Kadavar: “Berlin” – Intervista a Tiger

Hard rock, blues, psichedelia. I Kadavar sono una realtà dedita alla rilettura di un sound immortale, un panorama che sta vieppiù maturando consensi e guadagnando affezionati anche tra chi è più avvezzo a sonorità pesanti. Il drummer Tiger introduce il nuovo album “Berlin”, omaggio alla città che ha unito i tre membri della band, un disco che tra passato, presente e futuro, conferma quanto piaccia suonare retrò ai nostri tedeschi.

Conduzione: Tommaso Dainese

Traduzione: Andrea Sacchi

Ciao Tiger, benvenuto su Metallus e grazie del tempo che ci concedi. Vuoi illustrare il nuovo album “Berlin” ai nostri lettori?

Ciao, grazie a voi. Vediamo un po’, cosa potrei dire…”Berlin” è il nostro terzo album e come musicisti ne andiamo tutti orgogliosi. E’ probabilmente il disco più maturo e rappresentativo della band…e credo che non ci sia altro da aggiungere!

Parliamo del titolo, “Berlin”. L’ultima volta che sono stato in quella città ho notato come ci fosse una fiorente e seguitissima scena elettronica. Che mi dici invece della scena rock di Berlino? C’è ancora una scena rock?

Berlino è una grande città e puoi trovare davvero di tutto, ci sono numerosi appassionati di varie scene musicali, dall’elettronica, al rock. A Berlino ognuno può trovare ciò che preferisce.

Come band vi sentite più legati al lato Est oppure al lato Ovest della città?

Personalmente ho vissuto nel lato Est della città per cinque anni, dopodichè mi sono trasferito nella parte Ovest. Come musicista sono cresciuto lì e in qualche modo mi sento più influenzato dalla sua cultura e scena musicale.

Il vostro album suona molto vintage. Preferite utilizzare apparecchiature analogiche e magari avete registrato l’album come live in studio, oppure avete un approccio più moderno alla musica?

“Berlin” è stato registrato in studio con apparecchiature analogiche e da questo punto di vista possiamo certamente definirlo “old school”, ma voglio precisare che per questo disco è stato secondario l’utilizzo di un sound che potessere essere retrò o vintage. Abbiamo più semplicemente cercato di comporre il miglior materiale possibile. Al di là delle nostre influenze che guardano ai grandi gruppi del passato, abbiamo cercato di registrare un disco che suonasse attuale e che avesse un senso nel 2015.

“Berlin”, come hai detto, trae ispirazione dai grandi degli anni’70. Però ho notato un feeling molto oscuro, secondo me connesso anche alla musica heavy metal. Sei d’accordo?

Non credo che sia un disco con un feeling particolarmente heavy metal, lo vedo più come un semplice disco rock che affonda le radici negli anni’70 e nella musica dell’epoca. E’ vero che l’heavy metal viene da lì, dal blues, dal progressive, dalla psichedelia, in questo senso si può avvertire qualcosa in tutto quello che abbiamo fatto, ma se parliamo di questo disco io non trovo una grande appartenenza al panorama metal.

Secondo te quali sono le principali differenze tra “Berlin” e il precedente “Abra Kadavar”?

Questa volta abbiamo avuto tutto il tempo di lavorare al disco senza pressioni, avendo così la possibilità di comporre il miglior materiale possibile. Nel caso di “Abra Kadavar” abbiamo avuto dei tempi più ristretti per lavorare, cosa che a volte ti lascia con il dubbio di non aver completato tutto il lavoro nel migliore dei modi. Ma questo non è accaduto con “Berlin”. In definitiva si tratta del primo disco per cui abbiamo avuto la tempistica e l’apparecchiatura necessaria a svolgere un lavoro di cui fossimo pienamente soddisfatti.

L’album uscirà in quattro diverse edizioni, ognuna delle quali proporrà delle immagini differenti riflesse negli occhiali da sole della persona ritratta. Come mai?

E’ una scelta che ricalca un po’ il titolo dell’album, “Berlin”. Berlino è una grande città dove puoi trovare molte cose, puoi trovare persino te stesso e anche avere differenti visioni di te stesso. Ogni immagine riflette quella che può essere la tua visione della città. Il significato della copertina è che ognuno di noi può dare un’interpretazione personale di ciò che lo circonda e come possa vedere la città in modi diversi.

La mia canzone preferita dell’album è “Last Living Dinosaur”. Ce ne vuoi parlare?

E’ anche una delle mie preferite, è senza dubbio una delle canzoni più toste dell’album. Abbiamo dipinto l’immagine del dinosauro e quindi ci sono quei ritmi pesanti, i riff di chitarra sono davvero potenti e in generale c’è un approccio un poco più moderno. Una volta che avevamo pronto il testo, tutto il resto è venuto da sè.

Presto sarete in tour con The Shrine e Horisont. Cosa vi aspettate da questa esperienza e per quale motivo non suonerete nemmeno una volta in Italia?

Purtroppo così è stata pianificata la prima parte del tour, che si svolgerà tra Novembre e Dicembre. Speriamo di poter recuperare con un concerto in Italia più avanti, magari l’anno prossimo. Riguardo le band che ci accompagneranno, adoro i The Shrine, sono senza dubbio una delle band americane che preferisco, forse una di quelle che preferisco in assoluto. Loro e gli Horisont sono ottimi gruppi e sono anche dei buoni amici, per cui il tour sarà come una rimpatriata, sono certo che ci divertiremo alla grande.

Come vedi l’evoluzione della tua  band dal vostro primo disco ad oggi?

Sai, il primo disco è sempre qualcosa di immaturo, serve ancora a definire il tuo sound, per cui anche il nostro è venuto come è venuto. Il secondo album è un miglioramento, impari da quello che hai fatto e sistemi le cose che prima non andavano bene. Credo però che il meglio come band lo abbiamo dato con il terzo album. Sapevamo già cosa fare quindi abbiamo lavorato nel modo giusto, siamo riusciti a catturare e a mettere nel disco tutta l’energia che volevamo.

Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio revival di vintage rock, con gruppi che guardano alla lezione del passato come BluePills, Scorpion Child e molti altri. Cosa ne pensi di questa ondata di band?

Quando siamo usciti con il primo disco non avevamo idea di come una proposta simile sarebbe presto stata seguita anche da tante altre band. Eravamo già in tanti, ma non così tanti!  La cosa ha di certo i suoi lati positivi perchè ci sono dei gruppi molto validi come quelli che hai nominato e dei musicisti davvero talentuosi. Dal mio punto di vista lo sviluppo maggiore c’è stato proprio negli ultimi due anni e sono usciti anche degli ottimi dischi. Mi farebbe piacere se la scena andasse avanti mantenendo un alto livello qualitativo.

Dal tuo punto di vista, perchè la gente apprezza così tanto questo revival?

Non penso che sia necessario parlare di revival. Non credo che la gente sia tenuta a dover scegliere tra moderno oppure tra qualcosa che suona “old school”, perchè le band di oggi che ripropongono questo sound ne sono ispirate ma non si limitano a copiarlo, quindi penso che si possa assolutamente parlare di una musica moderna.

Questa era la nostra ultima domanda. Grazie ancora Tiger, se ti va concludi l’intervista lasciando un messaggio ai vostri fan italiani.

Come ho detto prima, siamo spiacenti di non poter suonare in Italia durante la prima parte del tour, ma speriamo di poter recuperare presto e tornare nel vostro paese,  forse l’anno prossimo. Grazie a tutti quelli che ci seguono, spero che il nuovo album vi piaccia e vi diverta.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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