I Compagni Di Baal: Intervista alla band

I Compagni Di Baal: Intervista alla band

I Compagni Di Baal

Questa volta vi portiamo a conoscere I Compagni Di Baal, nuova realtà italiana al proprio debutto su Jolly Roger Records. Insieme ai compagni di etichetta Fiaba e all’Impero Delle Ombre con cui collaborano sull’album, i marchigiani fanno parte di quell’insieme di band dedito a un heavy metal cantato in lingua italiana misto a progressive e sonorità anni ’70, un genere che sembra essere cresciuto negli ultimi anni e che speriamo possa raccogliere i giusti consensi. I nostri interlocutori sono persone affabili e con le idee chiare, ecco a voi il resoconto della nostra lunga chiacchierata.

Ciao e benvenuti sul nostro portale. I Compagni di Baal sono arrivati al loro album di debutto, volete raccontarci un po’ la storia della band e presentarci i suoi membri?

I Compagni Di Baal: “Un saluto e un ringraziamento da parte nostra per averci dato l’opportunità  di poter far conoscere la band ai lettori di Metallus.it”

Daniele: “La band nasce dalla mia passione per la musica “heavy” e dall’attenta ricerca di capolavori italiani e non, spesso poco conosciuti, che mi accompagna fin da quando avevo 15 anni.

Ora arricchitasi con l’amore per il progressive rock italiano e per i cantautori più significativi della nostra penisola.

All’epoca avevo una band composta da compagni di classe, classico quartetto: chitarra, basso, batteria e voce.

Incominciammo con delle cover per virare subito dopo nella costruzione di brani propri.

Nessuno credeva veramente al progetto che avevo in mente, ovvero quello di creare una band dal suono “originale” tenendo a mente l’insegnamento dei Black Sabbath, creando potenti riff, amalgamando il “sound” con cambi di tempo e di atmosfera durante il brano. Sperimentare.

Tutto supportato dal cantato italiano.

Dopo numerosi cambi di line – up, nel 2009 circa, prima entrò nella band Diego (il bassista), pochi mesi dopo riuscimmo a trovare, quando avevo ormai perso le speranze, Giorgio, l’attuale batterista della band.

Quest’ultimo aveva anche un ufficio adibito a sala prove, il sogno si stava avverando…”

Diego: “Io entrai nella band quasi per caso all’inizio del 2009; avevo letto un annuncio di questa band che all’epoca cercava bassista e batterista e decisi di chiamare con me un mio amico batterista per questa specie di “provino”…poi il mio amico non fu preso, ma questa è un’altra storia!

Dalla fine del 2009 abbiamo in pianta stabile Giorgio all’interno della band e il feeling tra di noi si è ormai consolidato in quasi tre anni, tanto che a livello compositivo ci troviamo subito ed è piacevole imbastire delle jam session, che spesso e volentieri sono la base delle nostre composizioni.

Per quanto riguarda il mio ruolo, questo è molto funzionale, nell’economia dei pezzi, a chiaroscurare le linee di chitarra del buon Daniele oltre che a garantire una solida base ritmica, a mio avviso neanche troppo statica per quella che sarebbe la naturale cadenza dei pezzi, a supporto della batteria di Giorgio.”

Luca: “La band col suo nome nasce all’incirca 4 anni fa, quando io ero “l’ultimo arrivato”. Quelli che all’epoca erano batterista e bassista abbandonarono per divergenze musicali, così  io e Daniele ci chiedemmo se era il caso di continuare il progetto. Io ho avuto fiducia nel suo progetto e il resto l’ha già  detto Daniele, poi e’ arrivato il demo ed infine eccoci qua.”

L’album e il vostro stesso nome sono un riferimento al celebre sceneggiato francese. I testi invece sembrano slegati tra loro, pertanto possiamo dire che l’album non è un concept? Volete illustrarci le liriche?

