King 810: “Alpha & Omega” – Intervista a David Gunn

I King 810 sono un gruppo che fin dall’esordio si sono rivelati particolari: vuoi per il genere proposto, vuoi per le storie di vera violenza che scaturiscono dai loro testi e che circondano con un’aura sinistra la reputazione del gruppo, suffragata dai resoconti di ciò che succede ai loro concerti. Il nuovo album “La Petite Mort Or A Conversation With God” ha dimostrato nuovamente le capacità del gruppo e la versatilità compositiva della compagine capitanata da David Gunn, che siamo riusciti ad intervistare: scontroso, spavaldo, particolare, ambiguo, vero? A voi la scelta, leggendo questa intervista…

Ciao David e benvenuto su Metallus.it! Come stai? E’ un piacere avere la possibilità di approfondire il vostro nuovo “La Petite Mort Or A Conversation With God”. Innanzitutto vorrei chiederti come mai la scelta di questo titolo.

Ciao! Tutto bene, dai. In soldoni, la prima parte del titolo viene dal francese e significa “la piccola morte”, a volte riferito a una breve perdita di conoscenza o a uno stato di percezione simile a quella che si ha con un orgasmo; la seconda parte, “una conversazione con Dio”, è la storia che il disco prende come una sorta di preghiera. Man mano che il disco procede c’è una corrispondenza con le voci femminili e quel tipo di simbolismo con Dio. Questo può essere simile a una unione sessuale come la conversazione di cui si parlava prima. Il disco significa un sacco di caso ma questi che ti ho detto sono alcune delle principali. Penso che sia oltretutto divertente pensare che l’album verrà catalogato “rock” o “metal”, generi definiti comunque alternativi ma nel quale parlare di sesso è comunque sempre tabù… Questa cosa mi fa pensare…

I giudizi su “Memoirs Of A Murderer” sono stati molto positive un po’ ovunque e penso che siate andati ancora più a fondo in un’ipotetica scala di violenza urbana rispetto a gruppi nati dall’hardcore come gli Hatebreed , sviluppando da subito il vostro stile di violenza urbana fatta musica. Per questo album vi siete differenziati di più, utilizzando influenze elettroniche come in “Wolves Run Together” e gli archi in “Black Swan”: lo avete fatto per dare più varietà? Da dove è venuta questa idea?

Innanzitutto vorrei che fosse chiaro che i gruppi “nati dall’hardcore” come il tuo esempio degli Hatebreed, normalmente parlano di un sentimento o di un atteggiamento che deriva da un’ispirazione poetica mentre io parlo di ragazzi reali, che magari sono stati uccisi da un colpo di pistola al cuore: permettimi di dirti che è diversa, la questione. Volevo anche far notare che nonostante magari questo disco sia più vario e coerente rispetto all’esordio, non igloba poi in fin dei conti elementi che in precedenza non c’erano. L’elettronica c’era già in “Eyes” o “Let Me Be Alone” e gli archi di “Black Swan” erano comunque già presenti, seppur in maniera minore, nell’arrangiamento di “Devil Don’t Cry” o “Carve My Name”. Non è stato fatto volutamente, diciamo che forse è stato ampliato il modo in cui veniva fatto prima: penso che se ti riduci a suonare sempre nella stessa maniera dovresti smettere, non sei più un artista -o di sicuro non uno di quelli bravi- e il mondo non ha più bisogno di gente come te.

Ti sei occupato della regia di “I Ain’t Goin’ Back Again”, primo singolo e primo video dal “Le Petite Mort…”: perché questa canzone e cosa c’è dietro la storia raccontata dalle immagini?

Ho scelto questa canzone per diverse ragione: innanzitutto è una delle mie preferite di sempre e il concept del video è lo stesso dell’audio, descrive un po’ com’era la vita durante l’adolescenza e la crescita. E’ stata scelta come primo singolo per un sacco di altre ragioni: la prima che mi viene in mente è che per il primo album avevamo scelto “Kill ‘em All” e in questa maniera poi la gente ti “bolla” come un gruppo che suona esclusivamente il genere proposto dal video. E’ sbagliato e, ti dirò, anche fra i nostri fan c’è confusione riguardo al genere che suoniamo: molti pensano che facciamo heavy metal ma in realtà no, se consideri che le chitarre pesanti e le urla sono presenti in minoranza su entrambi i nostri CD.

Cosa puoi dirci del video di “Alpha & Omega”? L’argomento proposto è forte ed attuale, dimostra coraggio da parte vostra nel trattarlo in questa maniera. Deriva da un’esperienza personale o è soltanto una denuncia dei fatti?

