Ne Obliviscaris: "Portal Of I" - Intervista con Tim Charles

Ne Obliviscaris: “Portal Of I” – Intervista con Tim Charles

Ne Obliviscaris

L’Australia non è solo terra di canguri e di panorami selvaggi, ma anche di grande musica. I nostri interlocutori sono i Ne Obliviscaris, band fresca di contratto con l’italianissima Code666 e autrice di “Portal Of I”, magnifico album di progressive metal venato di black, di fatto tra le uscite meglio realizzate dell’anno in corso. Scambiamo quattro chiacchiere con Tim Charles, violinista della band e suo membro originario.

Ciao e benvenuti! “Portal Of I” è il vostro primo album, volete dunque presentarci la band, la sua storia e i suoi membri?

“Ciao! Io sono Tim, violinista e voce pulita dei Ne Obliviscaris. Veniamo da Melbourne, Australia e anche se il nostro debut album è uscito solo quest’anno, siamo attivi dal 2003. Ci sono voluti circa tre anni prima di avere una line-up di cui fossimo soddisfatti e di conseguenza abbiamo suonato nel nostro primo show qui a Melbourne nel 2006, evento seguito dal nostro primo demo, “The Aurora Veil”, composto verso la fine di quello stesso anno e pubblicato nell’aprile del 2007. Avevamo pianificato di registrare il nostro primo album sempre nel 2007, ma lo split con il nostro chitarrista ce lo impedì. Passarono nove mesi prima che riuscissimo a trovare il perfetto sostituto, che era Benjamin Baret, dalla Francia. Benjamin si trasferì in Australia per unirsi ai Ne Obliviscaris nella metà del 2008 e dopo esserci presi il tempo perché si abituasse a stare nella band e alla vita in Australia, abbiamo scritto del nuovo materiale e iniziato le registrazioni alla fine del 2009. Sfortunatamente abbiamo poi accumulato una serie di ritardi dovuti ai più disparati motivi, alcuni purtroppo molto gravi, come la morte di alcuni membri di famiglia, ad altri come il fatto che entrambi i cantanti si ammalarono e fu necessario reinviare la registrazione delle voci. Quando sembrava che tutto andasse finalmente per il meglio, ecco che a Benjamin venne negato il nuovo visto! Questo ci costò 15 mesi di battaglie legali con il dipartimento di immigrazione, mentre Benjamin fu costretto a tornare in Francia. Fortunatamente, grazie al supporto di migliaia di fan in tutto il mondo, che scrissero lettere di protesta e firmarono petizioni, riuscimmo a vincere la causa in appello sul finire del 2011! Benjamin ottenne un visto di cinque anni e poté tornare nella band, terminammo le registrazioni e finalmente eccoci qua! E’ stato ben più difficile di quanto potessimo immaginare ma siamo davvero soddisfatti del risultato e finalmente, ora possiamo guardare avanti.”

Perché avete scelto l’espressione latina “Ne Obliviscaris” come moniker? Le attribuite un significato preciso?

“Cercavamo un nome che avesse un significato profondo e che fosse anche libero di molteplici interpretazioni. Niente di meglio di “Non Dimenticare”.”

Il titolo “Portal Of I” sembra riflettere una prospettiva interiore, è così? Seguite un concept nelle liriche oppure ogni episodio parla di qualcosa di differente? 

“L’album riflette un percorso interiore e personale a cui l’ascoltatore è invitato a partecipare. Ognuno di noi si relaziona alla musica in modo differente e ne trae diverse sensazioni, per ciascun membro della band l’album è un portale che ci permette di raggiungere il mondo musicale creato da noi stessi, qualcosa di grande importanza e rilevanza nella vita quotidiana.”

E cosa rappresenta il disegno in copertina?

“La cover dell’album rappresenta il respiro della musica e il contenuto lirico del disco stesso. E’ oscuro e misterioso, brillante e colorato, è complesso e dettagliato, tutti elementi che sentiamo essere strettamente connessi alla musica.”

E la vostra musica è in verità molto ricca di elementi, dal black melodico al progressive, passando per delle parti jazzate e di musica classica. In questo senso, quali band e musicisti annoverate tra le vostre principali fonti di ispirazione?

“Ognuno di noi risponderebbe in modo diverso, perché suoniamo ovviamente uno strumento diverso ma anche perché abbiamo dei gusti ben distinti. Ci sono band che apprezziamo tutti, come Emperor, Dream Theater, Opeth, Cynic e Devin Townsend. Oltre a questi gruppi che tutti noi amiamo, personalmente sono rimasto influenzato da Karnivool, Explosions In The Sky, Sigur Ros, John Coltrane, Jean-Luc Ponty, Arvo Part, Bach, Glassjaw, Meshuggah e altri.”

E’ complicato ottenere un simile sound dal vivo? Quanto i Ne Obliviscaris si sentono una live band?

“Non è per niente facile, ma è qualcosa a cui siamo avvezzi. Ci mettiamo molto impegno nella band e ognuno di noi si esercita duramente con il proprio strumento, così abbiamo la possibilità di replicare ogni idea composta, non solo in studio, ma anche durante uno spettacolo dal vivo. Per noi, suonare di fronte a un pubblico che apprezza la nostra musica, è la migliore ricompensa possibile. Creare un album è senza dubbio un’esperienza speciale, ma proporci dal vivo è ciò che più apprezziamo.”

Quando un metalhead pensa all’Australia, probabilmente ti citerebbe gli AC/DC come primo gruppo che gli viene in mente…il che è piuttosto riduttivo! Perché non ci presentate alcune band vostre connazionali che ci suggerireste di tenere d’occhio?

“In Australia ci sono molte, ottime band! Vi cito alcune delle mie preferite: Chaos Divine, Be’lakor, A Million Dead Birds Laughing, Arcane, The Amenta, Ruins, Psycroptic, Eye of the Enemy, Karnivool, Dead Letter Circus, Sleepmakeswaves e altre!”

E a proposito, come mai una band australiana con una label italiana? Come è arrivato il deal con la Code666?

“Una delle regioni principali per cui abbiamo firmato per Code666 è che credono davvero nella nostra musica. Volevamo lavorare con qualcuno che non solo ci garantisse promozione e visibilità nel mondo ma che apprezzasse davvero ciò che avessimo fatto. Code666 ha dimostrato interesse in entrambe le cose e siamo lieti di essere entrati nel loro rooster!”

Una curiosità: cosa rappresenta il simbolo a forma di “O” che svetta sopra di voi nella foto promozionale?

“La “O” è presa dal logo della band. Lo usiamo come simbolo fin dai nostri primi tempi di attività, in parte perché ci piace il design e poi perché il cerchio è il simbolo di moltissime cose, dell’infinità della natura, di come le cose si ripetano per poi tornare indietro e chiudere un percorso, tanto nella musica, quanto nella storia.”

Non ultimo, a voi lo spazio per lasciare un messaggio ai vostri fan!

“Un enorme grazie a tutti coloro che hanno acquistato “Portal Of  I”! Il riscontro è stato straordinario e non vediamo l’ora di venire a suonare in Italia durante il prossimo tour, speriamo molto presto!”

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