Iced Earth: Interview & Preview

Perfettamente a loro agio e rilassati, John Schaffer e Tim ‘Ripper’ Owens hanno dato vita, assieme al sottoscritto (il più delle volte basito, quando partivano nelle loro personali considerazioni su musica ed affini, condite da battute al limite della logica umana e deviazioni argomentative che sono andate a toccare anche il cinema porno – rimane un mistero come ci siano arrivati! N.d.A.) ad un’intervista alquanto strana che sì ha mostrato aspetti piacevoli dei due musicisti americani, ma, allo stesso tempo, è stata lo specchio del clima d’incertezza nel quale, probabilmente, è stato realizzato questo ‘The Glorious Burden’, uscita prevista per il Gennaio del 2004. L’idea che ci si potrebbe fare è di un qualcosa riuscito a metà, dovuto al repentino succedersi d’alcuni eventi (l’improvvisa uscita di Barlow dalla band, Owens prima in qualità di session per l’album e poi in pianta stabile dopo l’addio ai Judas in favore del rientrante Halford) che non hanno permesso a Schaffer e compagni di lavorare serenamente, a dispetto delle affermazioni ottimistiche rilasciate dal chitarrista statunitense. Largo ai due protagonisti, che ci raccontano le nuove guerre (perché appare questo il tema dominante, pur non essendo un concept vero e proprio, della loro ultima release) della ‘Terra Ghiacciata’.

John, Tim, ho avuto occasione di ascoltare, praticamente per intero, il vostro nuovo lavoro ‘The Glorious Burden’ e, osservando i titoli delle singole track e vedendo l’anteprima della copertina sul promozionale di ‘The Reckoning’ (singolo che in questo momento è già disponibile), deduco che l’argomento centrale delle lyric siano le guerre combattute nella storia, specialmente quella di Secessione Americana, alla quale s’ispira la trilogia finale ‘Gettysburg 1863’. Possiamo considerarlo un concept questo nuovo album?

(Schaffer): ‘Nonostante la forte centralità sulle tematiche storiche come la guerra di Secessione Americana e riferimenti anche alla Guerra d’Indipendenza che ha portato alla nascita del mio paese nel 1776, non si può definire un vero e proprio concept questa nostra ultima release. Certamente la trilogia finale tratta un argomento specifico, molte altre song hanno riferimenti storici come ‘Attila’, ‘Waterloo’ e ‘Red Baron/Blue Max’, il primo testo scritto da Tim per gli Iced Earth, ma si tratta di una tendenza generale dell’album a parlare dei principali eventi bellici della storia o di personalità che si sono rese protagoniste d’azioni fondamentali (Napoleone, il Barone Rosso, Attila) per le vicende belliche europee. Più che altro è un giusto sviluppo tematico per un album che ha la tendenza a suonare molto ‘battagliero’ ed ‘epico’, come in brani quali ‘The Reckoning’ o ‘Declaration Day’.

Questo tuo interesse (ricordiamo che John Schaffer è il principale autore dei testi degli Iced Earth. N.d.A.) per la storia e la cultura (sia americana, europea e non solo) non è certo una novità, specialmente se si tiene conto che questo è il terzo disco dove appare una trilogia finale con un titolo specifico sull’argomento (‘Dante’s Inferno’ e ‘Something Wicked’); qual è il periodo storico che più ti affascina e per il quale, a tuo avviso, hai scritto i migliori testi?

