Fiaba: "La Pelle Nella Luna" - Intervista con Bruno Rubino

Fiaba: “La Pelle Nella Luna” – Intervista con Bruno Rubino

Fiaba

Dopo gli incantevoli racconti del Giullare Cantore, per i siracusani Fiaba è tempo di dare alle stampe un album heavy e diretto, molto più “spaventoso” nelle liriche e nel contenuto, un concept che parla di licantropia. Ne parliamo insieme al simpatico batterista Bruno Rubino, mastermind della band.

Ciao e benvenuti sul nostro portale! Per prima cosa vi chiedo di illustrarci il concept de “La Pelle Nella Luna”, il racconto e i suoi protagonisti.                    

“Un saluto a te e a tutti i frequentatori di METALLUS. Sono racconti di lupi e lupi mannari,  la “LUPITUDINE”.  Un po’ tutte le narrazioni dell’album hanno come teatro degli eventi il villaggio di Ogre e i boschi limitrofi ad esso,  dove si svolgeranno gli accadimenti . Senza  scendere troppo nei dettagli delle storie posso dirvi che l’album apre con il processo ad un contadino accusato di essersi  tramutato in bestia ed avere ucciso suo figlio. Segue una sorta di “canto del lupo mannaro” nel quale un uomo sente di diventare un ” licantropo” e tuttavia la percezione di questa trasmutazione lo mette in contatto con una parte sopita della sua natura con la quale anelava da tempo ricongiungersi. La storia del  povero  Giacobbe è un racconto che si narra da sempre nel villaggio di Ogre , un uomo scopre che il suo migliore amico e un licantropo e un giorno viene divorato da lui. La narrazione prosegue con  la scena di un viandante che vaga di notte nella foresta  con una fiaccola in mano che via via va spegnendosi col venire del giorno mentre viene braccato da una lupa famelica che lentamente si avvicina sempre di più a lui, una breve lotta contro il tempo fra l’uomo e la bestia. Il racconto successivo si svolge proprio nel villaggio di Ogre assediato dai lupi;  in una casa un bambino si accorge che uno degli animali cammina ritto su due zampe e viene profondamente turbato da questa visione, forse è da qui che nasce l’idea che siano uomini dalle fattezze lupine. In un’ abitazione poco distante una bambina viene misteriosamente risparmiata da un lupo che entra dentro casa da una finestra, per questa volta è andata bene. Un giorno la piccola Greta camminava nel bosco e sentì provenire da una grotta i guaiti di alcuni cuccioli, la sua curiosità  avrà un ruolo fondamentale nello svolgimento della storia.  Gli abitanti del villaggio, decisi a risolvere una volta per tutte l’atavica competizione fra loro e le bestie selvatiche, pensano bene di offrire periodicamente alle creature un pegno sotto forma di bestiame per placare la loro ira in una sorta di tacito accordo affinché questa calamità non si abbatta nuovamente su Ogre, il viaggio verso il ” villaggio dei  licantropi” è narrato da uno di loro estratto a sorte per la missione insieme ad un manipolo di uomini scelti dal fato come lui. Arriva un periodo di carestia anche per il consorzio dei lupi, che decidono di mettere in atto il loro rituale del cerchio della morte, il lupo più debole, che cederà per primo in questo “carosello di morte”, sarà pasto e vita per gli altri membri del branco. Un comune taglialegna, dopo una giornata di lavoro redditizio, decide di festeggiare con gli amici alla taverna ubriacandosi e mangiando con loro fino a strafogarsi, il caso  vuole che venga scambiato per un lupo mannaro, evento che lo condurrà ad un processo nel quale, dopo aver subito i “tormenti”, sarà costretto a confessare, pur ammettendo il  falso, di esserlo veramente, verrà quindi  ingiustamente giustiziato.  Adesso resta solo una corda vuota a penzolare, la leggenda vuole che sotto  ad un impiccato nasca la mandragora, radice legata tra l’altro al culto della licantropia, una bambina l’ha raccolta, adesso, senza paura, gioca con i lupi.”

A quali fonti vi siete ispirati per la stesura delle liriche? La storia nasce dalla fantasia o avete seguito delle ispirazioni esterne come film, libri, autori?

“Quando ho iniziato a scrivere “LA PELLE NELLA LUNA”, gli amici, conoscendo il tema che stavo trattando, hanno iniziato a regalarmi libri ed altro materiale sui lupi mannari, è stato molto bello.  Anche su internet si trovano cose  molte interessanti,  la visione di tutto questo poi  ha fatto il resto.”

All’ascolto dell’album si ha come l’impressione che i capitoli della storia non siano schiettamente in ordine cronologico, seppure legati indissolubilmente l’uno all’altro. E’ così?

