Kvelertak: “Nekrodamus” – Intervista a Vidar Landa

La nuova prova dei norvegesi Kvelertak, “Nattesferd”, è stata la molla che ha spinto Metallus.it a contattare il chitarrista Vidar Landa per un botta e risposta riguardo la nuova musica prodotta dalla band. Il mix di rock’n’roll, black metal, punk, e heavy metal insieme all’originale unione tra temi legati alla mitologia norrena e passione per il mondo sci-fi, rende i Kvelertak uno dei nomi in maggiore ascesa nel mondo rock e metal. Questo il resoconto della nostra chiacchierata.

Ciao Vidar! Come stai?

Ciao! Bene e tu?

Bene, grazie mille! Grazie e benvenuto su Metallus.it. Abbiamo ascoltato il vostro nuovo CD “Nattesferd” e vorremmo parlarne con te più a fondo, a partire dal titolo, che dovrebbe significare “Viaggiatore della notte”, giusto?

Grazie mille, è un piacere. Sì, in effetti la traduzione del titolo è corretta! E’ anche il titolo di un brano che p arla di una creatura da un altro mondo che vuole tornare verso casa. Abbiamo pensato fosse il titolo più rappresentativo per questo nuovo lavoro, quello che calzava meglio, visto che consideriamo questo disco come un viaggio musicale nella notte.

Avete autoprodotto l’album, questa volta: cosa puoi dirmi a riguardo? Com’è stato lavorare da soli in studio, senza produttori esterni?

All’inizio eravamo preoccupati perché, sai com’è, non avevamo nessuno a cui fare riferimento (anche per esempio pensare di “litigare” senza nessuno che coordinasse il tutto) ma è stato bello. Abbiamo provato molto prima di entrare nello studio; tutta la band era focalizzata su ciò che doveva fare ed allineata sul sound che volevamo ottenere. E’ filato tutto liscio e anche abbastanza velocemente. Alla fine comunque abbiamo sempre partecipato, in passato alla produzione, perciò stavolta è stato un passo in più per un’esperienza che in parte già avevamo.

L’artwork è stupendo e volevo farti un paio di domande a riguardo: la prima riguarda il ritorno del gufo, che già nel primo album era presente, e l’altra riguarda l’approccio più sci-fi nella grafica di copertina, decisamente diversa rispetto alle due precedenti.

Volevamo fare qualcosa di diverso, visto che anche le canzoni sono diverse da ciò che abbiamo fatto in precedenza. Il gufo è un po’ la nostra mascotte e in realtà appare anche nel secondo artwork ma è meno evidente. Lo portiamo avanti dal primo demo ed è presente nelle nostre t-shirt. L’artwork rappresenta perfettamente il contenuto dei testi. Abbiamo unito la mitologia norrena insieme a tematiche e storie sci-fi, di cui siamo grandi appassionati. E’ una cosa che avevamo già sperimentato nel secondo album, ma qui l’abbiamo portata a un livello successivo.

Parlando di musica suonata, ho scelto tre canzoni che secondo me rappresentano meglio questo nuovo “Nattesferd”: la prima è il nuovo singolo “1985” e penso che sia il pezzo più rock ‘n’ roll e di facile ascolto della vostra discografia.

In effetti hai ragione… E’ stato uno dei primi brani che abbiamo scritto per l’album, ha questo flavour classic rock alla Van Halen. E’ venuta fuori così e ci siamo resi conto che è la più abbordabile delle nostre canzoni. E’ pop, magari anche un po’ sciocca, ma penso che sia un buon pezzo ed è divertente da suonare dal vivo. In realtà è qualcosa che avevamo già sperimentato con “Braune Brenn” nel nostro precedente album.

Il titolo fa riferimento alla musica degli anni ’80 o c’è qualche altra connessione con quegli anni?

Diciamo che fa riferimento al sound che circolava negli anni e in generale, seppur cambiandolo in studio, il riferimento al suono è quello, al periodo metal degli anni ’80. Ci sono tutta una serie di effetti che erano in voga in quel periodo. Ovviamente anche nel testo ci sono riferimenti, da cui il titolo 1985.

Ci sono ancora riferimenti black metal, come per esempio il riff nella traccia d’apertura “Dendrofil For Yggdrasil”, anche se penso che man mano l’influenza black stia scemando nei vostri CD: qual è il vostro rapporto, al momento, con questo genere musicale?

Il black metal c’è sempre stato e sempre ci sarà nella nostra musica ma, come dici giustamente tu, sta un po’ calando la sua presenza nelle composizioni dei Kvelertak. Negli ultimi due anni abbiamo ascoltato più rock classico ma c’è sempre nel background e si può sentire come influenze, nei testi, nella voce. In questo album sicuramente è più presente in “Dendrofil For Yggdrasill” e “Berserkr”. Magari il prossimo disco sarà il più black metal oriented, chi lo sa. E’ qualcosa che non abbiamo mai pianificato.

Il terzo elemento di questo nuovo CD è l’influenza metal classica, epica degli anni ’80 nello stile di gruppi come Manilla Road, specialmente nella title-track che combina voci femminili, heavy, epic, break acustici; cosa puoi dirmi riguardo a queste influenze e, più specificatamente, della title-track?

“Nattesferd” è veramente un gran brano. Originariamente avevamo provato a inserirla nel nostro secondo album ma non eravamo riusciti a trovarne una forma adatta. Prima di entrare studio il brano era più rock ‘n’ roll oriented. Poi abbiamo aggiunto le voci femminili, poi successivamente le parti soliste di chitarra e poi ancora le parti acustiche. Queste sezioni in realtà sono sempre state presenti nei nostri album, ma sicuramente qui abbiamo maggiormente calcato la mano.

Parliamo un po’ dei live: vi ho visti per la prima volta in un piccolo club a Treviso ai tempi del primo album, inseriti in un tour metalcore del quale non ricordo gli altri partecipanti. Cosa vi ricordate di quel tour e di quei giorni successivi all’uscita del primo CD?

Casino, divertimento, lavoro duro per quattro anni. All’inizio era tutto nuovo per noi, stare in viaggio tutta notte. Fondamentalmente però divertirsi e suonare bene sono stati i nostri due traguardi per i live. Abbiamo girato tantissimo, siamo cresciuti professionalmente e abbiamo costruito i brani concerto dopo concerto. E’ stato intenso soprattutto all’inizio ma ne è valsa la pena.

Di recente siete stati in tour con Slayer e Anthrax: cosa puoi dirmi di questa esperienza?

E’ stato stupendo, un tour lungo ma divertente e soddisfacente. Abbiamo avuto la possibilità di visitare luoghi e suonare in posti in cui non eravamo mai andati, come la Spagna, per esempio. Ci ha sorpreso trovare tanta gente interessata a noi e che ci conosceva. Di solito la gente aspetta solo la band principale ma noi abbiamo avuto un’ottima accoglienza. Anche le crew sono state fantastiche e ci hanno aiutato, in virtù della loro esperienza. Avere Tom Araya che assiste al tuo soundcheck è qualcosa di incredibile per musicisti come noi. Proprio un bel tour. Divertente.

Progetti di tour da headliner in Italia?

Quando pianifichiamo i nostri tour c’è sempre posto per l’Italia. Quindi certamente sì, ma al momento non sappiamo ancora esattamente quando.

Grazie mille e puoi lasciare un messaggio ai vostri fan italiani.

Non vedo l’ora di vedervi presto e comprate il nostro nuovo CD! E grazie per la pizza e la pasta!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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