(Schaffer): ‘Senza nulla togliere alle altre epoche, che, comunque, m’interessano moltissimo, la storia del mio paese è quella che più m’interessa, anche per due fattori fondamentali: il primo e più ovvio, è che si tratta della ‘mia storia’, del paese dove sono nato e dove i miei antenati hanno vissuto e contribuito a farlo crescere. L’altro fattore è la competenza e la conoscenza della tematica. Mi spiego meglio: vedi, io sono molto pignolo su questo. Non scriverei mai un testo su un fatto storico che non conosco a fondo. Un esempio, per farti capire bene come la penso è ciò che riguarda la cultura del tuo paese. ‘Dante’s Inferno’ l’ho scritto perché conoscevo abbastanza bene la Divina Commedia di Dante ed in particolare la cantina dell’Inferno, a mio avviso la più bella. Questo non potrei farlo se volessi parlare delle Guerre d’Indipendenza che il tuo paese ha sostenuto nell’800, nel periodo risorgimentale, ma non perché non provi interesse per l’argomento! Semplicemente non ho cultura per farlo, non conosco a fondo nomi, fatti e motivazioni per scrivere qualcosa di serio. Farei solamente la figura dell’ignorante superficiale, visto che l’unico periodo storico del tuo paese che conosco realmente bene e quello inerente all’Impero Romano. Difatti è per questo motivo che ritengo ‘Gettysburg 1863′ la miglior trilogia che abbia mai composto, proprio perché tratto una tematica che ritengo di conoscere in maniera molto approfondita (nulla da discutere sulla competenza culturale di John, ma che sia la miglior trilogia degli Iced Earth, musicalmente parlando, non mi trova assolutamente d’accordo! N.d.A.). Inoltre sono molto legato a questa tematica perché, tutt’oggi, per quanto possa sembrare incredibile, la Guerra di Secessione rimane, per molte persone (specialmente degli stati del Sud) una ferita ancora aperta e motivo d’astio e rivalsa nei confronti di chi vive nel Nord. Non si trattò solo di una sanguinosissima guerra che costrinse gli americani a combattersi tra loro, ma anche uno scontro di culture e modi di pensare e ti assicuro che le posizioni non erano così nette. Molti sudisti non erano schiavisti (come il generale Lee, ad esempio, il comandante in capo dell’esercito Confederato) ma semplicemente attaccati alla radice europea, nobile nel modo di vivere, che la cultura francese aveva portato, come in Louisiana e che si scontrava con la mentalità industriale del Nord, dove molti non erano poi così solidali verso la gente di colore. Insomma, è un periodo molto travagliato e complesso, che tuttora, per certe persone, rimane una ferita aperta.’

Di certo non si può liquidare l’argomento con una visione semplificata dei ‘buoni nordisti’ contro i ‘cattivi sudisti’ ed è un bene che tu voglia essere più attento nel comporre testi che trattino questa tematica. Abbandonando temporaneamente il lato ‘letterario’ dell’album, vorrei ora chiamare in causa Tim, chiedendogli, prima di tutti, quali sono state le maggiori difficoltà nell’inserirsi, come cantante, negli Iced Earth e nell’interpretare brani che erano già stati scritti per un altro singer. Hai o avete apportato delle modifiche nell’arrangiamento vocale dei pezzi o dei cori, per renderli più consoni alla tua voce, decisamente diversa da quella di Barlow?

(Owens): ‘Ad essere onesti no, non abbiamo cambiato una virgola di quanto era stato messo sulla carta (Forse avreste dovuto farlo!! N.d.A.); mi sono semplicemente limitato ad interpretare, secondo il mio stile, i brani com’erano già stati concepiti. L’unico mio apporto creativo, come ricordava precedentemente John, è stato il testo di ‘Red Baron/Blue Max’, un’esperienza che mi ha gratificato molto e che, di certo, mi vedrà protagonista nelle future composizioni degli Iced Earth. Anche qui, ad essere onesto, non ho incontrato difficoltà, nonostante si trattasse di un campo che avevo toccato solo marginalmente durante la mia esperienza coi Judas Priest, partecipando solo in veste di co-autore a qualche brano che era uscito su delle edizioni giapponesi dei due ultimi album dei Judas. Per ‘The Glorious Burden’, a parte ‘Red Baron…’, non ho potuto mettere molto di mio per ovvie questioni di tempo. L’abbandono di Matthew è stato improvviso e non c’era materialmente il tempo per rimettersi a riscrivere o anche solo apportare delle modifiche alle linee vocali, tantomeno ai cori che sono stati registrati da un gruppo di vocalist esterni e che avevano già realizzato le loro parti quando io sono entrato in studio. Comunque puoi star certo che per il futuro metterò sicuramente mano nel songwriting degli Iced Earth, poiché la cosa mi ha stimolato a livello creativo e che con John ho potuto riscontrare immediatamente un ottimo feeling.’

John, ascoltando un po’ tutta la produzione degli Iced Earth, quello che risulta subito evidente, sia nella musica che nelle tematiche, è l’attitudine ‘combattiva’ della band; mi spiego meglio. In ogni vostro brano, i riff, la batteria, uniti alle linee vocali ed alle parole fanno pensare sempre ad una battaglia durissima contro una minaccia terribile, qualcosa che rischia di aggredire e di opprimere e contro la quale bisogna, necessariamente fare qualcosa: insomma, un perenne scontro per la sopravvivenza ma anche la libertà. Personalmente, c’è una battaglia che hai dovuto combattere o che stai ancora sostenendo?

