Insomnium: “Winter’s Gate” – Intervista a Ville Friman

Alla vigilia della pubblicazione di Winter’s Gate, nuovo album particolarissimo (un’unica canzone di 40 minuti), Metallus.it ha raggiunto il chitarrista Ville Friman, degli Insomnium, per carpire altre informazioni su questo affascinante CD. L’aura della mitologia scandinava è ben presente e questa infarinatura non può far altro che invogliare ulteriormente gli ascoltatori per avvicinarsi a quest’opera particolare e coinvolgente.

Ciao e benvenuto su Metallus.it! Come stai?

Ciao e grazie per l’intervista! Sto bene, sono sul divano e mi sto riposando dopo aver lavorato e sbrigato qualche email (ride).

Il vostro nuovo CD, “Winter’s Gate”, uscirà fra pochi giorni (23 settembre): innanzitutto come mai la scelta di un’unica canzone da 40 minuti e non singoli brani più brevi?

Volevamo fare qualcosa di diverso e testare i nostri limiti come compositori, scrittori di testi e musicisti; fin dall’inizio di questo nuovo CD è stato chiaro che c’era la volontà di scrivere qualcosa di più lungo, che non si potesse spezzare in parti più piccole. Una canzone e una storia.

L’idea dietro l’album è una breve storia scritta da Niilo (Sevänen, voce e basso), che ha le radici nella mitologia scandinava: ci puoi dire qualcosa a riguardo?

La storia è ambientata storicamente nell’era vichinga ed è un misto di fantasy e prosa che coinvolge anche eventi soprannaturali: questa storia è raccontata da quattro punti di vista e da diversi narratori. Comunque, non voglio andare troppo a fondo nei dettagli qui nell’intervista perché penso sia meglio che ognuno legga da solo a riguardo.

Ho trovato l’album più “aperto”, con influssi progressive, black e doom: il fatto di comporre in una maniera particolare vi ha aiutato da questo punto di vista?

Sì, penso tu abbia ragione. Ci sono di sicuro influenze diverse e più varie rispetto a prima: da un certo punto di vista è stato più facile scrivere in maniera un po’ più libera, usufruendo di una canzone lunga, senza i limiti di essere vincolati in una struttura verso-ritornello-verso-ritornello. In questa maniera non ci siamo trattenuti e usato ogni cosa che ci sembrava buona e che suonava nella maniera giusta.

Quali sono i momenti migliori, a tuo parere, in questo “Winter’s Gate”?

Penso che la cosa migliore sia la coesione per la durata dei quaranta minuti senza annoiare. O per lo meno suona così alle mie orecchie (sorride).

Pensi che porterete tutto “Winter’s Gate” sul palco, magari in forma più teatrale?

Certo, peno proprio di sì e abbiamo già qualche idea per rendere tutto più appetibile e coinvolgente. Dovrete venire e vedere!

Con questo CD vi siete certamente allontanati dal vostro classico stile: come pensi che il pubblico reagirà?

Vedremo quando uscirà quali saranno le reazioni. Penso che comunque il suono base degli Insomnium sia rimasto lo stesso, nonostante abbiamo sperimentato coi suoni: come artisti è necessario provare a sfidare a sé stessi ogni tanto.

Pensi che questa sia la via da seguire per far evolvere la musica estrema, in base al fatto che il pubblico non ne può più di “cose normali”?

Abbiamo soltanto voluto fare qualcosa che pensavamo già da un sacco di tempo. Non era nostra intenzione essere diversi ma eravamo solo interessati nello sviluppare il nostro suono in maniera naturale. Ma di sicuro il pubblico deve essere aperta per questo genere di esperimenti e penso che la comunità metal sia sempre stata così: aperta a cose nuove e magari non convenzionali. Non potresti mai fare qualcosa di simile in un genere più “radio-friendly”.

Dal punto di vista musicale, quali sono le influenze di “Winter’s Gate”?

Penso che musicalmente le influenze più pesanti derivino dal black-death degli anni novanta, quello col quale siamo cresciuti. Sai, non solo band melodiche come Dark Tranquillity, Edge Of Sanity e In Flames ma anche più progressive come Opeth e più black come Dissection ed Emperor, per fare qualche esempio. Ecco, diciamo che il disco ha una grossa vibrazione anni ’90 al suo interno.

Prossimi progetti live?

Abbiamo appena suonato da voi per il Metalitalia festival, insieme a Dark Tranquillity e Sodom, fra gli altri, ma adesso non vediamo l’ora di tornare e suonare di nuovo: la leg attuale del tour non comprende l’Italia ma stiamo lavorando per tornare nel 2017.

Perfetto. Grazie mille per il tuo tempo, Ville! Puoi lasciare un messaggio ai vostri fan italiani.

Grazie a te e a Metallus.it per l’intervista e speriamo di vedere tutti i fan italiani molto presto. Il festival ci è piaciuto tantissimo e speriamo di visitare il vostro stupendo Paese molto presto. Ciao!

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Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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