In Flames: amati da molti, odiati da alcuni - Intervista alla band

In Flames: amati da molti, odiati da alcuni – Intervista alla band

In Flames

In esclusiva su Metallus, l’intervista agli In Flames!
Si ringrazia il Rock Mailorder EMP per la gentile concessione.

- Intervista a cura di: Timo Isoaho
- Traduzione in italiano a cura di: Elisa Brenna

In Flames, la più grande band Metal svedese, merita il massimo rispetto. Nonostante i cambiamenti di formazione e le critiche dei fan di vecchia data, la band non ha alcuna intenzione di fermarsi.

Alla fine degli anni ’90 gli In Flames si imposero come massimi esponenti di quello che è stato definito il “Gothenburg Sound” o “Gothenburg Metal”, ma si persero in fretta tra le diverse direzioni musicali e gli esperimenti del nuovo millennio. Nell’inverno 2010, migliaia di fan sono rimasti allibiti dalla notizia del ritiro di Jesper Strömblad, che aveva già smesso di esibirsi live con la band.

Il chitarrista Björn Gelotte racconta:

“I problemi con l’alcool di Jesper non sono mai stati un segreto e abbiamo dovuto conviverci per anni. Dopotutto, siamo stati impegnati in tour massacranti ed è davvero difficile astenersi da un certo tipo di sostanza quando si è sempre in giro. Jesper ha sempre avuto molti dubbi sul suo futuro, e alla fine ci ha detto di voler lasciare la band. Si è trattato semplicemente dell’ufficializzazione di una scelta comune”

Il cantante Anders Friden aggiunge:

“Voglio sottolineare il fatto che Jesper ha lasciato la band per motivi professionali. Non abbiamo avuto scontri a livello musicale o personale, ma semplicemente non avremmo potuto continuare a lavorare insieme. Tengo moltissimo a Jesper come amico, ma non mi manca vederlo mandare tutto all’aria quando era ubriaco. Non è stato divertente vivere con la paura di non sapere se sarebbe arrivato in tempo in aeroporto e in quali condizioni”

L’uscita di Strömblad ha lasciato gli In Flames senza uno dei suoi membri originari, caso non così raro nel mondo della musica metal, basti pensare a Napalm Death e Stratovarius.

Gelotte: “La nostra formazione è sempre stata piuttosto fluida, poiché gli In Flames sono nati come progetto terapeutico con una formazione molto vaga. Le persone andavano e venivano a velocità impressionante. Io mi sono unito al gruppo nel 1995 ad esempio”

Potete ora capire perché i fan degli In Flames fossero tanto preoccupati da una cosa del genere, visto che Strömblad era uno dei principali compositori dei vostri pezzi.

Friden. “Non voglio sottovalutare il grande input del mio amico e compositore, ma sembra che molti fan sia diffidenti al riguardo. Jesper scriveva si le canzoni, ma non tutte. Ha scritto moltissimo insieme a Björn e Björn ha scritto anche da solo. Io stesso ho contribuito a molte parti vocali, arrangiamenti e riff”

In ogni caso, per Gelotte deve essere stato piuttosto difficile, poiché all’improvviso si è ritrovato a dover scrivere un nuovo intero album degli In Flames.

Gelotte: “Ovviamente questa nuova situazione mi ha dato molti pensieri. Per la maggior parte del tempo, la mia collaborazione con Jesper è andata benissimo. Capitava spesso avesse una grande idea per un pezzo, ma che necessitasse di un tocco finale, ed in quel caso intervenivo io. Oppure c’era un’idea nell’aria e ci lavoravamo sopra insieme. Non mi sono lasciato prendere dal panico. Quando l’abbandono di Jesper si è fatto evidente, ho iniziato a scrivere subito il nuovo materiale. Ho messo giù molti pezzi già piuttosto buoni. Li ho poi rifiniti e sistemati insieme agli altri”

Con grande soddisfazione da parte di Gelotte, gli altri membri della band hanno apprezzato molto il suo lavoro.

Gelotte: “Gli altri ragazzi sono diventati una sorta di muro di protezione. Prima discutevo delle mie idee con Jesper e basta, mentre ora lascio che la band senta le tracce anche se ancora ad uno stato embrionale. Questa volta, il bassista Peter Iwers e il batterista Daniel Svensson hanno preso parte a loro volta alla rifinitura e all’organizzazione dei brani, davvero molto più imponenti rispetto a quelli presenti nei nostri album precedenti. Per non parlare di Anders, con cui ho lavorato a stretto, strettissimo contatto. Prima era difficile per lui inserirsi tra me e Jesper, ma ora insieme lavoriamo alla grande. L’abbandono di Jesper ha cambiato il nostro metodo di scrittura in modo davvero drastico, ma in positivo”

Il risultato di questo lungo periodo ricco di avvenimenti è uscito in giugno quando “Sounds of a Playground Fading”, il vostro decimo album, è stato pubblicato. Sembra che i fan l’abbiano accolto bene.

Gelotte: “Ad alcuni è piaciuto, ad altri no. ovviamente siamo abituati ad un feedback di questo tipo”

Friden: “Ogni album degli In Flames nasce dal cuore. Capita spesso che terminate le registrazioni si diffonda la consapevolezza di aver fatto davvero un ottimo lavoro e di aver trovato una direzione da seguire. Ma dopo due anni passati in tour, ci ritroviamo con nuove influenze musicali, così il nostro sound è in continua evoluzione. Questo metodo, una sorta di “liberazione dal passato”, ci tiene in movimento anche a distanza di vent’anni. Quante sono le band che sono in grado di reinventarsi album dopo album?”

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