Shadow Gallery: La Band Fantasma – Intervista

Ciao ragazzi. Gli S.G. sono, in questo momento, una delle più popolari ed interessanti proposte di prog rock/metal nella scena mondiale. Perciò, prima di tutto, lasciate che vi dica quanto sono orgoglioso di parlare con voi!

Gary Wehrkamp: Grazie! Davvero, il piacere è tutto nostro!

Prima di tutto, mi spiace dover aprire l’intervista con la storia dell’ultimo capitolo di Mike Baker. Vorrei che iniziassimo spendendo qualche pensiero in memoria sua. Gli S.G. erano il suo unico progetto, vero? Voi eravate la sua unica band. E lui era un gran cantante, uno dei miei preferiti!

G.W.: E’ stata una terribile tragedia per noi perdere Mike, ma sono anche felice di aver avuto l’opportunità di lavorare con lui su tanta musica. Gli S.G. erano la sua unica band, è vero, ma lui ha prestato la sua speciale voce anche a molti altri progetti più o meno conosciuti, e l’eredità del suo lavoro e le emozioni che lui dava alle canzoni è qualcosa che resterà per sempre.

Brian Ashland: Mike era una persona divertente. Ho una ferita nel cuore che mi fa male ancora oggi, perché 15 anni fa, mentre ero in studio, Mike mi ha fatto ridere così tanto da cadere dalla sedia; ero tutto contorto su me stesso. E allora… grazie Mike. Ero solito guardare la boxe a casa sua. Mi manca un sacco…

Come avete trovato Brian in così poco tempo?

G.W.: E’ iniziata senza che ci vedessimo. Una conversazione telefonica con Carl su un tipo specifico di voce mi ha ricordato di aver incontrato Brian quattro anni prima. Brendt ed io abbiamo cercato in lungo e in largo attraverso Internet per ritrovare Brian. Spero che questa fortuna continuerà agli Shadow Gallery. Chiamalo destino o convenienza, ma Brian era l’unica vera possibilità non di sostituire Mike (non si sostituisce un amico), ma per andare avanti e consentire a tutti noi di continuare a fare musica come abbiamo sempre fatto.

Gli S.G. sono soliti far uscire i loro album non troppo frequentemente. Ma la produzione ed il songwriting sono ogni volta una prerogativa dei loro lavori. Quanto impiegate, ogni volta, nell’attività di produzione di un cd?

G.W.: Normalmente impieghiamo un periodo che va da quattro mesi ad un anno, e dopo altri sei/dieci mesi nella registrazione. Prima che tutto inizi, facciamo comunque tante altre cose.

Gary, tu hai collaborato con due eccellenti progetti come i Roswell Six e gli Amaran’s Plight. Così hai dimostrato di essere un compositore molto “ricco”. Che ci puoi dire di questa carriera e del tuo contributo al songwriting degli S.G.?

B.A.: Parlo io al posto di Gary. E’ bello pensare a Gary come ad una sorta di “Forrest Gump” del rock progressivo: sembra che in queste situazioni emozionanti lui riesca sempre a trovare sé stesso. La verità è però che lui è un produttore di eccezionale talento/cantautore /musicista; tutti i progetti su cui lavora sono fortunati a ricevere il suo contributo.

Il vostro inizio è stato segnato dalla Magna Carta, una notevole label coinvolta in tanti act di prog metal. Che ci dite di questa esperienza con questa etichetta ed, ora, con la InsideOut, che sembra essere la sua erede?

G.W.: Non voglio dire null’altro su questo argomento se non quanto sono grato dell’avvio con la Magna Carta ed ora quanto sono felice del nostro “allargamento” con una compagnia ancora più grande come la Insideout.

B.A.: Sono grato anch’io solo per il fatto di poter fare musica.

Allora, parliamo di “Digital Ghost”. E’ un concept? Che ci dite dei testi?

G.W.: Non è proprio un concept. E non è legato a “Room V” o ad altri album, ma contiene canzoni isolate, che hanno un filo sciolto tra di loro. L’album è centrato su idee come la perdita, affrontare situazioni come il non avere più qualcosa nella propria vita che prima invece c’era e il desiderio di avere la cose che si desidera di fronte alla loro assenza. In molti casi, questi testi sono nati da esperienze personali che Carl stava attraversando nella sua vita.

“Digital Ghost” sembra essere uno dei vostri lavori più heavy. Mi ricorda qualcosa di “Tyranny”. In effetti “Room V” e “Legacy” erano più rock oriented. Dall’altro lato, “Digital Ghost” e “Tyranny” hanno qualcosa di più potente.

G.W.: Ad un certo punto delle prove sui demo, ci siamo accorti che le canzoni erano più guitar-oriented rispetto all’immediato passato. Ricordo che di ciò abbiamo discusso tutti insieme ed abbiamo deciso di continuare in questa direzione. Amo le emozioni che nascono da una canzone che si basa sul pianoforte, ma c’è certamente una prospettiva più forte e potente nel cominciare le canzoni da un riff chitarristico. Ci siamo allontanati dunque dal feeling di “Room V”, benché fosse un’ottima registrazione; ma essa si basava su un approccio più leggero. Era il momento di ritornare a dei toni basati di più sulla chitarra.

C’è una band dalla quale vi piacerebbe essere coverizzati?

G.W.: Noi.

Credete che farete qualche tour in Italia?

G.W.: Al momento non abbiamo programmato date o show, ma speriamo di poterlo fare al più presto.

Grazie mille. Vi amiamo!

GW: Senza di voi la musica non potrebbe viaggiare così lontano. Grazie per essere parte di questa equazione!

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