Il controverso panorama USBM (United States Black Metal) è da sempre fonte, in ugual misura, di positive sorprese e altrettanti delusioni. La one-man band Leviathan, dietro la quale si cela il polistrumentista Wrest, rientra senz’altro nella prima accezione, in virtù di una solida discografia nella quale il tradizionale solco black è stato più volte valicato, per ottenere una più libera espressione della propria personalità artistica. Schivo e ostile ai media, Wrest dimostra anche in questa rapida chiacchierata uno spirito caustico e tagliente, proprio come la sua musica, infilando una serie di risposte telegrafiche e senza mezzi termini, che non fanno che rafforzare l’impressione di un musicista completamente concentrato sul suo mondo artistico, ai limiti del nichilismo e della misantropia, ma di certo tutt’altro che banale e pleonastico.
Ciao Wrest, il tuo ultimo album a firma Leviathan, “True Traitor, True Whore”, è ancora fresco di pubblicazione. Come al solito un album duro e intenso, che sin dai primi responsi sembra stia andando molto bene.
Grazie molte. “True Traitor, True Whore” sì è fatto attendere a lungo, ma ne è valsa la pena.
Già, negli ultimi anni le tue pubblicazioni hanno subito un rallentamento, rispetto agli inizi della tua carriera. Questo cambio di marcia è il risultato della volontà di esporti in modo differente, oppure l’espressione di vari problemi gestionali, come accadde nel caso del precedente “Massive Conspiracy Against All Life”?
“Massive Conspiracy Against All Life” fu scritto per Leviathan, ma, a causa di problemi nella mia vita personale (siamo nel 2006) e con la vecchia etichetta Moribund Cult, ho voluto farlo uscire a nome Lurker Of Chalice. Poi le cose andarono diversamente, e, col senno di poi, è stato meglio così. Riguardo al calo quantitativo di materiale, la ragione è semplice: mi sono progressivamente stancato di tutto il mondo “a 4 tracce”, e ora preferisco fare le cose un po’ più in grande.
Recentemente hai collaborato con varie altre realtà musicali, Nachtmystium, Twilight, Krieg, Vongoat e Sunn 0))). Esperienze fra loro molto diverse, ma accomunate dalla medesima alta qualità. Che ruolo hanno giocato nella tua vita artistica?
Effettivamente sono state tutte esperienze differenti. Nei Vongoat sono stato solamente il batterista, senza nessun input a livello dei brani. Su “Black One” dei Sunn 0))) ho prestato la voce in un brano. Ma in generale nessuna mia collaborazione ha poi avuto qualche effetto o riscontro su ciò che compongo come Leviathan.
In termini di arte visiva, i lavori dei Leviathan sono sempre stati molto particolari, differenti dalla massa delle uscite di genere, per lo stile unico con cui rielaborano simboli e concetti tradizionali. In questo senso c’è qualche connessione fra la tua musica e il tuo lavoro come tatuatore?
No, sono due aspetti che non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro, e questa è una delle molte ragioni per cui non concedo interviste…
I Leviathan sono caratterizzati da una spiccata componente ironica e satirica, celata sotto la superficie black metal, che contribuisce alla sua ottima resa, in termini di personalità e profondità. Il tuo obiettivo è dipingere una realtà che rivela la sua bruttezza e insignificanza, o creare una sorta di mondo parallelo, nel quale l’entità Leviathan è la miglior traduzione possibile del “Do what thou wilt” di crowleyana memoria?
In un modo o nell’altro la gente finisce sempre per interpretare/decidere ciò che vuole. Non ho nessun interesse nel guidare o controllare questo processo. Ritengo però davvero divertente che molti fra i più ostinati “cultori del genere” (il termine esatto da lui usato è “stronzi”, nda) non facciano nemmeno musica, ma si riempiano solo la bocca con essa.
Col passare degli anni è diventato sempre più chiaro il tuo allontanamento dal black tradizionale, specialmente dalla scena più lo-fi. La tua collaborazione con il guru del suono Sanford Parker va proprio in questa direzione, caratterizzando ” True Traitor, True Whore” con la miglior produzione mai ascoltata sui tuoi dischi. Quindi i tempi del do-it-yourself sono definitivamente tramontati?
Non mi ritengo, e non sento di essere mai stato, parte di una scena. Più che altro dove vivo attualmente non ho le stesse condizioni e opportunità di fare musica e registrarla completamente solo. Il risultato è da leggersi più che altro in questi termini, ma comunque non sono interessato a comporre musica “kvlt”, perchè sarebbe davvero innaturale, un approccio forzato.
Cosa stai ascoltando ultimamente? Qualche album da consigliarci?
In questo periodo ascolto sopratutto Killing Joke, Chrome, Wolvenhand, Toner Low.
Wrest, a te le ultime righe per un saluto ai lettori, grazie per la tua disponibilità.
Grazie a tutti voi per l’ascolto.












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