Centurion: Invulnerabili centurioni – Intervista

Il vostro quarto album segna ulteriormente un allontanamento dal sound estremo di ‘Hyper Martirium’; ormai si può definire il vostro sound come classic heavy metal; sei d’accordo?

“No, non sono completamente d’accordo. Il nostro è un heavy metal che fa l’occhiolino a gruppi storici del passato si, ma che racchiude tutti quegli elementi che fanno parte del trademark Centurion. Melodia, velocità, cattiveria sono tutte caratteristiche che a seconda di cosa ci sentiamo di suonare spostano l’ago della bilancia delle nostre sonorità. Questa volta l’equilibrio è a mio avviso perfetto e ciò che ne esce è un godibilissimo disco di musica heavy metal, con passaggi se vogliamo anche thrash, ma dalle linee melodiche dei chorus che davvero ti permettono di essere cantate al secondo ascolto.”

Sembra che i pezzi, nel complesso, di ‘Invulnerable’, siano decisamente più votati ad un sound cadenzato e pesante, che mette un po’ da parte la velocità spasmodica dei primi album. Come mai avete optato per questa variazione di stile?

“‘Virtus’, ‘Man Of Tradition’, ‘Procreation To High’, ‘Riding The Tiger’ e se vogliamo anche ‘Eternal Return’ non mi sembra siano pezzi cadenzati e pesanti… se poi consideri velocità alcune sfuriate di ‘Hyper Martyrium’, direi che sono quelli al momento i casi più isolati e che forse proprio in quei passaggi abbiamo “accantonato la nostra componente cadenzata e pesante”. Questo nostro modo di suonare, che ci caratterizza da sempre, non è stata la conseguenza di una scelta ponderata e ragionata. Suoniamo semplicemente ciò che ci piace, nel rispetto dei gusti di tutti gli elementi della band, cercando di fonderne tutte le caratteristiche affinché il risultato sia efficace e di nostro gradimento.”

Tre anni fra ‘Non Plus Ultra’ e il nuovo CD. come mai avete impiegato questo lasso di tempo per realizzare il nuovo lavoro?

“Questi tre anni sono serviti in primis a lasciar scadere il nostro contratto con la Scarlet nella sua totalità, senza dover incorrere in situazioni che nostro malgrado avrebbero ulteriormente allungato i tempi. Abbiamo sempre lavorato nel frattempo, alla stesura dei nuovi brani, partecipando a qualche importante manifestazione metal, in attesa di poter focalizzare le nostre energie nella composizione e nelle registrazioni di questo nuovo full lenght. È stato anche un periodo di riflessione, a molti di noi nel frattempo la vita è cambiata, qualcuno si è sposato e qualcuno sta per farlo… insomma, ci siamo dati da fare anche se non completamente in campo musicale.”

Parlando un attimo dei testi mi incuriosiscono in particolare alcuni titoli. chi è il ‘Man Of Tradition’ di cui si parla nell’omonima canzone?

“Stavolta abbiamo voluto allontanarci un po’ di testi in classico stile Centvrion prettamente storici e basati sull’impero romano ed il suo ipotetico ritorno nella società moderna… Germano si è cimentato in una analisi più filosofica dell’uomo moderno, della sua lotta per la conquista della propria libertà interiore, la conquista della propria sovranità, libertà di espressione, solidità e fermezza d’animo. Guerra contro il mondo materialistico di oggi atta al ritorno dell’uomo alla trascendenza.

‘Man Of Tradition’ è quell’uomo che riscoprendo la forza e l’energia della tradizione sarà testimone di se stesso, della sua nobiltà d’animo, del proprio coraggio supremo, luce interiore della sua antica spiritualità e devozione all’assoluto nella sua marcia contro la decadenza contemporanea.”

Un altro pezzo che mi ha colpito tantissimo (forse quello che preferisco) è il lento, quasi epico e drammatico pezzo intitolato ‘Standing On The Ruins’; qual è il messaggio del brano e come nasce questo pezzo così intenso a livello emozionale?

“È sempre l’uomo che guardando alle rovine del contemporaneo mondo moderno tenta di ricostruire se stesso proprio seguendo la dottrina delle proprie tradizioni di valori, purezza d’animo, nobiltà interiore ed onestà. Quelle emozioni che possono scaturire come dopo aver guardato le immagini di devastazione di una guerra, dove l’unico stimolo a proseguire, ricostruire è proprio il ricordo di ciò che c’era e l’ambizione che ciò che sarà talmente migliore da impedire un nuovo simile scempio!”

Quali sono gli altri testi più significativi dell’album?

“Non sta a noi decidere quali siano i testi più significativi dell’intero disco… lo sono semplicemente quelli che, per ogni ascoltatore, sapranno raggiungere l’anima e comunicare il nostro messaggio.”

Luciano, questa volta come avete lavorato per comporre i brani?

