Header Unit

Korn: “Insane” – Intervista a Ray Luzier

Intervistare Ray Luzier in occasione del concerto dei Korn all’Alcatraz di Milano, lo scorso 12 Marzo, è stata un’impresa ardua.
Ma mai avremmo potuto arrenderci di fronte a delle così banali difficoltà e alla fine, dopo aver resistito stoicamente fino a mezzanotte inoltrata (ed esserci gustati uno show a dir poco adrenalinico), abbiamo intercettato nel backstage il buon Ray, sorridente e disponibile anche dopo un’ora e mezza di esibizione con la sua band.

Ciao Ray, innanzitutto grazie di essere qui con me! Vorrei cominciare parlando dello show che si è appena concluso, il secondo della tranche europea del vostro tour e che vi ha visti tornare in Italia dopo il Gods Of Metal del 2016. Come è andata?

Devo dire che in questo anno abbiamo avuto molte cose da fare: poco tempo fa abbiamo registrato il video per il nuovo singolo “Black Is The Soul”, poi abbiamo avuto una nomination ai Grammy, e comunque non ci fermiamo davvero mai. Tornare qui ci piace sempre: io personalmente amo molto la gente e la cultura italiane; sono orgoglioso di essere americano, ma qui c’è così tanta cultura, da noi non si vedono cose come, ad esempio, il Duomo di Milano. Siamo fortunati a poter suonare qui e allo stesso tempo goderci un po’ di turismo in giro per la città.

Dopo tutti questi anni di carriera, ci sono dei must che dovete assolutamente includere nella vostra setlist e, allo stesso tempo, avete un nuovo disco da promuovere. Quindi come nasce, oggi, la scaletta di uno show dei Korn?

Certo, è un processo molto difficile. Io sono entrato nella band dopo circa 13 anni e ci sono davvero molti brani che hanno preceduto il mio ingresso; il tentativo è quello di compiacere tutti: ad esempio, abbiamo una fan che era qui questa sera, si chiama Susy e quello di oggi per lei è stato il 72esimo show dei Korn, ma allo stesso tempo ci sono alcuni fan che ci hanno visto stasera dal vivo per la prima volta. Cerchiamo sempre di stupire il pubblico, ad esempio oggi abbiamo suonato “Good God”, ma i fan vogliono vedere come suonano dal vivo anche i nuovi brani. I Korn hanno la fortuna di avere qualcosa come 4 o 5 hit e altrettanti brani che sono entrati in classifica e che quindi la gente si aspetta di ascoltare: quindi sì, è davvero molto dura. Una soluzione potrebbe essere quella di mettere insieme 8 o 9 brani in un medley!

Il vostro nuovo disco, “The Serenity Of Suffering”, è uscito alcuni mesi fa, alla fine del 2016. Qual è stata la reazione dei fan fino ad ora?

Direi davvero molto buona; Nick Raskulinecz, il produttore del disco, ci ha detto subito che, nonostante gli ultimi due album dei Korn gli piacessero, secondo lui non rispecchiavano in tutto e per tutto il nostro stile. Questo disco ha un suono old school, ma in chiave attuale. Abbiamo recuperato quella vena dei primi dischi dei Korn, senza copiarli, ma rendendoli moderni. Molte delle mie band preferite, come gli AC/DC, hanno uno stile ormai riconoscibile e puoi già immaginare come saranno i prossimi album. Va benissimo così, ma mi piace che i Korn abbiano saputo reinventarsi negli anni passati. Credo però che questo disco possa piacere anche a quei fan che magari abbiamo scontentato con gli ultimi tre album. Head è tornato nella band da quasi cinque anni ormai, abbiamo girato il mondo insieme e adesso finalmente siamo davvero un’unità. Molte band, dopo 23 anni di carriera, vanno avanti solo perchè devono e in tour si parlano a malapena, mentre noi scherziamo e ci divertiamo tutto il giorno; abbiamo camerini separati, ma alla fine ci ritroviamo sempre tutti in uno e per noi questa band è musica, ma anche famiglia. Ci sentiamo davvero fortunati ad avere la possibilità di fare ancora tutto questo a 45, 46, 47 anni.

