The Foreshadowing: “Second World” – Intervista con Francesco Sosto

Il 2012 sembra essere un anno ricco di soddisfazioni per i supporters del panorama doom/gothic metal, una scena che ha riservato un buon numero di releases di ottima qualità. Anche l’Italia vuole dire la sua e lo fa attraverso i capitolini The Foreshadowing, recenti autori dell’ottimo “Second World”. Il terzo album della band è un concept relativo al rapporto conflittuale tra l’uomo e la natura, argomento principale di cui parleremo insieme al tastierista Francesco Sosto.

 Per prima cosa benvenuti sul nostro portale e complimenti per il nuovo album. Come ci presentereste “Second World”? Quali passi avanti sono stati compiuti rispetto a “Oionos”?

“Direi innanzitutto che “Second World” è il nostro terzo atto dell’apocalisse, ed è incentrato maggiormente sul rapporto dell’uomo con la natura e con gli altri esseri animali. La critica che noi poniamo è che, con la sua prepotenza e avidità, l’uomo ha trasformato l’ambiente che lo circonda in un mostruoso scenario di autostrade, grattacieli e caos, causando così la rivolta della Natura nei suoi confronti, che lo distrugge e lo annienta con ogni tipo di catastrofe naturale. Solo così si darà vita ad una sorta di nuova età dell’Oro, un periodo di pace e spiritualità che sarà solo effimero perché ben presto porterà ai soliti vecchi errori di sempre. Questo è in base il riassunto di ciò di cui si parla nell’album. A livello musicale direi che dei passi avanti sono stati compiuti sotto ogni punto di vista. Abbiamo scelto di recuperare i momenti migliori dei nostri primi due album e di  apportare al tempo stesso delle soluzioni innovative. Non abbiamo mancato di migliorare il nostro lato più heavy con una maggiore quantità di riff. Senza dubbio ci pare il nostro miglior lavoro fino ad ora.”

 Apprendo dalle note biografiche che “Second World” è un concept album che parla di una vendetta della natura sull’uomo, artefice della meccanizzazione della società. Volete parlarcene in modo più approfondito, magari ricorrendo a un track by track?

“Certo, ecco un breve track by track :

1 – HAVOC : una critica all’industria bellica.

2 – OUTCAST : la meccanizzazione e l’alienazione della società.

3 – THE FORSAKEN SON : Un brano dedicato a coloro che vanno controcorrente e che sono destinati ad essere messi alla porta.

4 – SECOND WORLD : Un passaggio dal vecchio al nuovo mondo, nella speranza di un’età dell’Oro che non arriverà mai.

5 – AFTERMATHS : La natura incontaminata e corrotta e distrutta per mano dell’uomo. Soltanto dopo, quando ormai è troppo tardi, si rende conto delle conseguenze che sarà costretto a subire.

6 – GROUND ZERO:  La natura si ribella alla cattiveria umana con ogni sorta di catastrofe.

7 – REVERIE IS A TYRANT : Lo scorrere incessante del tempo che costringe l’uomo ad una folle e vana lotta contro di esso.

8 – COLONIES : L’uomo conquista nuove terre inesplorate per dettare la sua legge senza pietà.

9 – NOLI TIMERE La liberazione dalle false religioni e dai falsi profeti.

10 – FRIENDS OF PAIN : Apocalisse ed inizio di una nuovo mondo da rovinare e distruggere ancora una volta.”

 Sempre leggendo le note biografiche, pare che l’uomo sia sempre destinato a compiere lo stesso errore e che ogni volta il mondo si rigeneri per poi (auto)distruggersi. Non c’è dunque speranza per l’umanità?

“Purtroppo noi non crediamo nei miracoli e siamo soliti trarre delle conclusioni dalle nostre esperienze dirette e da quello che ci hanno insegnato i libri di storia.  E i fatti dimostrano che l’uomo ha sempre commesso violenze, ha sempre generato guerre e nonostante le conseguenze gli si siano ritorte contro non crediamo che questo gli sia servito ancora di lezione, perché si continuano a fare le guerre, a violentare, a uccidere, a torturare. L’istinto di cattiveria e di violenza è innato nell’uomo e reprimerlo sarebbe impossibile.”

 Quali spunti avete preso per la stesura del concept? Letture, cinema o soltanto esperienze personali?

“Sicuramente il cinema ci ha aiutato molto a trovare lo spunto giusto per quest’album. In particolare mi riferisco a “Koyaanisqatsi”,  bellissimo film di Godfrey Reggio del 1983, al quale il nostro concept s’ispira molto. Naturalmente siamo anche influenzati un po’ da tutto quello che ci circonda, per cui l’idea di trattare delle tematiche di questo tipo avranno preso forma in base al clima di saturazione a cui stiamo arrivando in quest’epoca. In qualche modo si avverte l’esigenza di un cambiamento che rivoluzionerà il nostro pensiero e stile di vita.”

