Folkstone: "Il Confine" - Intervista con Roby

Folkstone: “Il Confine” – Intervista con Roby

Folkstone

Autori di un convincente quarto album intitolato “Il Confine” i bergamaschi Folkstone si rivelano simpatici e interessanti compagnoni in quest’intervista con cui Roby ci svela i segreti dell’ultimo lavoro e di introduce alla lunga tournè estiva del gruppo.

E’ ormai un dato di fatto che i Folkstone sono diventati una realtà musicale, siete molto conosciuti al nord (per via degli innumerevoli show fatti) ma piano piano anche al centro e sud Italia la gente comincia a conoscervi sempre di più. Qual è il segreto che vi permette di aumentare la vostra fama?

“Parlare di fama ci sembra già troppo! E’ sicuramente vero che piano piano ci stiamo facendo conoscere. C’è chi ci scopre per caso ad una festa della birra o in un locale o in un festival… c’è chi incuriosito dalle notizie in rete (webzine, facebook)  approda ad un nostro concerto e valuta dal vivo se gli/le andiamo a genio o no. Questa premessa per dire che penso che sia dal vivo che riusciamo a trovare altri potenziali ascoltatori, perché la dimensione live è quella che fondamentalmente ci contraddistingue. Non perché facciamo chissà quali numeri, ma soltanto perché adoriamo suonare dal vivo quindi in ogni concerto ci mettiamo tutta l’energia che abbiamo. Questo il pubblico lo sente e lo vede, così si carica e si diverte. Insomma ci piace divertirci e divertire durante i nostri show… tutto qui!”

Il vostro ultimo lavoro, come dite anche voi, non è stato creato dai Folkstone ma dai fan della band. Cosa vi ha spinti a registrare un album senza un’etichetta discografica alle spalle, contando “solamente” sull’aiuto finanziario dei vostri seguaci?

“Precisiamo che è stato creato dai Folkstone E dai fans. Purtroppo serve davvero tanto per produrre un album come si desidera. Volevamo metterci in gioco fino in fondo, prendendo sconfitte o soddisfazioni da soli. Il pensiero è stato di voler lavorare solo con chi crede profondamente in questo progetto, chi ci mette davvero l’anima. Per cui ci siamo chiesti: “chi ha davvero voglia di produrre il nostro album, perché tiene alla musica ed alle parole in esso contenute?” La risposta è stata semplice: “tutti coloro che ci hanno seguito in questi anni sotto..e sopra..il palco!” E’ stata una bella scommessa, ma ne è valsa la pena. Abbiamo messo in pre-vendita l’album senza che nessuno avesse sentito una nota o visto un tratto della copertina. A scatola chiusa in circa 400 persone hanno comprato l’album ed una maglietta con grafica esclusiva, con tutti i nomi di chi ci ha sostenuto.  Anzi cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno permesso l’uscita de “Il Confine”!”

La registrazione di “Il Confine” all’estero è dovuto esclusivamente ad un fattore economico?

“Abbiamo deciso di andare in Svezia perché il nostro fonico e produttore artistico Yonatan ha trovato i “Bohus Sound Studios”, che hanno sì un prezzo conveniente, ma soprattutto hanno un’attrezzatura di ottimo livello. Di sicuro non ci siamo andati perché si mangia e si beve bene!! Per fortuna siamo stati assai previdenti e ci siamo portati dall’Italia venti litri di barbera nel fedele amico Bag-in-box che Yoni ha preso in Piemonte!”

I testi dei vostri testi diventano sempre più introspettivi e complessi da decifrare; comincerei a chiedervi il motivo per cui avete scelto di parlare della storia di Simone Pianetti, personaggio sicuramente controverso (chiaramente le liriche di questo brano sono le più evidenti).

“Il senso che volevamo trasparisse dalle parole di questa canzone è che non bisogna tirare troppo la corda con le persone. Negli anni ’20 Simone Pianetti, tornato dall’America, aprì una taverna nel paesino in cui nacque..e la fecero fallire. Aprì un mulino elettrico (il primo nella valle..decisamente innovativo!)..e lo fecero fallire. Cercò di ricostruirsi una vita..e lo ostacolarono in tutti i modi. Insomma dopo mille angherie subite, stremato dalla vita e da coloro i quali la resero un inferno, un dì Simone decise di farsi giustizia da solo. Lo scopo non è di fare del Pianetti un eroe, ma di ricordare dove può arrivare la disperazione di un uomo quando gli viene rovinata la vita solo perché con idee “aperte” rispetto al pubblico volere. Se un uomo alza la testa e va controcorrente rispetto alla massa non significa per forza che sia lui in torto.”