Daniele: “Ci tengo molto a chiarire che il nome della  band è soltanto un sentito omaggio all’indimenticabile sceneggiato di Prevèrt, fin dall’inizio abbiamo preso le distanze sia nella stesura dei testi che nelle musiche.

Pertanto, nel nostro disco, non v’è nessun riferimento allo sceneggiato se non nel nome della band e in qualche particolare della copertina.

Dal canto mio, avendo scritto soltanto i testi di “R.i.p.” e”Nell’Oscurità”, posso dire che il primo risale a 8/9 anni fa ed  è una “dedica” ad un mio compagno d’ infanzia che, in quell’anno perse la vita in un incidente stradale.

“Nell’Oscurità” l’ho scritta sempre nello stesso periodo, di getto, mentre in contemporanea suonavo un riff con l’elettrica.”

Diego: “Come ha già detto Daniele il nome della band nulla ha a che vedere con il contenuto dei nostri testi…credo sarebbe stato a dir poco riduttivo basare una ipotetica futura “carriera” sulle tematiche del seppur interessantissimo sceneggiato di Prevèrt.

L’idea sarebbe di rievocare comunque certe atmosfere che balzano fuori da quella pellicola, come da altre dell’epoca, reinterpretandole a modo nostro e con i nostri mezzi.

Per quanto riguarda i testi, essi sono slegati tra loro perchè sono stati scritti fondamentalmente di getto e da diversi componenti della band, anche se la maggior parte portano la firma di Luca.

Io stesso mi sono fatto carico della scrittura e interpretazione di “Tra Potere E Libertà” che è una canzone molto critica nei confronti di un’organizzazione a delinquere che plasma da millenni le menti dei suoi seguaci, a mio modo di vedere.”

Luca: “Per quanto riguarda le liriche scritte da me, la più  personale e dai significati più criptici sicuramente è “Sepolto Sotto Un Cielo”; “L’Orrore Che Abita In Me” è  invece vagamente ispirato ai racconti di Anne Rice sui vampiri, “La Danza Del Sangue” è una riflessione sulla natura dell’uomo e della società, mentre “Oltre La Luna” sfiora il fantascientifico per arrivare a parlare della condizione di solitudine del protagonista. Tutti argomenti che cerco comunque in maniera indiretta di rapportare a situazioni ed avvenimenti dei giorni nostri, ma mai con riferimenti diretti.”

Domanda d’obbligo: qualche maligno si sarebbe potuto aspettare una sorta di plagio nei confronti dell’Impero Delle Ombre, che invece compaiono addirittura come ospiti. Volete parlarci di questa collaborazione?

Daniele: “Ci piacciono i maligni!!!

In parte a questa domanda ho già risposto nella precedente. “L’impero delle Ombre” hanno fatto un concept sullo sceneggiato francese, noi abbiamo preso in prestito il titolo per dare il nome alla band e nulla più.

Giovanni Cardellino mi è stato proposto in fase di pre produzione da Antonio Keller (JRR) così come Stefan.

In parte Giovanni lo conoscevo già, anche se non di persona.

Mi ricordo che ai tempi del loro primo disco, inviai una mail a Giovanni complimentandomi con lui per il bel lavoro che aveva fatto con la sua band.

Nacque una sorta di amicizia “virtuale”.

Lui era entusiasta di partecipare al nostro debutto nelle vesti di “Guest” in quanto apprezzava molto quello che suonavamo e noi al contempo, eravamo onorati di aver un ospite del suo calibro!

E’ stato proprio lui a convincermi di far partecipare Stefan come tastierista.

Un musicista eccezionale, gli bastò qualche dritta per creare quello che potete ascoltare nel disco.

Cambiò faccia alle canzoni, in maniera del tutto positiva.”