Qual è il significato nascosto dietro l’ossimoro del titolo “The Serenity Of Suffering”?

Jonathan tende a scrivere molto di quello che succede nella sua vita, il che rende i brani sempre molto onesti. Molte persone si chiedono come mai una rockstar di successo possa ancora parlare di dolore e sofferenza, ma il successo e i soldi non fanno magicamente scomparire certi sentimenti. E’ questo il significato del titolo, da un lato la serenità e la pace,dall’altro la rabbia e il dolore.
Il senso è che non devi mai metterti troppo comodo, perchè nella vita c’è sempre la possibilità che qualcosa vada storto.

“A Different World” vede anche la partecipazione di Corey Taylor alla voce. Cosa puoi dirmi di questa collaborazione?

Corey è un ragazzo davvero splendido! Abbiamo collaborato per la prima volta in occasione della cover di “Sabotage” dei Beasty Boys, che abbiamo eseguito a Londra nel 2015 con gli Slipknot. In quell’occasione, nel backstage, Jonathan ha detto a Corey che avrebbe dovuto cantare lui quel pezzo: allora Corey si è messo la maschera ed è stata una performance strepitosa!
Dopo quest’evento abbiamo continuato a pensare a lui come ospite per il nuovo album, il suo nome continuava a venire fuori quando ne parlavamo; un giorno io, Head e Nick eravamo seduti in studio in Tennessee, dove è stato registrato metà dell’album: ormai le parti vocali erano quasi concluse e abbiamo deciso che dovevamo chiamare Corey. Due giorni dopo, lui ci ha raggiunti in studio e abbiamo ascoltato insieme un po’ di pezzi; quando è partita “A Different World” gli è piaciuta subito e in un’ora era pronto a cantarla.
A breve partiremo in tour negli USA con gli Stone Sour, per cui speriamo di poter suonare il brano con Corey anche dal vivo.

Tu sei nella band da circa 10 anni: come spieghi il grande successo che i Korn continuano ad avere non solo tra i più giovani, ma anche tra tutti quei fan che hanno cominciato ad ascoltarvi quando erano dei ragazzi o delle ragazze e che sono ora diventati adulti?

Bisogna esseri onesti con il pubblico, con la musica, e credere in ciò che si suona. E’ una cosa difficile, perchè da un lato, come artista, punti a crescere e ad espandere la tua carriera, dall’altro non devi mai perdere i tuoi fan. Quindi non so quale sia la risposta alla tua domanda, ma di certo la gente vuole continuare a vederci dal vivo. E’ difficile per una band andare avanti per tutti questi anni, ma noi abbiamo la stessa passione di prima; e anche se spesso i tour ci tengono lontani dalla famiglia e avolte può essere molto dura, è importante mantenere sempre la stessa dedizione a ciò che si fa e al proprio pubblico.

E invece cosa puoi dirmi di questi tuoi 10 anni con i Korn? Hai qualche momento speciale che ricordi con particolare emozione?

Ci sono molti momenti che non dimenticherò, come ad esempio suonare in quei grandi festival come il Rock Am Ring o il Rock Im Park, perchè ti ritrovi davanti a migliaia di persone. E’ un’immagine davvero surreale.
E poi è stato emozionante essere ospitati in programmi come il Jimmy Kimmel o il The Tonight Show di Jimmy Fallon, che da piccolo guardavo sempre! Ed è stato strano andarci come band in qualitò di ospiti. Sono davvero orgoglioso di queste cose e anche del nostro nuovo album, “The Serenity Of Suffering”.

Grazie, Ray, siamo arrivati all’ultima domanda. Quali sono i piani futuri della band? Immagino che sarete in tour per un bel pezzo…

Sì, saremo in tour, ma allo stesso tempo non smettiamo mai di creare e lavorare a nuovo materiale. Inoltre, abbiamo alcuni progetti paralleli: io ad esempio sono davvero emozionato per l’uscita del nuovo album dei KXM, in cui suono la batteria al fianco di George Lynch e Doug Pinnick.
Al di là di tutto, però, siamo davvero concentrati sulla promozione del nuovo disco dei Korn e sull’obiettivo di raggiungere quante più persone possibile.

Ilaria Marra

view all posts

Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login