E’ davvero magica l’atmosfera che si respira ascoltando ‘Luna’; il dialetto è la nuova frontiera?

“L’idea di mettere un pezzo in bergamasco è nata quando Lore ha sentito il testo della poesia “Luna” cantata dal coro “ Le Due Valli”. Gli è piaciuta fin dalle prime parole. Così ha chiesto al maestro del coro Aurelio Monzio Compagnoni, autore di questo stupendo testo, la possibilità di musicarla “in stile Folkstone”. Lui ha accettato ed eccola sull’album. Tra l’altro ci è piaciuta molto come idea, perché il coro “Le due valli” ha collaborato con noi sin dal primo album. Ha sempre registrato i cori delle nostre canzoni ed ha inciso la versione a cappella di “Rocce Nere”, riarrangiata sempre dal maestro Compagnoni. Diciamo che è stato un bellissimo scambio artistico!”


Potete accennare meglio a qual è il senso più profondo degli altri testi dell’album?
Come hai detto prima, questo album è più introspettivo. Infatti rispecchia il nostro modo di vivere la realtà che ci circonda… ciò che pensiamo e ciò che sentiamo. Ti diamo quindi una spiegazione approssimativa di ogni pezzo, così puoi farti un’idea di quanto detto. Partendo dalla titletrack “Il Confine”, il significato è pensare a miliardi persone vissute prima di noi di cui non v’è rimasta traccia, ma che in realtà hanno fatto la storia. “Nebbie” è uno sfogo contro i giudizi che spesso le persone si permettono di dare pur non conoscendo a fondo chi, cosa e perché. “Omnia fert aetas” è quasi una dedica a noi stessi. Tema il tempo che porta tutto con sé e che continua nel suo moto perpetuo, con o senza di noi. “Non sarò mai” è una canzone contro il pensare facile, il bigottismo e l’ovvietà..perché purtroppo pensare costa fatica, quindi spesso si preferisce seguire la massa. “Storia qualunque” vuole essere un racconto di una storia che può calzare a chiunque ma che ricorda che anche se la nostra storia si perde in storie “normali”, bisogna reinventarsi la capacità di stare al mondo. In “Frammenti”il tema sono  i pensieri. Questi lasciano delle tracce perché spesso taciuti. Quando ci si trova di fronte all’immensità della natura e del mondo però tutto crolla..tutte le certezze, le simmetrie che la mente crea..e a volte serve isolarsi x non perdersi. “Lontano dal niente” vuole ricordare come le abitudini con il tempo possano creare la paura di cambiare perché si ha paura di sconvolgere gli equilibri costruiti. “Ombre di silenzio” è un pezzo scritto in un momento buio, introspettivo. “Grige maree” è un triste quadro della realtà odierna. Ultimamente non si affronta più il problema della violenza nei confronti della natura che l’uomo quotidianamente compie.. ma soprattutto sono messe a tacere valide alternative e soluzioni ai problemi, solo e sempre per soldi ed interessi di pochi vili.”

 
Come mai avete deciso di coverizzare la canzone dei Nomadi ‘C’è un re’? Forse volevate porre l’accento su qualche avvenimento in particolare?

“Troviamo che questo brano sia estremamente attuale nel suo significato, purtroppo. Rappresenta appieno la visione della società odierna che abbiamo, governata da re che non vogliono vedere nulla fuorché i loro interessi. Questo è il motivo per cui abbiamo scelto questa canzone.”


Come vi siete divisi i compiti nella band per realizzare i nuovi brani?

“I brani nascono da un giro di cornamusa o un riff dalla chitarra di Lore o da un’idea di Yoni e,  da questo album, dalle idee di Maurizio. Poi ci si trova, si sistema il pezzo e si comincia a sentire se gira e se ha un buon tiro. Quando è ok, si passano i pezzi ai vari strumentisti che ascoltano la parte e nel caso consigliano migliorie da fare. Poi si passa alla linea melodica del cantato ed infine ai testi, di cui se ne occupano Roby e Lore. 

Com’è stato lavorare ancora a Goteborg per la produzione del CD?

E’ stata una bella esperienza. Con il precedente album avevamo solo fatto il mastering. Questa volta invece abbiamo anche fatto tutto il lavoro di registrazione e mix. E’ stato molto impegnativo..per vedere i risultati della pazzia scaturita da giorni di clausura vi invitiamo a vedervi questo video..www.folkstone.it/studio-report-3/


Volete elencarci i vostri prossimi impegni live? Da questo punto di vista la vostra band si è sempre data molto da fare e sicuramente questo ha contribuito a far crescere la vostra fama.

