Cadaveric Crematorium: "One Of Them" - Intervista a Willi

Cadaveric Crematorium: “One Of Them” – Intervista a Willi

Cadaveric Crematorium

Dopo l’acclamato nuovo album “One Of Them” contattiamo Willi, il chitarrista della brutal death metal band bresciana Cadaveric Crematorium per farci raccontare tutto ciò che è possibile sapere sul quarto lavoro del gruppo e le novità in arrivo.

Prima di tutto ti chiederei di sviscerarmi per bene tutto quanto riguarda la trama del nuovo bellissimo album “One Of Them”; è un concept estremamente assurdo e vorrei che lo raccontassi per bene,specificando anche quali sono le
fonti d’ispirazione che vi hanno aiutato nello scriverlo.

Willi: “Il nostro nuovo disco “One Of Them” è un concept che parla di zombie, mutanti e protetti, guerre, scoregge e assurdità. La trama è paradossale. Gli uomini non hanno più pensieri individuali, hanno annullato le loro menti e si sono massificati. Le più disparate privazioni, mancanze e lobotomizzazioni vengono riassunte da una voce alla radio dall’unico network disponibile. Il mondo intero può ascoltare solo questa emittente e qualsiasi messaggio trasmesso, per quanto superficiale, viene creduto. Tra questi, quello di fare una scoreggia mondiale nello stesso momento e nello stessa direzione, verso est. Viene stabilita l’ora e il giorno e tutti sono felici.

Quando succede il pianeta, forse stanco di ospitare l’Ignoranza, reagisce in modo catastrofico alla spinta ricevuta dalle scoregge.

L’asse terrestre si modifica e l’orbita subisce una flessione che porta il pianeta ad avvicinarsi al sole con conseguenze estreme sull’uomo. Mutazioni genetiche, bruciature, escrescenze, cambiamenti climatici e terremoti sono solo dei piccoli esempi.

Risvegliati dall’abituale torpore, gli uomini reagiscono dividendosi in due fazioni: i Mutanti e i Protetti. I primi restano in superficie, subendo i lenti cambiamenti fisici dovuti all’aumentare delle radiazioni e sperando che il pianeta torni alla normalità. I secondi abbandonano tutto e si rifugiano in bunker costruiti per proteggersi dal sole, le cui radiazioni sono ormai diventate letali.

Le poche risorse rimaste sono in superficie, perciò i Protetti devono uscire muovendo guerra ai Mutanti per soddisfare il proprio approvvigionamento e per proteggersi dalle radiazioni solari si ungono con il sangue dei mutanti che offre loro la protezione necessaria. La terza guerra mondiale ha inizio.

Coprirsi con il sangue mutato porta però ad un’ulteriore trasformazione: i protetti subiscono un cambiamento a livello cellulare che li porta in breve tempo alla morte. Cadaveri che poco dopo il decesso si rialzano, cercano cibo, cercano carne e cervelli umani. Si crea un terzo esercito. Un esercito affamato, potente, combattivo, che cresce in continuazione, perché gli uomini morsi da questi morti viventi diventano come loro e per i mutanti e i protetti diventa sempre più difficile difendersi .

Il nostro protagonista è un mutante, atterrito da questa guerra senza senso e sfinito dalla cattiveria che questa alimenta. Decide di cercare la madre, che è una ricercatrice e vive tra i protetti, per poter portare avanti con lei la ricerca della cura alle modifiche genetiche che stavano conducendo prima della divisione e della terza guerra mondiale. Trovata la madre, insieme continuano gli studi senza sosta, ma per farlo lei ha dovuto accettare le trasformazioni causate dal sangue di suo figlio, che è costretta ad usare per proteggersi dalle radiazioni. In poco tempo la madre muore e torna affamata. Il figlio non riesce ad abbandonarla o ad ucciderla e decide di tenerla in casa, legata. Grazie all’aiuto e alle informazioni ricevute dalla madre, finalmente riesce ad ultimare una cura, ma prima che riesca a distribuirla e a salvare così sia i mutanti che i protetti, lei si libera e lo mangia. Che inculata.

L’idea nasce dal nostro cantante, il Dr , da sempre appassionato di Zombie e cose del genere… poi trovata l’idea la musica e’ uscita naturalmente ad interpretare la storia!”

 

Vuoi descriverci le novità a livello di line-up della band?

“Da qualche anno ormai siamo in 4 , io sono rimasto il solo chitarrista. Inoltre abbiamo cambiato batterista e Gerro ha fatto un grande lavoro per la stesura delle parti di batteria di One of them inserendo anche alcuni ottimi arrangiamenti.

Questi sono le uniche novità, lo spirito del gruppo rimane sempre quello , il divertimento per quello che si suona e la voglia di continuare a mettersi in discussione. One of them è stato anche questo, dopo aver perso per strada due amici, musicalmente parlando, avevamo voglia di rinsaldare il tutto e dimostrare soprattutto a noi stessi che lo spirito di 16 anni di ”storia” del gruppo restava immutato. Ma soprattutto il fatto che suoniamo ancora insieme e ci divertiamo a farlo è dato dalla grande amicizia vera che c’e sempre stata tra noi. I gruppi che durano sono spesso quelli che alla base hanno comunque un rapporto di amicizia e fratellanza , per noi è sempre stato cosi, e chi suona nei Cadaveric Crematorium parte sempre da questo principio.”

