Jim Peterik: Il lato personale – Intervista

Se biognasse fare soltanto cinque nomi tra i compositori di maggior successo della scena AOR, lui sarebbe sicuramente tra questi. Dopo gli ultimi anni, vissuti nell’iperattività tra progetti in cui era coinvolto direttamente ed altri per cui si limitava a firmare brani che più orecchiabili non si può, Jim Peterik esce con un lavoro solista, a metà tra i sentieri già percorsi e nuove strade più personali. Ecco cosa ci ha raccontato.

Dopo i numerosi progetti in cui sei stato coinvolto, questo esce a tuo nome. E la musica, di riflesso, suona più personale e leggera. Che tipo di approccio hai usato nel comporre?

“Volevo che quest’album riflettesse la mia più personale filosofia di vita – c’è un suo lato spirituale, ma credo che suoni anche rock. Ho svolto gran parte del lavoro di composizione nel mio cottage nel Michigan: è un luogo di fuga molto produttivo per me, riesco a sentire i miei pensieri.”

E’ stato difficile spostarti da quelle che sono le tue consuete coordinate musicali?

“Sicuramente si tratta di un album più riflessivo e meno “sparato”: ma continua a piacermi anche quel tipo di musica, come testimoniano i Pride Of Lions. Questa musica, invece, va indietro nel mio passato, si inserisce meglio nel contesto del mio lavoro degli anni ’70 con gli Ides Of March.”

C’è qualche pezzo dell’album cui ti senti particolarmente legato?

“Mi sento molto vicino a ‘Live Life’, perchè tratta di qualcosa che spesso mi dimentico: apprezzare e assaporare ogni attimo. L’ho cantata recentemente al funerale di mia zia Florence: mio cugino l’aveva sentita e me l’ha chiesto, anche se era piuttosto ritmata per un funerale. Si addiceva particolarmente al senso dello stile che mia zia aveva in vita: la sua vita era una celebrazione e una grande parata.”

Ci sono alcuni pezzi che in origine dovevano essere cantati da qualcun altro?

“Come sempre, alcuni pezzi sono nati per qualcun altro. Un paio erano per i Lynyrd Skynyrd e alcuni per i 38 Special: in effetti i 38 Special hanno una versione di ‘Hiding From Yourself’ sul loro ‘Drivetrain’.”

Puoi dirci qualcosa sugli ultimi musicisti con cui hai collaborato??

“Mi sono piaciuti tutti i progetti cui ho preso parte, per varie ragioni: è sempre bellissimo lavorare con cantanti di talento come Joe Vana e Fergie Frederiksen. Toby Hitchcock è fantastico, sono stato così fortunato a trovarlo. Kelly Keagy è ruvido e selvaggio e tiene il mio lato rock in forma: non gli piace niente di sdolcinato! Chalfant è una persona straordinaria e un grande cantante e compositore.”

Qualche aneddoto recente a proposito di queste collaborazioni?

“Ci sono così tante storie…ma penso che una che risalta è quando sono andato alla scuola di mio figlio a fare una lezione di songwriting: a sorpresa si presenta Kelly Keagy e comincia a cantare ‘Sister Christian’ mentre entra in classe. Credo abbia lasciato tutti a bocca aperta, me compreso!”

Com’è la situazione con gli altri membri dei Survivor?

“Ho suonato con loro un po’ di mesi fa per uno show di beneficienza per Fergie Frederiksen, e ho parlato al telefono con Frankie recentemente, ma non ci sono piani per il futuro.”

Ho letto che hai scritto il manuale ‘Songwriting for Dummies’, e che uno degli esempi che portavi era ovviamente ‘Eye Of The Tiger’: sei orgoglioso di averla scritta o la senti come qualcosa che ti impedisce di andare avanti?

“Penso che ‘Eye Of The Tiger’ sia stata soltanto una cosa positiva, per me: non mi ha mai impedito di andare avanti, è stata soltanto un trampolino. Penso sia ancora famosa perchè la gente ci si rispecchia e la usa come fonte d’ispirazione nella propria vita. ‘Songwriting for Dummies’ era un’opportunità d’oro per rendere accessibili ad un pubblico di massa le mie idee sulla composizione delle canzoni: abbiamo venduto quasi centomila copie, finora.”

C’è qualcosa’altro che ti piacerebbe fare, oltre la musica?

“Niente di completamente al di fuori della musica: è ciò che vivo e respiro. Mi piacerebbe, però, fare qualcosa con la musica, come raccogliere soldi per beneficienza e dare visibilità a diverse missioni. Mi piacerebbe anche poter di nuovo scrivere per il cinema: adoro la sinergia tra una grande canzone e un gran film.”

Hai messo in piedi il concerto e l’album ‘Rock America Live – Smash Hits’ per raccogliere fondi per la ricostruzione dopo l’11 settembre. Cose ne pensi della situazione politica attuale?

“Penso che l’America sia stata ferita: nel nostro tentativo di fare da paciere ci siamo sparati sui piedi. Sono comunque orgoglioso, in generale, di questo Paese e di essere americano: resta però il fatto che abbiamo ancora molto lavoro da fare.”

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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