Il lato black della geometria

Il lato black della geometria

Dodecahedron

Dodecahedron, un nome nuovo, nel panorama estremo europeo. Un interessante quintetto olandese, con all’attivo un debutto omonimo, ancora fresco di stampa. Il loro esordio è un concentrato di black metal tecnico e dall’attitudine avanguardistica, ottimamente prodotto e sostenuto, grazie alla francese Season of Mist. Ne parliamo con M. Nienhuis e M. Eikenaar, rispettivamente chitarra e voce del combo di Tilburg.

Ciao ragazzi, innanzitutto complimenti per la pubblicazione del vostro disco d’esordio, un valido esempio di ricerca stilistica applicata alla comune matrice black metal. In sede di recensione ho avuto modo di sottolineare alcune similarità fra il vostro approccio e altre realtà estreme, come Deathspell Omega, Blut Aus Nord e Aosoth. Cosa ne pensate? Vi ritenete in qualche modo parte di una nuova scena black europea?

M. Nienhuis:
Non saprei se ci possiamo effettivamente definire parte di una scena. Più che altro abbiamo cercato di concentrarci sul processo di produzione del nostro debutto, col risultato di astrarci quasi completamente dal resto del mondo, sino a fine lavori. Ora che l’album è sugli scaffali è normale confrontarci con le più diverse definizioni del nostro operato. Quando iniziai a scrivere materiale per ciò che poi divennero i Dodecahedron, il mio intento era creare musica profondamente radicata nel genere black. Quello è stato il punto d’origine, ma credo che associare a un violento impatto frontale delle atmosfere lugubri ed oblique contribuisca a definire il nostro sound in maniera unica. Questa è la direzione in cui io e l’altro chitarrista, J. Bonis, ci muoviamo per incrementare sempre più i livelli di terrore e ansia prodotti dal nostro sound, e, a giudicare dai primi responsi critici, sembra che i nostri sforzi siano stati efficaci.

Sì, dall’ascolto si percepisce questa volontà di sviluppare atmosfere sia violente che inquietanti. In questo senso il vostro sound è solido e complesso, ma al tempo stesso spontaneo e naturale. Quanto è stato difficile ottenere questo risultato?

M. Nienhuis:
Sì e no. E’ stato difficile nella misura in cui, come dicevo in apertura, il lavoro di produzione ci ha tenuti impegnati molto intensamente, ma, allo stesso tempo, il processo è stato lineare, perché sin dal principio la nostra visione sul risultato finale era perfettamente chiara e consapevole. Noi stessi siamo i critici più severi del nostro operato, non accontentandoci mai di qualcosa che non sia la perfezione, discutendo su ogni dettaglio, finché non siamo del tutto soddisfatti del risultato. Questo è il nostro modo di operare, che consuma un’enormità di tempo ed energia, ma riteniamo che ne valga la pena.

Parlando di performance strumentale, voi ragazzi possedete una tecnica esecutiva di alto livello, che dimostra quante possibilità espressive il black metal possa avere, se trattato con dovizia di mezzi.

M. Nienhuis:
Vedi, a un certo punto ho realizzato che l’abilità tecnica è un mezzo fondamentale, se si vogliono realizzare nel miglior modo possibile le idee musicali che si hanno in mente. La tecnica è importante, ma non è un valore assoluto, deve essere al servizio del concept che si vuole costruire. Le possibilità, in questo senso, crescono al crescere della tecnica, ma senza le idee di base, ogni virtuosismo è inutile. Penso che la ragione della risposta positiva da parte della stampa al nostro debutto, anche se facciamo musica molto estrema, sia motivata dalla visione chiara, dal senso, che emerge dalle composizioni.

Proprio a propostito del concept che sta alla base della band, in tempi recenti avete cambiato nome da Order of the Source Below, a Dodecahedron. Cosa rappresenta per voi questo solido geometrico?

M. Eikenaar:
Il dodecaedro è una sfera geometrica con dodici facce. Ogni lato contiene cinque facce uguali. E’ perfetto nella sua forma, che rappresenta anche la famosa sezione aurea. Ci sono quattro elementi (fuoco, aria, acqua e terra) rappresentati nei corpi platonici. Il quinto elemento è l’universo stesso, ed è rappresentato in un dodecaedro.
Le forme geometriche sono di grande rilevanza per la struttura del nostro ambiente, della nostra realtà. Sono gli elementi costitutivi di ogni cosa, e quindi una fonte di ispirazione per noi. Forme perfette contro umanità marcescente.
La gente potrebbe percepirlo come un nome complesso per una musica complessa, senza rendersi conto che, in realtà, si trovano a confrontarsi con quelle strutture ogni giorno della loro vita.

La seconda metà dell’album è dominate dale tre trace di cui consta “View From Hverfell”, una sorta di suite black metal. Potete dirci qualcosa in più riguardo il contenuto lirico di questo brano?

M. Eikenaar:
I testi di “View For Hverfell” trattano di ascesi, caduta e rinascita. Rappresentano un’ampia allegoria dell’equilibrio fra natura e uomo, dei modi in cui si sceglie di vivere e morire secondo determinati principi e ideali, con i corrispettivi successi e fallimenti, individuali e collettivi. Tutto ciò è trattato utilizzando metafore provenienti dall’occultismo, dall’estetica cristiana, ma anche e soprattutto dalla cruda realtà del nostro mondo, dai campi di concentramento agli schiavi delle piramidi, una storia che si ripete, sull’abuso e sul sopruso. L’uomo come creatore e distruttore. “View For Hverfell” racconta di tentativi di evoluzione e fallimenti miserabili.

Una prospettiva davvero interessante. Cambiando argomento, ora che l’album è pubblicato, quali saranno le vostre prossime mosse?

M. Nienhuis:
Attualmente siamo concentrati sul lavoro di promozione stampa. Trattandosi del nostro debutto, il nostro primo obiettivo è innanzitutto quello di raggiungere più persone possibili con la nostra proposta, farci conoscere. Dopodichè, sulla base dei primi risultati, valuteremo insieme il da farsi, ma ora come ora non abbiamo ancora pianificato niente di certo a riguardo.

Il 2011 si è da poco concluso. Quali sono gli album che avete ascoltato di più e che in ogni caso vi sentite di raccomandare ai nostri lettori?

Non si tratta di una tradizionale classifica annuale, quanto piuttosto dei nostri grandi classici, opere fondamentali che, a nostro parere, vanno se non altro ascoltate:
“Atmospheres” (1961) – György Ligeti
“Screen” (1978) – Jaap Vink
“No Surrender” – Kickback
“Catch 33” – Meshuggah
“A Blaze In The Northern Sky” – Darkthrone

Ok ragazzi, vi ringrazio per la vostra disponibilità. A voi lo spazio finale per un saluto ai nostri lettori

Grazie a voi per l’interesse nei Dodecahedron. Restate in contatto con noi, attraverso il nostro sito ufficiale e i nostri profile sociali.
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