Kataklysm: “Of Ghosts And Gods” – Intervista a Oli Beaudoin

I Kataklysm sicuramente non hanno rivoluzionato il panorama metal, ma portano avanti con coerenza il loro death metal fin dai primi anni ’90 guidati Maurizio Iacono, italo-canadese. Il 31 luglio esce il nuovo capitolo della loro discografia, “Of Ghosts And Gods“. Abbiamo quindi colto l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con la band nella figura di Oli Beaudoin, batterista della band dal 2013.

Vorrei iniziare la nostra chiacchierata parlando del nuovo album dei Kataklysm, “Of Ghosts and Gods”, in uscita il prossimo 31 luglio tramite la Nuclear Blast. Come mai avete optato per questo titolo? Cosa vuole significare?

A dire il vero, è stato Maurizio, il nostro cantante, ad uscirsene con questa idea. Come sai, lui è il mastermind che si cela dietro a tutti i concept degli album ed è anche il maggior autore della musica. Quello che aveva in mente era questa idea dell’umanità che venera cose che non può vedere ed è qui che subentra la parte relativa ai fantasmi, mentre per quello che riguarda gli dei è da correlare alla religione. Gli uomini tendono a vedere se stessi come degli Dei per cui il concept ruota su questa idea.

Cosa puoi dirmi invece della copertina, così sinistra e oscura?

Rappresenta un mezzo Dio e un mezzo fantasma, tutto racchiuso nella stessa tipologia di immagine. Sì, volevamo avere uno stile più sobrio rispetto agli artwork precedenti. Puoi persino vedere un uccello e alcune frasi scritte in Aramaico, considerata la lingua parlata nell’era Pre-Dio. Potete vedere tutto questo all’interno di quel cerchio che si trova, appunto, alle spalle della figura.

“Of Ghosts And Gods” possiede i migliori elementi della carriera della band offrendo un mix di death metal old school mischiato a nuove sonorità, ha un buon bilanciamento tra vecchio e nuovo. Secondo te qual è il vero punto di forza di questa nuova release?

Come tu stessa dici, la band ha alle spalle una sua storia, non parliamo di una band nuova. È vero che ha un suo stile heavy, anche se ammetto che il primo album era veramente estremo e folle. L’obiettivo è quello di mantenere la stessa linea, proprio come la band ha iniziato, cercando di portare anche elementi nuovi e freschi. Abbiamo cercato di raffinare la stessa identità che la band si è costruita, per cui manteniamo le caratteristiche che hanno forgiato il sound dei Kataklysm negli ultimi album, cercando anche di affinare e raffinare sempre di più. Credo che possiamo percepirlo anche ascoltando l’ultima traccia del disco, “The World Is A Dying Insect”, dove potete veramente vedere la nuova forma assunta dalla band. Altre canzoni, invece, presentano i classici riff tradizionali. È in parte difficile da dire, perché abbiamo sempre cercato di mantenere le radici della band e, allo stesso tempo, abbiamo cercato di portare elementi nuovi e freschi. Non è un mix facile da fare ma sono convinto che questo album sia molto buono. Finora le recensioni sono state molto più che positive e siamo contenti di leggere queste cose. Sai, quando lavori alla pre-produzione, tendi ad ascoltare le tue stesse tracce ogni singolo giorno, per cui è facile che ti senta annoiato dopo un po’, anche se ammetto che ogni volta che ascolto il disco, trovo che sia fresco e buono. Credo che questo sia un segno!

Per dare un piccolo appetizer del nuovo album, avete presentato il singolo “Thy Serpents Tongue”. Quale tipo di riscontro ha avuto dai fan?

Finora il responso dei nostri fan è stato molto, molto buono! Sai, stiamo parlando di una sola canzone quindi non ci stiamo riferendo all’intero spettro del disco. Come tu stessa dicevi, parliamo dell’aspetto più heavy e melodico. Oggi, mercoledì 1 luglio, esce negli States un singolo alla radio, “The Black Sheep”, per cui vedremo cosa la gente ne penserà di questo primo estratto. Personalmente, direi che “Thy Serpents Tongue” è un brano folle, mentre questo nuovo singolo è molto più adatto per le radio. Sono convinto che piacerà alla gente, io stesso non potevo crederci la prima volta che ho sentito il pezzo. Mi sono detto: “Cosa diavolo è questa roba? E’ ganza!”.

Se ricordo bene, tu sei subentrato poco prima della release di “Waiting For The End To Come”. A distanza di due anni, è cambiato qualcosa a livello di songwriting? Come viene suddiviso il lavoro nel team?

