Stielas Storhett: “Il lungo inverno di Damien T.G.” – Intervista con Damien

La one-man band russa Stielas Storhett, originaria di Murmansk, a 32 km dal mare di Barents (non lontano dal confine russo con Norvegia e Finlandia), è da pochi mesi sugli scaffali col suo interessante secondo album “Expulsè” (sulla nostrana Code666). Da band nata all’interno del Circolo polare Artico, non sorprendono la natura notturna e le fredde temperature interiori suscitate dalla loro musica. Ne parliamo con Damien, unico compositore e interprete dietro al progetto, che si dimostra un interlocutore sinceramente appassionato a quello che sta creando.

Damien, benvenuto sulle pagine di Metallus. Prima di tutto, toglimi una curiosità, qual è il significato del nome del progetto? Stielas Storhett sembra un nome proprio di persona, è giusto? Di chi si tratta?

Ciao Alekos, sì, hai ragione, Stielas Storhett è un nome che ho inventato, nel 2005, quando giunse il momento di dare un nome alla mia creatura. E’ un nome unico e non può essere tradotto in nessun modo.

Ormai è passato qualche mese dalla pubblicazione del tuo ultimo album, “Expulsè”. Come sono stati i responsi finora ottenuti? Ti hanno soddisfatto?

Sì, ho ricevuto un sacco di feedback positivi, per questo secondo album. Le valutazioni delle recensioni sono state generalmente medio-alte. Ho ricevuto inoltre molti messaggi personali di apprezzamento ed elogio . Alcuni fan del mio primo album sono stati in qualche modo delusi, perché si aspettavano un “Vandrer…” parte seconda, ma non sarebbe stata una cosa nel mio stile.

Rispetto al tuo album precedente, quest’ultimo è molto più stratificato, in termini di arrangiamento, e ha un’atmosfera davvero densa ed eterogenea. Tale risultato era il tuo obiettivo fin dall’inizio, o piuttosto una conseguenza naturale del processo compositivo?

Sono passati cinque anni tra la pubblicazione dei due album, perciò sarebbe stato strano se la musica e l’approccio fossero stati gli stessi, senza migliorare ne cambiare. Sfortunatamente la gente spesso non vede ciò che sta dietro la forma e l’apparenza, e non capisce che il contenuto rimane lo stesso, anche se espresso in modo diverso.

Attualmente lavori come solista, occupandoti di tutti gli strumenti. Sarà sempre questa la natura del progetto Stielas Storhett, o hai in programma la formazione di una vera e propria line-up, anche per affrontare l’aspetto live?

Molto probabilmente Stielas Storhett sarà sempre una one-man band. Compongo e suono tutte le partiture personalemente, e non esiste per me il bisogno di suonare live con questo progetto. Potenzialmente ci potranno essere dei musicisti ospiti, proprio come è successo col sassofonista in “Expulsè”. Per quanto riguarda la mia auto-realizzazione in campo musicale è abbastanza portare avanti questa mia creatura solista e partecipare nella band The Unhallowed, in cui mi occupo di chitarre e batteria in studio, e suono la seconda dal vivo.

Mi sembra chiaro che l’etichetta ‘depressive black metal’ sia completamente inadatta a descrivere il tuo sound, che mostra sì un’origine nel black metal, ma rivestita da una pluralità di elementi tale per cui ogni semplificazione in termini non è soddisfacente. Credo che il risultato di questa caratteristica sia spingere l’ascoltatore a pensare con la propria testa, e sentire davvero ciò che c’è sotto la superficie. Proporre un vincolo del genere alla tua audience è certamente impegnativo, ma ti pone necessariamente una spanna al di sopra del resto della scena, certamente più ortodossa e convenzionale. 

Ti ringrazio. Personalmente non mi interessano le etichette che vengono appiccicate alla mia band. Non mi interessa definire uno stile, ma esprimere un’atmosfera. Questo è il risultato che conta, per me. Stielas Storhett rappresenta la parte oscura della mia mente, vi ci confluiscono tutte le sensazioni ed emozioni negative che provo, e tutto ciò mi permette di creare un collegamento con l’ascoltatore, di comunicare qualcosa di profondo.

