Katatonia: “The Fall Of Hearts” – Intervista a Daniel Moilanen

“The Fall Of Hearts”, il nuovo studio album dei Katatonia, sarà disponibile nei negozi tra pochi giorni. Metallus.it ha scambiato quattro chiacchiere con Daniel Moilanen, nuovo batterista del gruppo svedese. Daniel ci ha rivelato alcuni interessanti particolari su di un disco che potrebbe rappresentare tanto un punto di arrivo quanto di (ri)partenza per l’ensemble, che raggiunto il traguardo dei 25 anni di attività è ancora in cerca di sfide e nuovi orizzonti.

Ciao Daniel, grazie dell’intervista e del tempo che ci dedichi! Beh, tu sei il nuovo batterista dei Katatonia, vuoi presentarti ai nostri lettori?

Sì, io sono nuovo nella band! Sono un fan dei Katatonia da tantissimo tempo e ora ne faccio parte, è grandioso! C’è stata un’ottima intesa da entrambe le parti.

Come presenteresti il vostro nuovo album “The Fall Of Hearts”?

Dal mio punto di vista si tratta di un disco piuttosto complesso. E’senza dubbio molto progressive se paragonato agli standard dei Katatonia, ma non è complesso solo per quanto riguarda questo. E’ un album lungo, dura più di un’ora. Ci sono anche alcune sorprese ma c’è tutto ciò che appartiene ai Katatonia con cui siamo cresciuti e che abbiamo imparato ad amare. Penso che possa essere l’album che metterà d’accordo vecchi e nuovi fans.

Anders ha dichiarato di recente che questo disco potrebbe delineare il vostro percorso musicale futuro. Tu cosa ne pensi?

Penso che sia vero nel senso che questo album soddisfa tutte le aspettative su come debbano suonare i Katatonia e al tempo stesso mostra una band praticamente senza limiti. Il solo modo di sapere che direzione potrà intraprendere il nostro sound in futuro consiste nel seguire le direttive dettate da questo disco.

Pensi che sia tutto emerso spontaneamente durante le varie fasi di lavorazione oppure avete pianificato qualche cambiamento in precedenza?

Credo che sia stato tutto molto spontaneo, anche se sono convinto che i ragazzi siano stati piuttosto ispirati dalla direzione intrapresa con “Sanctitude”. Ci sono un paio di canzoni e anche altre piccole cose qua e là nel disco che riflettono la medesima impressione di libertà artistica e non soltanto nelle parti acustiche.

Sulla copertina appare ancora un uccello morto o forse morente, qui visto nell’atto di cadere al suolo. Sembra una figura densa di significato per voi e piuttosto ricorrente. Vuoi parlarcene?

Assolutamente sì. Gli uccelli hanno sempre avuto un ruolo importante tra le figure simboliche dei Katatonia. Tutto può essere cominciato nel 1992, quando nella canzone “Without God” appaiono quelle figure umane alate intente ad osservare il cielo. Il ricco simbolismo che sta dietro la figura dell’uccello è suscettibile di varie interpretazioni, dal mio punto di vista. Attraverso il tempo è diventata una figura molto forte per artisti e autori perchè può rappresentare vari concetti: forza, rinascita, libertà e pace. Quello che vuol significare in questo preciso contesto, ripeto, può avere diverse interpretazioni.

Quali argomenti avete scelto per i testi?

La morte. La morte e non soltanto, naturalmente. Tuttavia, l’intero concept di “The Fall Of Hearts” ha a che fare con la morte: morte dell’anima, della libertà, del desiderio. Non necessariamente in modo negativo dunque, anche perchè la morte può significare cambiamento o solitudine. Potrei dire “le solite cose dei Katatonia”, ma queste “solite cose” sono sempre sfaccettate e piene di significato.

Tornando alla lunghezza dell’album mi confermi dunque che nulla è stato pianificato? In qualche modo si sono adattate nuove esigenze espressive e liriche?

E’ l’album dei Katatonia più lungo di sempre, ma è tutto emerso in modo molto naturale. Abbiamo composto sedici canzoni molto varie e con delle lunghezze diverse, quando poi è stato il momento di mettere insieme tutto il materiale, era chiaro che l’album avrebbe seguito quella direzione. Si era delineato un filo rosso che andava assolutamente seguito.

Come vi siete divisi i compiti durante la lavorazione del disco? Ci sono state novità questa volta?