Il video parla di preti cattolici che molestano ragazzini e che, nonostante questo, la fanno franca: questa cosa va avanti da anni. Bah, non penso sia una cosa coraggiosa parlare di questo e non penso sia nemmeno una denuncia, in fin dei conti. In effetti trovo che sia triste che si debba fare questa domanda e che ci siano persone come queste all’interno della Chiesa e giudici, avvocati che permettono che tutto ciò succeda quindi noi cerchiamo di denunciare questi vecchi che si fanno i ragazzini.

“La Petite Mort Or A Conversation With God” è più oscuro rispetto  a “Memoirs Of A Murderer”: quali esperienze, nel frattempo, vi hanno portato a questa pesantezza aggiunta e come è stato comporre e registrare l’album?

Diciamo che le esperienze possono essere sintetizzate in questa maniera: a volte la vita può sembrare una vera merda, specie nei tuoi giorni peggiori, ma devi sempre avere fede e credere che può andare sempre peggio e che tu puoi raggiungere punti ancora più bassi.

Quali delle vostre canzoni pensi abbiano il messaggio più forte e perché?

Mi fa piacere credere che tutte le nostre canzoni possiedono la stessa forza: hanno a che fare con argomenti, idee ed esperienze diverse ma penso siano tutte potenti, comunque. Ultimamente ascolto molto “I Ain’t Goin’ Back Again” e “Wolves Run Together”

Siete stati coinvolti nella crisi dell’acqua a Flint (in Michigan, paese di provenienza del gruppo) con un vostro progetto: puoi dire qualcosa a riguardo?

Abbiamo cominciato il progetto perché le nostre fonti d’acqua sono state scollegate per farci arrivare in casa acqua contaminata, il tutto logicamente in maniera cosciente da parte del nostro governo. Questo è accaduto circa due anni e mezzo fa e ne abbiamo parlato in un mixtape che si chiama “Midwest Monsters” (di circa un anno fa): a un anno e mezzo di distanza da quando questa storia è saltata fuori si è saputo a livello mondiale che molti nostri concittadini erano stati ricoverati ed avevano ovviamente avuto problemi di salute non piccoli. Al momento tutto ciò non è ancora cambiato, nonostante qualcuno sposti l’attenzione sul costruire un muro sul confine col Messico o cavolate come la privacy delle email e quindi l’avvelenare una città non è più l’argomento caldo da pubblicare su Twitter. Questo è ciò che succede in America: quando una città è avvelenata dal proprio governo, ci deve pensare la gente a risolvere la situazione; quando la bolla speculativa è causata dal governo, ci devono pensare i cittadini, nonostante non sia colpa loro. E tutti sono spaventati dalla parola “socialismo” e dal termine “comunismo”: secondo me in tempi di sommossa questi due termini sono attivi. Logicamente in tempi di produttività, si lavora e arrivano i soldi siamo in un sistema capitalistico. Ma quando si è sommersi nella propria merda quell’interruttore scatta molto in fretta…

Cose pensi dello stato della “musica pesante” oggi? Va di pari passo con lo stato del mondo, che diventa più pesante e più duro?

Hahaha… Certo… “Più pesante e più duro”? Lo stato della musica pesante è una barzelletta: ci troviamo di fronte a un pugno di ragazzini con tatuaggi schifosi sulla faccio, urlando parole riguardanti cose che non conoscono affatto. Questi sono gli idoli della gente: ragazzetti di periferia che vivono di selfie sul proprio iPhone e che si lamentano commentando le foto degli altri su Instagram; ragazzini che si copiano fra di loro. A parte ciò, la musica pesante si sta cannibalizzando da sola, con ogni nuovo gruppo che viene catalogato in un nuovo sottogenere: sembra che ogni gruppo debba ridefinirsi totalmente come se non fosse la stessa stronzata che abbiamo già ascoltato in precedenza. Questo va a discapito del genere dal quale si discosta il gruppo: questa cosa avviene solo nel genere “pesante”, se ci pensi, nonostante si sia sempre parlato di “unità”, quando invece si tratta della comunità più divisa in assoluto. E’ anche un mondo musicale che si definisce selvaggio e senza legge, di uomini duri, quando poi vedi che in fin dei conti, come si diceva prima, parlare di sesso è sempre comunque un tabù, specialmente negli ambienti più estremi. Mi suona strano. La musica pesante ha perso contatto con le fondamenta sulle quali era basata. Non c’è niente di pesante nei suoi personaggi e nelle sue caratteristiche: è solo un circo politically correct che si spaventa con la propria ombra.

Quali sono i piani per i King 810 dopo l’uscita di “La Petit Mort”? Verrete in Italia?

Senza dubbio verremo a trovarvi! Il mio piano è conoscere più donne italiane possibile!

 Grazie mille per il tuo tempo. E’ stato un piacere. Puoi lasciare un messaggio ai vostri fan italiani e ai lettori di Metallus.it

Ciao! Ci vediamo nel 2017!

 

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Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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