Jinjer: “King Of Everything” – Intervista a Tatiana Shmailyuk

Quella con Tatiana dei Jinjer non è stata un’intervista, ma un’autentica impresa. Enormi problemi di rete hanno messo in crisi intervistatore ed intervistata, “resettando” più di una volta domande e risposte. Ma nonostante le criticità l’intervista ha messo in luce una band desiderosa di successo e consensi, alla caccia di un grande pubblico e di logici consensi. Questo è il resoconto della chiacchierata con la bella ucraina.

“King Of Everything” è un nuovo capito nella storia dei Jinjer: puoi raccontarmi come è nato questo album? Ispirazione, creazione e registrazione di tutte le canzoni….

È partito tutto a novembre dello scorso anno quando e non avevamo intenzione di scrive un album “intero”, ma un altro Ep. Ma quando abbiamo avuto una proposta di contratto da parte della Napalm Records le cose come puoi immaginare sono diventate decisamente più serie. All’inizio eravamo un po’ spaventati dalla grande responsabilità che sentivamo sulle nostre spalle, era come se non fossimo preparati a questo grande passo. Abbiamo iniziato così a lavorare durissimo, come avessimo l’inferno dentro casa. Vivevamo quasi tutti dentro la stessa casa, eccezion fatta per il nostro bassista, ed abbiamo lavorato gomito a gomito ogni singolo giorno per scrivere canzoni. È stato stressante perché avevamo un termine ben preciso per terminare il disco, ma per fortuna ci siamo riusciti. Al termine di questo periodo siamo andati a Kiev per registrare le canzoni appena composte. Per quanto riguardo l’ispirazione ti posso dire che tutti hanno più o meno qualche ispirazione, ma non ne avuta io. Ho sofferto di una fortissima depressione per colpa delle scadenze e della necessità di consegnare il lavoro entro i tempi stabiliti. Ho dovuto trovare quindi qualcosa dal mio passato per poter scrivere i testi. Ho dovuto rivivere la mia vecchia vita per poter accedere a certi ricordi che sono poi finiti nei testi.

Possiamo dire che siete eccitati per il disco uscito da così poco tempo?

Abbiamo aspettato questo disco come un bambino nonostante tutto e le aspettativi sono quelle che tutti si possono aspettare: che piaccia e che spacchi. Ci sono già state delle buone recensioni su diversi siti esteri che ci fanno sperare bene.

Torniamo però ora a parlare di quella “non inspirazione” di cui abbiamo parlato prima: chi è questo “King Of Everything” ?

È tutto l’album cha parla di diversi “re”: in ogni canzone facciamo riferimento a diverse tipologie di personaggi, per così dire. Ad esempio nella canzone chiamata “Captain Clock” il “re” di cui parliamo è ovviamente il tempo. Parliamo di quelle cose che regolano la tua vita, delle cose da cui puoi dipendere e di ciò che può rendere schiavo: religione, ideologia, personalità ingombranti ed ovviamente tempo. Possiamo scegliere il “nostro” re in un certo qual senso.

Ho trovato piuttosto interessante il tuo stile vocale: quando e perché hai iniziato a cantare?

Ho iniziato a cantare da piccola e la mia prima esibizione pubblica è stata quando avevo 8 anni. Erano canzoni popolari russe ed ero accompagnata da mio padre alla chitarra. Ho poi proseguito a cantare fino a quando non ho iniziato a prendere lezioni di canto, ma ho perso subito interesse nelle lezioni. Qualche anno dopo ho creato la mia prima band ma poi ho deciso di iniziare a cantare in maniera più aggressiva dopo aver scoperto gli Otep. Mi sono stupita ed ho deciso di voler seguire le orme di questa band.

Avete registrato un video per “Words Of Wisdom”, vi siete divertiti durante le registrazioni?

(ride, nda.) Era davvero freddo, intanto ti posso dire questo! Eravamo vicino ad un fiume ed eravamo quasi sottozero. Ci siamo dovuti arrangiare con “bevande calde” e non mi riferisco a the o caffè! È stato stancante perché abbiamo registrato tutto in una giornata, ma alla fine è stato molto divertente perché per noi è stato affrontare una nuova avventura.

Una canzone che mi ha colpito molto è “Pisces”, puoi raccontarmi qualcosa di questa canzone molto particolare?

È una canzone molto personale, un po’ perché sono del segno dei pesci, ed è una canzone scritta in collaborazione con Eugene, il bassista. È una canzone di contrasti, che però diventa come una sorta di essere vivente che vive tra il bianco ed il nero. Come un essere ying-yang che cerca di completarsi tra questi due colori. È anche un richiamo al “simbolo” che colleghiamo i pesci allo zodiaco: due pesci che nuotano in direzione apparentemente opposte. È la seconda canzone più personale dell’album dopo “I Speak Astronomy”.

Ho apprezzato molto anche la bizzarra “Beggard’s Dance”: mi spieghi perché avete messo una canzone di questo tipo?

Siamo da un certo punto di vista persone poco prevedibili. Se avessi la possibilità di conoscerci come persone te ne potresti accorgere. Come persone all’interno di una band abbiamo tutti – ovviamente – gusti ed influenze differenti. Il riff portante è stato scritto da Eugene, che come me condivide la passione per il Jazz, il Blues e molti altri generi. È una canzone che risale ad un po’ di tempo fa, ma siamo stati tutti concordi nel volerla portare in vita a tutti i costi. È una canzone che personalmente mi ha dato la possibilità di esprimermi in maniera piuttosto diversa rispetto a tutto il disco.

Avete suonato qualche mese fa in Italia, per 5 date, mi puoi raccontare come è andata?

E’ stato un tour italiano piuttosto strano: il disco non era uscito ed in alcune date il feeling con l’audience non è stato il massimo. Questo non vuol dire che i presenti ai nostri show non si sono divertiti, ma abbiamo sentito un certo qual senso di distacco. Al sud è andata piuttosto bene, ma nelle date al nord sembrava che in qualche frangente fossero poco interessati alla nostra musica. Però, con il disco finalmente uscito, siamo sicuri che la prossima volta andrà nettamente meglio e coinvolgeremo tutti.

Tatiana, siamo arrivati alla fine dell’intervista: lancia un messaggio ai lettori di metallus.it!

Grazie! Grazie a tutti voi che ascolterete il nostro disco ed i nostri nuovi dischi. Amici miei, la prossima volta che ci ritroveremo sono convinta riusciremo a parlarci attraverso la musica!

Jinjer- King Of Everything

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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