Chimaira: “Chimaira” – Intervista a Kevin Talley

Sono le 17 del 16 dicembre quando al live Music Club di Trezzo sull’Adda (Mi) incontro uno dei batteristi di punta del momento, Kevin Talley, ultimo arrivato nella famiglia Chimaira. L’estrema cordialità e disponibilità del drummer mi colpiscono da subito e ne comprendo il motivo appena esordisce dicendomi: “Sai, è così strano per me rilasciare due interviste in un giorno!”. E io istintivamente rispondo: “Beh, ovvio, sarai abituato a farne, anzi a subirne, molte di più!”. Al che Kevin mi guarda come se avessi detto una cosa assurda e in lingua “marzianese” e, facendo esplodere la più solare delle sue risate, mi confessa: “Oh no, veramente di solito tutti vogliono conferire con contanti e chitarristi, a chi importa dei batteristi?”. “Beh, in fondo sono qui seduta a un tavolino “solo” con l’ex batterista dei Dying Fetus, una macchina da guerra dietro le pelli, che di là a qualche ora avrebbe fatto tremare il palco assieme a Mark (Hunter) e compagni.

Allora Kevin, è la prima volta che vieni in Italia?

“Sono stato in Italia nel 2000, ma con la mia vecchia band, i Dying Fetus, ma è la prima volta che ci vengo con i Chimaira” (i Chimaira si sono già esibiti nel 2004 nel Bel Paese, a Padova e a Ravenna, ma Kevin non ne faceva ancora parte, ndr).

Come trovi l’Italia? Molto diversa di Cleveland?

“A dire il vero, siamo arrivati qui oggi e io mi sono svegliato solo 20 minuti fa, e quindi non so dirti molto al riguardo, ma sono sicuro che dopo il concerto di stasera parlerò con un po’ di gente e sarà divertente! L’altra volta infatti sono stato benissimo.”

Parliamo un po’ del vostro nuovo album, ‘Chimaira‘. In che modo si discosta dal precedente ‘The impossibility Of Reason’?

“Penso che i Chimaira volessero indirizzarsi verso un sound più pesante e la cosa che gli premeva di più era sicuramente non ripetersi facendo uscire un album che fosse ‘The impossibility of reason’ parte seconda, ma volevano fare un album diverso, più profondo, e questo è ciò che abbiamo fatto.”

Avete cambiato le vostre preferenze d’ascolto?

“Beh, personalmente non credo. Io ho sempre ascoltato band come Sepultura, Pantera, sì, sono gruppi a cui sono molto affezionato!”

Per quanto riguarda la parte compositiva di ‘Chimaira’ quali sono state le vostre influenze principali?

“È difficile dirlo, ognuno di noi ne ha talmente tante e diverse che il nostro lavoro consiste nel tirarlo fuori al momento giusto per comporre nel modo migliore possibile. Ma è ovvio che le mie preferenze sono diverse da quelle di Matt o di Rob o di Mark… Questo è un album più oscuro e quanto è venuto fuori è dovuto sicuramente al nostro diverso modo di avvertire quanto ci circonda e questo significa che quando realizzeremo il prossimo album sarà diverso e non potrà mai essere un altro ‘Chimaira’, così come i Metallica non hanno scritto sempre gli stessi album, ‘Kill ’em all’ è diverso da ‘Master of Puppets’ o dagli altri album ed è così che dev’essere, altrimenti la gente finisce col perdere interesse ed inevitabilmente tu non ti senti più motivato a comporre.”

Pensi che ‘Chimaira’ sia il vostro album migliore o il più complesso?

“Onestamente non credo che sia un album così complesso, penso comunque che sia ‘The impossibility…’ che ‘Chimaira’ siano gli album meglio riusciti, sono entrambi molto ben strutturati, magnifici nelle loro differenze. Infatti come ho già accennato il succo sta tutto nella diversità tra gli album, pur rimanendo fedeli al proprio stile.”

Chi si è occupato dell’artwork per ‘Chimaira’?

“Mark Hunter e Chris Spicuzza. Chris si occupa anche della creazione del merchandising.”

Trovi quest’album più oscuro anche per quanto riguarda le liriche?

“Decisamente sì.”

Ascoltando il modo di cantare di Mark Hunter la sua aggressività, che è di fortissimo impatto, sembrerebbe prorompere in qualcosa di positivo, una sorta di rabbia catartica.

