Infernal Poetry: “Paraphiliac” – Intervista con Daniele Galassi

Nel Gennaio di quest’anno gli Infernal Poetry hanno pubblicato la loro nuova fatica dal titolo emblematico “Paraphiliac“, a Giugno invece è stata la volta del video “Barf Together”, ne abbiamo parlato con il chitarrista della band Daniele Galassi

Prima di iniziare con le domande è doveroso un ringraziamento per averci concesso questa intervista. Il vostro ultimo lavoro “Paraphiliac” è uscito da qualche mese, che riscontro di pubblico e critica avete avuto fino ad ora?

Intanto grazie a voi per ospitarci ogni volta che esce un nostro album. Anche stavolta abbiamo avuto un feedback che va dal molto buono al “glorioso”, con punte di adulazione da paesi che non ti aspetteresti (tipo la Danimarca).  Anche i fan hanno risposto alla grande, e capisco che non è facile stare dietro a  un gruppo che ama rinnovarsi di disco in disco, scegliendo a volte strade pericolose sul versante della ricerca sonora.

Immagino sia superfluo parlare di cifre e copie vendute, il mercato musicale italiano e più in generale quello mondiale sono fermi, affossati oltre che dalla crisi anche dalla pirateria. Siete d’accordo?

E come potremmo non esserlo! Basta pensare che nemmeno serve più scaricare nulla perché si trova già tutto tramite spotify e simili…è davvero cambiato tutto.

Prima di entrare nel vivo della vostra ultima release, per rimanere in tema di vendite, cosa ne pensate del mercato digitale? Può essere una valida alternativa per invogliare i ragazzi a scaricare musica legalmente? 

Il mercato digitale è in crescita, ma l’alternativa illegale è ancora troppo appetibile. Credo che il futuro (che è già presente) sia piuttosto nei sistemi di streaming più che di download vero e proprio, magari con abbonamenti a bassissimo costo che ti permettano di avere anche sui tuoi device mobili (smartphone, tablet, etc…) una sterminata playlist pienamente integrata in una piattaforma sociale. Il problema è che bisognerà poi trovare il modo di far arrivare qualcosa pure agli artisti..e lì la vedo dura. Già col cd fisico vedersi pagate le royalties in molti casi era fantascienza, con questi sistemi scarsamente monitorabili…avete già capito.

Il vostro rapporto con le nuove tecnologie e mezzi di informazione? Sociale network in primis.

Ci stiamo dietro, non potrebbe essere altrimenti. Una volta c’era il sito. Bastava quello. Poi è arrivato Myspace. Poi Facebook, twitter e altre piattaforme. Senza dimenticare il buon vecchio zio Google che si sta evolvendo anche lui in ottica 2.0. Per fortuna alcune si stanno muovendo verso un’integrazione, ma rimane comunque il fatto che devi stare dietro un po’ a tutto. Chiaro che poi si arrivi a paradossi dove gruppi sconosciuti hanno 30.000 fan perché stanno tutto il giorno a mendicare likes o peggio a comprarne invece di stare in salaprove a forgiare un sound. Ne è passato di tempo da quando giravano i flyer! Vale comunque il solito discorso: nel web ci siamo tutti ed è facile entrarci. Il problema si sposta quindi nell’ essere notati e nel far sì che si consolidi una fan base che non ti abbandoni dopo una release perché ha già voglia di altro.

Tornando a ” Paraphiliac”, credo sia la perfetta trasposizione musicale dello stato attuale degli Infernal Poetry, ovvero un album aggressivo, curato nei minimi particolari, dinamico ed ovviamente schizofrenico, vi ritrovate in questa descrizione?

Certamente, come ogni disco è una fotografia di noi stessi in un dato momento. Ecco perché ogni disco ha un’anima diversa in parte dal precedente. Noi cambiamo, la musica si evolve con noi. Perché diretta emanazione del nostro essere. Ed ecco anche perché è comunque così riconoscibile: non c’è niente di artefatto e niente di annacquato. E’ tutto tremendamente genuino. E questo dovrebbe farci riflettere sulla nostra igiene mentale.

Sebbene non sia un concept album vero e proprio, c’è comunque un filo conduttore rappresentato dalla Parafilia, perché parlare di questi lati oscuri della natura umana? E che riscontro hanno nella società attuale?

Assodato che parlare di prati in fiore stonerebbe con la musica, la parafilia non viene affrontata frontalmente, ma viene lavorata ai fianchi, fino a diventare un simbolo di tutto ciò che è disallineato dalla norma comunemente accettata. In questo senso ritroviamo molto di ciò che sono gli Infernal Poetry oggi.

