Beholder: Iniezione Letale – Intervista a Patrick Wire

Raggiungiamo via e-mail un Patrick Wire molto disponibile, decisamente motivato e convinto della sua creatura, e con le idee molto chiare per il futuro.

Ciao, innanzitutto complimenti per il disco, che mi ha piacevolmente stupito: dopo anni in cui ogni nuovo disco power sapeva darmi solo un senso di noia e di già sentito il vostro ‘Lethal Injection’ riesce invece a suonare fresco e dinamico in quasi ogni passaggio. Com’è suonare power metal a Milano nel 2004? Cosa pensate vi abbia portato ad emergere dal sottobosco di gruppi italiani? Che spazio pensate di avere nella scena, e che obiettivi vi ponete per il futuro?

"Per prima cosa ti ringrazio per i complimenti, mi fa molto piacere che Lethal Injection ti abbia comunicato un senso di novità e quindi grazie da parte di tutta la band. Suonare power metal, a Milano nel 2004… bella domanda. Sicuramente in questa affollatissima scena ricca di heavy metal bands siamo convinti di esserci ricavati il nostro spazio, di aver fornito col tempo una proposta musicale e di immagine molto personale. Il Beholder-style difficilmente può essere accostato a questo o quell’altro gruppo, specie in Italia, e questo è da anni il nostro obiettivo principale. Quindi anche l’ambizione per il nostro futuro è quella di abbracciare un bacino d’utenza sempre maggiore, cercare di arrivare a più gente possibile, sia in Italia che all’estero, con la nostra musica. "

Il fatto di avere ritoccato un po’ la direzione, sia a livello musicale che di immagine (e mi riferisco sia alla copertina del disco che alle vostre foto) corrisponde a una necessità di crescita artistica? C’è anche una componente più studiata, per avere appeal su un pubblico più ampio, e cercare di uscire dal ghetto del power? In fondo arrivati al terzo album è naturale porsi nuovi obiettivi, cercare di crescere in tutti i sensi.

"Sì, quello che tu dici è giusto. Il nostro intento era quello di staccarci il più possibile dalla massa di bands che affollano il mercato in questo momento. Sia a livello di immagine che a livello grafico (copertina, booklet etc.) abbiamo dunque operato una serie di scelte che rispecchiassero questa nostra volontà. La copertina per esempio è assolutamente in linea con il filo conduttore tematico che lega i testi di Lethal Injection, e sappiamo che con una copertina del genere rischiamo grosso, dal momento che il fan medio si aspetta disegni ultra fantasy o robe simili. Ma che senso avrebbe? Noi volevamo comunicare angoscia, disperazione, tutto ciò che si percepisce in numerosi testi di questo disco..e un disegno non era adatto a rappresentare la nostra idea. Così abbiamo contattato il nostro “attore di fiducia”, Davide Ferazza (già clone nel videoclip di Wish For Destruction), e gli abbiamo chiesto di realizzare qualche posa per noi, per la copertina e anche per l’interno del booklet (anche lì è presente con un’immagine molto inquietante!). Lo stesso cambio di look che abbiamo operato su noi stessi è conseguenza di questa volontà di sganciarsi da una moda ormai a nostro modo di vedere “vecchia”, cioè quella classicamente heavy metal fatta di pelle e borchie, che comunque non c’entrerebbe niente con la nostra proposta musicale che è sì heavy metal, ma non mantiene quelle componenti grezze degli anni passati, bensì cerca di innovare su una strada un pochino più moderna."

Immagino che come obiettivi per il futuro possiate proporvi di abbattere ulteriori barriere, a livello musicale, e incorporare influenze più ampie. In quale direzione potrebbe portarvi questo processo?

"Mi stai dando un assist pericolosissimo, eh eh! I Beholder sono una di quelle band dalla quale ci si può aspettare di tutto. Personalmente mi considero un autore di larghissime vedute, non ho problemi ad ascoltare o comporre un brano pop come un brano metal o hard rock. Questo è quindi un punto di partenza che, sommato alla grande versatilità dei musicisti del gruppo, rischia di portarci a svolte stilistiche sempre maggiori… non abbiamo limiti, non abbiamo costrizioni, vogliamo cercare di intraprendere una strada sempre più personale, in modo da rappresentare un’alternativa valida in un mercato in cui ormai non c’è poi così tanto di interessante da sentire, a mio modo di vedere, a meno che si parli di bands prodotte in USA ma quello è un altro discorso… "

L’album è molto professionale sotto tutti i punti di vista, sia a livello musicale che a livello di produzione; quanto controllo avete del processo artistico? Com’è l’industria discografica italiana vista dal di dentro? E comunque siete soddisfatti del risultato?

