Kee Marcello: “Wild Child” – Intervista

Il nome di Kjell Hilding Lövbom dirà veramente poco ai più ma sapere che lo pseudonimo di questo signore è Kee Marcello farà drizzare le orecchie a molti rockers di lunga data: lo svedese ha appena pubblicato il suo quinto album personale intitolato “Scaling Up” per la Frontiers Music e fra “prigionieri in paradiso”, jazz, ospiti e cavalli è venuta fuor questa intervista…

Ciao Kee e grazie per il tempo che ci dedichi. Vorremmo parlare con te del nuovo disco, “Scaling Up”, uscito per Frontiers Music il 14 ottobre. E’ il primo su questa etichetta e sembra un nuovo inizio per te e la tua carriera: come ci si sente?

Guarda, è una sensazione meravigliosa perché l’Italia è come casa, per me e cominciare con Frontiers è come trovare un senso di appartenenza: fare qualcosa che vale molto con gente che sai che ti capisce e di comprovata ed indiscussa esperienza non può che essere una bella cosa. Fare tutto l’album da solo non  il massimo ed affidarsi a gente capace in grado di seguire il processo è ottimo. Essere sotto Frontiers è come tornare alle proprie radici e anche fare quest’album è un ritorno alle mie origini, così come anche il mio stile di suonare che ora è più seventies che mai: Deep Purple, Uriah Heep, Black Sabbath, tutti gruppi di quando sono cresciuto e la cui musica è in grado di cambiarti più di qualunque altra. Ho portate queste influenze dentro la mia musica, proiettandole nel futuro perché l’album non è del passato, è del presente!

Hai anche prodotto il disco, quindi volevo chiedere qual è stata la sfida in questo caso?

Molta gente non lo sa ma ho prodotto centinaia di dischi in quanto è una delle mie occupazioni: non ora ma negli ’80 e nei ’90 ho scritto un sacco di pezzi per gente come Percy Sledge, in una varietà di stili comunque nati dal rock/soul, che è anche la mia provenienza. Magari la prossima volta farò produrre a qualcun altro ma stavolta mi è venuto proprio naturale così come per i 4 album precedenti e mi piace avere il controllo su tutte le cose: il mixaggio è stato fatto da Tobias Lindell, che è bravissimo nel suo lavoro, e masterizzato da Dragan Tanaskovic, altro professionista da paura. Quindi alla fine non è che ho fatto tutto io ma diciamo che adoro avere il controllo (ride…)

Vorremmo andare a indagare di più su “Scaling Up” e in particolar modo riguardo agli ospiti: Mattias Eklundh e Michele Luppi…

Due persone diverse fra loro ma entrambe valide. Michele lo ho conosciuto anni fa a una clinic in Italia e ho visto subito che era un musicista pauroso, una persona che sa di ciò che parla ma sempre desideroso di chiedere ed imparare, pieno di energia e abbiamo parlato di musica per molto tempo dopo la clinic: mi piace lavorare con questa gente e lui ora lavora coi Whitesnake. Ho pensato di chiamarlo per “Wild Child”, un vecchio brano mai pubblicato. Maattias lo conosco da una vita e siamo  amici da tanto: lui ha un “free guitar camp” dove gente di tutto il mondo viene per suonare; ho collaborato con lui in qualità di ospite per una lezione un paio di volte, ci incontravamo sempre a Francoforte e siamo della stessa città quindi mi son detto che magari era ora di collaborare. Abbiamo due stili completamente diversi di suonare ma penso che in “Good Men Gone Bad” sia benuto fuori ciò che siamo veramente: due anime diverse che mirano alla stessa direzione.

Ascoltando il disco ho scovato quattro temi ed argomenti diversi: il primo è la connessione con gli Europe, con pezzi come “Wild Child” e “Don’t Know How To Love No More”, che provengono dalle session di “Prisoners In Paradise”: come è stato tornare su quelle canzoni del passato?

E’ una  cosa su cui volevo tornare perché innanzitutto queste due canzoni erano mie idee, anche se poi  Joey Tempest ci ha messo del suo, anche se non sono finite sull’album: volevo tornare al mio riffing classico e quale miglior modo se non rispolverare queste canzoni?

Il secondo argomento è l’approccio più moderno al disco, in canzoni come per esempio “Black Hole Star” che è la traccia d’apertura: come mai un approccio così moderno all’hard rock?

Mah, diciamo che è il risultato finale che cambia, frutto di mix diversi, come per esempio “Black Hole Star” è influenzata dai Blue Oyster Cult (“Don’t Fear The Reaper” su tutte): avevo questo riff in mano da anni ispirato da Buck Dharma (chitarrista e fondatore dei BOC) e forse l’approccio più moderno è dato da come è stato prodotto il tutto. Cerco di non pensare a chi mi sto ispirando in quel momento perché scrivo musica che viene fuori così com’è: sono molto contento del risultato di questa canzone perché sia la musica che il testo sono venuti fuori in maniera “drammatica” e melodica allo stesso tempo. Ecco, se dovessi comprare un album comprerei il mio album, anche grazie a canzoni come questa.