La stesura dei brani vi ha tenuti impegnati per tre anni, indubbiamente questo è stato possibile grazie alla mancanza di pressione da parte dell’etichetta, una libertà che avrà avuto sicuramente effetti positivi sul songwriting…

Certamente, è uno de pochi, se non l’unico, vantaggio di non avere contratti con etichette maggiori. Siamo naturalmente consci dei rischi che questo comporta in termini di potenziali disaffezionamenti, ma intasare la nostra discografia con album troppo simili non ci interessa davvero. Quindi ci prendiamo il nostro tempo e quando siamo sicuri di quello che vogliamo pubblichiamo. Ho sempre detto di non volere nemmeno un passo falso nella nostra discografia, e dopo 4 full length, un EP e uno spli CD credo fermamente che lo scopo (per ora) sia stato pienamente raggiunto.

Qualitativamente le tracce si attestano su livelli elevati, pensate ci sia comunque un brano più rappresentativo?

Non direi, ma sono forse troppo addentro ai pezzi per poter giudicare. Quello che mi piace di questo disco è che mantiene alta l’attenzione per tutta la durata, è ricco di saliscendi e mette in campo un po’ tutto il nostro armamentario: schizofrenia, velocità, pesantezza, melodia e gusto per qualche variazione quasi prog… ma stavolta tutto all’insegna della potenza e della compattezza.

Tre anni sono un lasso di tempo abbastanza ampio, in questo periodo i brani hanno subito modifiche o sono giunte alla fase di registrazione nella loro forma iniziale? Quale ha subìto più rivisitazioni?

Dopo la composizione c’è stata una fase di provinaggio, in cui abbiamo riversato tutto su un demo per valutare bene il da farsi. Tutti i brani ricevono forti ritocchi, spesso improvvisati, durante le fasi di registrazione, in questo siamo molto flessibili e se posso dire efficienti. Sicuramente il brano che ha subito maggiori maneggiamenti è stato BARF TOGETHER, non a caso il primo composto del nuovo lotto. Era un periodo in cui cercavamo di inquadrare le nuove coordinate entro cui muoversi, la nuova formula che tenesse a mente quanto fatto in precedenza rinnovandosi però ulteriormente. Pensa che la prima versione risale al 2008 quando ancora non era nemmeno uscito NERVOUS SYSTEM FAILURE!

Avete realizzato un video per ” Barf Together”, da cosa è stata dettata la scelta di questo brano? Ma soprattutto è stata una bella esperienza?

Dal brano in sè, dal suo testo e dalle possibilità di messa in scena che esso offriva. E’stata un’esperienza davvero orribile, almeno per me, ho dovuto girare tutto in un giorno con l’influenza…e se vedete il video capirete quanto può essere stato difficile. Verso metà ho cominciato a sentirmi male davvero e tornato a casa il mio termometro digitale segnava un poco incoraggiante 39.9. A parte questo ringrazio i ragazzi degli UnderRoom studios e tutti gli attori, perché è stato un lavorone sotto molti punti di vista.

Rispetto agli esordi, quanto è maturato il vostro background musicale? La conoscenza degli strumenti, le influenze di altre band, ma anche eventi della vita privata?

Semplificherei molto dicendo “è cambiato tutto”…ma è davvero così. Come potrebbe non esserlo?
Sono passati 16 anni! Mettici che per vocazione siamo profondamente irrequieti sul versante della ricerca sonora e capisci che guardandoci indietro vediamo davvero una storia piena di tornanti con ben pochi rettilinei.

Come riuscite a conciliare proprio vita privata ed impegni con la band?

Questa è una domanda molto ricorrente…e la risposta è: piuttosto male.Perché ognuno ha il suo lavoro, spesso comunque inerente alla musica,  ci sono diversi progetti paralleli (ad esempio io e Alessandro suoniamo anche nei Dark Lunacy) e ci sono migliaia di altre situazioni che puntualmente si incastrano sempre al peggio. Ma cosa volete…bisogna soffrire!

Parlando dell’attività live, l’estate è alle porte, avete in programma delle date?

Per questa estate, complice le registrazioni del nuovo disco dei Dark Lunacy e gli immancabili impegni da fonico di Paolo (Malika Ayane), abbiamo deciso di non suonare e di iniziare a programmare date per l’autunno. In particolare stiamo chiudendo un tour europeo per novembre 2013 nell’area balcanica (Croazia, Serbia, Bosnia, Bulgaria, Romania, Grecia) e alcune date qui noi. Contiamo di poter confermare tutto a breve.

Immancabile la domanda di rito sul futuro della band, cosa devono aspettarsi i vostri fans per i prossimi anni?

E chi lo sa…abbiamo imparato a non porci troppe domande e a non fare piani con troppo anticipo. Vedremo, di carne la fuoco possiamo metterne molta.

Grazie mille per il tempo che ci avete concesso, a voi l’ultima parola per salutare i lettori di Metallus.it.

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