Intronaut: “Habitual Levitations” – Intervista a David Timnick

I californiani Intronaut sono ormai una solida certezza, in campo progressive post-core, grazie a una manciata di ottimi album, sempre tesi a una costante evoluzione del proprio sound. In occasione del loro nuovo “Habitual Levitations” abbiamo scambiato qualche parola col chitarrista David Timnick (con la band da “Prehistoricisms”, 2008).

Ciao David. Innanzitutto congratulazioni per il vostro nuovo”Habitual Levitations (Instilling Words With Tones)”. Come stanno andando le cose, a livello di feedbak e vendite?

Grazie! Beh, andiamo molto fieri del nuovo album. I responsi finora sono stati eccellenti. Certo, ovviamente nel mondo ci saranno anche un sacco di persone a cui non sarà piaciuto, ma non ce ne preoccupiamo minimamente.

Ascoltando i vostri due ultimi lavori sembra che le influenze sludge delle origini si siano via via ridotte, in favore di una componente squisitamente prog. Ritieni che questa sia la più coerente e fedele incarnazione della vostra attuale personalità artistica?

Credo di sì. Sebbene non ci sforziamo di condurre volontariamente il nostro approccio alla musica in una direzione predeterminata, siamo comunque destinati a evolvere e cambiare, come musicisti, e questo si riflette in ciò che componiamo.

Sul web è possibile leggere diversi paragoni e connessioni fra gli Intronaut e i Tool. Dopodichè c’è stata anche l’effettiva collaborazione con Justin Chanchellor sul precedente album, e la condivisione di alcuni impegni live. Risulta chiaro come i Tool siano per voi un punto di riferimento, una realtà artistica con cui condividete molto, non credi?

Sì, assolutamente. Sono fan dei Tool da quando avevo 15 anni, e non sono li rispettiamo profondamente in quanto musicisti, ma anche per il loro impegno verso l’arte in se. Una vera fonte d’ispirazione, ma anche un bell’insieme di persone.

Torniamo per un attimo alla pubblicazione di  “Valley Of Smoke” (2010). Avete sentito il timore che il nuovo sound proposto potesse alienarvi parte del vostro pubblico di lunga data, o, al contrario, l’avete utilizzato per operare una selezione naturale fra tradizionalisti e audience più open-minded?

Sapevamo chiaramente che molti dei nostri fan storici avrebbero storto il naso di fronte a vari aspetti delle nostre nuove composizioni, come le voci pulite e le melodie vocali. Ciò nonostante non avrebbe avuto senso, per noi, continuare meccanicamente su una strada che non ci apparteneva più, come musicisti e compositori. La scelta è dunque venuta da se.

“Habitual Levitations (Instilling Words With Tones)”  è un titolo come al solito molto evocativo, e offre un’ampia varietà di significati. A cosa si riferisce realmente, e perché l’avete scelto?

Questa è una risposta che preferisco lasciare all’ascoltatore. Hai menzionato la sua ampia varietà di significati, ed è proprio questo il punto. Per noi è più importante ciò che ci vede l’ascoltatore, piuttosto che quello che significa il titolo per noi.

Fra i nuovi brani secondo te c’è una canzone che rappresenta e sintetizza l’album, e a cui sei particolarmente affezionato (per inciso, personalmente sceglierei “Sore Sight For Eyes”)?

Effettivamente sono d’accordo con te!

Come dicevamo in precedenza, nel corso degli anni il vostro stile è naturalmente cambiato, ma quanto di questo mutamento è dovuto alle esperienze e agli esperimenti fatti con la vostra strumentazione ed equipaggiamento? In altre parole, la vostra crescita come musicisti è direttamente proporzionale all’approfondirsi della vostra visione artistica di base? 

Di per se equipaggiamento e strumentazione non sono mai state molto determinanti per l’evoluzione di questa band. In realtà ovviamente usiamo alcuni pedali ed effetti vari, e talvolta capita che, giocando coi settaggi, venga fuori qualche suono molto interessante, ma non è questo l’approccio di base che ci porta avanti nel processo compositivo.

In termini di arte grafica e copertine, la scena post-core/sludge ha alcuni dei migliori art work mai visti. Secondo la tua esperienza, quanto è importante l’aspetto visivo e materiale di un album, e come li scegliete?

L’artwork dei nostri ultimi album è opera di David D’Andrea. E’ bastato vedere alcuni dei lavori che ha fatto per altre band e sul suo portfolio personale, per capire che il suo stile sarebbe stato perfetto per la nostra musica e visione artistica. Tipicamente procediamo in questo modo: gli mandiamo le canzoni, i testi e l’eventuale concept dell’album. Il resto della magia è tutto suo!

A parte D’Andrea c’è qualche artista che apprezzate particolarmente, e con cui vi piacerebbe collaborare in futuro? 

Attualmente stiamo cercando di portare il discorso arti visive all’interno dei nostri live show, per cui spero di avere una risposta più concreta alla tua domanda in capo a un anno, più o meno.

Due righe sul recente mini tour che vi ha visti sul palco con  Meshuggah e Animals As Leaders. Quali sono le vostre impressioni sul responso del pubblico e sull’esperienza in generale?

Questo è stato probabilmente il miglior tour che abbiamo mai fatto, e sicuramente la risposta delle varie platee la migliore che abbiamo finora ricevuto.

I vostri fan su Facebook e Twitter spesso vi chiedono di andare a suonare nelle loro città. Quanto e in che modo interagite coi vostri profili sui social network? Sono una parte importante della vostra attività artistica, o li vedete più che altro come un aspetto legato al marketing?

Cerchiamo di stare il più possibile in contatto coi nostri fan. Penso che sia un aspetto molto importante, specialmente in questo momento. Tuttavia, per quanto riguarda la scelta se suonare o no in qualche particolare città, la decisione finale non è praticamente mai in mano nostra.

Durante questi anni di attività musicale fino ad oggi, riuscite a mantenervi con la musica, o avete dei lavori stabili a cui tornare?

Tutti noi preghiamo per il giorno in cui potremo finalmente mantenerci attraverso la nostra musica, ma, al momento presente, non ne ricaviamo praticamente alcunché. Lo facciamo solo per passione, e tutti abbiamo dei lavori che ci aspettano a casa.

Ora che “Habitual Levitations” è pubblicato e disponibile negli scaffali di tutto il mondo, quali sono i vostri prossimi passi, in termini di promozione, tour, ecc?

I nostri piani sono semplicemente suonare tanto quanto sia umanamente possibile fare, e continuare a scrivere nuova musica. Ho già iniziato a buttare giù le prime idee per il nuovo album.

Non vi fermate mai, eh! Ok, Dave, grazie per la tua disponibilità e complimenti ancora per la riuscita di “Habitual Levitations”. A te lo spazio dei saluti, ciao!

Grazie a te per l’interesse e il supporto. In questo periodo ci sentiamo più carichi e ispirati che mai, e continueremo a fare ciò che facciamo nel modo che amiamo, finchè ci sarà possibile.

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