Jinjer: “Macro” – Intervista a Tatiana Shmailyuk

Dopo un doppio sold out, i Jinjer arrivano finalmente in Italia per promuovere l’ultimo disco, “Macro”, uscito meno di due mesi fa. Poco prima del concerto abbiamo avuto la possibilità di fare una chiacchierata con Tatiana Shmaylyuk che, oltre ad essere una bravissima cantante, è anche una persona gentile e disponibile.

Qualche mese fa è uscita la live session di “Pisces” e avete iniziato ad essere più popolari tra gli ascoltatori di metal. Anche io ho iniziato ad interessarmi a voi proprio grazie a questa canzone. Essere famosi è importante per voi?

Penso che ogni musicista voglia essere famoso, per questo lavora duramente ogni giorno. Quindi, sì, è importante. Prima di tutto perché è la nostra unica fonte di guadagno. E’ il nostro lavoro, ci permette di vivere perché possiamo mantenere le nostre famiglie. Quindi, più guadagni, più diventi famoso e più hai la possibilità di assicurare loro un futuro luminoso.

Vorresti parlarmi dell’idea dietro “Macro” e perché avete deciso di pubblicarlo solo qualche mese dopo “Micro”?

Non c’è nessun’idea, non è un concept. Avevamo pianificato di registrare un full-length album prima di pubblicare “Micro”, che era fuori dai piani. Abbiamo registrato “Micro” solo perché avevamo bisogno di promuovere nuovo materiale durante il tour americano l’anno scorso.

Apprezzo molto i testi contenuti in “Macro”, sono molto profondi. Ad esempio, in “Judgment (And Punishment)” dici “We came from the lands where kindness equals weakness, feelings are conditional and help is something supernatural”. E’ collegato ad un’esperienza personale?

Non ricordo bene, ho sempre volute scrivere una canzone che parlasse della gentilezza e di come sia sottovalutata nel mondo. Ho pensato che inserire questo testo in una canzone reggae, o comunque in una canzone che abbia una parte reggae, potesse essere perfetto. Il reggae è sempre stato associato all’amore e alla pace.

E’ abbastanza strana la scelta di unire reggae e metal.

Non penso che sia strano perché, ad esempio, i P.O.D. l’avevano già fatto tra fine anni novanta e inizio anni duemila. Era chiamato “new metal” perché univano reggae con riff molto pesanti.

Ma adesso il reggae non è più così popolare tra i giovani.

Lo so, è un peccato! Ho sempre amato il reggae. Si tratta di uno dei generi che non posso proprio ignorare.

Quindi è stata una tua idea quella di inserire una sezione reggae?

Non l’ho chiesto direttamente. Ho solo buttato lì un’idea e ho detto: “Perché non usiamo il reggae di nuovo?”. L’avevamo usato anche in “Who’s gonna be the one?”, infatti il finale è reggae. Non intendevo farlo per forza adesso, in quest’album, ma Roman ha scritto il riff involontariamente ed è stata una scelta spontanea come sempre.

In “Retrospection” c’è una parte cantata in russo. Ti manca il tuo paese?

No, non mi manca il mio paese perché ci ritorno dopo ogni tour. Ma mi manca la mia città e i miei genitori, questo è quello che conta davvero per me. Questa canzone non parla della patria, ma riguarda proprio la famiglia e ciò che chiamiamo casa.

Quali sono le tue band metalcore preferite?

In realtà in questo momento non ascolto per niente metal. Sono stanca di ascoltare musica in generale, ad eccezione delle feste, ma comunque non è mai metal. Ascolto piuttosto un po’ di hip hop o musica pop. Sono una grande fan della musica pop di alta qualità. Ma se stiamo parlando di band metal, sono una grande fan dei Gojira e degli Opeth.

In qualche modo siete anche ispirati dai Karnivool, giusto?

Sì, ma soprattutto per i riff di chitarra.

Quali sono i vostri piani per il futuro? Ci sono alcuni paesi in cui non siete ancora stati ma in cui vorreste suonare?

Il prossimo anno visiteremo nuovi continenti come l’Australia. Ma non mi vengono in mente altri paesi, forse la Cina o comunque altri posti in Asia. Siamo stati solo in Giappone. Anche i festival che faremo in America saranno i primi di quel tipo, anche se abbiamo già fatto 3 tour americani.

C’è qualche band in particolare con cui vorreste condividere il palco?

Sì, mi piacerebbe suonare con i Deftones. Erano una delle mie band preferite durante l’adolescenza e continuano ad avere un posto speciale nel mio cuore. In ogni caso, da quanto so suoneremo diversi giorni, sarà molto bello. Abbiamo già suonato con un’altra delle mie band preferite, gli Opeth. Abbiamo condiviso lo stesso palco ad un festival l’anno scorso in Spagna. E’ stato un sogno diventato realtà.

Pensi che ci siano dei pregiudizi nei confronti delle frontwomen? Secondo te, quali sono le differenze tra una band capitanata da un uomo e da una donna? Pensi che la gente possa essere interessata a voi solo per il tuo aspetto fisico?

Ci sono sicuramente alcune persone, o meglio molte persone, che vengono ai nostri concerti solo per vedere una ragazza sul palco, ma non ha senso. Spero che la maggior parte dei nostri fan siano più intelligenti. Ascoltano la nostra musica, non si limitano a guardare. Le donne nel corso della vita vivono spesso questo tipo di sottomissione, diciamo. Ma io non mi sento sottomessa, semplicemente non mi piace quando qualcuno sottolinea il fatto che siamo una band con una frontwoman. Perché, ad esempio, non diciamo che una band è capitanata da un uomo? Se vogliamo che questo sia un mondo equo, perché ribadire il fatto che sono una donna? Sono solo una cantante e ho le stesse corde vocali di un uomo. E’ davvero stressante e mi fa arrabbiare molto. Provo a combattere questo tipo di etichetta. Ma anche se lotto, questa cosa mi viene chiesta spesso.

Quando hai capito di voler provare nuove tecniche vocali come il growl? Chi è stata la tua ispirazione musicale?

Quando ho ascoltato gli Otep, non potevo credere che fosse una donna. Pensavo che fosse un uomo che cantava in maniera isterica. Quando mi è stato detto che non era così, ho pensato “Voglio farlo anche io!” e ho iniziato a lavorarci. E’ stata lei ad ispirarmi a farlo, perché non pensavo che una cosa del genere fosse possibile anche per le donne. E’ stato molto tempo fa, sono passati circa sedici anni. Poi sono comunque stata ispirata da cantanti come Randy Blythe e ho provato ad imitarli.

Quindi hai imparato da sola?

Sì, ho mollato le lezioni e ho smesso di andare a scuola. Saltavo le ore per andare a casa ad allenarmi. Ho fatto un po’ di cose illegali. Mi ci è voluto un po’, molti anni, per riprodurre quei suoni.

Grazie mille, ciao Tatiana!

Ciao Metallus!

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