A dire il vero, è cambiato molto a livello di songwriting dai tempi di “Waiting For The End To Come”, perché, come sai, ai tempi non ero nella band. Non erano certi riguardo la situazione che si stava verificando con l’attuale ex batterista, non sapevano se sarebbe tornato o meno, per cui mi sono limitato ad aggiungere le mie parti in brani che erano già stati scritti. Per questo disco, invece, ora che faccio parte della band, mi è stata data la totale libertà nel riarrangiare i brani e cose così. Sai, la musica metal è fatta così, tutti sono in grado di comporre beats, a me piace scrivere e ri-arrangiare i pezzi. Si è trattata di una cosa basata perlopiù sul fare avanti e indietro, ognuno aveva la sua parte da fare, c’è stata una maggiore collaborazione, lo riesci veramente a sentire ascoltando le canzoni. È un lavoro di insieme, la chimica è stata più forte su questo disco e credo che anche gli altri ragazzi possano confermare lo stesso!

Quanto sei stato coinvolto nella produzione dell’album? Cosa ci puoi dire dell’album in sé?

Sono stato molto, molto coinvolto. Ad essere sinceri, si ha sempre l’idea che i batteristi non facciano niente, che non sappiano comporre… a me piace scrivere anche se abbiamo un nostro modo di lavorare. JF ora abita in Texas, io, ad esempio, sto a Montreal, Canada. JF e Steff compongono i riff, mi mandano il materiale e io ri-arrangio ciò che ricevo. A volte capita che mi vengano sottoposti dei riff già ri-arrangiati, mentre in altre occasioni capita di ricevere una matassa di riff che ha bisogno di essere sistemata, per cui esattamente come succede con i puzzle, cerco veramente di comporre e costruire qualcosa. Molto spesso Maurizio mette il tocco finale, magari mettendo più arrangiamenti, sistemando la struttura del brano o il testo. Non sappiamo mai cosa fa questo ragazzo perché è folle! Se ne esce con cose che nessuno mai si aspetterebbe. Sì, il lavoro è basato su questo andare avanti e indietro ed è così fino all’ultimo momento, magari anche dopo aver completato le linee vocali ci troviamo a dover modificare qualche frammento, perché forse potrebbe suonare meglio dopo. È stato un lavoro costante ed è anche per questo che credo che l’album sia molto valido, buono e sono convinto che la cosa si ripeterà in questo modo d’ora in poi. È veramente bello lavorare in questa maniera!

Come hai adattato il tuo stile alla band? Tu stesso hai influito sulla band con qualche cambiamento per ciò che riguardano le parti di batteria?

Sì, credo che non ci siano molte alternative quando un ragazzo nuovo subentra in una band. Ovviamente i brani cambieranno. Sai, quando sono entrato io poco prima della pubblicazione di “Waiting For The End To Come”, il mio punto di vista era far sì che non si notassero troppe differenze, volevo fare tutto in maniera tradizionale senza cambiare o stravolgere nulla, in quanto i fan della band sono legati ad un certo tipo di sound. È una cosa con la quale bisogna convivere, ho cercato di adattarmi il più possibile allo stile. Il mio background musicale si basa fondamentalmente su act molto estremi, come i Belphegor o i Keep Of Kalessin, Arsis, roba folle come questa appena menzionata, anche se fondamentalmente mi piace la roba più heavy. Quando sono solo mi piace far pratica con brani dei Soundgarden o altre band alternative, poiché mi piace molto il lato più groove della musica, che è proprio il cuore dei Kataklysm. Per questo disco ho lavorato a stretto contatto con Jeff per quel che riguardano le linee di basso, abbiamo lavorato entrambi sia sulla batteria che sul basso, perché nel metal tutto risulta così veloce, i musicisti vogliono solo fare lo show, anche se il punto è riuscire a fare buone canzoni. A nessuno interessa la tua velocità o altro, se capisci quello che voglio dire… Si basa tutto sul riuscire a fare buoni pezzi e nell’album non abbiamo pensato a come far sì che i blast beasts fossero puliti. “Waiting For The End To Come” era un album più tecnico, persino più veloce, oserei dire; invece in quest’ultimo disco abbiamo improntato tutto sulla buona riuscita dei brani, cercando di includere anche quella velocità in più ed esplorare quel groove di cui ti parlavo pocanzi. Quando ascolterete l’album, avrete modo di percepire questa transizione.

Come ci si sente a far parte di una band conosciuta che ha alle spalle una carriera così lunga come i Kataklysm? Per i fan e per la band stessa sei ancora considerato il “nuovo ragazzo”?

(ride). Sì, credo che lo sarò sempre. Anche Steph, che è subentrato qualche anno dopo la formazione della band, è una sorta di “nuovo ragazzo” anche se sono circa 15 anni che milita nel gruppo! Di conseguenza credo che sarò il nuovo ragazzo per molti, molti anni a venire!