“Come detto prima la dimensione live è quella in cui mettiamo tutte le nostre energie. Le prossime date sono:

02/06 16° MOTOBRULE’ (Bi)

08/06 FESTA DELLA BIRRA DI BIANZE’ (VC)

10/06 TORRE DEI GERMANI (Set Acustico) (MB)

16/06 FESTA DELLA VALCERESIO (VA)

22/06 BIRRA ‘N BANDA (BG)

29/06 NOTTI DI FIABA (Set Acustico) (PC)

30/06 SUN VALLEY METALFEST (VI)

14/07 AMBRIA MUSIC FESTIVAL (BG)

15/07 MARUMORE FESTIVAL (PC)

21/07 ANFITEATRO DI MORES (SS)

29/07 FOSCH FEST (BG)

04/08 Rievocazione Medievale (Set Acustico)  (GR)

14/08 MUSIC SUMMER 2012 (BG)

18/08 AGGLUTINATION FESTIVAL (PZ)

19/08 VOLTERRA A.D. 1398 (Set acustico) (PI)

23-26/08 FINALBORGO (Set acustico) (SV)

 

Ed altre ancora.. Per seguire il nostro tour date un occhio al nostro sito www.folkstone.it o al nostro profilo facebook www.facebook.com/FolkStone


Chi sono i Folkstone di tutti i giorni al di fuori della scena?

“Siamo come ci vedi sul palco..gente che ha voglia di divertirsi e stare in compagnia di amici, musica ed un buon bicchiere di vino! Abbiamo tutti un lavoro ed i Folkstone sono la nostra passione per eccellenza..anche perché in realtà non avremmo tempo di coltivare  altre passioni nemmeno se lo volessimo..”

Ricollegandoci ai vostri fan e al ruolo che hanno avuto in questo nuovo album, cosa ne pensate di loro? Ho constatato personalmente che la maggior parte di loro sono dei veri e propri fanatici della band, non avete nulla da invidiare da altre grandi band.

 

“Beh che sono dei grandi! Ci sostengono seguendoci nei live (l’anno scorso hanno organizzato

perfino un pullman per venirci a vedere in Austria!), ci hanno sostenuto nella produzione del cd, sono sempre calorosi e partecipi..insomma non possiamo chiedere di meglio!”


Molte band nostrane ormai hanno preso l’abitudine di cantare in lingua inglese, avete mai pensato pure voi a cambiare il vostro stile, anche solo per curiosità vostra? O pensate che perdereste il vostro valore non cantando nella nostra madre lingua ?
Cantiamo in italiano perché vogliamo che la gente capisca ciò che stiamo blaterando… dev’esserci un impatto immediato con ciò che diciamo. Inoltre la nostra lingua è bella e ricca di sfumature..se traducessimo le canzoni, perderebbero qualcosa. Un esperimento in inglese l’abbiamo fatto, infatti in questa tournée stiamo suonando e cantando il riarrangiamento di “Whiskey in the Jar”. La nostra pronuncia ha tutto un suo perché… è uno slang bergamirlandinglese. Ecco questo ci porta sempre più verso la convinzione di cantare in italiano!”

In ogni live che fate, seppur in piccola parte c’è sempre qualche riferimento politico sulla nostra situazione politica e sociale, anche se come avete ribadito più volte non è vostra intenzione far discutere la gente sui problemi che palesemente, purtroppo, esistono. Però devo dire che il pubblico, almeno ai live vi han sempre appoggiato, insomma la pensano come voi… non credete però di poter influenzarli su certe argomentazioni?

“A dire il vero è proprio il contrario.., noi vogliamo che la gente discuta dei problemi che esistono! Il nostro “siamo qui solo per divertire, la musica non fa pensare” è ironico! Il discorso è che noi non vogliamo parlare direttamente di politica perché riteniamo che sia un discorso troppo delicato da affrontare tra un pezzo e l’altro durante un concerto o durante un’intervista. Tuttavia diciamo sempre qualche frase o discorso che possa far capire ciò che pensiamo su ciò che avviene attorno a noi. La gente a volte è d’accordo e si ritrova nel nostro pensiero, a volte no! E’ questo il bello… noi cantiamo e parliamo di come viviamo la realtà, poi sta ad ognuno interpretare e capire se apprezzare o meno il nostro pensiero.”

Cosa ci dobbiamo aspettare per i prossimi giorni, mesi, anni e decenni dai Folkstone?

“Ora ci godiamo la tournée estiva..poi penseremo a qualche novità per l’inverno..vedremo! Per i prossimi decenni invece non saprei.. vediamo se passiamo il 2012 innanzi tutto (con toccatina di rito vah!)”

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