Dying Fetus: Intervista con John

Sono il frutto marcio della provincia agricola del più grande Stato del mondo, colpito a sangue nel suo cuore. I Dying Fetus vengono dal Maryland, ben lontani dallo splendore sfavillante di metropoli ultra-tecnologiche e dominate da lobby finanziare internazionali, vomitano liriche rabbiose in una sorta di “protest and survive” in linea con le posizione antagoniste al WTO ed alla globalizzazione. Insomma sarebbero stati la colonna sonora perfetta degli scontri avvenuti al G8 di Genova. Politicizzati, ultratecnici, gelidi risultano un temibile mix tra i vecchi Terrorizer e i Napalm Death. Li incontriamo nella persona di John, chitarra e growls demoniaci, e di argomenti di cui parlare ne abbiamo tanti.

So che non è un’argomento piacevole, ma mi piacerebbe sapere la tua opinione sui fatti di New York dello scorso 11 settembre. Soprattutto alla luce della vostra evidente attitudine politica.

Questa sarà la più grande ferita che hanno subìto gli Stati Uniti e credo che resterà sempre aperta. Per tanti motivi, prima di tutto perché non doveva succedere, un’aggressione all’ interno dei confini del paese. Se i bersagli sono stati colpiti, se la missione suicida ha avuto successo in questo modo, allora vuol dire che negli Stati Uniti esiste una rete di “spie”, chiamiamole così, che ha appoggiato i terroristi e che molto probabilmente continuerà a farlo. I miei genitori lavorano entrambi nei pressi di Capitol Hill e molto vicino al Pentagono, per ore sono stati convinti che fosse scoppiata la terza guerra mondiale. Questa è pura psicosi!”

Credi che adesso l’intero terzo mondo possa considerare l’Islam come una sorta di “vendicatore” che lotta contro il demonio USA e il mondo occidentale, considerati responsabili della povertà del terzo mondo stesso?

“ Sicuramente questo è un rischio da considerare, il terzo mondo forse non avrà mai l’occasione di rivalersi contro quei paesi che lo hanno ridotto alla fame. Ma è anche vero che Bin Laden ha solo le capacità di radunare intorno a sé dei fanatici religiosi pronti a tutto. Lui ha fomentato l’odio contro i cristiani, adesso lui incarna l’Islam contro gli Stati Uniti in una guerra santa e non gliene frega un cazzo degli altri paesi poveri. Anzi, se intuisse la possibilità che tu hai ipotizzato, potrebbe davvero scatenare un conflitto mondiale. Ma io penso che Bin Laden voglia solo la guerra santa e il governo americano manterrà la sua aggressione all’interno dell’Afghanistan. Reazione che io ritengo più che giusta.”

Torniamo alla musica e ai D.F., la band è stata completamente rivoluzionata, sei rimasto solo tu della formazione originaria.

“ Si, la migliore line-up che i Dying Fetus avessero mai avuto si è sciolta, ma io non ho voluto che la band sparisse subito dopo aver fatto un disco ottimo come “Destroy The O pposition”. La perdita più grande è stata Jason che, oltre ad essere la mente politica del gruppo, è anche un bassista perfetto ed un’ottimo cantante. Infatti l’ho dovuto rimpiazzare con due nuovi membri! Ma mentre Jason se n’è andato per motivi personali, Kevin e Sparky (batterista e chitarrista, n.d.a.), hanno lasciato per motivi di soldi e questa cosa mi ha profondamente offeso. Sono stato per anni con queste persone, in tour, in studio e nella vita di ogni giorno. E’ bastato poco per annullare tutto questo, auguro soprattutto a Jason di ritornare nel music circus e di avere la fortuna che si merita.”

E’ stato dunque Jason a scegliere un’artwork così particolare sul nuovo disco? E’ stato lui a dare un’impronta così politicizzata alle liriche?

“ Decisamente è stato Jason, come ho detto prima, la mente politica ed antagonista dei Dying Fetus. Io scrivo la quasi totalità della musica, mentre era compito di Jason creare le liriche a sostegno dei nostri pezzi. E’ un peccato che non sia qui a rispondere in maniera esauriente alla tua domanda. Posso dirti che ha fatto di tutto per farci apparire su un sito (citato anche suldisco, è il seguente: http://www.demockery.org , n.d.a.) americano che raccoglie iniziative e testimonianze di personaggi politicamente scomodi in USA. Il fatto particolare è che nessuna band era mai apparsa prima sul sito, figuriamoci una band grindcore!! Personalmente non ho mai voluto che i D.F. apparissero solo come una political band, il mio scopo resta suonare musica violenta.”

La vostra etichetta, la Relapse, si sta dimostrando sempr e di più “progressive” nell’ambi to del genere, come sta andando la collaborazione tra voi e la Relapse?

“ Fino ad oggi abbiamo avuto il supporto che ci aspettavamo. Ma devo essere sincero, aspetto di vedere cosa esattamente faranno per noi. Non credere che la Relapse sia così piccola, anzi ha organizzato il proprio business molto bene e gestisce ottimamente i suoi soldi. Per loro il nostro disco è un altro mezzo per fare soldi, logico quindi che ci supportino molto in questo momento. Ma io mi aspetto di essere una band importante per l’etichetta che mi promuove e non di ricevere un’appoggio standard, come quello che viene dato ad una band qualunque. Ma al di là del business, che ha le sue regole, i ragazzi della Relapse sono dei tipi in gamba ed hanno fatto molto per far venire fuori la scena brutal americana. Nella scena si è diffusa la mentalità che bisogna tener duro e mandare giù merda per almeno tre anni prima che il tuo nome venga fuori dal circuito amatoriale. ”

Ok John, grazie del tuo tempo. Qualcosa da dire ai lettori di Metallus?

“ Grazie a te per l’intervista. Support brutal music!!”

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