James Labrie: “Impermanent Resonance” – Intervista a James LaBrie e Matt Guillory

James Labrie e Matt Guillory: ovvero un binomio imprescindibile quando si tratta di offrire al mercato della musica un lavoro da solista per il cantante dei Dream Theater. Il 29 luglio esce “Impermanent Resonance“, il quinto solo album di Labrie impegnato contemporaneamente con l’uscita ad agosto del nuovo release dei Dream Theater, sul quale però non si sbilancia. Le attenzioni ora sono per “Impermanent Resonance”, il disco anticipato dall’uscita del singolo “Agony”. James e Matt si sono concessi gentilmente al telefono.

James, quando e perchè senti il bisogno di realizzare un album da solista?

James: “Innanzitutto perché adoro lavorare con Matt Guillory. E ovviamente con tutti gli altri che mi accompagnano nei progetti da solista, tutti ottimi musicisti. I risultati che ho raggiunto con loro sono sempre stati gratificanti. E poi perché grazie alla natura di Matt come musicista posso esprimermi in una maniera diversa da quella che mi caratterizza nei Dream Theater e in questo modo il lavoro che ne viene fuori ha una sua precisa identità”.

Quanto è importante scegliersi i compagni di viaggio quando si decide di costruire un progetto da solista e quanto è difficile mettere insieme tante idee e concezioni diverse?

James: “E’ di un’importanza cruciale scegliersi i compagni di viaggio. Con Matt ci lavoro da 14 anni, con Marco Sfogli (guitars) da nove. Con Ray (Riendeau, al basso) e Peter (Wildoer, drums) da tre e quattro. Ed è questa la ragione per la quale questa band suona in questo modo. Chi ci ascolta sa subito identificarsi nella nostra musica, perché sa che proviene da quel determinato progetto e non da un altro. Un imperativo per me: coloro che creano una band con un sound particolare, con uno stile particolare, sono persone uniche. E i miei compagni di viaggio lo dimostrano in ogni release. Questo vuol dire che tutti noi vogliamo la stesse cose, ecco perché è di fondamentale importanza che tutte le persone che lavorano con me siano motivate a raggiungere lo stesso obiettivo”.

Matt, la collaborazione con James è decennale, vi siete dedicati a tanti progetti, ma com’è cambiato il vostro lavoro in questi anni considerando anche l’evolversi del mercato musicale?

Matt: “Domanda interessante. Ovviamente il sound si è evoluto, considerando che il primo album (Keep it to yourself) è uscito nel 1999. Ne stavamo parlando proprio ieri (107\13, ndr), ma credo che abbiamo decisamente voltato pagina con la pubblicazione di “Elements of Persuasion” (2005) e in quel caso è come se avessimo messo delle “metal foundations” nella nostra musica sulle quali basare anche i lavori successivi. Ed è importante che da “Elements of Persuasion” a “Static Impulse” siano passati cinque anni perché ho capito chi ero veramente e cosa fosse importante per me. Cosa ho concluso? Che la melodia è ciò che veramente mi ispira ed è ciò che mi fa andare avanti. Quindi ho voluto sviluppare questo mio punto di vista. Infatti in “Static Impulse” ci siamo imposti la predominanza di forti melodie vocali, enfatizzandole. La voce, anche se ci sono delle barriere di linguaggio, è la prima cosa che collega la musica a chi la ascolta”.

Possiamo considerare “Impermanent Resonance” come un continuum di quella che è stata la svolta stilistica cominciata con “Static Impulse” o come un qualcosa che ha un’anima tutta sua?

James: “Penso che abbiamo continuato un lavoro lasciato a metà e, come dici, già con Static Impulse abbiamo rafforzato il lavoro delle “metal foundations” di cui parlava Matt. Ma allo stesso tempo, ascoltando l’album, le melodie sono molto più “catchy”, accattivanti e cool. Questa release rinforza il concetto che abbiamo della melodia più di ogni altro album. E anche la musica penso si più dinamica e diversificata. Potrebbe essere metal ma allo stesso tempo ha alcuni elementi pop che si diramano in tutto l’album. Dal mio punto di vista questo album è molto più memorabile, destinato a lasciare il segno: c’è molto materiale che resta impresso nella mente, anche grazie alla varietà delle canzoni, siano esse più rock o più metal o più pop, tutte hanno del potenziale. Con questo voglio dire che ogni canzone è la dimostrazione di come siamo cresciuti come band dal punto di vista musicale”.