"Ti ringrazio, cerchiamo sempre di offrire un prodotto completo sotto tutti i punti di vista ed è per questo che tutte le fasi sono molto curate… da quella della produzione, per la quale ci siamo rivolti di nuovo al New Sin Studios di Luigi Stefanini, a quella fotografica per la quale abbiamo collaborato con Paolo Rinarelli, un bravissimo fotografo di Milano. L’industria discografica vista dall’interno è una macchina complessa che va gestita con grande attenzione, per riuscire a portare sul mercato un prodotto competitivo sotto tutti i punti di vista. Noi abbiamo molta libertà artistica, e questo grazie alla mentalità di Enrico Paoli (il nostro boss di Dragonheart Records) che si fida solitamente delle nostre idee, anche quando lo costringiamo a rischiare eh eh! "

Trovo gli arrangiamenti molto buoni, soprattutto grazie al contributo delle tastiere, capaci di differenziare parecchio le atmosfere dei vari brani. Chi dà i contributi principali a livello di arrangiamento (visto che a livello di scrittura evidentemente sei tu a condurre)?

"Per quanto riguarda gli arrangiamenti, ce ne occupiamo tutti. Ogni strumento apporta le sue idee in merito ai brani che io scrivo, e non c’è dubbio che le tastiere siano lo strumento con la maggiore libertà d’azione: Mark Vikar è un tastierista molto abile nella ricera dei suoni, quindi il suo contributo riesce sempre a garantire quel tocco di modernità, di diversità in più. Poi abbiamo il Mayer che si occupa da questo disco di tutte le chitarre e credo che abbia fatto un ottimo lavoro su Lethal Injection, sbizzarrendosi anche con arrangiamenti e soli acustici che ci sono molto piaciuti. Ad ogni modo, a partire dall’idea armonica e melodica del brano composta dal sottoscritto, la struttura del pezzo e gli arrangiamenti vengono sempre lavorati assieme, ognuno porta il suo contributo e non potrebbe che essere così in una heavy metal band. "

La copertina in particolare è piuttosto particolare, e fa pensare più a un disco rock’n’roll o punk. Come mai questa scelta?

"Eh sì, a guardarla senza conoscere i testi di Lethal Injection, potrebbe sembrare una copertina dei Blink 182 eh eh!!! Guarda, come ti ho spiegato in precedenza e come dico sempre, per comprendere appieno una copertina del genere bisogna entrare nel vivo dell’ascolto di questo disco. Soltanto allora, immersi nella lettura dei testi, si può comprendere la natura e il significato di questa cover. Molte persone infatti mi hanno detto che sono rimaste spiazzate da una copertina simile, ma che alla fine dell’ascolto attento del disco l’hanno capita, percepita. Questo è possibile soltanto quando si è appunto all’interno dell’ascolto, quando si sente la follia e la disperazione trasparire dalle note e dal cantato di molti brani. "

Anche i testi si discostano parecchio dagli standard del genere, viste le ispirazioni cinematografiche, letterarie, e comunque gli scenari piuttosto claustrofobici e oscuri evocati. Fa piacere vedere interessi un po’ a 360°. Soprattutto ‘Lethal Injection’ sembra avere un testo interessante, parlatecene un po’. E’ ispirato a qualcosa in particolare?

"Sono contento che quest’anno, con Lethal Injection, non ci siamo imbrigliati nella morsa del concept-album come con i due dischi precedenti. Scrivere un concept per un disco è molto interessante, ma purtroppo ha i suoi pro e i suoi contro. Il principale contro è che ci si costringe da soli a dover incidere un disco molto compatto, cosa che da un certo punto di vista è anche buona, ma ti dà poco spazio per variare. Wish For Destruction era un disco molto compatto, un mattone pesantissimo, e questo era il suo punto di forza. Invece, Lethal Injection è un disco più eclettico, che sa spaziare da un’atmosfera ad un’altra, mantenendo comunque un’omogeneità del tutto, ma risultando sicuramente più vario. A livello tematico poi, mi sono potuto sbizzarrire per la prima volta con testi molto differenti da quelli scritti per i primi due dischi. Finalmente sono riuscito a tributare un omaggio al Maestro Stephen King con i primi due brani ispirati a ‘Shining’, mentre per quanto riguarda la title-track da te citata, sono stato influenzato dalla lettura di un romanzo di Andrew Klavan, intitolato ‘Prima di mezzanotte’. Da lì sono partito con l’idea di un condannato a morte, che nel mio testo è amico d’infanzia di quello che poi, per una tragica coincidenza, sarà la guardia carceraria che dovrà somministrargli l’iniezione letale. Il testo è molto drammatico e si conclude con un ultimo appello del condannato al proprio Dio, nel quale il protagonista rivendica la sua innocenza e auspica la salvezza. Sono molto soddisfatto dei testi di questo album, molti di questi sono legati dal filo conduttore della follia umana, delle paranoie e delle malattie (come la depressione, lo sdoppiamento della personalità)… altri invece sono testi differenti, per esempio Daydream è un inno alla libertà dell’uomo di inseguire i propri sogni e le proprie ambizioni, Far Away è una sentita ballad d’amore incentrata sul tema della lontananza… insomma abbiamo cercato di offrire testi interessanti, sia che fossero originali, sia che fossero richiami letterari come quello a King. "