Diego: “La musica dell’Impero delle Ombre non si discute, ma nulla o quasi ha a che vedere con il nostro disco. Ascoltare per credere…

Noi, dal canto nostro, siamo stati onorati della partecipazione di Giovanni e Stefan (che hanno notevolmente impreziosito il nostro lavoro!!!), ma I Compagni di Baal sono I Compagni di Baal al di là delle collaborazioni odierne e future!”

Luca: “A dire la verità non so se abbiamo cominciato prima noi ad utilizzare il nome o l’Impero a preparare il concept, probabilmente la cosa è avvenuta in contemporanea e abbastanza casualmente.”

Quali sono secondo voi le affinità e le differenze tra voi e l’Impero? Il vostro sound è peraltro piuttosto simile, pensate che esista la possibilità di proporvi dal vivo insieme?

Daniele: “Le affinità con L’impero credo si possano trovare nell’uso della lingua italiana e in piccole parti più “sabbathiane”.

Ma, in generale, a livello di “sound” non sono d’accordo, credo ci siano molte differenze.

Parlando del nostro album, ogni canzone contiene dentro svariati generi.

Prendiamo una canzone come “Tra Potere E Libertà” dove possiamo trovare parti swing e una voce cantautorale, mentre in “Sepolto Sotto Un Cielo” riff cadenzati (come il primo) subito legato ad uno stacco con dei passaggi arpeggiati che sanno tanto di  progressive …

In sintesi penso che la band Salentina sia più catalogabile (e questo non è un difetto sia chiaro) e il fatto che loro stessi abbiano “inventato” un genere chiamandolo “ Cemetary Rock” credo parli chiaro.

Se avessimo la possibilità di condividere il palco non ci faremmo sfuggire l’occasione! Sono una grande realtà italiana (sicuramente sottovalutata) e di questi tempi è “merce” rara.”

Diego: “Credo sia sbagliata l’idea di confrontarci con L’Impero…sono una realtà totalmente differente dalla nostra! Ok, ce la siamo voluta…prima il nome della band, poi Giovanni e Stefan come guest, ma sono sicuro che se ascolterete attentamente il disco vi sarà persino difficile azzardare un paragone…e giocare al “Trova le differenze” risulterà addirittura sconveniente se non basandoci sulla pesantezza di certi riff di chiara discendenza Sabbathiana che accomunano non solo noi e L’Impero, ma anche tanti tanti altri gruppi! Ovviamente, questo è solo una minima parte del nostro lavoro, di certo se avrete la cura di soffermarvi su alcuni dettagli noterete certamente che a parte qualche riff  volutamente “celebrativo” anche coi Sabbath abbiamo poco a che spartire…

Per quanto, invece, riguarda la possibilità di suonare live insieme credo sarebbe una ghiottissima occasione per noi, vista la nostra stima nei confronti della band di Cardellino e soci.”

Venendo alle vostre influenze musicali, il sound dei Compagni di Baal propone numerosi elementi che vanno dal metal classico al progressive rock, addirittura con un tocco di wave italiana, dal mio punto di vista. Siete d’accordo o aggiungereste altro? Quali band annoverate tra le vostre principali fonti di riferimento?

Daniele: “Anche qui in parte, ho risposto nella domanda precedente.

Sono d’accordo con te, anche io sento qualche eco di wave nei nostri brani (ammiro molto i primissimi Litifiba) e mi fa piacere che qualcuno abbia colto questo aspetto.

Nella nostra musica non ci sono “limiti”. Gli arrangiamenti vengono spesso creati nelle improvvisazioni, personalmente credo di essere più adatto a creare delle canzoni che non abbiano la solita formula strofa / ponte / ritornello…

Il nostro genere è molto “strumentale”.

Credo si possano cogliere diverse influenze che non centrano niente tra di loro proprio per il fatto che non etichettiamo quello che suoniamo, non scartiamo riff soltanto perché non appartengono ad un determinato stile musicale, il nostro suono esce da dentro e non viene plasmato. Quello che ci emoziona, teniamo.

