Europe: Intervista a Joey Tempest

Nella lussuosa cornice di un albergo milanese, come si addice a una star di questo calibro, incontriamo Joey Tempest, uno che rockstar lo è stato quando questa parola creava ancora un alone magico e quasi soprannaturale. Con gli Europe ha frequentato le vette delle classifiche di mezzo mondo, prima del lento e inesorabile declino culminato nello scioglimento nel 1992.

Ma Joey è lontano dal cliché del sopravvissuto a fama e successo: è un bel signore tranquillo e disponibile, assolutamente lontano dallo stereotipo di rockstar decaduta bizzosa e instabile. Accoglie l’interlocutore con un sorriso e una stretta di mano, sgranocchiando una mela, e si getta a parlare della attesissima reunion con un entusiasmo pacato ma genuino, sempre accompagnato da una cortesia tutta svedese nelle risposte.

Allora, com’è essere di nuovo in pista come Europe dopo tutti questi anni?

"E’ una sensazione bellissima., che mi è mancata moltissimo. E soprattutto in questi anni mi sono mancati i miei amici del gruppo. Siamo cresciuti insieme, nei sobborghi di Stoccolma, siamo amici fin dall’adolescenza, quando andavamo ai concerti di Deep Purple, Thin Lizzy, U.F.O., Rainbow, eccetera, ci ubriacavamo insieme e sognavamo di suonare anche noi dal vivo un giorno, di diventare un gruppo da concerto. Abbiamo provato, provato e provato, e alla fine siamo stati abbastanza fortunati da pubblicare il nostro primo album, poi il secondo, con i tour in Scandinavia, Giappone… Poi abbiamo fatto veramente il botto con ‘The Final Countdown’, siamo diventati davvero famosi. In seguito ancora altri due dischi e tour; quindi abbiamo lavorato veramente duro per molti anni, senza mai staccare. Nel 1992 ci siamo resi conto che stavamo perdendo le nostre radici, volevamo tornare in Svezia… anche se io effettivamente sono andato a Londra, dove vivo ancora adesso. E quindi ci siamo detti "beh prendiamoci una lunga pausa!"; in realtà avevamo deciso di prenderci una breve pausa, ma poi è diventata decisamente lunga!"

Beh, quello che hai raccontato in qualche modo è un cliché nella vita di un gruppo di successo, una volta raggiunto la fama planetaria qualcosa di incrina e inizia le decadenza. Anche se voi non eravate proprio dei novellini quando siete arrivati in cima, in fondo eravate al terzo album e conoscevate già abbastanza le regole dello show business. E’ così difficile gestire le pressioni a quel livello?

"Beh, il problema nostro è che siamo sempre stati un gruppo da palcoscenico, e improvvisamente diventati famosi dovevamo fare tutti questi spettacoli in playback per la tv. John (Norum, il chitarrista originale, presente nella reunion) questa cosa proprio non la sopportava e a un certo punto ha deciso di andarsene. L’abbiamo sostituito con Kee (Marcello) e siamo andati avanti, ma nel corso degli anni ho cominciato a sentire la mancanza di John, sempre di più; è un mio amico, il gruppo l’abbiamo fondato insieme, e volevo ritornare alle sensazioni di quei giorni."

E sono tornate? Come è stato ritrovarsi tutti insieme in studio a registrare?

"Sì, sono tornate, decisamente! Rientrare in studio è stato decisamente molto divertente: abbiamo deciso di fare le cose abbastanza velocemente, siamo stati in studio 40 giorni in tutto tra prove, registrazioni e mixaggio. L’abbiamo fatto in segreto, a Stoccolma, durante l’inverno; abbiamo fatto esattamente quello che volevamo, senza pensare agli anni ottanta, senza farci condizionare da come la gente avrebbe potuto reagire; il titolo ‘Start From The Dark’ viene proprio da qui, abbiamo voluto ricominciare da capo, dall’oscurità, e ritrovare le sensazioni di quando eravamo dei ragazzini esordienti."

In effetti canti ‘We’ve got nothing left to loose, we start from the dark’, mi sembra abbastanza emblematico. Se dovessi descrivere il feeling che trasmettete attraverso testi e musica di questo ultimo lavoro con una sola parola, userei ‘determinazione’.

"Assolutamente, siamo totalmente convinti e contenti di questa reunion, e la sensazione in studio era di fare qualcosa di riuscito e di importante, non abbiamo mai avuto nessuna incertezza né ripensamento, e questo di certo si riflette sia sulla musica che sui testi."