Il terzo argomento che vorrei trattare con te riguarda la parte più melodica del disco: mi piace molto “Don’t Miss You Much”, che è una delle mie preferite del disco, e vorrei parlarne con te.

E’ una canzone in stile cantautorale ed io adoro quello stile, che si rifà un po’ anche al mio album “Shine On” (del 1995): ha un sapore molto americano, uno stile che si riconosce subito e che comunque a me piace parecchio. La prima parte che è venuta  fuori è stata quella relativa al ritornello, mentre stavo provando in Italia, e come faccio di solito ho preso il mio telefono e fatto un messaggio vocale con la melodia per non dimenticarmene a breve; quando sono tornato in Svezia ho cominciato a registrarla ed è venuta fuori la strofa quindi, a ben vedere, posso dirti che la canzone è venuta fuori da sola. Solitamente le buone canzoni nascono così, da sole: questa ha tutto ciò che c’è fra Bryan Adams e i Def Leppard ma nello stile di Kee Marcello. E’ una delle mie canzoni preferite dell’album, decisamente.

Il quarto tema riguardante l’album che volevo affrontare con te è la componente sleaze-hard-blues che compare per esempio nella traccia di chiusura “Blow By Blow”.

Grande! “Blow By Blow” è in verità un brano molto diverso che avevo scritto per gli Easy Action, la band in cui militavo prima di entrare negli Europe, come saprai: ci siamo riuniti e abbiamo suonati a un grosso concerto in Svezia nel 2006 per un festival. Sai, eravamo veramente conosciuti in Svezia e più in generale nella parte occidentale dell’Europa. Il bassista, Micael Green, è deceduto portando via con sé tutto lo spirito e la magia della band, anche perché ne era uno dei motori trainanti: è dispiaciuto a tutti noi, anche musicalmente parlando, perché avevamo un album praticamente pronto e non sapevamo cosa farne. Questa canzone è stata registrata con Zinny Zan alla voce (il cantante originario degli Easy Action) quindi ecco forse perché suona più sleaze: è diretta, semplice, e alla fine invece il batterista continua a suonare, come impazzito e ho detto al sound engineer di non fermare e di farlo continuare a suonare, quindi anche da un errore è nato un pezzo azeccato. Mi piace il modo di ragionare “senza confini”: siamo la Kee Marcello Band ma allo stesso tempo anche la John Coltrane Band e la Charlie Parker Band… Mi piace perdermi in mondi diversi ogni tanto: pensa che il batterista Darby Todd ha suonato con Gary Moore, Robert Plant e allo stesso tempo con alcuni dei più grandi musicisti jazz sul pianeta e può suonare tutto. Anche io sono così, sono partito col rock ma suono anche jazz e posso mischiare tutto se volessi: il fatto però è che non voglio suonare fusion ma rock ‘n’ roll.

Una domanda che non c’entra con l’album: so che hai un progetto italiano chiamato Bolero ma non so se è ancora attivo o no…

Guarda, adoro i ragazzi che fanno parte del progetto “Bolero” ma non ho fisicamente il tempo di mandare avanti anche quel progetto perché al momento sono immerso in altre cose… Tante cose nella carriera che al momento sono prioritario: mi sono divertito con loro ma al momento non riesco proprio a continuare questa cosa, perché per esempio anche al amia band è una priorità, logicamente: il nuovo album e questo nuovo inizio sono la parte preponderante al momento, così come un grande tour mondiale che seguirà che toccherà un po’ tutti i continenti.

Verrete anche in Italia?

Al momento niente di prefissato ma essendo il mio Paese preferito e praticamente la mia seconda nazione direi proprio che verremo a trovarvi

Kee, volevo chiudere con una domanda non strettamente musicale… So che partecipi a corse di cavalli: da dove nasce questo hobby?

E’ tutto nato da uno show televisivo dove gareggiavo con altre celebrità e lì ho trovato il mio amore per i cavalli! Ho ottenuto la patente speciale e sono un fantino professionista. Strano, no? Rockstar e fantino: penso di essere l’unico (ride…). E’ bello ed è un bel diversivo a parte la musica. Amo i cavalli e la chiave è tuta lì. E’ un hobby, naturalmente, anche se ho la patente!

Ciao Kee, grazie mille e pero proprio di rivederti in Italia!

Certamente! Grazie mille e statemi bene!

28-Kee Marcello-27 Marzo 2016-Milano-Black Hole-Matteo Donzelli

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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