A questo proposito, puoi dirci qualcosa in più riguardo i testi? L’approccio sembra teso e disperato, come una sensazione di tragedia imminente.

Certamente i testi sono un aspetto importante nel sound della band, ma il loro ruolo non è il principale. Le vocals rappresentano per me qualcosa di intimo e privato, mentre nell’economia dei brani sono solo uno strumento col quale creare la giusta atmosfera. Ho in progetto di lavorare con un autore molto dotato, per il prossimo album, che avrà un concept molto originale, e di certo suonerà completamente disperato!

Fra le tracce di “Expulsè” appare anche il sax, uno degli strumenti più notturni in assoluto. In campo metal estremo pare che il suo utilizzo sia ormai una costante, dai Naked City agli Yakuza, dai Carpathian Forest ai vostri compagni di etichetta Aenaon. Nel tuo caso mi sembra che utilizzi il sax in modo minimalista e spontaneo, per colorare alcune melodie di sfumature più ricche e vaste. Sebbene Stielas Storhett sia comunque basato sul lavoro di chitarra, in quanto a composizione, il sax è un’aggiunta che suona molto interessante.

Conosco bene le band che hai nominato, anche se la decisione di utilizzare il sax non è in relazione col loro operato, quanto piuttosto per la sensazione di necessità che ho avvertito, in sede di registrazione, al fine di completare alcuni frammenti. Forse tutto ciò è il risultato dell’influenza della mia band preferita, i Bohren Und Der Club Of Gore (una band ambient-jazz tedesca, nda).

La strumentale “Hush-a-bye” mi ha incuriosito parecchio, grazie all’interessante uso degli effetti di chitarra e linee di basso presenti e incisive. Un brano che, senza usare alcuna parola, riesce a comunicare molte sensazioni.

“Hush-a-bye” è la canzone più recente, fra quelle inserite nell’album, dato che l’ho composta già in fase di registrazione del materiale. Mi sembrava funzionasse bene come passaggio dalla prima alla seconda metà dell’album.

Cosa puoi dirci riguardo la copertina? E’ piuttosto atipica, sia come soggetto che come colori e composizione grafica. Suggerisce l’idea di una nascita distorta, un momento di creazione doloroso e disturbante. Qual è la tua interpretazione, e quali sono i collegamenti con la musica di  “Expulsè”?

Io preferisco sempre illustrare i miei lavori con la fotografia. Tutte le mie copertine sono opera di persone che apprezzo e conosco bene. In questo caso la cover è un’immagine scattata da un talentuoso fotografo di Murmansk, e rappresenta graficamente l’urlo di dolore e disperazione che puoi sentire all’inizio del CD.

Per l’appunto, tu vivi a Murmansk, nell’estremo nord-est della Russia. Personalmente non ho mai visitato quelle zone, ma credo che esse avviano molti punti di contatto con la musica che fai. Come le descriveresti?

Sì, senza dubbio il Nord ha influenzato moltissimo me e la mia musica, soprattutto all’inizio del mio percorso artistico. Le infinite notti polari, il tempo avverso, il vento, la neve. Tutte queste difficoltà, nella vita di tutti i giorni, mi hanno ispirato parecchio e si sono riflesse nella musica.

Ora che “Expulsè” è stato pubblicato, cosa hai in programma di fare, in questo 2012?

Prima di tutto fra un paio di mesi dovrebbe essere sul mercato un album con vecchie tracce mai pubblicate. Successivamente spero riusciremo a pubblicare uno split coi ragazzi degli Aenaon. Al momento sto procedendo nella preparazione del prossimo album. Ho inoltre abbastanza brani per tre full-length, a livello di pre-produzione, perciò il mio lavoro, in un modo o nell’altro, non si ferma mai.

Ok Damien, nell’attesa di ascoltare i futuri sviluppi del tuo lavoro, ti ringrazio per la disponibilità. A te lo spazio dei saluti finali.

Grazie a te per l’interssante intervista e l’attenzione dedicata alla mia modesta persona.
Seguite Stielas Storhett e The Unhallowed!

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