Che cosa ti aspetti da questa reunion? Pensi che ci sia ancora spazio per l’hard rock nelle classifiche? Come vivete il rapporto con il vostro passato di star internazionali?

"In realtà non ho delle aspettative particolari. Voglio solo che gli Europe tornino a essere un gruppo attivo, essere ancora una volta on the road, lavorare duro. Non abbiamo pensato alle glorie passate, non pensiamo di ritornare a quei livelli, anche se non si può mai dire. Quello che vogliamo è incontrare ancora i nostri fans, suonare dal vivo, fare album… che non dovranno necessariamente vendere milioni e milioni di copie, semplicemente vedremo quello che accade."

Dunque questa reunion ha anche una prospettiva, non è stata una semplice rimpatriata come spesso accade ultimamente nel mondo del rock.

"Sicuramente, ci sentiamo decisamente bene e vogliamo andare avanti ancora per un bel po’. In autunno faremo il tour in Europa, poi in Giappone e a inizio del prossimo anno Inghilterra e Stati Uniti. E poi in estate torneremo in studio per il prossimo album!"

Sei sempre rimasto nel mondo della musica, come solista. Quanto è diverso presentarsi come Joey Tempest rispetto a essere negli Europe? Quanto conta il marchio nel mondo della musica?

"Beh, sicuramente è molto diverso. A parte che i miei album solisti sono molto più tranquilli, più rock, poi spesso di trovi a suonare con degli estranei quando sei in tour, persone sempre diverse, è molto differente dall’essere in giro con in tuoi amici. Ma sono stati anni molto importanti, ho potuto permettermi di studiare molto, ho fatto molte ricerche a livello musicale e ho ascoltato moltissima musica, chiedendomi ogni volta da dove arrivava. Mi sono comprato tutti gli album di Bob Dylan, sono stato ai suoi concerti… come pure di Neil Young, Van Morrison, Jackson Browne. Tutto questo mi ha insegnato molto a livello di composizione di testi e di songwriting. Penso che sia stato molto importante per me, e sono tutte cose che adesso mi appartengono e uso quando scrivo la mia musica.

Chiaramente il nome conta molto, sicuramente il nome Europe dice ancora moltissimo a un sacco di gente, e quindi chiaramente al di là dei contenuti un lavoro a nome Europe attira molta attenzione su di sè. L’importante sarà essere all’altezza! Certo il marchio conta, penso che molti gruppi che erano famosi negli anni ottanta genererebbero una grossa aspettativa, prendi i Guns’N’Roses per esempio, se rimettessero insieme la formazione originale sicuramente ci sarebbe una attesa enorme!"

Rispetto al background che citi ‘Start From The Dark’ è un comunque un album di puro hard rock, probabilmente il più duro della vostra carriera. Il suono della chitarra è decisamente potente, molto aggressivo.

"In effetti è vero, e trovo abbia molto in comune con ‘Wings Of Tomorrow’, che era il nostro album più heavy. Effettivamente è tutto molto centrato sulla chitarra; abbiamo iniziato a scriverlo insieme io e John, e probabilmente è per questo è uscito così. In passato John faceva solo gli assoli, mentre le canzoni le scrivevo quasi tutto io, ma questa volta avevo bisogno di un po’ di ispirazione, e John è stata un’ottima fonte. Anche lui ha fatto molta esperienza come solista, e ritrovarci molto più maturi e consapevoli dei nostri mezzi è stato veramente produttivo."

Dalla Svezia e dalla Scandinavia in generale negli ultimi 15 anni sono uscite valanghe di ottimi gruppi, in quasi tutti i sottogeneri del rock e del metal. Voi siete stati i primi a raggiungere il successo, vi sentite in qualche modo dei precursori?

"In effetti è vero che siamo stati tra i primi ad arrivare al successo, prima c’erano stati solo gli Abba ma è tutta un’altra storia. Ed è sorprendente quanta gente ci sia in Svezia che suona rock o metal, e fa piacere pensare di avere in qualche modo dato l’avvio o quanto meno la visibilità a tutto questo. Poi spesso gruppi giovani ci citano come loro background, e anche questo fa moltissimo piacere."

Quindi a Novembre arriverete anche in Italia. Immagino che presenterete una retrospettiva su tutta la vostra carriera.

"Sì, certamente. Faremo sicuramente quattro o cinque pezzi dall’ultimo album, e poi chiaramente tutti i classici cavalli di battaglia. Siamo molto caricati, non vediamo l’ora di iniziare questo tour. Spero che la risposta del pubblico sia buona, noi siamo veramente in ottima forma, ci vediamo a novembre!"

EUROPE – Start From The Dark: Recensione

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