassista dei Deep Purple, che avevano venduto milioni di dischi…

“Fu importantissimo, e ci portò all’attenzione di molti fan dei Deep Purple, e non solo. Roger fu un gran produttore, e ci aiutò a capire come registrare meglio i nostri strumenti e come comporre meglio. Fu una persona importantissima, per la storia dei Priest!”

Altro album fondamentale fu questo! (e qui tiro fuori una copertina – N.d.A.)

“Si, ‘Unleashed In The East'”

… da molti ribattezzato ‘Unleashed In The Studio’!

“Si, ma solo per via del fatto che io ho reinciso totalmente le mie parti vocali. Quando andammo in Giappone per registrarlo io non stetti molto bene, e persi quasi totalmente la voce. Così quando lo riascoltammo le mie parti erano una merda, e decidemmo di registrarle di nuovo: facemmo andare il nastro, prememmo ‘Record’, e ricantai completamente tutte le canzoni in una volta sola… praticamente dal vivo. Il resto è tutto genuinamente live.”

Tu hai visto il metal passare attraverso gli anni ’70, ’80 e ’90. Dal tuo punto di vista privilegiato, qual’e’ il futuro del metal, nell’anno 2000?

“Da quello che sta succedendo in Europa, la scena è viva, forte ed in crescita. Direi che il futuro sembra proprio buono! Ci sono molte grandi band, molti show, molte riviste… niente in TV, e si fotta la TV, quasi niente sulle radio, e si fottano le radio! E’ solo una questione di magazine e di fan, ma direi che la cosa funziona benissimo lo stesso: d’altronde il nostro mondo va così da sempre. In America il metal è completamente differente che in Europa. Io riesco ancora a suonare in ogni città e in ogni stato, per via dell’eredità dei Judas Priest, la prima band metal a diventare famosa negli States: i tour americani dei Priest vanno sempre benissimo, e mi auguro che lo stesso succeda per Halford. Per il resto lì concepiscono e intendono il metal in maniera completamente diversa, hanno i loro stili, un’attitudine diversa, un’identità diversa. Quindi vogliono la loro cosa, le loro band! E’ naturale!

Pensi di andare in tour anche li’, allora?

“Si, anzi… Cominceremo il nostro tour proprio negli States, dopodiché andremo in Sud America e quindi spero di riuscire a tornare in Europa prima della fine dell’anno! Faremo dei concerti anche qui, e poi ci metteremo a pensare al nuovo album… ci sono molte cose da fare!”

Com’è al momento la tua relazione con i ragazzi dei Priest?

“Sta migliorando pian piano! Parliamo al telefono, ci vediamo… L’amicizia sta rinascendo e ciò è grande!”

Pensi che vi riunirete mai?

“Non so… Non te lo so proprio dire! E’ una decisione che dovremo prendere assieme, ma se lo facessimo dovrebbe essere per la musica… Dovremmo tornare e fare un grande disco metal, prima che pensare agli show o a qualunque altra cosa. Ma per me la cosa più importante è la mia amicizia con Kenny, Glenn e Ian, che deve diventare nuovamente forte e farci sentire bene”.

Hai ascoltato il disco con Ripper?

“No, l’unica cosa che abbia mai sentito è ‘Bullet Train’. E’ davvero difficile, per me, ascoltare la band con un cantante diverso… Sono grato a Ripper per aver tenuto i Priest in vita, per aver permesso loro di fare dischi e concerti, ma per me è davvero troppo dura ascoltare qualcun altro cantare con i Judas Priest”.

Hai sentito del film che stanno girando su quello che è successo a Ripper (il film si intitola ‘Rock God’ e narra la storia di un ragazzo che canta in una band specializzata in cover di una band famosissima, per poi venire assunto proprio dai suoi idoli di sempre – N.d.A.)?

“Si, ma la trama è basata solo molto vagamente sulla storia di Ripper… Non ha niente a che vedere con i Priest, in realtà, c’è solo l’idea del cantante di una cover band che rimpiazza il cantante della band vera, e nulla più.”

Ti dispiace se ti chiedo qualcosa riguardante la tua sessualità?

“Vai!”

Ok… Forse l’avrai già sentito, ma in Italia al momento ci sono parecchie polemiche riguardanti la Gay Pride Parade. La Chiesa e i partiti cattolici stanno facendo di tutto per impedire che questa manifestazione si svolga a Roma nell’anno del Giubileo…

“Cavolo, ma è una cosa che non ha nulla a che fare con la Chiesa! Nulla a che vedere con la politica! E’ solo una questione di uomini e donne gay che si riuniscono assieme e passano delle belle ore, dicendo ‘Ecco, esistiamo pure noi! Viviamo fra di voi, e siamo persone di ogni tipo… Siamo dottori, avvocati, insegnanti, camionisti, soldati, musicisti… Siamo in ogni tipo di attività e questo è quello che siamo!’. E penso che questo sia un grande proclama!”

La maggior parte delle polemiche riguardano il fatto che sia stata scelta proprio Roma, nell’anno del Giubileo…

“Ma è solo una coincidenza! Anzi, si tratta di una grande promozione! E’ fantastico, e mi piacerebbe proprio vederlo! I politici non riescono a capire che le comunità gay e lesbiche possono votare… Quindi se un politico dice qualcosa di cattivo contro di noi, finirà per non prendere il voto. Siamo milioni e milioni, e possiamo fare la differenza!”

Ok Rob, abbiamo finito!

“Grazie, è stata una bella intervista… mi è piaciuto farla! Spero di vederti presto in occasione del tour!”

E quando una leggenda simile ti dice una cosa del genere, non puoi che uscirne ultra soddisfatto, no?

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