“Sicuramente Mark trova nel cantare la migliore valvola di sfogo, almeno questo vale per lui personalmente, ma se tu mi dici che questa cosa riesce ad arrivare persino a chi ascolta non fai che confermare che quel ragazzo ha una straordinaria forza comunicativa.”

Qual è l’aspetto più importante delle vostre performance live?

“Mi basta essere sicuro che la gente si diverta durante i nostri concerti ed è per questo che non facciamo che provare e riprovare. Spesso poi decidiamo di suonare alcuni pezzi più lentamente o più velocemente rispetto a come li abbiamo registrati, è fondamentale per movimentare il nostro show.”

C’è un artista con cui hai sempre desiderato collaborare?

“Sicuramente James Hetfield. Sono sicuro che molti avrebbero risposto la stessa cosa ma devo dire che i Metallica hanno avuto un enorme impatto nella mia vita. Pensa che possiedo ogni loro singolo!”

Cosa pensi dell’imperversare del metalcore?

“Penso che all’interno di questo genere ci siano gruppi che si distinguono come gli Unearth, li considero una band metalcore molto valida mentre in generale vedo molti altri gruppi che sono uno il clone dell’altro, ma questa è solo una mia opinione, molta gente si troverà in disaccordo con me. Ad esempio a me piacciono molto i Lamb of God e pur essendo spesso associati a tale fenomeno io non li considero affatto metalcore. Quanto a noi ci consideriamo semplicemente heavy metal, il metalcore è caratterizzato dall’alternarsi di melodia, cambi di tempo, scream e growl, e questo va bene, ma io lo considero più che un genere un trend, un fenomeno momentaneo destinato probabilmente ad affievolirsi dopo il boom iniziale. Ci sono band che si buttano a capofitto nel genere “del momento” pur di farsi notare dallo stesso pubblico di altri gruppi più in vista, mentre penso che ogni band, per quanto giovane possa essere, debba avere il coraggio di seguire le proprie inclinazioni. Prendi un gruppo storico come gli Stayer, loro hanno una vasta gamma di fans, di varie età, riescono a mettere d’accordo un po’ tutti, mentre può succedere che un gruppo metalcore abbia una fascia di pubblico più ristretta, composta da quindicenni che magari hanno appena scoperto il metal e pensano di essere grandi esperti solo indossando una t-shirt. Ma non voglio generalizzare. Sono fiero che i Chimaira non rientrino in nessun trend, al massimo ci sarà un Chimaira-trend.”

Come batterista sei soddisfatto di quello che stai facendo con i Chimaira?

“Certo, e mi sto anche divertendo tanto!”

Che tipo di persona è Mark?

“E’ una persona normalissima, un ragazzo tranquillo con il quale è piacevole lavorare, almeno la maggior parte delle volte (ride nda).”

So che fino ad ora avete aperto i vostri concerti con ‘The Implements 0f Destruction’, il pezzo strumentale di ‘The Impossibility…’ a cui legavate ‘Power trip’. Farete così anche stasera o proporrete un inizio diverso?

“No, l’inizio sarà diverso, così come diversi sono i pezzi che suoniamo in ogni data, se un fan ci seguisse in tour non vedrebbe mai lo stesso show.” (apriranno il concerto con il tema di ‘Conan il Barbaro’ che sfumerà per dare spazio a ‘Nothing remains’)

‘Nothing Remains’ è un’esplosione di rabbia, il pezzo ideale per iniziare l’album, ti lascia a bocca aperta al primo ascolto e ti trascina in quelli successivi. Com’è nata questa canzone?

“L’abbiamo scritta il giorno dopo che hanno sparato a Dimebag (R.I.P.), è venuta fuori di getto, in un’esplosione non tanto di rabbia quanto di sentimenti tristi x il terribile evento, la morte di una pietra miliare per ogni chitarrista e per ogni amante del metal, un talento che difficilmente verrà eguagliato. Molti ragazzi hanno iniziato a suonare la chitarra grazie a lui ed è una cosa bellissima. Appena l’abbiamo saputo siamo stati assaliti dal terrore che fatti del genere potessero ripetersi, gente che durante i concerti sale sul palco e apre il fuoco così come se niente fosse. In America l’8 dicembre è ormai diventato un giorno per commemorare il grande Darrell e per fortuna è anche motivo di aggregazione per la gente che ha sempre creduto in lui.”

E su questa parentesi sul genio dei Pantera sono costretta a congedare il loquace Kevin che entra nel tourbus e ne esce munito di sigarette per offrirmene una…

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