 Data la natura dell’album è quasi d’obbligo chiedervi se condividete le teorie apocalittiche tanto in voga nell’anno 2012. E’ così?

“Condividiamo l’interpretazione filosofica che vi è dietro queste teorie, ma ovviamente non crediamo proprio che arriverà la fine del mondo, sono solo delle interpretazioni e sarebbe ridicolo preoccuparsene.”

 Tornando all’album, cosa pensate di aver guadagnato dalla mano di Dan Swano? Come mai gli Unisound Studios e non i Finnvox questa volta?

“Ai Finnvox realizzammo soltanto il mastering per “Oionos”, mentre il lavoro di missaggio era stato curato dal nostro amico Giuseppe Orlando (batterista dei Novembre, n.d.a.). Questa volta abbiamo scelto Dan Swanö sia per il missaggio che per il mastering perché ci piaceva il suo saper essere versatile in ogni suo lavoro di produzione. Penso che la capacità di Dan sia proprio quella di non utilizzare un unico suono standard e collaudato per tutte le band come spesso fanno molti tecnici del suono, bensì quello di sapersi calare nello stile e nell’anima di ogni band, perfezionandone il sound con la sua tecnica e le conoscenze di cui dispone.”

 Anders Nystrom dei Katatonia vi ha definiti come una delle migliori doom metal band del panorama attuale, ne siete soddisfatti?

“Anders ci ha sempre elogiato e sostenuto sin dai tempi di Days of Nothing, ed ovviamente come siamo stati lusingati allora per i suoi apprezzamenti verso i The Foreshadowing lo siamo altrettanto adesso per quest’ultimo album. Per noi i complimenti che ci arrivano da tutti i nostri fans sono sempre importanti, ma è certamente qualcosa di speciale quando certi apprezzamenti arrivano da una personalità così importante della scena gothic-doom metal, da cui non si può prescindere, visto che i suoi riffs sono stati un’ispirazione per gran parte della scena che si è formata in seguito ai Katatonia. In generale ci fa molto piacere che la nostra musica venga apprezzata da musicisti che abbiamo sempre stimato e con la quale ci siamo formati musicalmente, posso dirti che ce ne sono molti altri  e questo ci rende veramente orgogliosi di quello che abbiamo fatto finora.”

 I Katatonia si potrebbero infatti comprendere tra gli act che più sensibilmente vi hanno influenzato, è così? Quali altri ensemble annoverate tra le vostre fonti di ispirazione?

“Abbiamo detto tante volte che le vecchie glorie del gothic-doom anni ’90 sono state il nostro punto di partenza, ma non abbiamo mai mancato di citare altri nomi importanti come  Shape Of Despair, Neurosis, Pink Floyd, Philip Glass, Swans, Angelo Badalamenti, Depeche Mode e molti altri…”

 Sul versante live vi siete proposti in vari contesti, dal Wave Gotik Treffen di Lipsia al Masters Of Doom. In quale contesto avete trovato un pubblico più ricettivo?

“Personalmente sono stato molto colpito dall’anima e dal cuore del pubblico polacco durante il Mayday Festival che si svolse qualche anno fa a Glogow. Ecco, a noi piacerebbe sempre trovare un coinvolgimento emotivo di quel tipo ad ogni nostro concerto, poiché è soltanto nel momento in cui sia la band che il pubblico interagiscono e sono sulla stessa lunghezza d’onda che si riescono a creare dei momenti indimenticabili.”

 Lo scorso anno è entrato in formazione Francesco Giulianelli al basso, volete presentarcelo?

“Francesco è un bassista piuttosto noto e attivo nell’ambiente metal romano, anche se noi in realtà non lo conoscevamo. Non ricordo bene se ci è stato consigliato da un amico di Alex (Pace, chitarrista della band n.d.a.), comunque lo avevamo preso in considerazione per una selezione allo scopo di risolvere quello che era stato il nostro più grande problema, quello appunto di trovare un bassista stabile ed a lungo termine nella nostra band. Dopo la selezione non abbiamo avuto dubbi nello scegliere lui come nostro sesto elemento mancante, poiché ha dimostrato di possedere una buona tecnica musicale, delle idee molto chiare su come funzionano le dinamiche di una band nonché una grande presenza scenica sul palco, che non è cosa da poco.”

 La domanda conclusiva vi riserva come al solito uno spazio per dire tutto ciò che volete. A voi la parola e grazie per la disponibilità.

“Grazie a voi per l’intervista! Consiglierei a tutti gli amici di Metallus di dare un  ascolto al nostro “Second World”, nella speranza che si riveli un viaggio musicale e spirituale ben riuscito. A presto!”

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login