 

Uno dei fattori davvero ottimi del nuovo disco, come ho precisato, è la perizia tecnica di tutti gli strumentisti. Anche la produzione aiuta molto e nel genere il vostro album può esser gustato anche da chi non è prettamente un fan di brutal death. Come avete lavorato per realizzare suoni così precisi? Colpisce molto il fatto per esempio che si riesca a sentire bene il lavoro egregio eseguito dal vostro bassista.

“Questa volta abbiamo voluto fare le cose in modo il più naturale possibile, nel senso , i brani sono si ricercati , ma non esageratamente ricercati. Ci siamo accorti che ricercando troppo a livello compositivo a volte si rischia di perdere il senso del brano e di togliere allo stesso il feeling giusto.

Ti ringrazio per il complimento relativo alla perizia tecnica, credo che la poca tecnica che possediamo sia comunque racchiusa nei brani a livello di songwriting.

Per quanto riguarda la produzione abbiamo voluto fare qualcosa che potesse suonare quasi live. A me personalmente non piace ascoltare gruppi che in studio spaccano, sembrano le band più imponenti del mondo per produzione e suoni, poi li senti dal vivo e sono un quarto di quello che senti su disco.

Noi cerchiamo di suonare esattamente quello che sappiamo fare e nel modo più spassoso possibile sia dal vivo che in studio.

Per questo non siamo andati a ricercare studi blasonati ma abbiamo inciso in uno studio sconosciuto , i musicwarehouse di Rovato (BS) di Alessandro Tonelli. Lui non ha mai prodotto un disco death metal prima di “One Of Them” e quindi non era saturo dei suoni tutti uguali che escono spesso dalle recenti produzioni. Siamo felici, per noi la scelta si è rivelata giusto quello che volevamo.

Il mastering invece lo abbiamo affidato al maestro Mika Jussila , ai Finnvox in Finlandia, lui ha dato il tocco che mancava, la botta finale.

Necrom il nostro bassista è stato un solista stavolta, manca una chitarra e lui ha più spazio, si sente e ha spaccato!”

 

Il problema maggiore per la band del vostro genere è che quando suonano live la pulizia dei suoni va a farsi benedire e spesso ci si trova ad ascoltare una poltiglia di rumore. Voi come vi muovete in ambito live?

“Il discorso si riallaccia a quello che ti dicevo prima per la produzione del cd. Si registra un disco che per suonarlo dal vivo cosi come è uscito si dovrebbe avere 15000 watt di impianto ogni volta, invece ti ritrovi a volte locali con un piccolissimo impianto voci e fonici poco preparati a quello che proponi. Questo penalizza. Per questo abbiamo voluto un disco che suonasse con i nostri amplificatori, le nostre chitarre, senza effetti alla voce , o plug-in non riproducibili dal vivo. Spesso però, e questo è il peggio, ci capita di dover fare linecheck e non veri soundcheck per cause organizzative , e questo è un vero peccato. A volte ci tocca suonare i live a memoria sentendo a malapena i nostri strumenti. Questo penalizza il concerto e la gente che ci viene a vedere, magari pagando pure il biglietto.”

 

Vi va di illustrarci quali saranno le vostre tappe live per quest’estate?

“Più che quest’estate noi stiamo vedendo per date da settembre in poi,stiamo valutando un po di date estere a partire dall’Austria e Slovenia , ma anche al sud Italia dove sarebbe bello rifare un mini tour, tutto compatibilmente con gli impegni lavorativi di tutti noi.Vi terremo aggiornati.”

 

Com’è stato accolto mediamente dalla critica e dai fan il vostro ultimo disco? Siete soddisfatti dal responso ottenuto?

“Tutti ne stanno parlando piuttosto bene, e la cosa mi lascia piacevolmente meravigliato. Il nostro CD è pieno di intermezzi e riferimenti strumentali al concept stesso, non pensavo che nell’insieme sarebbe stato così apprezzato. Si vede che probabilmente molta più gente di quella che pensavamo ha capito il concetto musicale del disco. E credo che anche chi non è appassionato di metal estremo possa apprezzare alcune sonorità. Pensa che a due mesi di distanza dall’uscita è stata distribuita e venduta già metà dell’intera produzione, alla faccia della crisi!”

 

Nel confrontare i vostri quattro album possiamo notare alcune differenze interessanti che rendono ognuno di essi degno di esser scoperto ed ascoltato. Quali sono a vostro avviso i punti di forza e le debolezze (se ci sono) dei vostri quattro CD? Volete descrivercele album per album?

“Ognuno dei quattro nostri dischi appartiene ad un periodo preciso del nostro essere gruppo.