Lo “Yeah” finale di “Agony” sembra mostrarci la tua soddisfazione per aver aperto l’album con questa canzone o c’è dell’altro dietro?

James: “E’ stato un “joke”, perché fondamentalmente quando registriamo siamo un po’ stupidi! (Risate in sottofondo)
E’ stato un modo anche per allentare un po’ la tensione del momento, dopo la registrazione del pezzo. Inoltre è come se avessi voluto dire “take that”, prenditi questo! Perché in studio c’era un ingegnere del suono a cui ho detto: “Manda la canzone con lo Yeah a Matt”, perché dovendo produrre lui l’album sapevo che l’avrebbe ascoltato. Quindi era uno scherzo da indirizzare a Matt. In principio infatti questa parte non era destinata a far par parte della canzone. Ne abbiamo parlato tanto e poi abbiamo deciso di lasciarla. (Continuano a ridere ricordando l’episodio, ndr).

Non può mancare la ballad e quindi ecco “Say you’re still mine”. E’ dedicata a qualcuno o chiunque può immedesimarvi?

James: “Non è dedicata a nessuno in particolare. Tutti possono identificarsi in questa canzone perché il messaggio è abbastanza universale. E’ stata scritta in una maniera tale che ognuno che l’ascolta può rivedersi e rispecchiarsi”.

Tra le canzoni di “Impermanent Resonance”, “Letting Go”sembra essere quella più completa dal punto di vista musicale. C’è di tutto, dallo scream al guitar solo, dalla parte melodica al potere della tastiera. Sei d’accordo?

James: “Sì, penso che sia un grande pezzo. Penso che contenga molti degli aspetti che rendono l’intero album accattivante. “Letting go” riesce a scatenare tutto il nostro potenziale. Si nota l’aggressività dei riff delle chitarre, le melodie dei chorus: è un vero e proprio tour de force all’interno dell’album. Ma l’aspetto finale della nostra carriera da musicisti è quello di scrivere tutte canzoni allo stesso modo “powerful” all’interno di un album, pur ammettendo che “Letting Go” è davvero forte”.

Che mi dite dell’artwork? Qual è il significato di quelle teste luminose?

Matt: “Per l’artwotrk ci siamo ispirati sia al titolo dell’album che al concept dell’album stesso. James ha voluto affidarsi a Gustavo Sazes, grande artista portoghese. Il senso della copertina è che tutti stiamo attraversando momenti difficili nella nostra vita. Ma sono solo momenti. Questa cover-design rappresenta in generale persone diverse che appartengono alla stessa società, ognuna delle quali sta attraversando un momento suo personale, difficile ma è importante che si capisca che non sono pensieri permanenti e che quindi presto andranno via”.

Per quanto riguarda invece la scelta degli studi di registrazione?

Matt: “Per me è importante che lo studio sia confortevole e che mi trovi a mio agio con le persone con le quali lavoro. Abbiamo registrato agli studios del Fascination Street di Göteborg e come si evince dai video che abbiamo pubblicato durante il making of è uno studio ampio e confortevole. Qui abbiamo registrato le parti di batteria con Johan Örnborg che è stato coinvolto anche nelle registrazioni di “Static Impulse”. Se dai uno sguardo ai video che ti dicevo, ti rendi conto di quanto lo studio sia bello. Ed è molto importante, quando registri la batteria ad esempio, catturare tutti i suoni e la vera acustica dello strumento e Johan è un ingegnere del suono formidabile. Lui e i suoi collaboratori sanno perfettamente cosa vogliamo e come fare per tirare fuori le nostre visioni. Se dovessi registrare un altro album non esiterei ad affidarmi a loro: sono il top”.

In quest’album, dove è ben riconoscibile l’impronta di Matt?

Matt: “Effettivamente per tutta la durata dell’album io dimostro la mia presenza e lo dimostro su più livelli. Nel senso: dal punto di vista delle liriche, delle linee vocali, del lavoro con l’ingegnere del suono, delle tastiere e assoli delle tastiere; ci sono nelle atmosfere che si sviluppano nel background, quindi la mia impronta è presente in tutto l’album”.
James: “Concordo pienamente. Quest’album, dall’inizio alla fine ha un tratto distintivo, lo zampino di Matt, pienamente riconoscibile. E ciò che davvero rafforza l’idea che ho di Matt come artista, scrittore, produttore, ma come artista principalmente è che la canzone “Back on the Ground”, una vera gemma”.