Ti sei cimentato anche come scrittore, cosa ti ha lasciato questa esperienza? E come è stato il riscontro di pubblico? Pensi di ripeterla in futuro?

"Eh già, quest’anno ho finalmente pubblicato il mio primo romanzo, ‘Labirinto’. E’ un thriller, stile primo King (che strano eh?), ambientato in un parco giochi… qualcosa di molto inquietante soprattutto per le atmosfere, un romanzo che gioca molto sui flashback e sulla psicologia dei protagonisti. L’ho pubblicato per un piccolo editore di Torino ma i risultati di pubblico sono stati molto soddisfacenti perché, pur contando su una distribuzione quasi inesistente, molte persone si sono interessate al libro, la maggior parte di queste l’ha divorato in pochi giorni e questa è la cosa più bella per chi scrive un romanzo. Pensa che il nostro chitarrista, che di solito ci mette sei mesi a leggere un romanzo, l’ha sbranato in 2 giorni! E così anche il bassista… è davvero bello quando senti dei pareri positivi su un tuo lavoro e quelli degli amici, che conosco bene e so essere persone sincere, fanno tanto piacere. Al momento sto lavorando alla stesura del mio secondo romanzo, spero di pubblicarlo per una casa editrice più grossa per contare questa volta anche su una buona distribuzione e non passare la vita su internet a gestire ordini online eh eh! "

Che programmi avete per il gruppo? Sarete in tour, anche in giro per l’Europa? Siete iusciti ad inserirvi in qualche festival, dopo le esperienze al Gods Of Metal e all’Agglutination?

"La cosa più bella che ci è capitata per quanto riguarda l’attività live è stato il tour di spalla ai Vision Divine, per il quale non finiremo mai di ringraziarli! E’ stato bellissimo girare l’Italia con loro, e ci teniamo davvero all’amicizia che si è creata con la band di Olaf. Per quanto riguarda i festival, purtroppo quest’estate ci vedono assenti, ma siamo già stati prenotati per l’anno prossimo per il Tradate Iron Festival (che si preannuncia ancora più clamoroso di quello già ottimo di quest’anno) e per l’Agglutination 2005. Quindi immagino che l’estate prossima ci sarà da sudare! Per il resto, al momento siamo fermi, abbiamo concluso il periodo pre-estivo con la bellissima presentazione di Lethal Injection al Transilvania Live di Milano, e ora aspettiamo settembre/ottobre per tornare nei locali col nostro tour da headliner. "

Ho recensito il vostro disco per Metallus, criticate il critico!

"Mi trovo concorde praticamente su tutto, quindi il critico ha passato l’esame eh eh! Sono davvero molto contento di leggere recensioni come la tua, è una gratificazione mica da ridere dopo un lavoro che si protrae per mesi e mesi. Arrivi a non farcela più ad aspettare che il disco, che hai composto l’anno prima e registrato che so, a ottobre 2003, esca addirittura a giugno 2004. Ma la musica è fatta anche di queste lunghe attese… e se i risultati sono buoni vale la pena di aspettare! "

Avete qualcosa in particolare da dire ai vostri fans, e ai lettori di Metallus?

"Certamente, veniteci a trovare sul rinnovatissimo sito http://www.beholderofficial.com e se avete tempo e voglia iscrivetevi al nostro folle forum! Con il tour abbiamo conosciuto tantissimi nuovi fans in tutta Italia e ci aspettiamo di vedervi tutti dal vivo in autunno! STAY LETHAL!!! "

Recensione Lethal Injection

Recensione Wish For Destruction

Intervista a Patrick e Leanan

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