“Cry Now Motherfuker”, anno 2001, punto di forza spontaneità… eravamo sbarbatelli, abbiamo fatto un disco autoprodotto che contiene pezzi che suoniamo tutt’ora. Quel disco l’ho registrato io a casa mia, cosa che lo rende assolutamente grezzo. Ogni fonico di studio di questo mondo ascoltandolo troverà difetti di produzione. Chi se ne fotte, i brani spaccano e ci hanno divertito un mondo.

“Serial Grinder” anno 2005, pubblicato da The Spew Rec. con una canzone su tutte “Jesus Virus”, l’apertura perferta di ogni concerto, un disco altrettanto grezzo ma con una produzione più professionale fatta ai Nadir studios di Tommy Talamanca. In quel disco abbiamo aggiunto tecnica e siamo migliorati molto come band. La gente ne chiede spesso i pezzi. Io personalmente ne sono molto affezionato.

“Grinpeace” anno 2008 pubblicato da Punishment 18 rec. Un album complicato, per come e’ nato per come l’abbiamo inciso e registrato. I brani ,alcuni su altri, sono meno diretti e più intricati, avevamo ancora la formazione con due chitarre, ma mentre qualcuno spingeva per le cose incasinate altri cercavano di snellire.. Da questa ‘lotta’ sono uscite ad esempio “Quad Damage”, “Nessun Muoia”, “Grinpeace”, ecc.ecc. Come ogni nostro album sono legato a “Grindpeace”. Fa parte di un pezzo della nostra storia.

“One Of Them” anno 2012, pubblicato da The Spew rec. Spiegato sopra, la cosa che aggiungo qui, mi piacerebbe, e credo lo faremo, suonarlo dal vivo dall’inizio alla fine. Come facevano i Pink Floyd con The Wall… con le dovute proporzioni ovviamente.

Mi piacerebbe eseguire tutti gli intro e le parti pulite che raccontano la storia, Scoreggia compresa… (ndr… e chi la farà?? Ci vuole un’inghozzata di fagioli). Se non lo faremo avrà avuto poco senso fare un concept di questo tipo.”

 

Come mai avete scelto di utilizzare degli pseudonimi? Vi siete ispirati in questo senso a band come GWAR? Con che criterio li avete scelti?

“Abbiamo scelto gli pseudonimi per rispettare la nostra privacy. In effetti essendo noi una band di bellocci tipo i Take-That del death-metal un sacco di ragazzine minacciavano di venire a bussarci a casa in cerca di foto, pronte a tutto per un ricordino o un souvenir. Questo dava fastidio alle nostre mogli/morose, quindi abbiamo deciso di darci dei soprannomi per coprire le nostre vere identità.

Ovviamente tutti avranno capito la presa per i fondelli , quindi dico la verità.

I nostri pseudonimi non sono altro che i nostri soprannomi , che tutti, amici e non , usano per chiamarci. A volte pure mia madre mi ha chiamato Willi. E questo fin dall’adolescenza. Io sono sempre stato Willi , ma mi chiamo Giovanni, c’è una storia oratoriana e clericale dietro a questo nome, il Dr, boh, chissa perché Dr, bisogna chiederlo a lui, ma davvero volete saperlo? Necrom per un periodo lo chiamavamo anche Cancrena, poi e’ passato di moda e quindi è diventato Necrom, e infine Gerro il nostro batterista, ecco quella è la storpiatura di Gerry, non so per quale motivo era uscito il soprannome, eravamo in giro a suonare da qualche parte ed è saltato fuori cosi ridendo e scherzando. Sta di fatto che Gerro è diventato il soprannome di Andrea, quindi ora Gerro è Gerro.”

 

Chi è l’autore della copertina dell’ultimo CD?

“L’autore è Christophe , un artista amico da anni, che fa anche il tatuatore in uno studio qui dalle nostre parti. Lui è anche l’autore della copertina di Grindpeace. A noi , da subito,  il disegno è parso perfetto per il concept e la copertina è stata pronta molto prima che finissimo il songwriting di tutto il disco.”

 

Tornerete ad utilizzare l’italiano?

“Chi può dirlo , potrebbe essere, se capiterà non avremo problemi ad usare l’italiano. Sia l’italiano che lo spagnolo o il portoghese, cantati in growl fanno un po’ l’effetto “Gabibbo’’ e per questo spaccano… a me ad esempio i Brujeria piacciono per questo.

In italiano abbiamo fatto “Emorragia” presente sia su “Cry Now Motherfucker” che su “Serial Grinder”, brano sempre presente nei live e al quale siamo molto legati , e “Nessun muoia”, presente su Grindpeace, brano parodia di “Nessun Dorma” celebre romanza per tenore della “Turandot” di Giacomo Puccini. Poi come non ricordare gli insulti di “Non piangere”, la nostra versione di “Don’t Cry” dei Guns’n’Roses, sempre su “Grindpeace”.”

 

Ok, chiudete pure l’intervista come preferite

“Ringraziamo tutti per la pazienza della lettura , ringraziamo voi di Metallus per averci concesso l’intervista. Vi aspettiamo ad un nostro concerto e insieme a noi sopra il palco, a rotolarci saltare e pogare.

Reperite il nostro CD e mettetelo a canna nell’autoradio, non ve ne pentirete!!

Ci vediamo presto !!!”

 

 

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