Anders e Jonas sono stati come di consueto i responsabili dell’intero concept, ovvero la musica, i testi e l’artwork. Mi hanno mandato nuove tracce e abbozzi in modo piuttosto continuo, di modo che potessi contribuire con nuove idee prendendomi tutto il tempo necessario mentre il resto del materiale veniva composto. Finiti i vari processi di registrazione, Anders e Jonas hanno provveduto a terminare il concept artistico e ora eccoci qua.

Credi che tu e Roger, nuovo chitarrista della band, abbiate avuto un ruolo attivo nel processo di composizione?

Mi piace pensare di averlo avuto, non tanto in merito alla stesura dei testi o alla composizione della musica, ma piuttosto nell’aver partecipato con delle idee ed aver operato dei piccoli cambiamenti per accogliere al meglio il mio strumento. Questo di certo esula dall’essere un semplice esecutore. Roger è arrivato in seguito, per cui il suo contributo è esattamente ciò che possiamo ascoltare sull’album, quindi il suo modo eccellente di suonare la chitarra.

Il precedente album “Dead End Kings” è stato rivisitato l’anno successivo in una versione acustica chiamata “Dethroned & Uncrowned”. Pensi che farete lo stesso anche per “The Fall Of Hearts”?

Al momento nessuno ne ha parlato. Però, se devo essere sincero, trovo che “The Fall Of Hearts” e “Dead End Kings” siano due dischi completamente diversi. Con questo non voglio dire che non potrebbe funzionare, però non con quel tipo di sound. Mai direi mai, comunque.

A quanto pare “The Fall Of Hearts” rappresenta un punto di equilibrio per la band, che mette sul piatto tutto il suo percorso sonoro. Cosa ne pensi?

Sono d’accordo. Ogni volta che ascolto “The Fall Of Hearts” (e lo faccio spesso) sento un po’ di tutto dei Katatonia, cose che arrivano da “Dance Of December Souls” fino a “Sanctitude”. E non percepisco una band indecisa sul da farsi, ma una squadra di persone mature che ancora cercano sfide e nuove possibilità. Di certo giungere a un punto di equilibrio non significa essere arrivati al capolinea, ci sono ancora tante cose da fare.

Come mai avete scelto “Old Hearts Fall” per presentare l’album?

Perchè è una bellissima canzone e rappresenta in modo sincero il contenuto dell’album e il suo concept. Da un punto di vista sonoro non è di certo il brano più heavy, però lascia all’ascoltatore un piccolo ma significativo pezzo del puzzle. Il testo è molto diretto e mostra quell’abisso in cui l’ascoltatore potrebbe cadere. Inoltre i giudizi positivi dei più cari amici e delle persone più vicine alla band ci hanno convinti di aver fatto la scelta giusta.

Vuoi ricordare ai nostri lettori quali saranno i prossimi appuntamenti dal vivo dei Katatonia? Tra l’altro siete ormai arrivati ai 25 anni di attività. E’ prevista qualche celebrazione speciale?

Sì, quest’anno suoneremo in due concerti speciali, entrambi per celebrare il decimo anniversario di “The Great Cold Distance”. Nel primo di questi spettacoli suoneremo l’intero “The Great Cold Distance” insieme all’orchestra filarmonica di Plovdiv, mentre la seconda parte delo show prevede una scaletta con una scelta di pezzi abbastanza varia. Il secondo spettacolo speciale prevede ancora l’intero “The Great Cold Distance”, ma la setlist riserverà delle sorprese straordinarie e sarà più incentrata sui 25 anni di attività della band. Al momento non voglio rivelare altri particolari. Saremo anche impegnati in alcuni festival. Tra un paio di settimane suoneremo al Karmöygeddon in Norvegia, sarà il primo concerto con la nuova line-up sul palco. Poi parteciperemo a degli appuntamenti classici come l’Hellfest, il Tuska e il Summer Breeze e dopo l’estate andremo in America Latina, dove manchiamo da un po’ di tempo. Ci teniamo occupati e abbiamo in serbo delle sorprese per il nostro pubblico.

Daniel, l’intervista è terminata. Ti ringraziamo ancora, vuoi lasciare un messaggio ai vostri fans italiani?

Ringrazio tutti nostri fans italiani per esserci sempre e per aver avuto la pazienza di aspettare il nuovo album! Ci vediamo in autunno!

Trovommi Amor del tutto disarmato

et aperta la via per gli occhi al core,

che di lagrime son fatti uscio et varco

Katatonia - the fall of hearts

 

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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