“Abbiamo adottato un sistema completamente differente dagli altri dischi. Abbiamo allestito la nostra sala prove come un piccolo studio di registrazione e una volta buttate giù le linee guida di un brano, vuoi la voce, vuoi un riff; abbiamo subito registrato i brani per poterli poi riascoltare a mente fresca così da avere un’idea di cosa sarebbe stato il pezzo finito. Da qui partiva un lavoro di affinamento e di arrangiamenti, successive ulteriori registrazioni sempre per avere bene in mente quello che poteva essere il risultato finale, fino ad arrivare alla versione che tu puoi ascoltare in ‘Invulnerable’.”

A mio avviso in questo CD viene dato largo spazio alla base ritmica che detta in modo vigoroso l’andamento dei pezzi (vedi il basso martellante sempre presente in ‘Man Of Tradition’); è stata una vostra precisa volontà quella di dar maggior spazio lla linea ritmica?

“Come avrai appreso in questo album abbiamo un nuovo bassista, Gianluca Mandolesi. Si tratta di una nostra vecchia cara conoscenza sin dai tempi della nostra prima storica band che finalmente ha ripreso il suo posto di sempre. Questa marcia in più della sezione ritmica insieme alle qualità dell’ormai rodato Emanuele ha prodotto questa efficacia che tu hai notato. Non abbiamo deciso di dare spazio alla sezione ritmica, ma con il loro modo di suonare, arrangiare ed interpretare, questo spazio se lo sono ricavato e meritato.”

Con ‘Invulnerable’ passate dalla Scarlet alla Dragonheart. Cosa ci puoi raccontare dell’esperienza con la vostra prima etichetta e quali sono le aspettative con questo nuovo contratto?

“Il contratto con Scarlet era in scadenza e da entrambe le parti non c’è stata la volontà di voler continuare a collaborare, loro non si sono avvalsi della facoltà di rinnovare e noi ce ne siamo stati buoni buoni in attesa della scadenza… Beh… l’esperienza con Scarlet è stata la nostra prima esperienza, ci ha permesso di farci conoscere e di partecipare al Gods of Metal; per quante pecche possano esserci state da entrambe le parti, sono sicuro che abbiamo sempre fatto o cercato di fare un buon lavoro. Dire di più in questo momento non sarebbe corretto da parte mia, così come paragonare i metodi di lavoro dell’una oppure dell’altra etichetta. Con Dragonheart ci stiamo trovando molto bene, credono in noi e stanno facendo un grande lavoro promozionale, senza considerare l’ampia libertà che ci hanno concesso in fase di preparazione del disco stesso, sia per quanto riguarda la produzione che per quanto riguarda il tempo che ci hanno messo a disposizione per lo studio. Cosa ci aspettiamo da questo disco? Per il momento siamo estremamente felici che sia uscito… poi facciamo un passo alla volta e vediamo cosa succede.”

L’immagine di copertina, che ti chiedo di commentare, è decisamente "classica". Vi piace il clichè nel metal?

“Pensa tu che per realizzarla abbiamo allestito un set fotografico in una fonderia di bronzo… Poi la bravura dei grafici ha creato la copertina che vedi. Abbiamo sempre avuto copertine raffiguranti centurioni stavolta abbiamo voluto fare qualcosa che potesse far visualizzare il titolo del disco e cosa c’è di più invulnerabile del metallo?

Non ci siamo ispirati a nessun cliché. E poi, visto il nostro percorso musicale, domandi a me se ci piacciono i cliché?”

Come si evince dalla vostra bio ormai avete una discreta esperienza anche per quanto riguarda i live show; quali sono i concerti che ricordate con maggior orgoglio e quelli che invece vorreste rifare?

“Due su tutti: il Gods of Metal e l’Italian Attack. Rifare? Neanche uno, in ogni situazione ci siamo trovati a suonare abbiamo sempre cercato di dare il meglio, sia per divertire il pubblico che noi stessi.”

Possiamo aspettarci a questo punto un tour "invulnerabile" per i Centurion?

“Ci stiamo lavorando. Per il momento stiamo organizzando una presentazione ufficiale del CD allo Shining Club di Porto D’Ascoli intorno alla seconda metà del mese di novembre e poi, lentamente dovremmo partire con una serie di date… non seguendo personalmente l’organizzazione dei concerti che è affidata ad un nostro manager, non sono aggiornatissimo della situazione… ma di sicuro non appena avrò conferme ufficiali potrete leggerle sul nostro sito http://www.centvrion.com, che seppur non ancora completo in ogni sua sezione è online dal 24 ottobre in concomitanza con l’uscita del disco in Italia. Sarà presto puntualmente aggiornato con ogni novità, date di concerti, foto e materiale.”

A te l’ultima parola!

“Un saluto a tutti i nostri fan, che hanno avuto la “pazienza” di attendere questo nostro “ritorno”. Vi aspettiamo tutti ai nostri prossimi appuntamenti live, lì dove è la nostra dimensione, per passare serate di sano e fragoroso divertimento!”

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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