“”LA PELLE NELLA LUNA” , come hai detto tu , è stato pensato come concept, contrariamente ad una suite, o un’opera in genere , il concept, per definizione, non è un lavoro necessariamente legato ad una storia narrata cronologicamente ma un album nel quale le canzoni hanno un tema comune, nel nostro caso, come hai visto, ci sono dei  legami narrativi tra alcuni brani che non sempre sono  in ordine cronologico uno rispetto all’altro con una sorta di “montaggio alla Tarantino” per intenderci. Abbiamo in passato scritto un storia in un album di racconti divisi per scene come fossero parte di un libretto d’opera ne “LO SGABELLO DEL ROSPO” con l’avventura del viandante Pauro nello psichedelico regno delle rane di Acquaria e composto nella forma suite un’opera sull’iniziazione all’età matura di una adolescente ne “I SOGNI DI MARZIA” è il seguito dell’iter onirico di suo figlio ne” IL BAMBINO COI SONAGLI” ,  ne” LA PELLE NELLA LUNA” abbiamo pensato di creare invece degli “affreschi” per utilizzare una modalità diversa di narrazione che ci ispirasse artisticamente.”

“La Pelle Nella Luna” sembra essere il vostro disco più squisitamente ”heavy metal”, ma anche oscuro, molto “dark” per intenderci. Come mai questa scelta? E’ una sorta di adattamento della musica per seguire le vicende narrate? Ve lo chiedo perché in un certo senso sembra che abbiate accantonato il vostro lato più giocoso e disincantato, è così?

“Questi racconti necessitavano di un’atmosfera oscura e forte, è bello poter fare qualcosa di nuovo, divertente è invece il fatto che quando fai un cammino creativo unidirezionale, seppur non ripetitivo, qualcuno si aspetta nuove sonorità e qualcosa di diverso e dice di annoiarsi ad ascoltare sempre le stesse cose , quando invece spazi per esigenze creative ( ciò che è nello spirito di qualsiasi ricerca progressiva,) qualcun’ altro ti contesta l’originalità della proposta dicendo che non suona come le cose precedenti, sarà perché ci si affeziona alle atmosfere e ci si aspetta qualcosa di rassicurantemente prevedibile ma ricordiamoci che questa museificazione dell’arte è il principio della morte di una sperimentazione di cui il progressivo ha bisogno per non scadere nel vintage. Riprenderemo il nostro sound silvano e beffardo non appena ciò di cui si narra lo richiederà, ho parlato più volte a Brancato in merito al fatto che  vorrei fare un nuovo album nello stile di ”XII L’APPICCATO” allora vedrai che magari qualcuno dirà che i FIABA si ripetono, sanno di deja vu e non hanno nuove idee.”

La canzone “Il Cerchio Della Morte”, nella sua crudezza condanna la mancanza di altruismo dell’essere umano. A cosa vi siete ispirati per lastesura del testo?

“Ai fatti, pare tra l’altro che il cerchio della morte sia una pratica etologica realmente in uso tra i lupi.”

Dove è stato reperito il disegno in copertina?

“L”immagine appartiene ad un bestiario medioevale ed è stata restaurata dall’artista Marcello Magoni che ha anche curato l’intera grafica del c.d. e dei vinili. (http://marcellomagoni.it/).”

Sono passati sette anni da “I Racconti Del Giullare Cantore” a “La Pelle Nella Luna”, presumo fosse il tempo necessario perché il lavoro riuscisse nel migliore dei modi. Come siete soliti dividervi i compiti quando affrontate un nuovo album?

“Io lavoro e gli altri del gruppo si divertono a suonare!”

E’ previsto un tour a promozionale del nuovo lavoro o preferirete esibirvi in poche e ben selezionate date?

“Sarebbe molto bello fare un intero tour promozionale  FIABA  per ” LA PELLE NELLA LUNA” se qualche agenzia di spettacolo fosse interessata saremmo ben lieti prendervi parte, per il momento suoniamo dovunque è possibile preparare un bello spettacolo.”

I Fiaba da sempre utilizzano con orgoglio la lingua italiana. Questo vi ha inibito riconoscimenti all’estero o non è stato un problema? Avete mai pensato di incidere brani in inglese per aumentare il vostro bacino di utenza?

“La lingua italiana è considerata come un limite all’estero anche se agli appassionati piacciono le cose genuine,  in Germania e Giappone  siamo molto apprezzati per le nostre liriche in lingua madre, sarebbe comunque interessante fare dei lavori in altre lingue ma è meglio pensare a questo come un’estensione creativa piuttosto che come un mero calcolo di mercato.”

Non ultimo, volete lasciare un messaggio ai nostri lettori?

“Procuratevi  i dischi originali nostri e delle altre band per foraggiare la discografia indipendente e darci l’opportunità di continuare a lavorare senza compromessi così come stiamo facendo. Grazie per lo spazio che ci avete concesso e a presto.”

 

 

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