Un giorno potreste ascoltare in un nostro disco anche un bel tango, chissà…

Di certo sarà il NOSTRO tango.

Per rimanere in tema le mie influenze sono molteplici, dai Black Sabbath (con Dio, con Ozzy, con chiunque alla voce) a Ivan Graziani, dal Banco Del Mutuo Soccorso ai Fiaba, passando per Malombra e Il Segno Del Comando agli Ianva sempre di Mercy, Rush, Abiogenesi, i Decibel di Enrico Ruggeri, gli Osanna, Le Orme, Metamorfosi, i Death SS (quando facevano sul serio), Strana Officina, Depeche Mode ecc…”

Diego: “Ogni componente ha le sue personali influenze che possono o meno essere funzionali a quello che è il risultato finale della composizione. Io personalmente (e non sono il solo all’interno della band) ascolto di tutto e di più e mi piace suonare di tutto e di più; voglio citare solamente un gruppo che, di volta in volta non smette mai di stupirmi e mi ispira “spiritualmente” più che musicalmente: gli Ulver.

L’obiettivo ultimo del gruppo, comunque, è cercare a tutti i costi di evitare ripetizioni (la musica è bella perchè è varia), seguendo, però, la naturale evoluzione musicale dei componenti del gruppo, senza forzature…e finora, almeno a livello compositivo, sembra che ci stiamo riuscendo!”

Luca: “Le mie influenze spaziano a tutto tondo almeno in ambito metal (compresi gli estremi più estremi): Iron Maiden, Black Sabbath, Motörhead, Lacuna Coil, Gamma Ray, Blind Guardian, Carcass, At The Gates, Down, Mastodon e molti altri, per arrivare fino a gruppi più giovani come The Sword o The Agonist.”

Quali brani giudicate come meglio riusciti e realizzati per essere proposti dal vivo?

Daniele: “Noi amiamo la musica che facciamo! Amo ogni pezzo che ho scritto, ma “Oltre La Luna” è la mia preferita.  Dal vivo suoneremo qualsiasi canzone del nostro album, fatta eccezione per “Tra Potere E Libertà” dove Luca potrà spiegarvi le motivazioni…

Penso che le nostre songs siano molto adatte ad essere riproposte on stage.”

Diego: “I nostri brani, prima che essere pensati come episodi di un LP, sono stati pensati come passaggi di un ipotetico concerto live! Ora, non so dirvi quali dei brani del disco rendano meglio dal vivo e non penso spetti a me stabilirlo…la prima critica è il nostro pubblico! Noi cercheremo di fare del nostro meglio per valorizzare ogni singolo pezzo che faccia, o meno, parte del disco.”

Luca: “Tutte le nostre canzoni rendono meglio se ascoltate live, ma ad un paio sono legato ed affezionato in particolar modo, cioè “Sepolto Sotto Un Cielo” e soprattutto “La Danza Del Sangue” che dal vivo soprattutto nel finale ha un vibe tutto suo.
Per quel che riguarda “Tra Potere E Libertà”…nel nostro demo era presente un’altra canzone con la stessa parte strumentale, dove cantavo io ma con testo e cantato differenti; per diverse ragioni abbiamo applicato questa modifica e l’abbiamo fatta diventare appunto “Tra Potere E Libertà”.

Giorgio: “Il mio pezzo preferito è “Sepolto Sotto Un Cielo”, perché è libero e senza una struttura ben precisa, passa da momenti melodici con dinamiche basse e soffuse a momenti di grande intensità e rabbia, in più racchiude anche uno spiazzante tempo “dance”….

Secondo me dal vivo rende ancora meglio che su disco.”

Come è arrivato il deal con Jolly Roger Records?

Daniele: “Era il 2010 se non ricordo male, inviai il demo ad Antonio (Keller) che avevamo registrato in modo abbastanza professionale e si dimostrò subito interessatissimo.