Che progetti futuri hai, Matt?

Matt: “Ovviamente continuerò a scrivere perché è ciò che più amo fare al mondo. Quindi ho questa fame infinita di esprimere me stesso. Sto continuando a scrivere per collaborazioni, ma spero di riuscire a dar vita ad un progetto solista”.

James, siccome la tua carriera è piena di progetti musicali diversi tra loro, il tuo obiettivo qual è: quello di rendere ogni prodotto unico o riconducibile direttamente a te?

James: “Penso che ogni cosa nella quale sono coinvolto, che sia con i Dream Theater o solista o con chi mi chiede una guest appearance, debba essere qualcosa in cui credo veramente e che possa essere resa unica dal mio contributo. Fino a questo momento mi sono sempre dedicato in maniera accurata ad ogni progetto. Sono sempre grato alle persone con le quali ho lavorato nel corso degli anni, perché mi hanno aiutato a crescere. Quindi qualsiasi cosa faccia, avviene perché mi ci sento strettamente legato”.

Com’è cambiato il modo di fare e vendere musica dagli anni 90 ad oggi?

James: “Ovviamente l’industria musicale è totalmente diversa rispetto a vent’anni fa. E’ stupefacente come le nuove tecnologie permettano agli artisti di farsi conoscere, senza spendere enormi quantità di denaro, perché in passato o avevi i soldi per andare in uno studio a registrare o ti affidavi all’etichetta che ti supportava economicamente. Ora invece tutti possono ottenere prodotti soddisfacenti senza investire grosse somme. Per quanto riguarda la distribuzione adesso abbiamo la piattaforma internet, con Youtube che è quella maggiore, attraverso la quale i musicisti si mostrano per quello che sono. Però questa diffusione delle tecnologie, se da una parte permette a tutti di esprimersi, allo stesso tempo permette a tutti di accedere a materiale che ha una licenza senza però che questa sia pagata. E ovviamente questo conviene solo a chi vuole ascoltare la musica e non a chi vuole un qualcosa che sia tangibile, come l’artwork, i testi da leggere, il supporto materiale insomma. Quindi queste persone non riescono a capire cosa l’artista abbia voluto dire con un prodotto materiale finito. Ecco perché credo che quest’aspetto sia davvero spaventoso, perché fare musica è diventato un hobby dal momento che ci sono molti prodotti non professionali”.

Dal momento che c’è un album in uscita, state pensando anche ad un tour e, se sì, toccherà l’Italia?

James: “Noi tutti vogliamo andare in tour perché crediamo molto nell’interazione con i fans. Ma per quanto riguarda me, dovrò prima affrontare il tour mondiale con i Dream Theatre. Dopodiché io, Matt, Peter, Ray e Marco potremo progettare il tour per “Impermanent Resonance”: è inevitabile, accadrà di certo perché questa è musica che deve essere suonata dal vivo. Ed è anche quello che vogliono i fans”.

E allora parlaci del nuovo album dei Dream Theater, il primo di produzione by Petrucci e senza Portnoy alla batteria.

James: “Non posso entrare nei dettagli perché molto è ancora in fase di ultimazione, ma posso dirvi che non potrebbe essere che questo l’album scelto per il self title perché è quello che ci rappresenta in pieno. E’ l’album più potente che i Dream Theater abbiano mai realizzato dal punto di vista musicale. Una qualità diversificata che va dal metal classico a quello progressivo e per quanto ci riguarda questo è un momento davvero epico. So che i fans lo ameranno”.

Le ultime parole sono per voi, guys. Un messaggio per i vostri fans.

Matt: “Grazie del supporto che ci avete dato in questi anni ed i feedback positivi ricevuti per il lavoro svolto con James. E’ fantastico! Grazie mille”.
James: “Io adoro l’Italia, è una Paese meraviglioso che mi ha accolto ogni volta con calore. E poi è un Paese che stimo molto dal punto di vista culturale: compositori che hanno fatto la storia della musica. Grazie anche da parte mia per il supporto e spero che tutti voi amiate come noi il nostro nuovo album perché noi ne siamo davvero orgogliosi”.

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