Mi sembra di aver letto in giro che la band ha preparato qualcosa come dieci videoclip musicali, uno per ogni canzone contenuta nell’album. Ti andrebbe di spiegarci il perché di una scelta così strana?

Questa è un’idea folle che il cantante aveva da parecchio tempo. Ne ha parlato con i ragazzi della Nuclear Blast e insieme se ne sono usciti con questa idea comune. Non sapevano, però, se la cosa fosse realizzabile o meno, poiché parliamo di una questione veramente fuori dal normale. È subentrato poi questo ragazzo, Tommy Jones, un regista molto figo che proprio recentemente sta lavorando con gli Slayer, conosce la band da un sacco di tempo ed è un amico di tutti quanti i membri da molti anni. So che Maurizio e Tommy si sono parlati in merito a questa faccenda, sottolineando la follia della questione, e il regista ha acconsentito; di fatti, ha lavorato come un pazzo negli ultimi mesi, anche se non so dirti di preciso quanti mesi abbia impiegato per il progetto. Sai, lavorare su dieci video richiede tempo e volevamo fare qualcosa di interessante per ciascuno di essi, usando diverse location, diversi concept. Alcuni di essi sono lyric video, altri sono dei veri e propri videoclip musicali, altri saranno dei “feature-video”, ovvero dei video che mostreranno degli spezzoni della quotidianità della band; ad esempio, un ragazzo è venuto a trovarmi in studio e abbiamo girato questo “drum-video oriented”. Credo che ai fan piacerà, perché mostrano degli aspetti della band che non possono essere visti. Con l’ultimo album abbiamo registrato un video per il singolo “Elevate” e successivamente abbiamo realizzato “American Way”, una cover dei Sacred Reich, mentre in questo video si potrà vedere molti aspetti della band: per esempio, si può vedere JF in studio mentre registra “Thy Serpents Tongue”, per cui presumo che i feedback possano solamente essere positivi.

Qualche tempo fa avete annunciato le date europee del tour. Al momento però non è prevista alcuna data in Italia…

Credo ci siano stati dei problemi con i promoter locali o con le venues stesse, o ancora con l’itinerario. Non sono poi così sicuro riguardo alla logistica, però so che se non verremo questa volta, verremo la volta successiva. Sappiamo per certo di voler tornare in Italia, l’ultimo show che abbiamo tenuto lì è stato veramente figo. Come sai, Maurizio è italiano, i suoi genitori sono italiani, il suo cuore appartiene all’Italia… abbiamo bisogno di tornare lì, credo sia tutta una questione di logistica. Il tour, tra l’altro, è completamente assurdo, credo sia composto da 27 show di fila o qualcosa del genere, probabilmente risulta difficile andare ovunque. Non saprei… Onestamente spero di poter davvero venire in Italia, credo sia solo una questione di tempo!

I Kataklysm sono sempre una di quelle band che hanno cercato di rinnovarsi di album in album, anno dopo anno. Lo stesso Maurizio Iacono ha affermato che l’album rappresenta una mentalità fresca rispetto il panorama death metal del 2015. Sei d’accordo? Come descriveresti tu stesso il panorama metal odierno?

Sono d’accordo con lui. Credo che questo disco rappresenti veramente un passo in avanti rispetto ai dischi precedenti, anche se son convinto che ci fossero degli album killer ancor prima che io entrassi. Anche questo ha qualcosa di speciale… A proposito della seconda domanda, la scena metal non è così facile, in Europa va bene, il mercato è molto forte, mentre in America è diverso… sembra di avere a che fare con una scena “elite”, composta da quelle grosse venues. I locali più piccoli, i bar e cose così faticano ad andare avanti, è veramente dura… ma le band cercando di andare avanti. Il problema è che molti locali stanno chiudendo e questo incide necessariamente anche sugli itinerari. Voglio dire, ti ritrovi a non avere più le venue nella città in cui andresti a suonare e di conseguenza tutte le band affrontano periodi difficili per quel che riguarda il suonare live. I tempi stanno cambiando, le band vendono meno album e non perché la gente ha smesso di ascoltare la musica, ma perché le vendite stanno calando. Non è una cosa facile, le band hanno bisogno che i propri dischi siano venduti e se le label notano che le cose vanno bene, sanno che questo porterà sicuramente a qualche cambiamento, come ad esempio le posizioni all’interno di un festival e cose così. Credo che l’unico modo per i fans di dare il proprio sostegno sia acquistare i dischi ed effettuare i pre-order, così che le band possano fortificare la propria crescita e avere una musica di qualità. Sai, assumere produttori validi in grado di aiutarti ad avere un sound perfetto costa parecchio denaro, quindi se la gente non è pronta a donare qualcosa, per le band diventerà sempre più difficile tirare avanti e produrre materiale di qualità.

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