Da quel momento in poi, abbiamo capito che si poteva fare l’ “affare” e infatti Antonio ha mantenuto la promessa mettendoci sotto contratto e accettando ben volentieri di pubblicare il nostro debutto.”

Cantare in lingua madre non è mai semplice. Come si pongono I Compagni Di Baal all’interno di una scena purtroppo sempre più esterofila?

Daniele: “Sono stato sempre convinto che la nostra musica si sarebbe adattata benissimo al cantato in lingua madre e viceversa.

Non ho mai vacillato un secondo e in futuro, non cambierò idea. Continueremo a fare quello che ci piace fregandocene se venderemo 3 copie o 3000.”

Diego: “La scelta di cantare in italiano fa parte del progetto. E’ stato uno dei dogmi che ci siamo imposti quando cominciammo a fare musica. Purtroppo il mercato musicale è in crisi in Italia, come e più che in altri paesi, ma far musica per vendere e vendere tanto non è mai stato il nostro obiettivo, per cui vorrà dire che apprezzeremo di più chi riuscirà a scovarci in tale contesto…e sogno che un giorno la nostra scelta di rimanere fedeli alla nostra linea verrà premiata.

In fondo la lingua è solo il veicolo della musica…”

Luca: “Il progetto e’ nato per essere espresso in lingua madre e proseguirà principalmente su questa strada. Non significa però che non produrremo materiale in inglese, anche se sarà meno probabile, ma se succederà non sarà  sicuramente per esigenze di mercato.”

Giorgio: “La lingua italiana è bellissima e apprezzata in ogni angolo del mondo, ma è molto difficile “usarla” per scrivere testi, confessiamo infatti che non è stato semplice in fase di stesura, risultare originali senza essere banali , ciò nonostante continueremo ad usarla con fierezza!”

Dalla vostra demo del 2010 sono stati recuperati soltanto i primi due brani, che sono stati riarrangiati. E gli altri tre pezzi? Verranno forse riutilizzati in futuro?

Daniele: “In realtà del demo del 2010, su 5 pezzi, ben 4 sono stati ripresi e inseriti su questo disco d’esordio.

Infatti “L’Orrore Che Abita In Me” altro non è che “Il Dono” del demo in versione rivisitata e (spero, anzi sono certo) migliorata sia a livello di sound che a livello di arrangiamento (grazie anche all’ottimo lavoro di Stefan alle tastiere).

“Tra Potere E Libertà” altro non è che la vecchia “Ostile” stravolta completamente a livello di testo e linea vocale, ma molto simile alla vecchia versione a livello strumentale.

Gli altri due pezzi: “R.I.P.” e “Nell’Oscurità” sono stati modificati negli arrangiamenti in parecchie parti; fondamentalmente in “R.I.P.” ho praticamente rimodellato da zero la linea di basso, a mio avviso troppo essenziale, del demo e la linea vocale è stata anch’essa modificata in gran parte da Luca per renderla più incisiva in alcuni punti, mentre “Nell’Oscurità” ci ha guadagnato un assolo iniziale da brividi e un finale strumentale con tanto di organetto che nel demo non erano stati ancora concepiti.

L’outsider vero e proprio del demo è “The Knoll”: unico pezzo in inglese scritto fin’ora e, probabilmente, anche il più immediato dei nostri pezzi in assoluto.

Sicuramente lo riprenderemo in sede live perchè è veramente “tiratissimo”, ma non credo verrà più registrato per uscite future, a meno di sorprese…”

Come di consueto, l’ultima domanda è uno spazio riservato alla band, sentitevi liberi di salutarci come meglio credete!

I Compagni Di Baal: “Grazie a te per lo spazio concessoci su Metallus.it e ai lettori che sono arrivati fino in fondo per l’attenzione! Speriamo di avervi incuriositi almeno un po’

Attualmente anche la musica sta vivendo un periodo di crisi. Supportatela comprando cd originali, la passione si vede anche da li…”

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