‘Guardandomi indietro, penso che la battaglia che ho sostenuto durante tutta la vita e che, spero, credo di essere riuscito finalmente a vincere, sia stata la sopravvivenza degli stessi Iced Earth e la mia possibilità di essere un musicista libero e senza compromessi. Credo che saprai benissimo quali sono state e sono tuttora, anche se negli ultimi tempi le cose hanno preso una piega migliore, le condizioni del metal negli U.S.A., schiacciato tra un music business spietato e l’alternarsi vorticoso di trend che bruciano generi musicali ed artisti nel volgere di pochi anni. Portare avanti questo discorso musicale, oltre ad avermi richiesto sacrifici ed impegno, ha rafforzato in me il carattere e la convinzione che ciò che facevo era realmente importante per me. C’è stato un periodo nella carriera degli Iced Earth, per la precisione tra l’uscita di ‘Night Of Stormrider’ e l’inizio delle registrazioni di ‘Burnt Offerings’, in cui la band sembrava realmente spacciata ed io ero sul punto di mollare tutto. Fortunatamente ho tenuto duro, grazie anche al fatto che in quel periodo avevo iniziato ad apprendere seriamente le arti marziali. Come penso saprai, le arti marziali non sono solo una tecnica di combattimento, ma anche un allenamento spirituale, che ti spinge a raggiungere l’autocontrollo e l’equilibrio interiore. Diciamo che questo è stato un aiuto nella mia personale ricerca di un equilibrio per affrontare decisioni importanti e sostenere, negli anni che sono seguiti, quelle quotidiane ‘battaglie’ che un musicista si trova ad affrontare, come il cercare di trovare una label che creda in quello che fai e ti dia un contratto e mantenere, successivamente, la tua indipendenza artistica. Diciamo che tutta l’esistenza degli Iced Earth è un’eterna battaglia e probabilmente questo si riflette nella nostra musica.’

Una lotta costante per mantenere una certa identità musicale la quale, almeno fino ad oggi, è risultata vittoriosa. Difatti il vostro stile, anche se con qualche variante apportata da un’ovvia maturazione artistica, non è cambiato moltissimo dagli esordi dell’omonimo full-length. Ritieni che, ultimamente, ci siano delle band che possano influenzarti o anche solo piacerti a tal punto da inserire, in un prossimo futuro, degli elementi da loro presi, nel sound degli Iced Earth?

(Schaffer)‘Apparirò molto drastico e criticabile con questa risposta, ma penso proprio di no. Attenzione, però! Con ciò non voglio dire che, attualmente, non ci siano band interessanti; semplicemente non ascolto musica quando sono libero fase compositiva di un brano o non mi trovo in studio a provare o registrare con gli altri ragazzi. La verità è che, da questo punto di vista, non mi ritengo molto diverso da un lavoratore, ad esempio un carpentiere il quale, dopo l’orario di lavoro, tornando a casa va a farsi una birra con gli amici e parla di baseball, ma di certo non ha nessuna intenzione di discutere su come potrebbe tagliare un asse o inchiodare una tavola. Diciamo che stacco totalmente la spina visto che come musicista non sento tanto il bisogno di crescere: desidero, invece, crescere maggiormente come uomo e la mia musica mi può aiutare in questo. Può capitare che tiri fuori qualche vecchio disco da ascoltare, ma si tratta sempre di metal, hard-rock e rock degli anni ’80, quello con cui sono cresciuto e che mi ha formato.’

Anche nel vostro caso, se ho ben capito, tutto il metal classico degli Eigthies continua ad essere un punto di riferimento imprescindibile. Tim, tu che puoi essere tranquillamente considerato una fucina di diversi stili vocali, dal classico all’estremo, chi hai avuto per ‘numi tutelari’ all’inizio della tua carriera?

(Owens): ‘Il buon Lionel Ritchie (Scoppia a ridere!! N.d.A.)!! Scusami amico, ma ti assicuro che per quanto strano possa sembrare io amo veramente il modo che avevano di cantare lui ed i Commodores (Dopo che Tate mi ha detto che il suo cantante preferito è Tom Jones c’è ben poco che possa stupirmi! N.d.A.)!!! A parte Ritchie, rimanendo nel metal, direi che Tate sia un punto di riferimento imprescindibile, vista la sua immensa levatura tecnica ed interpretativa: un vero attore! Dopo direi, senza dubbio, Halford e Dickinson……hai presente quel basso ragazzetto inglese???? (Risate). Ma quello che considero il mio vero idolo vocale rimane Ronnie James Dio; assolutamente il mio preferito!’

Però mi sembra che nel tuo stile ci sia spazio anche per cantanti estremi, visto che si parlava, non molto tempo fa, di una tua entrata nei Pantera al posto del ‘disperso’ Anselmo.

(Owens): ‘Certamente apprezzo molto i cantanti del metal estremo come Tom Araya e Phil Anselmo. Prima di cantare in una cover band dei Judas Priest, suonavo la chitarra in un gruppo thrash che faceva molti pezzi degli Slayer ed è lì che, in maniera quasi subliminale, ho assorbito un po’ dello stile di Araya, che ritengo uno dei migliori thrash screamer sulla scena. Per Phil il discorso è diverso: una volta aveva una voce eccezionale, era una specie di capostipite di una nuova genia di cantanti. Poi ha cominciato a rovinarsi con le sue mani ed avere varie disavventure che ne hanno minato la salute, oltre che la voce. Peccato perché lo adoravo come cantante, anche se, quando l’ho conosciuto sono rimasto un po’ perplesso: è esattamente come appare nelle foto dei Pantera!! Sempre con la faccia incazzata e truce e quando ti saluta spiccica solo le parole ‘Hi, I’m Phil.’, ma grugnendo esattamente come nei pezzi dei Pantera (Risate generali!)!!’

Ragazzi siamo giunti al termine. Ho un’ultima domanda, che m’interessa molto farvi. Se un regista vi chiedesse di occuparvi della sound-track del suo nuovo film, l’idea vi alletterebbe? E con quale regista vorreste collaborare? (John): ‘Assolutamente sì, sarei entusiasta di una cosa del genere! Mi piacerebbe moltissimo scrivere una colonna sonora! Ma non avrei un regista preferito, ad essere sincero; più che altro valuterei il soggetto, la trama o le idee generali. A dirla tutta, anche se ti sembrerà strano (Ormai nulla mi sembra più strano dopo il breve excursus sul cinema porno che abbiamo omesso per motivi di spazio! N.d.A.) mi piacerebbe scrivere una sound-track per un cartone animato tipo Scoobie Doo! Sarebbe veramente divertente ed insolito!’

ICED EARTH ‘The Glorious Burden’ (SPV/Steamhammer): preascolto

Non è una delusione, ma ci si poteva aspettare di più! In estrema sintesi è questo il mio giudizio su ‘The Glorious Burden’, il nuovo lavoro targato Iced Earth che uscirà il 12 Gennaio in tutti i negozi, in contemporanea con una ‘limited edition’ che vede un doppio CD tre brani in più (un’intro, un pezzo inedito ‘Greenface’, e la versione acustica di ‘When The Eagle Cries’, già presente sul singolo e la trilogia ‘Gettysburg 1863’ confinata sul secondo CD). Di pezzi interessanti e degni di nota ce ne sono, specialmente l’opener ‘Declaration Day’ con il suo maestoso coro epico che ricorda, in certi frangenti ‘Cathedral Spires’ dei Judas Priest e gli ultimi Blind Guardian (il progetto Demons And Wizards ha lasciato il segno nell’intaccabile Schaffer?) e la tellurica ‘The Reckoning (Don’t Trend On Me)’, dove Ripper da il meglio di sé! Proprio Owens sembra essere la croce e delizia di questo album, visto che nelle ballad e pezzi più atmosferici la sua voce, sempre bellissima, appare fuori contesto, vedi ‘Holow Man’. Quello che sembra essere stato l’errore fondamentale di Schaffer e compagni è il non aver cambiato (almeno non totalmente, poiché alcune variazioni nella stesura delle vocal melody si possono ravvisare qua e là) l’arrangiamento vocale, per adattare un disco, tendenzialmente maestoso ed atmosferico, come poteva essere ‘Horror Show’ alla voce più aggressiva e dinamica di Owens. Ciò non toglie che ‘Attila’ e ‘Baron/Blue Max’ siano dei gran bei pezzi, ma l’idea è che, il tempo a disposizione degli I.E. (e qui torna il discorso della lotta di una band per non essere schiava dei contratti, fatto in sede d’intervista da Schaffer) fosse scarso e si sia dovuto fare di necessità virtù. Chiudendo, porto come esempio lampante di questo disco discontinuo la trilogia finale ‘Gettysburg 1863’, onestamente la meno riuscita della storia della band americana, dove si salva solo ‘The Devil To Pay’, mentre le altre due track appaiono spente, scontate e quasi inutili. Se voto deve esserci, diciamo un 6+, ma per gli Iced Earth mi sembra veramente il primo disco poco convincente di una carriera finora solida ed entusiasmante. Tracklist:

Declaration Day

When The Eagle Cries

The Reckoning (Don’t trend On Me)

Attila

Red Baron/Blue Max

Hollow Man

Waterloo

Valley Forge

GETTYSBURG (1863):

The Devil To Pay

Hold At All Costs

High Water Mark

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